www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 31 dicembre 2010

Nuove forme di sterminio

30 dicembre 2010


ANSA: Ormai da un mese 300 cittadini americani che si trovavano in vacanza in Egitto sono stati rapiti da un gruppo di banditi che li tiene imprigionati nel deserto del Sinai. La somma richiesta per liberare ogni ostaggio è di 9.870 dollari. Secondo alcune fonti, i prigionieri sono stati rinchiusi in container sotteranei e legati con le catene. Tra di loro vi sono anche numerosi bambini. Le donne sono state separate dagli uomini e vengono stuprate davanti ai loro figli. Chi non ha la somma a portata di mano viene appeso a testa in giù e torturato con scariche elettriche e ferri ardenti e a chi non riuscirà a pagare verranno espiantati i reni.

Come reagireste a questa notizia? Sicuramente rimmareste inorriditi alla sola immagine di un bambino che deve assistere alle grida della propria madre violentata davanti ai suoi occhi.

La notizia è vera, ma i media non ne stanno parlando. Forse perchè i prigionieri nel deserto non sono 300 cittadini americani, francesi o italiani, ma per la maggior parte profughi eritrei ed etiopi, e quindi esseri umani di seconda classe.

Un orrendo episodio di totale disinteresse da parte non solo dei mezzi di informazione, ma anche dei politici e dei personaggi del Jet Set che fino a poco tempo fa avevano giustamente smosso il mondo per salvare la vita di una donna condannata a morte in Iran e che ora tacciono davanti all'odissea di 300 persone. Non è la prima volta che accade. Nel deserto egiziano è in atto ormai da tempo un vero e proprio massacro dei profughi che rincorrono il loro sogno di libertà, ma se ne sa poco.

Tra meno di un mese, il 27 Gennaio, festeggeremo il Giorno della Memoria, ma mi chiedo quanto possa servire se non siamo in grado di riconoscere e intervenire nelle nuove forme di sterminio.
 
 
 

giovedì 30 dicembre 2010

PERMESSO CE PER SOGGIORNANTI DI LUNGO PERIODO: INTRODOTTO IL TEST DI ITALIANO. RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

di Gabriella Friso

Dal 9 dicembre i migranti che vorranno ottenere, dopo cinque anni di residenza legale in Italia, il Permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) dovranno dimostrare la conoscenza dell’italiano almeno di livello A2 esibendo dei titoli di studio adeguati oppure sottoponendosi ad un test che valuti la loro competenza linguistica. La procedura viene ben illustrata in un articolo del Sole 24 ore.

Sull’onda di questa nuova norma, in Alto Adige, il Presidente della Provincia di Bolzano vorrebbe invece per gli immigranti un test di tedesco - richiesta stoppata immediatamente dal Governo. Ancora, il Presidente Zaia della Regione Veneto aggiunge anche la conoscenza del dialetto veneto.

Certamente la conoscenza della lingua italiana è fondamentale per favorire il processo di integrazione, ma è legittimo che lo Stato italiano chieda ai cittadini immigrati questa competenza senza fornire loro nessuna opportunità per apprenderla? In questo caso la lingua può essere trasformata in uno strumento di potere?

Su questo interviene sul sito Progetto Melting Pot Europa la Prof.ssa Monica Barni, direttrice del Centro CILS, Università per Stranieri di Siena:

Lingua dunque che diventa ostacolo, barriera all’inserimento sociale, di più ancora, un motivo di espulsione dal nostro territorio, quando verrà reso operativo l’Accordo di Integrazione previsto dal Pacchetto Sicurezza, che introduce un sistema di prove e crediti ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno.

Tornando al test di italiano, critiche arrivano anche dalle associazioni del volontariato che, fino ad oggi, sono state le più attive a promuovere corsi di italiano e, nonostante questo, non trovano nella normativa il riconoscimento delle certificazioni da loro rilasciate.

In una recente ricerca il Censis ha indicato che l’85% delle persone migranti parlano almeno un italiano sufficiente. Probabilmente nel restante 15% ci sono le persone già analfabete nella lingua di origine che ancora arrivano in Italia soprattutto per ricongiungimento familiare, specie donne che negli Stati a forte emigrazione rappresentano ancora le percentuali più alte della mancata scolarizzazione. E queste persone riusciranno a superare un test che prevede anche una prova scritta?

