www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


giovedì 29 settembre 2011

Tunisia-Lampedusa-Palermo-Porto Empedocle-Tunisia: Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'

Anche i tunisini della Moby Vincent sono stati rimpatraiti - Sono stati tutti fatti scendere dalla Vincent in mattinata e su dei bus condotti all'aeroporto di Palemo per essere rimpatriati. Dopo un vergognoso viaggio di una settimana almeno sulle CIE galleggianti.

http://www.siciliano.it/video.cfm?id=12539
 
 
Teleacras Agrigento del 29 settembre 2011
 
La nave "Moby Vincent" a Porto Empedocle. Un centinaio di immigrati, trattenuti a bordo, adesso in pullman e poi in volo verso il rimpatrio.
 
Eccola qui, a Porto Empedocle. Ancorata. Non e' una nave da crociera. E' la "Moby Vincent", ed e' stata ribattezzata il "Cie galleggiante". Si', il Centro di identificazione ed espulsione dei clandestini, sul mare. La domanda: che succede? La risposta, usando un esempio che tramanda la storia: durante i giorni del sequestro di Aldo Moro tanti brigatisti detenuti sono stati trasferiti nelle super carceri. E cosi' a Palermo la sera delle stragi di Capaci e via D'Amelio altrettanti boss sono stati deportati all'Asinara o a Pianosa. Ebbene, il pomeriggio del 21 settembre scorso, a Lampedusa, alcuni tunisini hanno incendiato il Centro d'accoglienza, e poi hanno fomentato una rivolta sull'isola, culminata nello scontro violento con residenti e forze dell'ordine. Il braccio dello Stato non ha ritardato la controffensiva. In 48 ore oltre mille tunisini sono stati trasferiti in fretta e furia da Lampedusa che, nel frattempo, e' stata dichiarata "Porto non sicuro", perche' il Centro, incendiato, non e' piu' capace di accogliere migranti. Altri extracomunitari sono sbarcati a Porto Empedocle, ed altri ancora, in viaggio di trasferimento, sono stati trattenuti a bordo delle navi della Moby Lines, tra Palermo e Porto Empedocle, tanto che la Procura di Palermo indaga su un presunto alquanto anomalo stato di detenzione a bordo. Nel frattempo, oggi, il centinaio di migranti ospiti della balena Moby Vincent sono sbarcati ancora sulla terraferma, la banchina del molo di Porto Empedocle, la discesa e la risalita, sui pullman, in viaggio verso un aeroporto, altro imbarco, e poi il decollo e poi il volo al rimpatrio. Adesso le traversate clandestine del Canale di Sicilia si concludono cosi'.

http://www.youtube.com/watch?v=6m7EhoYnUuw
 
 
 

1 ottobre, Palermo: Incontro-conferenza Skype "Il prezzo della libertà - La Tunisia fra migrazione e rivoluzione"

Il prezzo della libertà - la Tunisia fra migrazione e rivoluzione


Il 17 Dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante di 26 anni abitante a Sidi Bouzid si dà fuoco in segno di protesta di fronte il governatorato di Sidi Bouzid provocando un insurrezione popolare che porterà alla clamorosa caduta del regime totalitario di Zine Abidine Ben Ali.


Sono passati otto mesi dalle rivolte di Sidi Bouzid, nei mesi post rivoluzione i popoli arabi hanno pagato e pagano tutt’ora il prezzo della libertà. Allo scoppio delle guerra in Libia migliaia di famiglie libiche in fuga dalla guerra si riversano nei confini tunisini trovando una dignitosa accoglienza da parte del popolo tunisino, che nonostante i problemi economici post-rivoluzione è riuscito a dare vitto e alloggio a 900 mila anime in fuga dalla morte.

Il blogger Rabih Bouallegue e l’attivista Judith Gleitze ci racconteranno della loro esperienza nei campi profughi al confine libico-tunisino.

Via Skype discutiamo la situazione attuale della regione di Tataouine e a Tunisi con Karim Hawat, associazione Benevolus, e Simone Santi, economista e autore dell libro "IO NON HO PAURA.Tunisi diario di una rivoluzione".


Sabato , 1 ottobre 2011, ore 18:30

Bar Libreria GARIBALDI, Via A. Paternostro 46/Piazza Cattolica 1, PALERMO


forum antirazzista di palermo – borderline-europe



mercoledì 28 settembre 2011

Ritirata strategica del ministero del'interno che sposta a Porto Empedocle la nave prigione Moby Vincent con 120 deportati a bordo

Si apprende dal GR Radio regionale che la nave prigione Moby Vincent sarebbe stata fatta salpare dal porto di Palermo e starebbe attraccando in queste ore a Porto Empedocle, vicino Agrigento, dove i migranti “dovrebbero” essere trasferiti in una tensostruttura.
Così, forse, sarà più facile per la Questura di Agrigento adottare provvedimenti di respingimento differito e di trattenimento, oppure sarà solo l'ennesima tappa per un ulteriore trasferimento verso il Centro di Prima Accoglienza e Soccorso di Pozzallo.
Se la nave prigione Moby Vincent resterà attraccata al molo di Porto Empedocle costituirà un “centro di raccolta” per eventuali nuovi sbarchi che si dovessero verificare nelle prossime settimane, dopo la dichiarazione di Lampedusa, da parte del ministero dell'interno, come “porto non sicuro”
In realtà la scelta del ministero dell'interno, chetrasferisce la Moby Vincent con 120 persone ancora a bordo a Porto Empedocle, costituisce un ulteriore aggravamento delle gravi violazioni procedurali perpetrate ai danni dei migranti detenuti a bordo delle navi prigione. Si tenta forse di dare una legittimazione a questa scandalosa operazione, coinvolgendo le organizzazioni umanitarie presenti ad Agrigento, quando la maggior parte dei migranti è stata illegittimamente respinta verso la Tunisia.
Ci auguriamo che nessuno fornisca alibi alle scelte del ministro Maroni che sta esibendo davanti a tutta l'Europa la vera portata discriminatoria della politica italiana in materia di immigrazione.
Con la dislocazione della Moby Vincent a Porto Empedocle la mappa delle navi prigione è ormai chiara, stanno a Cagliari, a Porto Empedocle e a Palermo, dove probabilmente la nave Audacia sarà svuotata entro pochi giorni con gli ultimi rimpatri verso la Tunisia.
Si è creato così un nuovo sistema di CIE galleggianti, mentre i Centri di identificazione ed espulsione scoppiano a causa delle proteste che ne hanno compromesso le strutture , e per effetto della scelta del governo di portare a 18 mesi la detenzione amministrativa degli immigrati irregolari da espellere. Una vera pena e non una misura rivolta all'esecuzione delle espulsioni, come richiedeva l'Unione Europea.
Tutti i cittadini e le associazioni che si sono battuti contro la detenzione irregolare dei migranti a bordo delle navi prigione moltiplicheranno i loro sforzi per essere presenti nei porti nei quali queste navi saranno ormeggiate e per denunciare pubblicamente l'assenza di provvedimenti formali e delle più elementari garanzie di difesa.


