www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


sabato 22 dicembre 2012

21-23 dicembre, Palermo: Evento natalizio a Palermo: ‘Palermitani si nasce’

Vi invitiamo alle giornate Solidali: dal 21 al 23 dicembre 2012 e 31 dicembre 2012 Complesso Monumentale Santa Chiara Piazza Santa Chiara n.11

Il titolo dell’iniziativa richiama l’attenzione sull’insensatezza di etichettare come non italiani i bambini nati in Italia da genitori extracomunitari.



Terradamare Cooperativa turistica con le associazioni della rete “Attraverso lo specchio” ( Ass. Santa Chiara, Ass. di Volontariato Handala, Ass. Kala Onlus, Ass. di Volontariato La casa di tutte le Genti, Ass. Per Esempio) e l’Ass. A Strumula, Ass. ITIMED e il Progetto Policoro, accoglierà, all’interno del Complesso Monumentale di Santa Chiara, nelle giornate del 21, 22 e del 23 dicembre la manifestazione “Palermitani si nasce” nata dalla sinergia di diverse realtà che a Palermo operano nel settore dell’infanzia, della solidarietà, della cultura e dell’immigrazione.

Un evento, dunque, che intende far conoscere al cittadino palermitano realtà culturali, artistiche e di volontariato che operano per la nascita della nuova identità cittadina, per una promozione del dialogo interculturale e dell’immagine di Palermo a livello Turistico culturale, per far sì che emergano nuovi interventi volti al miglioramento della vita.

Il programma prevede dei laboratori ludici per la raccolta fondi degli asili della rete “centri per l’infanzia di Palermo” , la fruizione di alcuni siti artistici all’interno del quartiere Albergheria, di estremo valore culturale, quali la Chiesa di Santa Chiara, la Torre Medievale di San Nicolò e la Chiesa del Carmine Maggiore, una mostra mercato di artigiani, performance di artisti di strada, esibizioni multiculturali, animazioni, aperitivi e degustazioni.
Programma dell’evento natalizio a Palermo ‘Palermitani si nasce’

::: 21 dicembre 2012 :::

Ore 10.00-13.00 Apertura siti monumentali – Chiesa di Santa Chiara e Torre Medievale di San Nicolò
Ore 15.00- 20.00 Apertura Mostra Mercato dell’artigianato Artigianato Locale
Ore 15.00- 18.00 Laboratori Ludici per Raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo”….Laboratori Riciclo creativo “Pensieri stellati” (età consigliata dai 4 ai 10 anni)
ore 16.30 Merenda
Ore 17.00-20.00 Artisti di strada
Ore 19.00 Aperitivo Solidale Condotto dal Progetto Man(o)i

::: 22 dicembre 2012 :::

Ore 10.00 -13.00 “In giro per il quartiere Albergheria di Palermo”: visita di Chiesa di Santa Chiara e Muro Punico, Torre Medievale di San Nicolò, Chiesa del Carmine Maggiore (in collaborazione con l’Associazione Archeoclub)
Ore 13.00 DEGUSTAZIONE PRODOTTI TIPICI siciliani
Ore 10.00- 20.00 Mostra Mercato dell’artigianato Artigianato Locale
Ore 10.00- 13.00 Laboratori Ludici per Raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo” – Laboratorio “la storia di pezzettino” (età consigliata dai 5 agli 8 anni) – Laboratorio di riciclo Creativo “Decora il tuo Natale” (età consigliata dai 4 ai 10 anni)
Ore 15.00- 18.00 Laboratori Ludici per Raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo” – Laboratorio “la storia di pezzettino”(età consigliata dai 5 agli 8 anni) – Laboratorio di riciclo Creativo “Decora il tuo Natale” (età consigliata dai 4 ai 10 anni)
Ore 17.00-20.00 Trucca bimbi e animazione
Ore 16.00 alle ore 19.00 Esibizioni, e performance dei bambini degli Asili La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo”


::: 23 dicembre 2012 :::

Ore 10.00- 22.30 Mostra Mercato dell’artigianato Artigianato Locale
Ore 10.00 – 13.00 Apertura siti monumentali : Torre Medievale di San Nicolò - Chiesa di Santa Cristina La Vetere
Ore 10.00- 13.00 Laboratori Ludici per Raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo”..Laboratorio di riciclo creativo “Realizziamo il Nostro Albero Gigante di Natale”(età consigliata dai 4 ai 10 anni)
Ore 15.00- 18.00 Apertura siti monumentali - Chiesa di Santa Chiara e Muro Punico
Ore 15.00- 18.00 Laboratori Ludici per Raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo. – Laboratorio di riciclo creativo “ La fantasia del Natale” (età consigliata dai 4 ai 10 anni)
Ore 17.00-20.00 Animazione- Giocoleria
Ore 18.00 Tombola Solidale- per raccolta Fondi per La rete dei “centri per l’infanzia di Palermo”
Ore 18.30 – 21.00 Aperitivo Solidale multiculturale
Ore 20.00 – 22.30 Esibizioni artistiche dei gruppi appartenenti alle comunità del Ghana, Mauritius, Tamil e Bangladesh

Verrà allestito durante l’evento “ Palermitani si nasce” un angolo per le donazioni di cui si allega file.

Per info: www.terradamare.org - info@terradamare.org -cell 347 8948459


Fatha Salba, dall'Etiopia a Lampedusa: oggi dirige Emergency a Palermo

















di Barbara Giangravè

Palermo, 21 Dic - Quando ho conosciuto Fatha, pensavo di attraversare uno dei periodi più difficili della mia vita, ma conoscere anche la sua storia mi ha fatto capire quanto il concetto di “difficoltà”sia davvero relativo.

A Palermo, dal 2006, esiste un Poliambulatorio di Emergency che garantisce assistenza sanitaria gratuita ai migranti e ai residenti che non possono permettersi di pagarsi le cure. La struttura è stata spesso oggetto dell'interesse di miei colleghi, che si sono recati sul posto per scattare delle foto e descriverne minuziosamente l'attività.

Quello che non hanno scritto (o descritto) è la storia della persona che, da poco più di un anno, ne è il coordinatore, Fatha Salba, cittadino etiope che, da tre anni, aspetta di diventare italiano a tutti gli effetti.

A lui, che ha accettato di concedere questa intervista esclusiva a SiciliaNews24.it, abbiamo fatto qualche domanda.

Quando è cominciato il tuo viaggio verso l'Italia? E da dove sei partito? 
Nell'ottobre del 2002 sono partito dall'Etiopia, il mio paese, per raggiungere la Libia e, da lì, l'Italia. È stato un viaggio lungo, cominciato – clandestinamente – con dei commercianti di caffè che ci nascondevano nei loro mezzi. Abbiamo attraversato il deserto senza mai percorrere le vie principali, per paura di essere fermati. Giunti al confine con la Libia, sono venuti a prenderci i trafficanti. Ci hanno caricato su due macchine, una delle quali è rimasta vittima di un aggressione e i suoi occupanti sono stati uccisi. Io e altri due amici etiopi siamo arrivati sani e salvi a Kufra. A Kufra c'erano anche gruppi di Eritrei e Somali, ma solo noi Etiopi eravamo già senza soldi. I trafficanti si sono accontentati dei soldi degli altri e ci hanno portato fino a Waddan, riservandoci il trattamento peggiore che potevano, dato che non avevamo il becco di un quattrino e, in fondo, ci stavano facendo un favore. A Waddan, però, ci hanno abbandonati e, per una notte, ci ha ospitato un Sudanese. In Libia, gli Etiopi non sono visti bene e, per rimanere, ci siamo spacciati per somali. A Waddan ci siamo trattenuti per un mese: dovevamo lavorare per mettere da parte i soldi che ci servivano per proseguire il viaggio. Abbiamo trasportato sacchi di cemento per i quattro piani di un palazzo, a piedi, fino a spaccarci la schiena. Quando abbiamo raccolto 150 euro in tre, siamo ripartiti. Siamo arrivati a Tripoli dopo sei mesi di viaggio. E altri sei ce ne sono voluti per raggiungere Lampedusa, poco dopo tutti quei Sudanesi che – nel 2003 – sono stati ospitati in massa al Laboratorio Zeta di Palermo.