Ma i test di italiano, come pensati dal nostro Governo, presentano altre criticità che legano la lingua all’acquisizione di diritti, alla stabilizzazione del soggiorno che il permesso annuale o al massimo biennale non garantisce. Tutto questo a partire dai 14 anni, mettendo a rischio anche il diritto all’unità familiare, così come ci spiega Neva Cocchi di Progetto Melting Pot Europa, o anche semplicemente allungando i tempi del rilascio del permesso.

Nel primo giorno sono state 243 le richieste inoltrate al Ministero.

Nel frattempo il forum Pd lancia la campagna «Imparo l'italiano e sono cittadino» e presenta una proposta di legge che chiede vengano finanziati dei corsi di italiano.

Proprio in ottobre sono stati tagliati il 60 per cento dei corsi serali statali; un taglio su cui è bene riflettere, a fronte dell’ultimo rapporto della Caritas in cui si afferma che gli immigrati contribuiscono all’11% del Pil italiano.

Per concludere segnaliamo una “Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti”dal titolo “Contro un’esistenza a punti” della Rete Scuole di Italiano per Migranti di Bologna: ben riassume il percorso tortuoso dei cittadini di origine non italiana per mantenere il permesso di soggiorno che con i test d’italiano ha preso il via.



Test di italiano per 400mila

Test d'italiano per 400mila

di Leonard Berberi, Francesca Maffini, Francesca Padula

6 dicembre 2010

Il test di italiano rischia di diventare più difficile per le prefetture che per gli immigrati. Giovedì parte la procedura online, mentre gli esami veri inizieranno a febbraio (entro 60 giorni dalla prime richieste). Dove? Nei «centri provinciali per l'istruzione degli adulti» che la circolare del 16 novembre del ministero definisce «capillarmente diffusi sul territorio», ma che le prefetture si affannano a individuare in queste ore. Per quanti immigrati? Sui numeri, gli uffici territoriali hanno ancora meno certezze. Gli aspiranti sono tanti, l'impatto è stato finora sottostimato. «Almeno 700mila stranieri hanno i requisiti.

Di sicuro non tutti presenteranno subito la richiesta, ma è plausibile che 400-500mila immigrati extracomunitari, stabilmente in Italia, possano farlo» spiega Gian Carlo Blangiardo, demografo all'università di Milano Bicocca ed esperto della Fondazione Ismu per la multietnicità. Il quale avanza questa valutazione tenendo conto sia dei dati Istat sulla popolazione straniera residente al 1° gennaio 2010, sia di un'indagine svolta per il ministero del Welfare sull'"anzianità" di residenza della popolazione straniera.

La conoscenza dell'italiano sarà condizione indispensabile perché un immigrato d'ora in avanti ottenga la ex "carta" di soggiorno, oggi permesso Ce per lungosoggiornanti, documento ambito da quanti hanno il requisito dei cinque anni di residenza regolare e possono dimostrare di possedere un reddito da lavoro in Italia. Documento che non scade e va rinnovato solo dopo 5 anni.

Le prefetture provano a valutare l'impatto che le nuove pratiche avranno sugli sportelli unici dell'immigrazione, già provati dall'arretrato della sanatoria 2009 per colf e badanti e ancora più a rischio per il mancato rinnovo dei 650 contratti a lavoratori interinali in scadenza a fine dicembre. E si affidano agli uffici scolastici regionali (ex provveditorati). «Per ora sappiamo solo che i centri saranno una ventina in tutta la Lombardia» dicono a Milano. «Stiamo lavorando per trovare le sedi, ma al momento non si possono dare indicazioni – precisa Pina Maria Biele, dirigente dell'area immigrazione della prefettura di Brescia –. Appena avremo l'elenco ci sarà una circolare con tutte le informazioni». A Firenze l'accordo sarà siglato oggi. Torino aspettava la nomina del nuovo dirigente scolastico, da questa settimana si definiranno le sedi. A Bari sono stati individuati sei istituti scolastici dove si tengono corsi per adulti e che dispongono di laboratori con postazioni informatiche. Scelti in base alla fruibilità e alla concentrazione degli stranieri sul territorio della provincia. Ma l'ultima parola spetterà all'ufficio scolastico regionale. «Per il momento, saranno ancora i centri temporanei permanenti a ospitare gli esami – precisa Maria Santorufo, dirigente dell'ufficio per l'immigrazione della prefettura di Lecce – perché i centri provinciali per l'istruzione degli adulti non sono ancora stati attivati».