Fulvio Vassallo Paleologo 

 

martedì 27 settembre 2011

Report del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo del 24 settembre 2011


COMUNICATO STAMPA del 27 settembre 2011

Si è tenuta la riunione del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo, sabato 24 settembre 2011, alla Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana.

All’incontro hanno preso parte rappresentanze associative e istituzionali della provincia di Palermo, della Regione Siciliana e del Parlamento Nazionale.



Ha aperto i lavori il Presidente dell’Istituto Italiano Fernando Santi e animatore del Forum, Luciano Luciani, il quale ha evidenziato in primo luogo come la Regione Sicilia non sia riuscita ad approvare una legge regionale sull’immigrazione; con i diversi Governi, infatti, si sono susseguiti vari tentativi con disegni di legge diversi approntati dal Governo o da parlamentari. La Sicilia, assieme alla Lombardia e al Molise, non ha infatti una legge sull’immigrazione e considerate le emergenze di oggi, questo è un fatto molto grave. La legge nazionale 943 del 1986 costituisce un valido precedente che ha posto le basi per legiferare a livello regionale. Luciani ha fatto notare come a Palermo, al contrario di realtà come Mazara del Vallo, Marsala, Strasatti, Vittoria, Comiso, esistono decine di comunità che in gran parte non conoscono la legislazione che consentirebbe loro di inserirsi meglio nella società civile e nell’associazionismo. I quadri dirigenti immigrati secondo Luciani debbono diventare operatori di cooperazione dell’Italia con i loro paesi di origine così come gli italiani nel mondo hanno fatto in passato e tuttora operano in tal senso. Secondo Luciani gli organi di rappresentanza (Consulte, Osservatori) nella loro composizione debbono vedere fortemente presenti gli immigrati, le comunità immigrate, le istituzioni e le organizzazioni che si occupano concretamente dell’immigrazione. Ha inoltre ringraziato della presenza il dr. Antonio Grasso, Capo di Gabinetto dell’Assessore alla Famiglia, al Lavoro e alle Politiche Sociali, Prof. Andrea Piraino, il quale in precedenza ha più volte incontrato il Forum assumendo l’impegno di costituire subito un osservatorio regionale per l’immigrazione e di adoperarsi per la presentazione di un disegno di legge regionale in materia. Luciani ha infine evidenziato che più il cittadino straniero si sente parte di integrante della nostra nazione, maggiormente avviene l’inclusione sociale e la pacifica convivenza. Gli italiani nel mondo hanno fatto un diverso percorso all’estero. L’Associazionismo degli italiani nel mondo ha sempre riguardato quale punto di riferimento le Istituzioni italiane e l’Associazionismo e il mondo del Sindacato del loro Paese e se oggi abbiamo immigrati italiani residenti nei diversi Paesi rappresentati nelle Consulte comunali dei Comuni italiani di provenienza, nelle Consulte regionali, nei Comitati degli Italiani all’estero, nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e nel Parlamento italiano, lo dobbiamo a questa diversa strategia ed organizzazione. Anche per questo più volte è stata indicata l’opportunità che le Associazioni degli immigrati in Italia ispirino la loro azione al modello delle Associazioni degli italiani all’estero, che si è reso anche utile per rafforzare rapporti di cooperazione economica e sociale tra i Paesi di accoglienza e l’Italia.

È intervenuta poi la portavoce nazionale del Movimento “Primo Marzo”, Cècile Kyenge Kashetu, la quale ha evidenziato che nella società di oggi occorre ragionare da migrante e cambiare modo di fare; l’immigrazione è un fenomeno naturale a cui occorre dare risposte concrete. La portavoce ha illustrato le due proposte  di legge sul diritto di voto e sulla cittadinanza ed inoltre ha citato il diritto di elettorato dei cittadini europei, il documento di Strasburgo del 5 febbraio 1992 e la campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”. Occorre cambiare modalità con cui viene riconosciuta la cittadinanza: da ius sanguinis occorre privilegiare lo ius soli; bisogna abbreviare i tempi per la richiesta di cittadinanza (da 10 anni a 5), l’integrazione dei ragazzi che arrivano in Italia in età inferiore a 10 anni e che compiano tutto il loro ciclo scolastico in Italia.

Ha preso la parola poi Rosario Filoramo, Consigliere Comunale di Palermo e rappresentante della UISP provinciale, il quale ha evidenziato l’importanza di raccogliere le firme per la campagna nazionale “L’Italia sono anch’io” da parte del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo; Filoramo ha dato la disponibilità come autenticatore per la campagna nazionale. È importante riaprire dibattiti e questioni sul tema dell’immigrazione e consegnare il documento degli atti dei lavori al Governo regionale.

Sono intervenuti inoltre al dibattito dando un importante contributo (sarà diffusa la relazione completa dei lavori) Clelia Bartoli, docente di Diritti umani presso il Dipartimento Politica Diritto e Società dell’Università degli Studi di Palermo, Claudio Lombardo dell’ARCI Sicilia, delegato dalla Presidente Anna Bucca, Giovanni Gambino dell’Istituto europeo di studi psicologici e dell’Osservatorio nazionale italiano di psicologia, Zaher Darwish, Segretario della CGIL immigrazione di Palermo, Olga Marotti, del Dipartimento Pari Opportunità Presidenza del Consiglio dei Ministri, Pippo Cipriani, animatore del Forum in rappresentanza dell’Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi, Mohamed Riad, originario del Togo, Sirus Nikkhoo, mediatore culturale ed architetto di origine iraniana ed ex Presidente della Consulta degli immigrati del Comune di Palermo e la mediatrice culturale Delfina Nunes.


Luciano Luciani poi si è soffermato sul senso e sugli obiettivi del Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo: “esso rappresenta uno spaccato della società con varie entità quali docenti, mediatori, istituzioni e associazioni”. “A Palermo ci sono troppe divisioni e articolazioni, occorre mettere insieme tutte le esperienze e le conoscenze e fare una battaglia unitaria predeterminando le priorità e le strategie una volta per tutte.