Che lingua parlavi quando sei arrivato? 
Parlavo l'arabo e l'inglese, ma non conoscevo una sola parola d'italiano. Quante volte, durante la traversata in mare, avevo sentito i miei compagni di sventura gridare “Aiuto!”, ma ero convinto che si trattasse di una persona. Per imparare la lingua frequentavo tre corsi diversi al giorno: uno al laboratorio Zeta, uno al Centro Valdesi – in cui ho vissuto per il primo anno – e uno al Cemi di via Noce. Dopo due mesi parlavo già l'italiano e a marzo del 2005 ottenni il mio primo lavoro in Italia, presso un agriturismo di Gibilmanna. Ma dopo tre mesi sono tornato a Palermo con una clavicola rotta, frutto di un incidente avuto con la bicicletta. Nel frattempo, mi sono presentato davanti la Commissione incaricata di giudicarmi e di concedermi, o negarmi, l'asilo. Cosa che, per fortuna, ho ottenuto.

Cosa hai fatto dopo aver finalmente ottenuto asilo dall'Italia? 
Mi sono rimesso a lavorare: facevo le pulizie in un bar e, la sera, andavo a scuola. Il mio diploma etiope non ha alcun valore legale qui e, per ottenerlo anche in Italia, ho dovuto ricominciare dalla scuola media! Oggi sono un ragioniere e frequento il corso di laurea in Relazioni Internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche. Dato che, mentre lavoravo e studiavo, trovavo pure il tempo per dare una mano ai ragazzi dello Zeta Lab con gli altri immigrati, mi lasciai convincere a frequentare un corso di mediazione. La formazione mi piaceva così tanto che, quando Medici Senza Frontiere mi ha offerto un posto di lavoro ad Agrigento, li ho convinti a lasciarmi terminare il mio corso, prima di prendere servizio a tempo pieno. A ogni modo, il fine settimana andavo già a lavorare lì e a marzo del 2007 ho preso definitivamente servizio. Mi muovevo tra Agrigento, Licata, Palma di Montechiaro e Sciacca, ma andavo anche in provincia di Siracusa quando c'erano gli sbarchi. Sono stato pure a Lampedusa per alcuni mesi. In quei casi, il mio compito era sempre lo stesso: andavo con i medici e mi occupavo dell'accoglienza... una cosa che a me è mancata molto quando sono arrivato in Sicilia da migrante. Quando mi vedevano, ai nuovi arrivati si riempivano gli occhi di speranza. Pensavano che, se ce l'avevo fatta io, potevano benissimo farcela anche loro. Ma non per tutti è così, purtroppo.

Quando e come l'hai capito? 
L'ho capito quando Medici Senza Frontiere mi ha mandato nei campi di lavoro stagionali in Calabria, Campania e Puglia. Lì ho incontrati molti dei ragazzi sbarcati a Lampedusa e tutti volevano tornare a casa: è stato davvero molto triste. Un po' per questo e un po' perché mi ero stancato di stare sempre in giro, decisi che dovevo cercare un lavoro che mi consentisse di mettere radici da qualche parte.

Di che lavoro si trattava?
Si trattò di ben due lavori...

Spiegati meglio... 
Vedi, l'Ente di Formazione presso il quale frequentai il corso di mediatore, mi propose di andare a lavorare per due anni a Siracusa. Conoscevo già la città, perché ci ero stato per lavoro, e accettai. Contemporaneamente, però, Emergency mi cercò perché aveva bisogno di un mediatore nel suo poliambulatorio di Palermo ed ebbi persino il lusso di scegliere. Scelsi Emergency e, da tre anni, lavoro per questo poliambulatorio: cominciai proprio come mediatore, ma finii per diventarne il coordinatore.

Quindi, sei contento di essere rimasto in Italia... 
Sì, anche se la mia meta iniziale era l'Inghilterra: lì, il mio diploma sarebbe stato riconosciuto, non avrei dovuto ricominciare tutto daccapo e avrei potuto frequentare subito l'Università. Inoltre, in Libia si parlava male dell'Italia e della fine che facevano i migranti lì: “Dormono tutti sotto i ponti”, mi dicevano.

Beh, non sei finito a dormire sotto un ponte, per fortuna, ma all'inizio non deve essere stato facile. L'Italia è un paese dalla memoria corta, che negli ultimi anni ha imboccato una pericolosa deriva razzista. Che esperienze hai avuto, in tal senso, quando sei arrivato? 
Sono stato molto fortunato anche in questo caso. I ragazzi dello Zeta Lab mi hanno aiutato moltissimo. Nel vocabolario etiope non esiste una parola per indicare il razzismo. La prima volta che ne ho sentito parlare è stato qui. All'inizio pensavo che significasse scherzare sui difetti fisici di una persona. Poi ho capito. Una volta, mentre ero in bicicletta, una macchina mi si è accostata pericolosamente. Il passeggero ha detto a chi guidava: “Mettilo sotto, uno in meno”.

Non hai mai nostalgia di casa e della tua famiglia? 
Sì, ma sento la mia famiglia ogni settimana e il mio sogno è quello di vivere tra l'Italia e l'Etiopia. Non tornerei mai definitivamente indietro, però, perché sono un'altra persona rispetto a quella che ero quando sono arrivato qui. Se fossi rimasto lì, forse oggi sarei sposato, avrei dei figli, ma va bene anche così. In Etiopia, la mia etnia – quella degli Oromo – viene costantemente perseguitata. Mio padre è stato arrestato. Io venivo aggredito persino se camminavo per la strada. Non si può vivere senza essere liberi, perché significa non vivere.



martedì 18 dicembre 2012

DA LAMPEDUSA A MINEO: LA DELOCALIZZAZIONE DELL’EMERGENZA OVVERO LA METAMORFOSI DEL DIRITTO DI ASILO

Lo scorso anno, l'anno dell'emergenza immigrazione dal nord-africa, era stata Lampedusa ad essere trasformata in una zona di confinamento militarizzata, una zona rossa nella quale erano sospesi i più elementari diritti fondamentali della persona umana, quest'anno è l'intera Sicilia, in tanti luoghi nascosti, che diventa una zona di sospensione del diritto, a seconda delle esigenze di contrasto dell'immigrazione irregolare e di accoglienza/detenzione dei richiedenti protezione internazionale. Malgrado la diminuzione sostanziale degli arrivi, solo il 20 per cento rispetto allo scorso anno, si continua a praticare una politica di emergenza proprio quando si annuncia che i finanziamenti dello stato alla protezione civile, per gli interventi sulla cd. emergenza immigrazione nord africa, cesseranno al 31 marzo 2013 ( termine prorogato di recente con un provvedimento che comunque appare privo di copertura finanziaria). E l'emergenza che lo scorso anno si "concentrava" sull'isola di Lampedusa si trasferisce, per effetto delle scelte del governo, su quelle strutture di accoglienza dove vengono trasferiti i migranti dopo settimane di blocco a Lampedusa, persone già esasperate da una lunga attesa in un limbo giuridico intollerabile ed in condizioni di trattenimento contrarie alla dignità della persona umana. A Mineo, dove al massimo potrebbero trovarsi 1800 migranti, si sarebbe arrivati addirittura ad oltre 3000 persone, alcune in attesa da tempo di un responso sulla loro richiesta di asilo, altre appena arrivate da Lampedusa dopo settimane di accoglienza/detenzione. Questo e non un inesistente aumento degli arrivi, come sostengono alcuni mezzi di informazione, determina il clima di tensione che  nei giorni scorsi è sfociato in diversi incidenti all'interno del Cara di Mineo.

Da alcuni mesi le persone appena sbarcate a Lampedusa e nelle altre località della costa meridionale, da Mazara del Vallo a Porto Palo di Capo Passero, anche quando sono salvate in mare ed entrano irregolarmente nel nostro territorio per esigenze di soccorso, vengono confinate per settimane in strutture dallo status giuridico assolutamente incerto, in condizioni di totale promiscuità, e per un tempo indeterminato, al punto che sono sempre più frequenti gli scontri etnici e le iniziative di protesta. Da ultimo, mentre si mantiene sottodimensionato il sistema di protezione per richiedenti asilo sul territorio nazionale, si sta pericolosamente gonfiando una bolla di emergenza immigrazione nel CARA ( Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo). Piuttosto che praticare una accoglienza diffusa in tutte le regioni italiane si continua a concentrare in questa struttura migliaia di persone in attesa della decisione della commissione territoriale o del giudice del ricorso contro il diniego, presso il tribunale di Catania. L'ultima scintilla, che ha fatto deflagrare una situazione già incandescente da settimane, è stata il trasferimento nel mega CARA di Mineo, nei giorni scorsi, di 400 migranti salvati in acque internazionali e poi giunti a Lampedusa prevalentemente di origine sub sahariana, dunque generalmente ammessi, a differenza dei maghrebini, alle procedure di asilo.  Evidentemente non si voleva o non si poteva, per carenza di posti, trasferirli in altre strutture di accoglienza ubicate in altre regioni italiane.

Ormai anche i potenziali richiedenti asilo, subito dopo l'ingresso nel territorio, o il salvataggio in mare, sono sottoposti a lungi periodi di trattenimento amministrativo. Numerosi rapporti di importanti agenzie internazionali , da ultimo l'allarme dell'OIM, hanno evidenziato come sovente gli stranieri vengano trattenuti presso gli attuali centri di prima accoglienza per periodi di tempo considerevolmente lunghi, variabili da alcuni giorni fino a settimane o mesi, senza che la normativa definisca con chiarezza e tassatività i diritti degli stranieri presenti e senza che tale situazione di effettiva limitazione della libertà personale sia sottoposta ad alcun controllo giurisdizionale. Va sottolineato che tale situazione, non è conforme alla legislazione italiana in materia di provvedimenti limitativi della libertà, violando in particolare l'art.13 della Costituzione italiana, e potrebbe altresì configurarsi una violazione dell'art. 5 comma 1 della Convenzione Europea dei diritti Umani (CEDU). Una situazione che è stata oggetto delle vive preoccupazioni espresse dal Gruppo sulla detenzione arbitraria istituito in seno allo Human Rights Council delle Nazioni Unite, che ha altresì ricordato l'inadempienza del Governo italiani nel porre rimedio a una situazione da tempo evidenziata (1). Anche in Sicilia è sempre più frequente il trattenimento amministrativo dei migranti appena sbarcati in strutture informali (scuole, palestre,stadi, capannoni industriali)innanzitutto al fine esclusivo delle indagini, quindi per dividere coloro che la polizia ritiene meritevoli di accesso alla procedura di asilo, da coloro che invece vengono ritenuti soltanto come migranti economici irregolari, e dunque destinati a respingimento sulla base degli accordi bilaterali conclusi dall'Italia con diversi paesi come la Tunisia, l'Egitto, la Nigeria. E questo avviene anche se l'Italia, e l'unione Europea non hanno mai adottato una lista di" paesi terzi sicuri", e dunque le autorità di polizia dovrebbero ricevere le domande di asilo da qualsiasi migrante che faccia ingresso nel nostro territorio, senza arrogarsi il diritto di decidere chi può essere portato a contatto degli enti di tutela e chi invece va isolato al fine di preparare il respingimento con accompagnamento forzato, magari con la fattiva collaborazione del console di turno. E invece succede che spesso le autorità consolari sono messe in condizione di identificare chi vorrebbe proporre una richiesta di protezione internazionale. E questo avviene per un uso distorto dei centri di prima accoglienza e soccorso che svolgono di fatto la funzione dei vecchi centri di identificazione aboliti nel 2007, dopo le gravi censure della  Commissione ministeriale  presieduta da De Mistura, e per rispettare la direttiva comunitaria 2005/85/CE sulle procedure di asilo, attuata in Italia con il decreto legislativo n.25 del 2008.

In base all'art.23 del Regolamento di attuazione n.394 del 1999, le attività di prima accoglienza e soccorso e quelle svolte per esigenze igienico-sanitarie, si possono svolgere infatti  anche al di fuori dei centri di identificazione ed espulsione solo "per il tempo strettamente necessario all'avvio dello stesso ai predetti centri o all'adozione dei provvedimenti occorrenti per l'erogazione di specifiche forme di assistenza di competenza dello Stato". E la Direttiva 2003/9/CE impone agli stati precisi doveri di accoglienza dei richiedenti asilo, un'accoglienza che non può trasformarsi in detenzione o in confinamento come pure si vorrebbe con la nuova proprosta di Direttiva ancora in discussione a livello comunitario. Ma in Italia, da parte delle autorità amministrative, si vogliono bruciare le tappe ed anticipare le nuove pratiche di detenzione e di confinamento  dei richiedenti asilo che potrebbero essere presto avallate a livello comunitario. Si profila una vera e propria metamorfosi del diritto di asilo, da diritto fondamentale riconosciuto alla persona, incluso il diritto di accesso al territorio ed alla relativa procedura, a mera concessione elargita dalle autorità amministrative a seconda della provenienza della persona, degli accordi di riammissione esistenti con i paesi di origine e delle contingenze politiche interne del momento.

Questa metamorfosi è già evidente nel CARA di Mineo e non sarà certo la direttiva adottata dal Ministero dell'interno nei confronti dei cd. profughi dalla Libia sulla concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari,che farà chiarezza su una situazione che appare sempre più confusa, per la impossibilità di distinguere in molti casi tra migranti economici e potenziali richiedenti asilo. I Tribunali italiani sono pieni di ricorsi contro dinieghi su richieste di protezione internazionali, e la discrezionalità con la quale le Questure stanno gestendo il riconoscimento dei permessi di soggiorno per motivi umanitari non potrà che produrre altro contenzioso. Occorreva invece adottare un provvedimento legislativo che riconoscesse il diritto alla protezione umanitaria a tutti i profughi figgiti dalla Libia, paese nel quale continuano varie forme di persecuzione e di detenzione arbitraria ai danni dei migranti in transito.

In ogni caso,Il trattenimento dei richiedenti asilo nei centri di primo soccorso ed accoglienza, o nei centri di identificazione, successivamente alla formalizzazione della domanda di asilo e nelle more dell'esame amministrativo della stessa, si pone in evidente contrasto con la normativa vigente in materia di accoglienza dei richiedenti asilo, disciplinata dal D.Lgs 140/05 e dal recente D.Lgs 25/08. L'accoglienza dei richiedenti asilo, oltre alle ipotesi di invio presso la rete del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, di cui all'art. 1 sexies dell'art. 1 della L.39/90 come modificato dalla L. 189/02, può avvenire, nelle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 20 comma 2 lettere a, b e c del D.Lgs 25/08, solamente presso i CARA (centri di accoglienza per richiedenti asilo), ovvero, nelle ipotesi disciplinate dall'art. 21 del citato D.Lgs 25/08 nei CIE (centri di identificazione ed espulsione). Non risulta pertanto possibile utilizzare i centri di primo soccorso ed accoglienza, come quello di Contrada Imbriacola a Lampedusa o i centri di identificazione, come quello di Milo a Trapani,  come centri di accoglienza per richiedenti asilo poiché questi non presentano i requisiti previsti dalla legge e non risulta alcuna garanzia sul fatto che vengano assicurati, ai richiedenti asilo, anche in via emergenziale e temporanea, l'erogazione dei necessari servizi di supporto, consulenza ed orientamento, con particolare attenzione alle situazioni maggiormente vulnerabili.