È intervenuto poi l’On.le Tonino Russo della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione alla Camera dei Deputati, il quale ha evidenziato la grande passione che caratterizza tutti gli aderenti al Forum delle Associazioni. “Credo che questa battaglia sia fondamentale; senza diritti politici sono più deboli tutti gli altri diritti. In questi anni c’è stata una involuzione, non una involuzione determinata dal nuovo contesto che si è aperto; ho apprezzato tantissimo le analisi fatte dalla prof.ssa Bartoli che vanno oltre le politiche immigratorie, che sono in gran parte di tipo assistenziali. Occorre una maggiore responsabilità a livello politico e dei partiti per una maggiore partecipazione dei migranti. L’unico parlamentare di colore è del Partito Democratico, già Assessore al Comune di Roma, Jean-Léonard Touadi, ed è per tutti noi un riferimento. L’immigrazione è un processo lungo, occorre una grande responsabilità politica, solo attraverso una grande alleanza e condivisione tra migranti e italiani si possono fare grandi cose; diventa così una eccezionale risorsa. O si crea un progetto di lavoro serio al di là della critica e delle opposizione o si affossa e non saranno risolte le questioni. Occorre superare le critiche interne. Si deve fare uno sforzo in questa direzione; i fatti giungono al termine di un processo. È un processo lungo, non semplice, legato alla capacità di astrazione che si fa sui problemi. Non cadiamo nella demagogia di chi dice che gli altri fanno chiacchiere o parole. Le parole sono importanti; attraverso le parole che si usano si esprimono anche i fatti. Molte cose che sono state dette non sono chiacchiere, altrimenti non abbiamo dove andare. Sandra Zampa ha ripreso con una interpellanza parlamentare la questione dei minori immigrati. Nel pieno del dibattito alla Camera abbiamo sollevato con forza l’incongruenza di estendere l’elettorato passivo per diventare deputato al Parlamento italiano a un diciottenne non all’altezza e allo stesso tempo di non concedere il voto alle amministrative a chi risiede nel territorio, vive e dà un contributo con il proprio apporto al territorio. Si era intuito che la Sicilia aveva l’opportunità di distinguersi da altre aree del Paese del territorio europeo ma purtroppo non ha saputo fronteggiare al meglio l’emergenza umanitaria. Speriamo si possa riprendere il filo per creare la possibilità di essere un nuovo modello culturale”.


È intervenuto a seguire il dr. Antonio Grasso, Capo di Gabinetto dell’Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, ringraziando i promotori ed evidenziando che le risorse sono di meno anche dal punto di vista dei trasferimenti dello Stato. “Per quanto riguarda il disegno di legge è in fase avanzata anche grazie al Forum delle Associazioni per l’immigrazione di Palermo. Bisogna essere costruttivi e operativi dal punto di vista tecnico per promuovere i disegni di legge non da un punto di vista pregiudiziale. Il piano strategico si attuerà in piani annuali di attuazione e sarà prevista una Consulta con gli attori più utili. Si terranno presto riunioni di gruppi di lavoro che si incontreranno per discutere il disegno di legge”.

Luciano Luciani ha poi ripreso la parola dicendo che il Forum si aspetta di essere utilizzato tecnicamente per l’elaborazione del disegno di legge e chiedendo l’istituzione, con un decreto assessoriale, dell’Osservatorio regionale per l’immigrazione.
Ha concluso i lavori del Forum l’On.le Tonino Russo dicendo: “mi impegno subito con l’Assessore Regionale Piraino per vedere i tempi e le modalità: se il testo è in dirittura di arrivo non dobbiamo scoraggiarci. La prima bozza chiederemo che venga diffusa al Forum e agli altri organismi rappresentativi per permettere l’elaborazione rapida di emendamenti; ciò in modo tale che arrivi in Commissione un testo quanto più condiviso possibile”.


Forum della Associazioni
per l’Immigrazione di Palermo
Tel. 091588719 - 091320744
Fax. 091320521
Cell. 3316432911 - 3355786169




LasciateCIEntrare, comunicato stampa


Da: Gabriella Guido <ggabrielle65@yahoo.it>

con preghiera di massima diffusione

LasciateCIEntrare - comunicato stampa
 
Come liberi cittadini, avvocati, operatori umanitari, giornalisti, esponenti politici o di associazioni che si occupano di diritti umani siamo estremamente preoccupati per la sorte dei migranti imbarcati senza nessun preavviso e poi trattenuti sulle navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia, attraccate al porto di Palermo da giovedì 21 settembre. Tutte le istanze, proteste e denunce circa l'inaccettabile violazione dei diritti che si sta perpetuando in questi giorni sono state finora disattese.

Chiediamo quindi che Parlamentari ma anche Sindaci e Governatori si mobilitino in maniera più efficace e richiedano con più forza le informazioni che agli avvocati, ai giornalisti e alle organizzazioni da sempre impegnate sulla difesa dei diritti umani non vengono fornite. In particolare chiediamo di conoscere:  l’identità delle persone imbarcate sulle tre Navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia anche al fine di potere sapere se vi siano tra di esse categorie vulnerabili (minori, malati e richiedenti asilo); la destinazione delle navi e dei migranti ivi trattenuti e di sapere se è stato notificato loro qualche tipo di provvedimento di trattenimento o respingimento e se vi è stata tempestiva convalida giudiziaria.

Ricordiamo infatti che il trattenimento di persone, in luoghi peraltro assolutamente inidonei, in assenza di un provvedimento tempestivamente convalidato dall'autorità giudiziaria costituisce una violazione della nostra costituzione (art. 13), delle leggi interne (d.l.vo 286/98 e reg. att.) e delle convenzioni internazionali (5 cedu), così come costituirebbe una violazione del Prot. 4 alla Cedu il respingimento di massa di questi migranti.

Gli avvocati, le associazioni, la stampa, l’opinione pubblica, gli operatori umanitari, gli amministratori locali, i parlamentari che hanno preso parte alla mobilitazione nazionale dello scorso 25 luglio, i sindacati, ma anche molti responsabili delle forze dell’ordine e dei Giudici che lavorano nei Tribunali civili si chiedono quando e se queste informazioni verranno mai fornite. Oppure se si nascondono, dietro ad una vera e propria censura di stato, reati per i quali si intravedono possibili denunce penali. A carico di questo Governo.

Alle interrogazioni presentate in parlamento il Ministro Maroni non ha mai dato una risposta ufficiale. Rimanendo quindi indifferente alle grida di allarme sociale e politico lanciate più volte.

L’incendio divampato al centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa, la struttura totalmente distrutta, lo scontro tra immigrati ed italiani, sono insieme il segnale di un allarme sociale e la dimostrazione della irresponsabile responsabilità delle istituzioni. A chi prova a fare informazione è proibito avvicinarsi per capire e documentare.

A Montecampione, in Valcamonica, 116 profughi provenienti dalla Libia sono stati deportati, 3 mesi fa  in un residence lontano 21 km dal centro abitato, a 1800 metri di altitudine, con infradito e pantaloncini. Anche la Croce Rossa dichiara che è indisponibile a tenervi un presidio medico. L’intero piano di accoglienza per chi è giunto in Italia andrebbe sottoposto ad attenta verifica e ridiscusso, troppi i luoghi di degrado da cui giungono segnalazioni (Crotone, Manduria, Civitavecchia, Rogliano ecc..) a questo si aggiunga che le migliaia di cittadini tunisini che avevano ottenuto una protezione temporanea di 6 mesi stanno per vederla scadere senza che poco o nulla nel proprio paese sia cambiato dal giorno della fuga.