Malgrado in diverse occasioni il Governo italiano abbia fornito rassicurazioni sull'intenzione di rispettare scrupolosamente il divieto di espulsione dei minori stranieri non accompagnati sancito dall'art. 19 comma 2 del D.Lgs 286/98, nonché di attuare le necessarie procedure finalizzate all'accertamento dell'età attraverso esami diagnostici non invasivi, continua a riscontrarsi la presenza di minori non accompagnati trattenuti in centri di accoglienza in promiscuità con gli adulti, senza l'immediato accesso a quelle misure di protezione che impone la legge. In presenza di minori non accompagnati si dovrebbe provvedere ad un loro immediato trasferimento da Lampedusa verso apposite strutture di accoglienza (comunità/centri SPRAR per minori), non solo in Sicilia ma sull'intero territorio nazionale. La permanenza dei minori a Lampedusa dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario per il trasferimento presso tali strutture, e non protrarsi per settimane come si è verificato dallo scorso anno fino ai giorni scorsi..

Si richiama quanto disposto dall'art. 19 del D.lgs 25/08 che stabilisce delle garanzie in ordine alla condizione dei minori stranieri non accompagnati che presentino domande di asilo. Al secondo comma lo stesso articolo dispone che «se gli accertamenti non consentono l'esatta determinazione dell'età si applicano le disposizioni del presente articolo», ovvero il soggetto va considerato minore. Tale fondamentale principio, anche se previsto nella normativa relativa alle procedure in materia di domande di asilo non può non risultare applicabile alla più generale situazione nella quale si debba accertare l'età di un minore straniero non accompagnato, come indicato anche dalla circolare del Ministero dell'Interno, Prot. 17272/7 del 9 luglio 2007 in merito all'identificazione dei migranti minorenni non accompagnati.

IN ATTESA DI UNA NUOVA NORMATIVA OCCORRE MODIFICARE LE PRASSI APPLICATE DALLE AUTORITA' AMMINISTRATIVE. SI CHIEDE PERTANTO DI

- provvedere al rapido trasferimento dei migranti che giungono a Lampedusa presso altri centri di accoglienza, nel territorio nazionale,e non solo verso il mega-Cara di Mineo, al fine dell'esame sollecito delle posizioni giuridiche individuali;

- ristrutturare e finanziare un sistema di accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo diffusa su tutto il territorio nazionale, con la chiusura del centro di Mineo, e la sollecita definizione di tutte le richieste di asilo e dei ricorsi ancora pendenti davanti al tribunale di Catania;

- evitare di sottoporre migranti e richiedenti asilo a ogni forma di trattenimento amministrativo in luoghi come stadi, palestre, capannoni,che potrebbe configurarsi come detenzione arbitraria in centri informali;

- garantire l'accesso a un rimedio giudiziario effettivo ai migranti colpiti da un provvedimento di respingimento differito o di espulsione;

- garantire l'assistenza legale ai richiedenti asilo per la presentazione della domanda e durante la procedura di asilo, senza limitare l'accesso delle associazioni di tutela ai luoghi nei quali gli stessi richiedenti asilo sono accolti o trattenuti;

- consentire l'accesso a un rimedio giudiziario effettivo ai richiedenti che ricevono un diniego della propria domanda di protezione internazionale; garantire l'accesso ai diritti di difesa ed al patrocinio a spese dello stato, diritti che, presso alcuni tribunali, come quello di Catania, soffrono pesanti limitazioni;

- sospendere ogni procedura di identificazione e di respingimento che, per sommarietà o     rapidità, potrebbe condurre a espulsioni collettive o comunque illegittime;

- evitare l'espulsione o il respingimento di individui identificati come maggiorenni in virtù di metodi medico-legali che non danno risultati certi, tra cui la radiografia del polso; rinviare la determinazione dell'età ad un momento successivo al primo ingresso nel territorio nazionale ed affidarla a esami diagnostici differenziati;

- garantire che i minori non accompagnati non siano trattenuti a Lampedusa oltre il tempo strettamente necessario al loro trasferimento e che questo venga effettuato esclusivamente verso apposite strutture di accoglienza (comunità/centri SPRAR per minori) presenti sull'intero territorio nazionale;

- consentire l'accesso a tutte le strutture ed ai centri di trattenimento ed accoglienza alle organizzazioni non governative che ne facciano richiesta, anche al fine di assicurare un monitoraggio costante sulla situazione;

 

Fulvio Vassallo Paleologo  ---   Università di Palermo

Firma l’appello di Amir. Chiedi a Napolitano di invitare i politici, nel discorso di fine anno, a prendere misure concrete sui diritti per le seconde generazioni

Caro Presidente,

mi chiamo Amir e sono un rapper che più volte nelle sue canzoni ha dato voce ai ragazzi di seconda generazione.

Nonostante io abbia la cittadinanza da sempre (mia madre è italiana), molte volte sono stato considerato uno straniero per via delle mie origini egiziane. Il problema oltre ad essere legislativo è culturale, dovrebbe cambiare la percezione di come è fatto un Italiano nel 2012: non è necessariamente "bianco" ma può essere di carnagione scura, avere occhi a mandorla, avere capelli afro...

Di fatto però non sono cittadini italiani i nati in Italia da genitori di origine straniera. È cittadino solo chi è nato da italiani, mentre il bambino che nasce in Italia da due stranieri viene iscritto all’anagrafe come straniero. I bambini e i ragazzi che vivono questa situazione sono oltre mezzo milione in Italia.

Vorrei chiederle, Presidente Giorgio Napolitano, di porre questa questione durante il suo discorso di fine anno a reti unificate, sollecitando la politica a mettere questo tema tra le priorità da risolvere nel 2013.

L’identità di questi ragazzi non viene fatta corrispondere con la loro identità giuridica. Per lingua, cultura, abitudini, sono italiani, ma possono diventarlo a tutti gli effetti solamente a 18 anni, e fino a quel giorno devono vivere in Italia con il permesso di soggiorno, diversamente da quanto accade in altri paesi dove è lo ius soli a contare, come negli USA, in Canada e in altri paesi europei.

È evidente che c’è un gap tra lo status giuridico e l’identità personale: un’intera generazione cresce e rischia di restare straniera nel paese che sente proprio, in cui è nata, si è formata, e nel quale intende restare per sempre...

So che lei è molto sensibile al tema e durante il discorso di fine anno tutto il paese la ascolterà per capire cosa ci aspetterà nel 2013. Per questo le chiedo di usare questa occasione per ribadire la sua convinzione che tutti coloro che nascono in Italia debbano essere considerati italiani affinchè il 2012 possa essere l’ultimo anno in cui questo diritto non venga riconosciuto.

Grazie,

Amir

Su twitter: #caropresidente

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La legge (non) è uguale per tutti: Documentario realizzato dall'Associazione Giù le frontiere (Primo Marzo) in occasione della Giornata d'Azione Globale per i Diritti dei Migranti



In Italia, in ogni aula di tribunale, si trova scritto: «La legge è uguale per tutti». Ma è davvero così?

In realtà la legge non è uguale per tutti e non può esserlo. È obbligata a fare distinzioni: vi sono però differenziazioni ragionevoli e inique discriminazioni. È ragionevole quella legge che impone a chi ha di più di dare di più alla collettività attraverso tasse più alte, ma sono ingiuste quelle norme che privano una brillante studentessa come Kindi della possibilità di proseguire gli studi, che ingiungono di rapire Said e chiuderlo in un Cie il giorno delle sue nozze, che rubano la libertà ad Andrea e Senad, due fratelli nati su suolo italico ma di nazionalità incerta. E per il semplice fatto che le origini di Kindi, Said, Andrea e Senad non sono italiane.

In questo documentario vengono raccontate tre storie di razzismo istituzionale: ossia quando la legge non è – come dovrebbe – la forza dei deboli, ma costituisce l’arma, l’arroganza e la miopia dei forti. Tre storie che valgono per milioni di episodi di discriminazione ai danni della popolazione immigrata di cui è responsabile lo Stato. Ma sono anche tre storie in cui la determinazione di giovani migranti, l’impegno delle associazioni e i legami d’affetto tra persone che non si giudicano in ragione di un passaporto sono riusciti a renderci tutti un po’ più uguali

Il documentario resterà visualizzabile on line fino a domenica in occasione del 18 dicembre, Giornata d’Azione Globale per i Diritti dei Migranti.

Da lunedì, il video sarà concesso solo su richiesta, inviando una mail a primomarzo2010comitati@gmail.com.



lunedì 17 dicembre 2012

19-21 dicembre, Palermo: Convegno internazionale "Frontiere, sentimenti e lingua" Università di Palermo


Convegno internazionale "Frontiere, sentimenti e lingua"

19/21 dicembre - Università di Palermo


Organizzato dal Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche dell'Università di Palermo, dall'Università di Girona, dall'Istituto Ramon Llull e dall'Università Federico II di Napoli, il Convegno e si concentrerà sul tema della rappresentazione dell'identità nelle pratiche linguistiche dei parlanti e del rapporto fra l'identità e  un concetto con cui la geografia linguistica italiana si è da sempre confrontata.  
Si svolgerà presso il Polididattico ed è valido come attività laboratoriale di tipologia F nei corsi di laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Palermo. La partecipazione dà diritto al riconoscimento di 3 CFU.

 





venerdì 14 dicembre 2012

18 dicembre, Palermo: Giornata Internazionale dei Migranti promossa dal Comune di Palermo a Palazzo delle Aquile

Sarà celebrata martedi 18 dicembre (ore 9.30) a Palazzo delle Aquile
la Giornata Internazionale dei Migranti.

Programma Manifestazione

Saluti e introduzione dei lavori:
- Leoluca Orlando, Sindaco della Città di Palermo
- Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana
- Salvatore Orlando, Presidente del Consiglio Comunale della Città di Palermo

Coordina:
Giusto Catania, Assessore alla Partecipazione della Città di Palermo

Intervengono:
Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa
Agnese Ciulla, Assessora alla Cittadinanza Sociale della Città di Palermo
Barbara Evola, Assessora alla Scuola della Città di Palermo
Nelli Scilabra, Assessora Regionale Istruzione e Formazione Professionale
Nadine Abdia, Mediatrice Culturale - Copresidente Anolf Cisl
Alberto Biondo, Osservatorio Contro le Discriminazioni Razziali "Nourredine Adnane"
Francesco Campagna, Progetto A.L.I. (Assistenza legale indigenti) Caritas Palermo
Paolo Cuttitta, Docente Sociologia Giuridica dell'Immigrazione – Università di Palermo
Zaher Darwish, Associazione L'Arca-Federazione Associazioni Comunità Immigrate
Olga Marotti, Esperta UNAR
Ilia Mazzone, Coppem
Nino Rocca, Coordinamento Anti-tratta "Favour e Loveth"
Fulvio Vassallo Paleologo, ASGI – Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione

Sarà proiettato il documentario "Destino Clandestino" della regista Ilia Mazzone.

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Fabio Citrano
Ufficio Informazione Istituzionale
Comune di Palermo
366.5897317


martedì 11 dicembre 2012

Verso il Primo Marzo 2013


Continua il cammino insieme, in rete," Verso il Primo Marzo 2013".
Dalla sua nascita la rete promuove la partecipazione dal basso a un percorso in progress per costruire, proporre e crescere insieme con nuove forme di mobilitazione.
Il primo Marzo 2010 - sciopero degli stranieri, è stato il momento che ha segnato un passo importante nella lotta per i diritti dei migranti e per il riconoscimento del carattere multiculturale della nostra società. Da allora lo sciopero si è rivelato uno strumento incisivo nella lotta dei migranti per rivendicare i propri diritti e denunciare il razzismo istituzionale, lotta che ha coinvolto persone singole, associazioni, formazioni politiche e sindacali.
Ogni anno la rete elabora un documento politico che contiene punti fondamentali per il nostro impegno durante tutto l'anno, in allegato " Verso il primo Marzo 2013". In questo dossier troverete documenti utili ad accompagnarvi nelle varie assemblee verso il primo marzo 2013: mobilitazione dal basso, conferenze e advocacy.
Il 2012 ha segnato un altro passo fondamentale nella storia della rete, andando oltre la piazza. Quest'anno, infatti, oltre alle più tradizionali manifestazioni outdoor, sono stati organizzati assemblee, convegni, momenti di discussione per riflettere, confrontarsi e proporre un nuovo approccio al tema immigrazione. La radio si è rivelata un ottimo mezzo di comunicazione: attraverso interviste e servizi sul fenomeno migratorio ci ha permesso di mantenere l'Italia unita in rete nella settimana del primo marzo. Quest'anno vorremmo però implementare ulteriormente la nostra proposta comunicativa.
Nei primi sei mesi dopo il 1 marzo si sono realizzate numerosi progetti nello spirito che ci caratterizza e che ritroviamo nel primo manifesto del 2010 e nella Carta mondiale dei migranti, elaborata a Gorée il 4 febbraio 2011. Dai vari territori si sono moltiplicate le voci del popolo meticcio nella sensibilizzazione e nella lotta per i diritti dei migranti che saranno raccolte in un dossier sul razzismo istituzionale.
L''elaborazione del dossier sul razzismo istituzionale è un opportunità di riflessione e confronto con tutti i soggetti impegnati negli ambiti dell''immigrazione e con le istituzioni. Ci permetterà di conoscere meglio il fenomeno di discriminazione istituzionale che ostacola il processo dell''integrazione di numerosi cittadini migranti: conoscere per meglio prevenire la precarietà e il razzismo.
«Troppo spesso esso (il tema dell'immigrazione, ndr) viene affrontato solo in termini di emergenza e con approssimazione, indugiando sugli aspetti sensazionalistici e patetici. Probabilmente ciò avviene perché considerato marginale e di interesse limitato agli immigrati, ai loro eventuali congiunti italiani e agli attivisti antirazzisti. Si tratta invece di una questione che riguarda tutti. E non solo per ragioni di coscienza o di principio..», leggiamo nell'editoriale del primo numero di Corriere Immigrazione, la testata on line nata a fine agosto che riflette la filosofia del Primo Marzo. Corriere immigrazione è un settimanale che richiede il contributo di ognuno di noi per fare da ponte verso una società diversa, rispettosa dei diritti degli individui e attenta alla giustizia sociale.
" Verso il Primo Marzo 2013" è partito dal mese di ottobre con una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse città del nostro paese, in contemporanea con i vari FSM (Forum Sociale Mondiale: Oudja, Manila e Tunisi), per costruire insieme la prossima piattaforma politica del 2013.
La prima assemblea si è svolta a Modena, nell' Emilia colpita dal terremoto: qui sono state affrontate le problematiche emerse dopo questo disastro, il documentario sul razzismo istituzionale e la petizione popolare per la chiusura dei CIE.
La produzione del documentario "Minority Citizenship" della Rete Primo Marzo sarà uno strumento utile che ci accompagnerà nelle varie manifestazioni.
In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, la scelta di organizzare più assemblee sul territorio nazionale diventa doverosa e permetterà ad un numero maggiore di cittadini, migranti e non, di partecipare al percorso dal basso per la definizione di un nuovo documento condiviso. La giornata del Primo Marzo è diventata il punto di riferimento dei migranti ed anche la giornata ufficiale per far valere la loro voce .
In agenda anche altri temi: festival internazionale della rete primo marzo (che potrebbe svolgersi in Puglia e Basilicata a luglio 2013), la giornata del 18 dicembre per la libera circolazione con la proiezione collettiva del video/documentario "Minority Citizenship".
Nella speranza che questo lavoro possa essere utile al vostro percorso, vi auguriamo Buon lavoro!!
Per la rete Primo Marzo
Cécile Kashetu Kyenge - portavoce nazionale


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PRIMO MARZO
"Una giornata senza di noi. Sciopero degli stranieri"
Stranieri non dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà. 