Nel Cie di Ponte Galeria, dove sono stati già trasferiti decine e decine di profughi tunisini, si mangia per terra e si vive rinchiusi aspettando la fine, nel silenzio. Ed allora la rabbia sale. Scoppia la rivolta, e si riesce anche a riconquistare la libertà con fughe in massa. Notizie simili, nel silenzio quasi assoluto giungono da molti Cie, da Modena a Torino, quanto pesa in questo l’inutile e malvagio prolungamento dei tempi massimi di trattenimento?

Cosa vuole fare e ottenere il Ministro Maroni, lasciando che oltre 1300 persone restino concentrate per mesi in un isola angusta? E ora facendoli “scomparire” nelle navi da crociera ? Dove sono finiti i minori non accompagnati ? Chi sta gestendo le procedure dei richiedenti asilo che ora non sono forse più neanche sul territorio italiano ? Quali sono gli accordi “ufficiali” con i paesi nei quali vengono rimpatriati i destinatari di un provvedimento di espulsione coatta ?

Chiediamo quindi che ora il Governo inizi a rispondere di queste politiche disumane, che negano il rispetto della dignità dei cittadini italiani e stranieri. Chiediamo che il parlamento tutto, riappropriandosi del proprio ruolo, ponga questo tema nella propria agenda politica.

Ci rivolgiamo alle istituzioni europee e internazionali affinché impongano all’Italia di rispettare le convenzioni firmate e le direttive emanate.
Esigiamo che il Governo annulli la circolare del 1 aprile 2011 consentendo quindi ai giornalisti di poter accedere e documentare le realtà dei CIE  e dei CARA presenti nel nostro Paese. Il nostro vuole essere anche un grido d’allarme per la credibilità delle istituzioni: oggi luoghi come quelli raccontati sono vere e proprie polveriere. Volete farle esplodere?


Il coordinamento di
LasciateCIEntrare



Fortress Europe: Cie galleggianti: arriva l'esposto, aperta un'inchiesta

Fortress Europe: Cie galleggianti: arriva l'esposto, aperta un'inchiesta...

La Procura di Palermo ha aperto un'indagine sui Cie galleggianti, ovvero le due navi che ancora stazionano nel porto di Palermo con circa trecento tunisini a bordo, da settimane illegalmente detenuti. La decisione del procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che coordina l'indagine, e' arrivata dopo la presentazione di un esposto presentato questa mattina da alcuni esponenti del movimento antirazzista palermitano. Tra i nomi dei firmatari della denuncia ci sono quelli del professor Fulvio Vassallo Paleologo (giurista e membro dell'Asgi), Judith Gleitze (di Borderline Sicilia, che in questi mesi ha costantemente monitorato la situazione a Lampedusa) e poi Pietro Milazzo (Cgil Sicilia) e Anna Bucca (Arci). L'esposto segnala che i tunisini reclusi sulle navi nel porto di Palermo sono illegalmente privati della liberta' personale, senza diritto di difesa e senza la convalida di un giudice. E chiede di fare chiarezza sulla presenza dei sei minori a bordo e di una donna incinta, come denunciato ieri pomeriggio dalla parlamentare del Pd Alessandra Siragusa e dal deputato regionale dei democratici Pino Apprendi, dopo la visita sui Cie galleggianti, a margine della manifestazione al porto dei movimenti antirazzisti palermitani. Di seguito riportiamo uno stralcio dell'esposto, in cui si chiede di fare chiarezza anche sui pestaggi avvenuti a Lampedusa ai danni di un attivista canadese e di recluso tunisino ancora in coma all'ospedale di Palermo.

Estratto dell'esposto alla Procura della Repubblica di Palermo sulle violazioni commesse ai danni dei tunisini reclusi sui Cie galleggianti

"Si chiede che la Procura della Repubblica voglia verificare i fatti esposti e accertare se abbiano luogo ipotesi di reato; in particolare, se i cittadini stranieri trattenuti a bordo delle tre navi, AUDACIA, MOBY FANTASY e MOBY VINCENT si siano trovati, ovvero si trovino, in una condizione di illecita limitazione della libertà personale ovvero se sussistano i presupposti per l'ipotesi di reato di violenza privata; se nei loro confronti siano stati adottati e notificati provvedimenti amministrativi che giustifichino tale privazione della libertà personale da parte delle autorità di polizia e se tali provvedimenti restrittivi siano stati sottoposti tempestivamente al vaglio giurisdizionale nei termini imposti dalla vigente normativa interna e europea; se sussista, in relazione alle date dei provvedimenti indicati, con particolare attenzione alle date di emissione e di notifica degli stessi, l'ipotesi di reato ex art. 476 del Codice penale, falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici; se sussistano ipotesi di reati in relazione alle condotte poste in essere in aperto contrasto con l'esercizio del diritto di difesa, manifestamente limitato quando non del tutto negato; se esistano ipotesi di reato per la illecita detenzione di minori di cui non si è certi se accompagnati o meno; se esistono ipotesi di reato per le percosse ricevute dal cittadino straniero Naji Hsen ancora ricoverato presso l'ospedale di Palermo e per l'operatore umanitario Alexander Georges colpiti da ignoti nell'isola di Lampedusa, nei giorni successivi al rogo nella struttura di Contrada Imbriacola". (sulla pagina facebook del giurista Vassallo Paleologo si puo' scaricare il testo completo dell'esposto e adattarlo a situazione analoghe di illegittima detenzione in altre parti d'Italia)

Intanto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che questa mattina e' intervenuto in un'audizione alla commissione parlamentare infanzia, ha fatto sapere che Lampedusa e' stata dichiarata "porto non sicuro". Il che significa che fino a contrordine i naufraghi soccorsi in mare saranno sbarcati in altri porti, verosimilmente a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, come accaduto la settimana scorsa il giorno dopo i pestaggi. Maroni ha anche fornito i dettagli del nuovo accordo con la Tunisia, che prevede 10 voli settimanali da 50 passeggeri l'uno, contro i due voli settimanali da 30 posti l'uno che prevedeva l'accordo di aprile. Ma il 23 ottobre in Tunisia si vota per l'assemblea costituente e bisognera' vedere se il nuovo esecutivo confermera' l'accordo.

Quel che e' certo e' che i vertici della compagnia di navigazione Moby hanno fatto sapere che il ministero dell'Interno ha pagato il noleggio delle navi che oggi funzionano come Cie galleggianti, fino al 31 dicembre. E visto che nei Cie si susseguono con una frequenza senza precedenti fughe e rivolte, non c'e' da escludere che quello di Palermo sia solo un esperimento di cui vedremo presto le repliche. Anche per questo e' importante che la magistratura dica la sua.