18 dicembre, Palermo: Premio Ignazio Buttitta VII edizione


Premio Ignazio Buttitta VII edizione

Palermo, Centro Sperimentale di Cinematografia
Martedì 18 dicembre 2012, ore 16.30


Il 18 dicembre 2012 alle ore 16.30 avrà luogo la cerimonia di consegna
dei Premi Ignazio Buttitta a Maria Costa, Nino De Vita, Franco Scaldati, Natale Tedesco,
del Premio Antonino Maggio a Croce Taravella
e delle Borse di Studio della Fondazione Ignazio Buttitta


La S.V. è invitata a partecipare


Seguiranno la proiezione del documentario Ignazio Buttitta pueta in piazza di Andrea Mura e Bernardo Giannone
e l'inaugurazione della mostra fotografica Con gli occhi di Lucia. Feste di dicembre in Sicilia di Attilio Russo



Centro Sperimentale di Cinematografia
Cantieri Culturali alla Zisa pad. 6
Via Paolo Gili, 4 – Palermo

FONDAZIONE IGNAZIO BUTTITTA

Via Messina, 7/d
90141 Palermo
Tel/Fax 091 6127155
Via A. Pasculli, 12
90138 PALERMO
Tel/fax 091 7026433
info@fondazionebuttitta.it
fondazione.buttitta@yahoo.it

11-12 dicembre, Palermo: Incontri dedicati all'autoimprenditorialità e alle competenze bancarie di base rivolti a immigrati, persone svantaggiate e persone che lavorano con loro


AutoImprenditorialità e Competenze Bancarie di Base
Come orientarsi per avviare una propria attività

Martedì 11 e Mercoledì 12 Dicembre, ore 15.00 – 18.00
Sala Riunioni
sede regionale Confartigianato Imprese Sicilia
Via E. Amari n°11
c/o C.C.I.A.A.

Gli incontri sono rivolti ad Immigrati, a persone svantaggiate e alle persone che lavorano con loro con gli obiettivi di:

• Fornire informazioni di base circa le tematiche relative all’avvio di un’attività propria;
• Fornire indicazioni e orientamenti in merito al reperimento e gestione del sostegno finanziario all’attività;
• Aiutare i mediatori culturali e gli Educatori al lavoro a comprendere il sistema creditizio Italiano e acquisire conoscenze di base sui prodotti e servizi bancari e finanziari;
• Fornire indicazioni pratiche circa le normative correnti, le prassi autorizzative necessarie e gli uffici preposti.

Programma

Primo modulo: competenze bancarie di base, adempimenti di base per l'inizio di un'attività imprenditoriale
3 ore

Secondo Modulo: condizioni per l'accesso alle forme di finanziamento; servizi che possono assistere le imprese nell'import- export; forme d'impresa che meglio rispondono alle esigenze di chi vuole avviare un’attività artigianale o di minimo investimento
3 ore

I moduli verranno condotti con metodologia didattica interattiva da personale esperto e lasceranno spazio ai quesiti dei presenti.
Verrà rilasciato attestato di partecipazione


14 dicembre, Palermo: Convegno "Detenzione amministrativa ed allontanamento forzato dopo la direttiva 2008/115/CE sui rimpatri"


Convegno

DETENZIONE AMMINISTRATIVA
ED ALLONTANAMENTO FORZATO 
DOPO LA DIRETTIVA 2008/115/CE
SUI RIMPATRI 

venerdì 14 dicembre 2012 
ore 15.00 – 18.30 
Aula Sturzo, Piazza Bologni 8
Palermo 

PROGRAMMA

Saluto
Prof. Aldo Schiavello
Coordinatore del Dottorato di ricerca in
“Diritti umani: tutela, evoluzione, limiti”

Introduzione dei lavori
Dott.ssa Judith Gleitze
Borderline-europe/Borderline Sicilia Onlus

Presentazione del convegno 
Prof. Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo)
Diritti sotto sequestro nei casi di allontanamento forzato e detenzione amministrativa

Interventi programmati

Prof. Massimo Starita (Università di Palermo)
La tutela multilivello dei diritti fondamentali della persona 

Prof. Emilio Santoro (Università di Firenze)
Il recepimento della Direttiva rimpatri in Italia: attuazione o tradimento?

Avv. Alessandra Ballerini del Foro di Genova
Principio di legalità e pratiche di respingimento in frontiera

Avv. Barbara Cattelan del Foro di Torino
L’esercizio effettivo dei diritti di difesa dei migranti irregolari

Avv. Gaetano Pasqualino del Foro di Palermo
Le prassi applicate nei casi di allontanamento forzato

Avv. Giuseppe Buscaino del Foro di Trapani
Le prassi applicate nei casi di detenzione amministrativa

Avv. Christian Valle del Foro di Napoli
L’esperienza dei CIE temporanei e il controllo giurisdizionale

Dott.ssa Gabriella Guido (Roma)
La campagna Lasciatecientrare ed il diritto all’informazione

Dibattito ed altri interventi non programmati

Per iscrizioni ed info: Fulvio Vassallo Paleologo  
tel. 348 3363054
mail: fulvio.vassallopaleologo@unipa.it


*************

Il tardivo e parziale recepimento in Italia della direttiva rimpatri – direttiva 2008/115/CE –  solleva ancora oggi incertezze nelle prassi applicate e rilevanti dubbi interpretativi  con conseguente possibile disapplicazione delle norme interne in materia di detenzione amministrativa ed allontanamento forzato che risultano  incompatibili con il testo e la ratio della direttiva. Si potrebbe pure verificare la possibilità di ulteriori interventi da parte della Corte di giustizia dell’Unione Europea, dopo la fondamentale sentenza sul caso El Dridi del 26 aprile 2011. La direttiva rimpatri persegue l’obiettivo di istituire norme comuni per un’efficace politica in materia di allontanamento e di rimpatrio degli immigrati irregolari sul territorio ma la stessa direttiva privilegia il rimpatrio volontario rispetto al rimpatrio forzato e tende a garantire comunque il rispetto dei diritti fondamentali della persona migrante, incluso il diritto alla libertà personale, ed i diritti di difesa, richiamati anche dagli articoli 13  e 24 della Costituzione italiana.

Il diritto dell’Unione Europea ha un rango gerarchico superiore rispetto al diritto nazionale e compito del giudice è quello di dare applicazione – in forza dei Trattati ed in forza della stessa Costituzione italiana ai sensi dell’art. 11 – alle fonti UE dotate di effetto diretto oltre che quello di applicare il diritto nazionale in modo conforme alla lettera e a gli scopi del diritto dell’Unione. Il legislatore italiano non ha attuato parti importanti della Direttiva 2008/115/CE ed ha esteso ad una generalità di casi il trattenimento amministrativo che secondo la Direttiva va finalizzato esclusivamente all’esecuzione delle misure di allontanamento forzato e deve cessare non appena sia evidente che tale allontanamento non si potrà verificare. Inoltre, secondo la direttiva, il trattenimento amministrativo nei centri di detenzione può superare i sei mesi solo in casi eccezionali. Da questa mancata o infedele attuazione della direttiva sono derivati aumenti dei costi dei centri di detenzione, malgrado i recenti tentativi del ministero dell’interno di rivedere al ribasso tutte le convenzioni esistenti,  una diminuzione del numero degli immigrati effettivamente accompagnati in frontiera, vistose violazioni dei diritti fondamentali della persona, con gravi  abusi perpetrati ai danni di persone comunque soggette ad una totale limitazione della libertà personale, solo per la mancanza di un valido titolo di ingresso o soggiorno nel territorio dello stato. I casi di respingimento rimangono affidati alla discrezionalità amministrativa e la vigente normativa italiana si pone in forte attrito con la direttiva 2008/115/CE che non contempla il caso dei respingimenti “differiti” che potrebbero contrastare anche, come sono effettuati nella prassi applicata, con principi costituzionali ( art. 3, 13, 24 e 32) e con il Regolamento sulle frontiere Schengen n.562 del 2006.