28 settembre, Palermo: Conferenza conclusiva del Progetto Clarity sulla Sicurezza stradale per i Migranti

CONFERENZA CONCLUSIVA DEL PROGETTO CLARITY


Sicurezza stradale per i migranti: presentazione dei risultati
del progetto CLARITY sostenuto dalla Commissione Europea

Saranno presentati il 28 settembre alle ore 11.30, presso l'Ufficio Provinciale della motorizzazione civile di Palermo in via Fonderia Oretea 52 piano 2° a Palermo i risultati del progetto CLARITY che ha avuto l'obiettivo di incrementare la qualità e l’attrattiva del sistema europeo di istruzione e formazione professionale.
Il CESIE - Centro Studi ed Iniziative Europeo in collaborazione con il Centro Astalli presenterà alla cittadinanza i risultati del progetto CLARITY: Clear Language Actions Responding with Information for migranTs in employment (http://www.clarity-project.org/Italy/main.html) inserito all’interno del programma settoriale Leonardo Da Vinci su “Promozione della Salute e tecniche di prevenzione incidenti stradali per adulti stranieri” della Commissione Europea.
All'incontro saranno presenti il Direttore dell'Agenzia Regionale per l'Impiego Dott.ssa Di Liberti, il Responsabile del Dipartimento Regionale Formazione Dott. Tosi, il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli ed i mediatori culturali CLARITY con competenze specifiche nel campo della promozione della sicurezza stradale.
L’esigenza di realizzare CLARITY nasce dal fatto che molti lavoratori migranti non hanno piena conoscenza linguistica del paese in cui si trovano, i lavoratori migranti inoltre frequentano corsi di formazione base ma gran parte di loro non comprende ciò che viene spiegato a causa delle limitazioni linguistiche, infine spesso i lavoratori migranti non riescono a comprendere i sistemi di sicurezza e le esigenze legate ai loro posti di lavoro. Tutto ciò determina un fattore di rischio per loro stessi, i colleghi, i datori di lavoro e per l’intera comunità.
Perché il tema della sicurezza stradale?
Il conseguimento della patente di guida è sicuramente uno dei fattori che, oltre a consentire un’autonomia negli spostamenti, aumenta la possibilità di ottenimento del posto di lavoro
Inoltre ogni anno in Italia, su strade e autostrade, i cittadini stranieri coinvolti in sinistri mortali o comunque gravi sono circa il 20% del totale, con picchi che toccano il 25%. Visto che, nel nostro paese gli immigrati, regolari e non, raggiungono una percentuale del 10% circa, gli stranieri coinvolti nell’incidentalità sono in proporzione almeno il doppio rispetto alla popolazione italiana.

Si prega di dare massima diffusione di questa comunicazione.

Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L'autore è il solo responsabile di questa comunicazione e la Commissione declina ogni responsabilità sull'uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.


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Giuseppe La Rocca
Ufficio stampa e comunicazione

CESIE - Centro Studi ed Iniziative Europeo
Office: Via Roma, 94 – 90133 Palermo, Italy
Tel: +39 0916164224 - Fax: +39 0916230849
Mobile: +39 3388746757
www.cesie.org      giuseppe.larocca@cesie.org



Da oggi in tutta Italia le convocazioni per il permesso di soggiorno alla Questura avverranno tramite invio di sms

IMMIGRATI: NUOVA PROCEDURA DI CONVOCAZIONE IN QUESTURA DEI CITTADINI STRANIERI
 
Il Ministero dell’Interno ha realizzato un sistema di convocazione automatica dei cittadini stranieri presso la Questura per l’attivazione/consegna dei titoli di soggiorno.
 
Il sistema prevede l’invio di un SMS al cittadino straniero con l’invito a presentarsi in Questura alla data indicata.
 
Sperimentalmente questo servizio è già attivo presso le Questure di Ancona, Perugia e Messina, ma prenderà il via, in tutta Italia a partire dal O G G I 27 settembre 2011.

Il Ministero dell’Interno ha indirizzato una circolare a tutte le Questure consigliandole di “memorizzare correttamente il numero di cellulare dell’interessato all’interno del sistema informatico Stranieri Web e impostare sull’agenda elettronica del Portale Questure, il numero di appuntamenti per attivazione/consegne, secondo le stime fornire dalla Società Poste e rese disponibili nel corso degli incontri predisposti all’uopo da questo Ufficio”. 

Il nuovo sistema dovrebbe raggiungere un risultato importante: comunicare quante persone le Questure riescono a ricevere ogni giorno per la consegna dei documenti, e quindi organizzare l’agenda degli appuntamenti.


Fonte: Newsletter del
CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE SULLE MIGRAZIONI
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it


Lo zoo di Bobo, visita al CIE di Ponte Galeria di Andrea Sarubbi

Dopo aver saputo – non da molti organi di stampa, per la verità – della nuova fuga di immigrati dal Cie e dell’ennesima battaglia con le forze dell’ordine,  oggi ho preso il motorino e sono corso a Ponte Galeria. L’ultima volta c’ero stato a fine luglio, all’indomani di un episodio simile; la prossima occasione sarà in un giorno anonimo, come questo, senza avvisare nessuno del mio arrivo e senza nessun altro obiettivo che non sia quello di portare lì dentro, in quel carcere a cielo aperto, un pezzetto di Stato. Portarlo a tutti, intendo, perché le forze dell’ordine ne hanno bisogno almeno quanto i detenuti: più ci vado, più me ne convinco, tornando a casa ogni volta con il cuore pesantissimo e la testa piena di pensieri.

A Ponte Galeria, ma forse ve l’ho già raccontato, c’è di tutto. C’è la badante moldava senza passaporto che è stata spedita dentro da un prefetto di terra leghista, mentre magari a Roma, non considerandola un pericolo sociale, avrebbero chiuso un occhio. C’è la lavoratrice cinese che il console si rifiuta di riconoscere, con il pretesto di non sapere da quale parte della Cina provenga, e che pensava di aver toccato il fondo lavorando in un sottoscala, mentre la vita le ha riservato una sorpresa ancora più amara. C’è il delinquente abituale tunisino che ha alle spalle una lunga lista di reati contro la persona, ma che nessuno – in due anni di carcere, poi altri tre, poi non so quanti – si è preso la briga di identificare una volta per tutte e di rimandare a casa, e quindi finisce al Cie appena lo trovano per strada senza documenti, per poi riuscirne 6 mesi dopo e ricominciare tutto da capo. “Qui dentro è uno zoo”, mi ha detto un operatore, prendendomi da parte, e non c’è stato bisogno che aggiungesse nulla, perché l’idea che ti viene, entrandoci, è proprio quella: tra atti di autolesionismo e isterie collettive, anche un sano di mente perderebbe il senno; che sia l’immigrato più pacifico o il poliziotto più ragionevole, tre mesi a Ponte Galeria lo trasformerebbero in una persona peggiore. 
Nonostante l’umanità di molti funzionari, peraltro piuttosto critici con questa politica dell’immigrazione, il Cie è un luogo diseducativo al massimo, capace di essere nello stesso tempo il contrario dell’accoglienza e il fallimento della sicurezza: in quel clima di alta tensione e di profonda ingiustizia, infatti, le rivolte sono all’ordine del giorno e l’unico obiettivo – dipende dai punti di vista, naturalmente – è quello di fuggire o di impedire la fuga. Quello che era nato per essere un punto di smistamento ragionevolmente rapido – il tempo di capire se una persona fosse identificabile o meno – ora si è trasformato in una prigione vera e propria, per l’inerzia (volontaria, si capisce) di molti consolati e per l’incapacità del nostro governo di affrontare la situazione. Ci vuole un ministro degli Esteri coraggioso, capace di prendere di petto i Paesi non collaborativi e di minacciarli con le armi che la diplomazia gli mette a disposizione. Poi ci vuole un ministro dell’Interno meno ideologico, che concentri gli sforzi dei prefetti sulle situazioni di reale pericolo sociale, che non alimenti emergenze per motivi elettorali e che ogni tanto – anche a tempo perso – vada a mettere piede in un Cie: se non vuol farlo per gli immigrati, lo faccia almeno per quei ragazzi in divisa che manda lì, per 1300 euro al mese, a prendere pietre in testa e a restituire in cambio manganellate.