Il convegno tende a fare il punto sulla situazione complessiva di attuazione della  direttiva sui rimpatri in Italia, al fine di individuare le responsabilità dei ritardi legislativi e delle violazioni di legge che ormai  sono segnalati anche in importanti rapporti internazionali.



13 dicembre, Palermo: Rassegna "VOLTI VAGANTI" CineForum L'Arca

L'Arca "Federazione delle Associazioni e delle Comunità Immigrate" ha il piacere di invitare a passare una serata in ambiente conviviale, cena sociale etnica, e proiezione del film Welcome.

Giovedì sera 13 dicembre
a partire dalle ore 20.30
nella nostra sede
sita  a piazza casa professa 1


Un film di Philippe Lioret
Con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana
Derya Ayverdi, Thierry Godard
Drammatico
durata 110 min.
Francia 2009

Bilal (Firat Ayverdi) è un ragazzo curdo che immigrato clandestinamente in Europa ha deciso di raggiungere la sua ragazza che si è trasferita famiglia al seguito in Inghilterra, nonostante i rischi e le difficoltà Bilal non desiste dal suo intento e approda in Francia.

Qui il suo ottimismo e la speranza però si infrangono inesorabilamente sulle dure leggi francesi in materia di immigrazione clandestina, e nell'impossibilità fisica di attraversare l'ultimo ostacolo che lo divide dal suo obiettivo, La Manica insidioso tratto di mare che diventa per il ragazzo l'ennesimo problema con cui confrontarsi.

Bilal trasforma così l'ostacolo in una sfida, attraversare il canale a nuoto, una decisione che lo porterà ad allenarsi in una picina di Calais con Simon (Vincent Lindon) un istruttore di nuoto deluso dalla vita e ferito da un matrimonio fallito, che prima mostrerà una certa diffidenza verso il ragazzo, ma poi verrà inevitabilmente conquistato dalla sua deteminazione e dal suo coraggio.
iscrivetevi qui così sarete informati costantemente sugli eventi del cineforum
https://www.facebook.com/groups/112720928893544/




giovedì 6 dicembre 2012

7 dicembre, Palermo: UniPa - Donne immigrate promosse alla Scuola di Italiano. Il 7 dicembre ritireranno i loro diplomi internazionali di conoscenza della lingua.



Scuola di Lingua Italiana per Stranieri ItaStra
Università degli studi di Palermo

 

COMUNICATO STAMPA

DONNE IMMIGRATE PROMOSSE

ALLA SCUOLA DI ITALIANO

IL 7 DICEMBRE RITIRERANNO I LORO

DIPLOMI INTERNAZIONALI DI CONOSCENZA

DELLA LINGUA ITALIANA


Donne immigrate, madri dei nuovi e futuri alunni delle nostre scuole, ritireranno i loro diplomi internazionali di conoscenza della lingua italiana giorno 7 dicembre, all'interno della manifestazione "Tutti promossi" della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università di Palermo.


Si tratta di circa 20 donne che hanno seguito il corso speciale "L'italiano per i cittadini stranieri residenti in Italia" e che hanno poi superato l'esame CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) di cui la Scuola di Lingua italiana per Stranieri è sede ufficiale.


La mancanza di strumenti linguistici adeguati a comunicare con l'esterno costituisce un ostacolo insormontabile alla inclusione sociale e in particolare a un rapporto di collaborazione e di dialogo con le istituzioni scolastiche. Da qui la scelta della Scuola Madre Teresa di Calcutta di aprire le porte a queste "alunne speciali" e di ospitare anche la conclusione del percorso.


Il corso è stato finanziato dall'Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro - Dipartimento Lavoro, con le risorse del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.


L'evento, che si terrà a partire dalle ore 16 presso la Scuola Madre Teresa di Calcutta, vedrà la partecipazione di docenti e Dirigenti scolastici, dell'Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Palermo Barbara Evola, del Direttore del Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell'Università di Palermo, Prof.ssa Laura Auteri e del Prorettore all'Internazionalizzazione dell'Ateneo di Palermo Prof.Pasquale Assennato


I corsi di lingua italiana, e ora la consegna dei diplomi alle donne immigrate, sono un ulteriore momento della collaborazione fra Ateneo di Palermo, Regione Sicilia, Comune di Palermo e Istituzione scolastiche per offrire percorsi di qualità ai nuovi cittadini di Palermo.


Alla consegna dei diplomi seguirà la musica di Othello "Combomastas", del coro femminile  nigeriano dell'associazione Pellegrino della Terra e di Francesco Giunta.


Chiuderà la festa un buffet di dolci preparati dalle stesse donne immigrate con ricette tipiche dei loro paesi di provenienza.


La manifestazione sarà anche festa di fine anno della Scuola di Lingua italiana per Stranieri.

 




12 dicembre, Palermo: Seminario conclusivo dello Sportello di ascolto Extra

L'Associazione Extra ONLUS è lieta di invitare al Seminario conclusivo del progetto Sportello di Ascolto Extra (Bando Perequazione 2008 - CesVoP), che si terrà mercoledì 12 dicembre 2012 alle ore 16,30 presso la sede di via Roma 443, Palermo.
Le attività svolte nell'arco di 2 anni verranno esposte dagli operatori e dalle mediatrici interculturali che si alterneranno per presentare le esperienze di Consulenza Legale, Supporto all'Apprendimento della Lingua Italiana, Consulenza Psicologica, Assistenza Sociale e Sportello Lavoro.
Gli interventi verranno moderati dalla Coordinatrice del progetto D.ssa Lia Di Mariano. Alla fine del seminario, festeggeremo insieme la conclusione del progetto con un rinfresco multietnico.
Nadege Candeh
Presidente dell'Associazione Extra
Info: 389.0567794
Lia Di Mariano
Coordinatrice del progetto
3291142525

Fratt: contro il razzismo armati di teatro


Fratt: contro il razzismo armati di teatro

6 dicembre 2012 di DB

A volte conviene partire dalla fine. Se leggete sino all’ultima riga i comunicati di Giolli, cooperativa sociale parmense, trovate questa frase di Paulo Freire: «Nessuno libera nessuno, non ci si libera da soli, ci si libera insieme in solidarietà». Ed è proprio così: i brasiliani Freire con la sua «coscientizzazione» e Augusto Boal (inventore del Teatro dell’oppresso) sono i riferimenti di Giolli e del suo lavoro teatral-sociale di nonviolenza attiva, di auto-liberazione, di trasformazione della realtà sia interna che esterna e relazionale. Non spettatori e spettatrici ma protagonisti imprevisti che escono dalla platea per entrare in scena (all’improvviso, un po’ come i pirandelliani «sei personaggi in cerca d’autore») diventando dunque spett-attori e spett-attrici.

Questo è accaduto anche sabato 17 a Reggio Emilia, al termine della parte italiana del progetto Fratt cioè «Fighting Racism Through Theatre» (cofinanziato dal programma Giustizia della Commissione europea per i diritti). L’affollato seminario finale si intitolava «Seminare sicurezze» e io ero lì come giornalista e all’occasione spett-attore. Dunque violerò la (giusta) regola che invita il cronista a non scrivere in prima persona… a meno che non sia un testimone, come in questo caso. 