La Sicilia si doterà prsto di una sua legge regionale sull'immigrazione

L'assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro On. Andrea Piraino ha confermato la condivisione della campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" dando conferma che la Sicilia anticiperà con una propria legge il diritto di voto agli immigrati.

Cordiali saluti,
Pippo Cipriani

Forum della Associazioni per l'Immigrazione di Palermo
Tel.  091588719 - 091320744
Fax. 091320521
Cell. 3355786169

IMMIGRATI: PIRAINO INCONTRA FORUM ASSOCIAZIONI PER L'IMMIGRAZIONE
PALERMO, 26 set 2011 (SICILIAE)

Oggi, nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Una buona percentuale di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di eta' si vedono riconosciuta la possibilita' di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Per fare si' che ci sia una piena integrazione, ben 19 organizzazioni della societa' civile hanno lanciato una campagna nazionale "L'Italia sono anch'io" per promuovere in ogni ambito l'uguaglianza tra persone di origine italiana e straniera.

Stamattina, l'assessore regionale alla Famiglia e alle politiche sociali, Andrea Piraino, e il capo di gabinetto, Antonio Grasso, hanno incontrato Ce'cile Kyenge Kashetu, coordinatrice nazionale del movimento "Primo Marzo", e alcuni rappresentanti del Forum delle Associazioni per l'immigrazione di Palermo, tra cui Pippo Cipriani, che hanno presentato le due proposte di legge di iniziativa popolare "Nuove norme di cittadinanza" e "Norme per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni".

"Comprendo lo stato di difficolta' che vivono gli stranieri in Italia e mi sono sempre battuto in ogni ambito per debellare le disuguaglianze e le ingiustizie". Lo ha sottolineato l'assessore Piraino, che ha aggiunto:  "Dobbiamo impegnarci sempre di piu' per far si' che ci sia una totale integrazione tra cittadini italiani e stranieri".  L'assessore alla Famiglia, condividendone lo spirito e le finalita', ha fatto idealmente propri i due disegni di legge annunciando che e' in via di definizione un disegno di legge che prevedera' interventi a sostegno dei diritti degli immigrati, una consulta e un osservatorio sugli immigrati e soprattutto il diritto di voto alle elezioni amministrative. La coordinatrice nazionale e portavoce del movimento "Primo Marzo" Ce'cile Kyenge Kashetu, ha evidenziato la necessita' che si arrivi, un giorno, ad avere "un mondo senza muri che divida le genti". "Si continua ancora a parlare di immigrazione legata all'insicurezza - dice - e a terrorizzare le persone enfatizzando solo i fatti di cronaca nera e mai le buone pratiche di cui e' pieno questo paese. Accomunare gli immigrati solo alla violenza e all'insicurezza, significa aumentare il danno gia' compiuto. Troppo spesso, soprattutto nei grandi giornali, le notizie non sono riportate per far conoscere la realta' ma per distorcerla. Un esempio? Si parla delle classi scolastiche piene di stranieri, eppure gran parte dei bambini sono nati o cresciuti in Italia, del proprio paese di origine non sanno nulla, perche' chiamarli stranieri?".
ef/sl
26 set 2011 (SICILIAE)



lunedì 26 settembre 2011

26 settembre, Palermo: Le navi CIE sono ancora ormeggiate in porto

Carlo Lania il manifesto
Protestano gli attivisti palermitani contro la nuova trovata del governo, le navi - prigione per i rimpatri di massa, vietati dalle convenzioni internazionali. Isolati e privati dei cellulari, i migranti (non tutti sono tunisini) sono rinchiusi su vere prigioni galleggianti. Una banchina del porto è stata requisita e chiusa da un cordone di polizia.
 
La nave Moby usata come CIE galleggiante

Li chiamano centri di raccolta galleggianti, ma non sono altro che prigioni in mezzo all`acqua. E` l`ultima trovata del governo che piuttosto che smistare gli immigrati che si trovavano a Lampedusa nei varie Cie - con il rischio che qualcuno finisca magari anche al nord - preferisce ammassarli a bordo di tre navi nel porto di Palermo in attesa di rimpatriarli in Tunisia.

Sorvegliati a vista da poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, limitati nei movimenti e costretti dormire sulle sedie. «Vengono trattati come animali», racconta un uomo che ha il cognato a bordo di uno dei traghetti. Che ieri sera, per evitare possibili contestazioni da terra, sono stati addirittura fatti allontanare dalla banchina.

Spenti i riflettori su Lampedusa, l`ultimo atto della guerriglia che per due giorni ha sconvolto l`isola si gira in un porto di Palermo blindato per l`arrivo dei tunisini. Il molo di Santa Lucia è stato requisito dal Viminale per quindici giorni, e lì sono state fatte approdare la Moby Fantasy, l`Audacia e la Moby Vincent, le tre navi trasformate in Cie.
Il video di Enrico Montalbano
Complessivamente a bordo ci sono 700 tunisini [circa 350 dopo la partenza per Cagliari della Moby Fantasy, ndr], ognuno dei quali è sorvegliato da due poliziotti. Vietato, per gli immigrati, anche solo mettere piede sul ponte. «Viste da fuori sembrano navi vuote», dice l`avvocato Fulvio Vassallo Paleologo dell`Associazione studi giuridici sull`immigrazione, uno dei legali che seguono gli immigrati, preoccupato per l`inconsueto stato di detenzione in cui si trovano i tunisini.