In due anni di lavoro Giolli attraverso interviste (almeno 200), corsi, laboratori e spettacoli ha lavorato non solo sul razzismo ma sulle insicurezze di cittadine/i (sia migranti che con marchio di italianità) elaborando idee e proposte con un metodo «attivo e maieutico» e coinvolgendo fra l’altro Lorenzo Guadagnucci e il gruppo dei giornalisti contro il razzismo ma anche i Modena City Ramblers. Il cuore del progetto è stata la provincia di Reggio ma con puntate a Parma, Milano, Mantova e Sant’Anna a Stazzema (dove il 12 agosto 1944 i nazifascisti massacrarono 560 persone, in gran parte bambini, donne e anziani).

L’ultimo appuntamento italiano di Fratt doveva appunto raccogliere le idee e trasformarle in proposte che verranno consegnate alle istituzioni coinvolte. Razzismo e stalking, il cibo insicuro e gli anziani abbandonati, la paura verso i migranti e la doppia insicurezza di chi in Italia è migrato trovando ostilità. Tanti i temi, i soggetti coinvolti, i metodi di lavoro. Su www.giollicoop.it è possibile trovare altre informazioni.

Il sabato inizia giocando… per conoscersi e “sciogliersi”. Poi riassumendo – c’è sempre qualche ospite imprevisto – il lungo cammino di Fratt. Quattro partner in Francia, Germania, Italia e Spagna ben uniti a lavorare – soprattutto con questo insolito metodo teatrale – contro chi semina paura. Colpisce una frase del gruppo francese: «Il mondo è ciò che facciamo ma anche ciò che non facciamo».

Mentre la sala si fa buia il giornalista Barbieri (sì: io) legge il racconto «Sentinella» di Fredric Brown: una paginetta famosa perché fa vestire – senza avvisare – i panni altrui, scoprendo che il nemico siamo noi. Poi alcune persone raccontano le storie raccolte nel lavoro di Giolli. Una marocchina che deve fare i conti con il marito convinto che le donne non devono lavorare. Un’italiana capace di costruire parole-ponti ma che vede svalorizzati i suoi studi e il suo lavoro. Una ragazza che vuole semplicemente andare al mare. La paura della solitudine di una cinquantenne. Una trentenne con un fidanzato che «per troppo amore» la ossessiona e la polizia che non sa quali pesci pigliare quando lei chiede aiuto. Soprattutto donne: forse hanno il dono (o la voglia?) di saper meglio raccontare le storie.

La discussione è aperta da Mahmud, un pakistano attivo con la Cgil, che parte dalla paura di perdere l’identità che affligge chi migra. «Ma qui nel reggiano per fortuna si dialoga. E non è poco».

Poi alcuni studenti raccontano che all’inizio avevano preso l’arrivo di Fratt nella loro classe come l’occasione per saltare qualche lezione ma strada facendo si sono fatti coinvolgere: «a scuola eravamo abituati a tacere, abbiamo capito che si può partecipare»; «ci siamo anche chiesti perché ci vogliamo così male fra noi»; «è bello sapere che i nostri talenti possono essere valorizzati». Sono tre voci. Uno di loro è un rapper provetto ma al di là del gioco musicale si mostra capace di sintetizzare questioni di grande complessità.

C’è anche la drammatica testimonianza – una sorta di ultim’ora – che arriva da una scuola: un genitore italiano si intrufola dentro l’istituto e nell’intervallo (vigilanza zero?) prende a schiaffi un ragazzino di origine senegalese colpevole di «avere un flirt» con sua figlia. Si vorrebbe saperne di più, capire se studenti e insegnanti saranno capaci di partire da questa piccola storia ignobile per ragionare sulle molte e brutte facce della paura.

La giornata corre via. Si arriva alle proposte che vengono elaborate in coppie appositamente formate con il criterio «due che non si conoscono». La mia partner è Roberta che dichiara di aver perso fiducia nelle istituzioni «e viceversa, lassù non ci ascoltano mai». Ma allora a chi parliamo? Nel nostro breve incontro raggiungiamo un compromesso: ha senso parlare anche ai “sordi” (cioè a chi non vuole sentire) se lo facciamo collettivamente, in rete, coinvolgendo le persone più diverse. Rompere la solitudine – ma anche la presunzione di autosufficienza – è il primo passo del cammino.

Alla fine piovono le proposte sino a riempire due, tre quattro cartelloni consumando pennarelli e polsi. Vogliamo subito la legge che riconosce la cittadinanza a chi nasce qui. «Anche quella per i rifugiati». Serve un dispositivo che vincoli i fondi assegnati ai programmi «perché in Italia troppo spesso le istituzioni usano soldi del sociale per tutt’altro». Più finanziamenti a scuola e formazione. E molto altro: un elenco lungo e serio, inevitabilmente con qualche “fuori tema”.

Ci si saluta – ma si capisce che nessuna/o vorrebbe andar via – con gli ultimi giochi teatrali e con quella frase che torna in testa: ««Il mondo è ciò che facciamo ma anche ciò che non facciamo».

BREVE NOTA

Questo mio articolo è anche su «Corriere dell’immigrazione». (db)

E adesso anche su Stran(ier)omavero (TI)

Corso gratuito di italiano per stranieri - Zona Zisa


Corsi gratuiti di italiano per stranieri
Iscrizioni ancora aperte 

Le lezioni si svolgono ogni
lunedì, mercoledì e venerdì
dalle 20:30 alle 22:00
presso la Casa-Officina
Piazza Zisa n.17

Negli stessi giorni e orari è possibile effettuare l'iscrizione.

-- 
Associazione di promozione sociale
"Officina Creativa Interculturale"
Piazza Zisa,17 90135 Palermo
+39 0916520297 (lun-ven, 16-19.30)
www.casaofficina.it
http://www.facebook.com/officinacreativa.interculturale



martedì 4 dicembre 2012

7 dicembre, Palermo: tuttE promossI... Consegna dei diplomi internazionali di lingua italiana e festa di fine anno della Scuola di Lingua Italiana per Stranieri Università di Palermo

Scuola di Lingua italiana per Stranieri
Università degli Studi di Palermo   
"TuttE promossI!!"

Consegna dei diplomi internazionali
di conoscenza della lingua italiana
alle donne immigrate 

Facciamo Festa!
Leggi l'articolo 

7 dicembre 2012 - ore 16
Scuola Madre Teresa di Calcutta
Via Maqueda 54 

Musica con

Othello "Combomastas"
Coro femminile nigeriano dell'Ass. Pellegrino della Terra
Francesco Giunta
Buffet di dolci
preparati dalle stesse donne immigrate
con ricette tipiche
dei loro paesi di provenienza



VI ASPETTIAMO




lunedì 3 dicembre 2012

Palermo: Lo Sportello LGBT La Migration cerca volontari per le sue attività

La Migration, il servizio per migranti LGBT di Arcigay Palermo e DiARiA cerca volontari e volontarie.

Il servizio si occupa di aiutare persone LGBTI perseguitate nei paesi d’origine e di sensibilizzare le comunità migranti presenti a Palermo e provincia, sui temi dei diritti e del valore delle differenze.

Da pochissimo, lo sportello ha ottenuto di essere presente in una struttura pubblica e facilmente accessibile a tutte e tutti. La Migration infatti è ora presente all’interno dell’area dell’Ospedale Civico di Palermo, al piano rialzato del Padiglione “Chirurgie speciali” reparto Medicina dell’Immigrazione.

La Migration non riceve nessun finanziamento pubblico e si regge unicamente grazie ad operatori volontari. 

Abbiamo bisogno anche di te!

Contattaci al 0916664554 (la domenica pomeriggio)
o via mail lamigration@libero.it

Luogo dell'evento su Facebook