Le condizioni di vita a bordo sarebbero a dir poco pesanti. Ai tunisini sono stati sequestrati i cellulari per evitare ogni contatto con l`esterno, ma soprattutto per impedire che sappiano che verranno rimpatriati. Una preoccupazione inutile, visto che comunque quasi tutti hanno capito che non resteranno in Italia. Ogni giorno, 100 di loro vengono presi e trasportarti all`aeroporto da dove vengono poi imbarcati sui voli per la Tunisia. «Di fatto si tratta di rimpatri di massa, esplicitamente vietati dall`articolo 4 della Convenzione europea per i diritti dell`uomo», spiega Paleologo.

In attesa di essere rispediti nel loro paese, i tunisini restano prigionieri a bordo tenuti tutti insieme nei saloni delle navi, due bagni per 50 persone, le docce che non funzionano e costretti a dormire sulle sedie. Molti di loro porterebbero addosso ancora i segni della rivolta, ma a bordo non c`è nessuna assistenza medica. Il Viminale non permette infatti alle organizzazioni non governative o agli avvocati di salire sulle navi anche per parlare con gli immigrati.

Una situazione che preoccupa sotto molti aspetti: «Rinchiudere i migranti tunisini in una nave che è un `non luogo`. fuori da qualsiasi classificazione di legge e da ogni controllo giurisdizionale, significa tenerli prigionieri senza che un giudice ne abbia confermato la detenzione» accusa Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell`Arci. Dello stesso avviso anche Amnesty international, per la quale «siamo di fronte a un ulteriore esempio del ricorso alla detenzione con cui le autorità italiane trattano la gestione degli arrivi e dei flussi dei migranti».

Protesta infine anche il sindacato di polizia Siulp, che individua nell`«assurdo, improduttivo e costoso trattenimento fino a 18 mesi nei Cie», una delle cause delle rivolte degli immigrati.

Intanto pochi giorni fa un`altra contestazione si è avuta a Linosa, dove un gruppo di 98 tunisini si è rifiutato di imbarcarsi su due motovedette per paura di essere rimpatriato chiedendo di poter salire sul traghetto diretto a Porto Empedocle. La protesta è andata avanti fino a sera, quando agli immigrati è stato consentito di salire sul traghetto.



25 settembre, porto di Palermo: "No a CIE galleggianti"


di Tiziana Gulotta

Il rispetto dei diritti fondamentali secondo la Carta Mondiale dei Migranti ratificata a Gorè in Senegal; un’accoglienza dignitosa dei migranti tunisini trattenuti da giorni sulle navi ancorate nel porto di Palermo; la pubblicazione dei contenuti degli accordi di respingimenti con la Tunisia e con gli altri Paesi di provenienza dei migranti.

Sono alcune tra le richieste delle Rete Primo marzo che,  ieri,  insieme con il forum antirazzista di Palermo, ha manifestato al Porto di Palermo a sostegno dei migranti tunisini giunti con mezzi aerei da Lampedusa, tra giovedì e venerdì,  e rinchiusi in navi  ancorate al porto di Palermo. I migranti sono adesso in attesa di rimpatrio. Dopo aver sostato all’ingresso principale antistante Via Amari, il presidio si è spostato verso i Cantieri navali.

Sempre  ieri, con l’obiettivo di  verificare se le condizioni dei migranti erano  al limite della tollerabilità, il deputato Tonino Russo (PD) ha chiesto di entrare nelle due navi ancora presenti nel porto. Secondo quanto riferito - si tratta di stranieri non soltanto di nazionalità tunisina - sarebbero 352, di cui 151 sulla Moby Audacia e 201 nella Moby Vincent. Tra questi,  anche  alcuni malati e feriti che si trovano attualmente all’ospedale Civico di Palermo. Ai migranti non è stato fornito alcun oggetto (lamette, forchette metalliche)  che possa essere utilizzato per atti di autolesionismo. Ed ancora, secondo quanto riferito dal deputato Russo, qualsiasi possibilità di comunicazione con l’esterno è stata impedita dal ritiro di tutti i telefoni cellulari. Infine, alle persone trattenute non è stata fornita un’informazione chiara sulla loro destinazione e sul loro futuro. All’incontro era presente, tra gli altri, la portavoce della rete Primo marzo Italia, Cecile Kyenge Kashetu.

In questo momento, la rete Primo marzo ed altre associazioni ed organizzazioni internazionali e nazionali stanno portando avanti l’iniziativa “Lasciatecientrare” con l’aiuto di parlamentari italiani che hanno chiesto di entrare nei Cie di Italia”. Proprio ieri, la Kyenge Kashetu, ha anche presentato la campagna nazionale  “L’Italia sono anch’io” che prevede la raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una sulla riforma della legge sulla cittadinanza e l’altra sul diritto al voto nelle consultazioni a livello locale.



 

Immigrati arbitrariamente trattenuti sulle navi: Terre des Hommes chiede chiarimenti sulla presenza di minori e altre categorie vulnerabili



Terre des Hommes è fortemente preoccupata per le nuove pratiche di trattenimento prolungato e arbitrario degli immigrati a bordo di navi traghetto a cui si sta facendo sempre più ricorso, in chiara violazione della legge. “In particolare siamo preoccupati per la sorte dei minori che potrebbero essere stati frettolosamente imbarcati sulle navi”, dichiara Federica Giannotta, responsabile dei diritti dei minori di Terre des Hommes e del progetto Faro, per l’assistenza giuridica dei minori a Lampedusa. “Abbiamo la procura di alcuni di loro, che stavamo seguendo a Lampedusa, ma da qualche giorno non abbiamo più notizie di loro. Trattandosi di ragazzini di 16-17 anni rischiano di essere confusi con gli adulti e trattati alla loro stregua”. “La scorsa settimana abbiamo scritto a tutte le autorità competenti per segnalare il rischio che su quelle navi ci sarebbero potuti essere minori, in particolare quelli che stavamo assistendo sull’isola. Ad oggi nessuna risposta è pervenuta a Terre des Hommes. Ma dei ‘nostri’ minori non abbiamo più traccia, né tantomeno ci è dato sapere se e quanti ve ne siano su quelle navi”.Terre des Hommes torna ad evidenziare la mancanza di trasparenza nella gestione dei trasferimenti e dei trattenimenti, più volte segnalata anche nel corso della sua presenza a Lampedusa, con il progetto FARO. “ Anche lontani da Lampedusa, si stanno ripresentando tutti quei fattori di rischio che mettono a repentaglio una protezione effettiva dei minori migranti”.Terre des Hommes chiede di poter vedere accolta la sua richiesta di informazioni chiare e trasparenti circa l’identità delle persone imbarcate sulle tre Navi Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia anche al fine di potere sapere se vi siano tra di esse categorie vulnerabili (minori, malati e richiedenti asilo). “Chiediamo anche di conoscere la destinazione delle navi e dei migranti ivi trattenuti e di sapere se è stato notificato loro qualche tipo di provvedimento di trattenimento o respingimento e se vi è stata tempestiva convalida giudiziaria”. Terre des Hommes ricorda infatti che il trattenimento, in luoghi peraltro assolutamente inidonei, di persone (ed in particolare minori) in assenza di un provvedimento tempestivamente convalidato dall'autorità giudiziaria, costituisce una violazione della nostra Costituzione, delle leggi interne e delle convenzioni internazionali. Terre des Hommes da 50 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo. Attualmente è presente in 72 paesi con quasi 1.200 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des Hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU e il Ministero degli Esteri italiano.

Rossella Panuzzo
Ufficio Stampa Terre des Hommes
02 28970418 - 340 3104927
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domenica 25 settembre 2011

I CIE galleggianti di Palermo



COMUNICATO STAMPA

Si è svolto oggi, domenica 25 settembre nel pomeriggio, un presidio per chiedere l’immediata liberazione dei migranti detenuti illegalmente sulle navi ormeggiate al porto di Palermo e provenienti da Lampedusa. Dopo aver sostato all’ingresso principale antistante Via Amari, il presidio si è successivamente spostato verso i Cantieri navali.
 
La Rete Primo Marzo ha sempre denunciato la detenzione dei migranti nei CIE, chiedendone la loro chiusura in quanto violano i diritti umani e non sono compatibili con la Carta Mondiale dei Migranti ratificata a Gorée in Senegal lo scorso febbraio e adottata dal Movimento. Le navi su cui sono attualmente trattenute le persone rappresentano a tutti gli effetti dei CIE “galleggianti”, tanto è vero che nessuno vi può accedere, eccetto parlamentari nazionali e regionali, e le organizzazioni che hanno una convenzione con il Ministero per attività interne.
 
In continuità con l’iniziativa LasciateCIEntrare nazionale e internazionale che intende reclamare il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute, il deputato siciliano Tonino Russo ha potuto accedere alle due navi ancora presenti nel porto. Secondo quanto riferito, i migranti - pare non soltanto di nazionalità tunisina - sarebbero 352, di cui 151 sulla Moby Audacia e 201 sulla Moby Vincent. Tra questi alcuni malati e feriti si trovano attualmente all’ospedale Civico di Palermo. Alle persone non viene fornito nessun oggetto contundente che possa essere utilizzato per atti di autolesionismo.
 
Purtroppo anche qualsiasi possibilità di comunicazione con l’esterno viene preclusa dal ritiro di tutti i telefoni cellulari. D’altra parte, secondo quanto riferito dallo stesso deputato, alle persone trattenute non viene fornita un’informazione chiara sulla loro destinazione e sul loro futuro.

La Rete Primo Marzo chiede:
- che vengano rispettati i diritti fondamentali delle persone secondo la Carta Mondiale dei Migranti e il Diritto nazionale e internazionale;
- che venga rispettato il Diritto di libera circolazione;
- che a tutte le persone attualmente trattenute sulla navi venga riservata un’accoglienza dignitosa e secondo quanto previsto dalla legge;
- che l’informazione possa liberamente circolare dall’esterno all’interno e viceversa;
- che il Governo renda pubblici i contenuti degli accordi di respingimenti con la Tunisia e con gli altri Paesi di provenienza dei migranti.


primomarzo2010@gmail.com
primomarzo2010palermo@gmail.com




sabato 24 settembre 2011

25 settembre, Palermo: Presidio alle ore 17 al Porto di Palermo - Molo di Santa Lucia - contro la segregazione e la deportazione dei migranti tunisini

CENTINAIA DI PERSONE DETENUTE ILLEGALMENTE SULLE NAVI ANCORATE AL PORTO DI PALERMO

 
L’Associazione Borderline Sicilia Onlus esprime profonda indignazione per l’ennesima violazione di legge e per la totale negazione dei più elementari diritti umani, a partire dal diritto di difesa e di controllo giurisdizionale sulla libertà personale, a cui stiamo assistendo in queste ore, con il trattenimento arbitrario di centinaia di cittadini tunisini all’interno di navi prigione ancorate nel porto di Palermo.
Si tratta infatti di detenzione e privazione della libertà personale operate in modo del tutto illegale, senza alcuna convalida da parte dell’autorità giudiziaria, e per di più a bordo di navi che hanno assunto le funzioni di Centri di identificazione ed espulsione galleggianti.
Questo è solo l’ultimo, e il più grave, degli episodi susseguitisi dall’inizio del 2011, mesi in cui la gestione degli arrivi dei migranti a Lampedusa da parte del governo, è stata preordinata e finalizzata al verificarsi di episodi esplosivi come l’incendio del centro di contrada Imbriacola e le successive violenze scatenatesi nell’isola il 21 settembre scorso.
La proclamazione dello stato d’emergenza e la conseguente decretazione d’urgenza, hanno fatto sì che in questi mesi si derogasse alle garanzie fondamentali previste dalla Costituzione e dall’ordinamento giuridico, e si utilizzassero forme di detenzione in strutture improvvisate e inaccessibili alla stampa e alle associazioni, mettendo in atto un vero e proprio stato d’eccezione. Il concentramento forzato in non luoghi, di persone che non hanno commesso alcun reato, riportano a episodi che la storia in Europa avrebbe dovuto cancellare e che invece continuano a ripetersi sotto i nostri occhi.
A Lampedusa, usata e sfruttata da interessi che poco hanno a che fare con i Lampedusani, non si è fatto altro che soffiare sul fuoco per provocare questo stato di esasperazione e violenza che ha dato vita a scene di cui un paese civile dovrebbe vergognarsi. E la risposta delle istituzioni a ciò che è stato colpevolmente causato dalle stesse è un’altra gravissima sospensione dello stato di diritto che non può essere in alcun modo accettato.
Chiediamo che tutti i cittadini tunisini trattenuti nelle navi vengano fatti immediatamente scendere e trasferiti in strutture che corrispondano a quanto previsto dalla legge per i casi di allontanamento forzato, che coloro che sono stati trattenuti illecitamente, prima a Lampedusa e poi sulle navi, per più di 96 ore vengano rimessi in libertà, che si ponga fine alle procedure di rimpatri collettivi e sommari in violazione delle norme di diritto interno e internazionale. E chiediamo che si provveda al più presto al collocamento, nelle strutture idonee e secondo le procedure stabilite dalla legge italiana, di tutti i minori non accompagnati che per mesi sono stati tenuti a Lampedusa in condizioni disumane, appellandoci anche alle organizzazioni umanitarie affinchè facciano valere il proprio ruolo e le proprie funzioni e soprattutto la propria indipendenza. Nessuno si illuda che nascondendo i corpi del reato, spostando le navi in zone inaccessibili, impedendo ai migranti qualunque contatto, si possano nascondere le gravi responsabilità scaturite dai fatti di questi giorni.
Domenica 25 settembre ore 17 al porto di Palermo -molo S. Lucia- presidio contro la segregazione e la deportazione dei migranti tunisini.