L'obbligo del test di italiano dal 9 dicembre è contenuto nel decreto del ministero dell'Interno del 4 giugno che fissa le modalità per ottenere la nuova "carta" di soggiorno (e introduce l'«accordo di integrazione» bloccato il 26 novembre dai pareri negativi della Conferenza unificata Stato-Regioni). Gli interessati dovranno dimostrare di avere una conoscenza dell'italiano pari al livello A2 definito dal quadro comune di riferimento europeo: una competenza definita pre-intermedia che permette di comprendere frasi ed espressioni usate frequentemente, leggere testi semplici, scrivere messaggi su argomenti familiari. Il rilascio della ex "carta" è subordinato al superamento con un punteggio di almeno 80 su 100.

Esonerato dal test chi ha una certificazione sulla conoscenza dell'italiano, chi ha conseguito un diploma in Italia; i dirigenti e i lavoratori altamente specializzati di società con sede o filiali in Italia, i professori universitari, traduttori, interpreti e giornalisti corrispondenti dovranno solo presentare il diploma o autocertificare il loro status.

I cittadini stranieri devono fare domanda, anche attraverso i patronati, collegandosi al sito internet http://www.testitaliano.interno.it/ Le prefetture ricevono le richieste, controllano i documenti e convocano, entro 60 giorni, gli interessati per svolgere la prova. Gli enti certificatori (università degli Studi Roma Tre, l'università per stranieri di Perugia e quella di Siena, e la Società Dante Alighieri) costruiscono le linee guida per il test, i relativi punteggi e la durata della prova.

I centri provinciali per l'istruzione degli adulti hanno anche il compito (sulla carta) di istituire apposite commissioni che definiscono il contenuto della prova sulle linee guida degli enti certificatori, li correggono e comunicano i risultati alla prefettura. Così il cerchio si chiude, con la questura che, verificato l'esito, accende il semaforo verde (o ferma la procedura con quello rosso) per il rilascio del permesso. Il tutto, si legge nella circolare, «senza che derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». E senza che l'immigrato abbia costi superiori a quelli di una normale richiesta per il permesso di soggiorno (poco più di 70 euro). Sarà la direzione centrale per le politiche dell'immigrazione del ministero dell'Interno ad assegnare, sulla base delle indicazioni delle prefetture, i finanziamenti per ciascuna sessione di svolgimento del test alle istituzioni scolastiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



martedì 28 dicembre 2010

14 gennaio 2011: Nuova proroga dei termini di iscrizione al Master in Didattica dell'Italiano come lingua non materna dell'Università di Palermo



Per maggiori informazioni contattare

Ufficio Master
Tel: 091/23890618
Fax: 091/6650720

Scuola Italiano Stranieri
 

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Master di I livello, della durata di un anno, in “Didattica dell’Italiano Come Lingua Non Materna”, attivato presso il Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Palermo

Art. 1 Requisiti di Partecipazione
Il Master è aperto ai possessori di uno dei seguenti titoli di studio universitario: 

- Laurea triennale, specialistica, magistrale o laurea V.O.

Il Master è aperto a cittadini italiani e stranieri. Si richiede la conoscenza di almeno una lingua straniera.
Richiede ai corsisti stranieri una conoscenza adeguata della lingua italiana.
Potranno iscriversi al Master non più di 50 studenti . Si riservano 10 posti per cittadini stranieri.
Il numero minimo di iscritti per l’attivazione del Master è di n. 30 studenti.

Art. 2 – Finalità e Sbocchi Occupazionali
Obiettivo del Master è la formazione di figure professionali di alta qualificazione in relazione ai seguenti sbocchi occupazionali: insegnanti di italiano a stranieri; facilitatori linguistici nella scuola dell'obbligo; collaboratori ed esperti linguistici presso i Centri Linguistici di Ateneo; lettori presso Scuole, Istituti italiani di cultura e Università straniere.

Art. 3 – Obiettivi
Il Master intende specializzare laureati italiani e stranieri che operano in Italia o all’estero nell’insegnamento dell’italiano a studenti di lingua nativa diversa dall’italiano.
Il Master si propone inoltre di aggiornare il personale docente italiano o straniero già impegnato nell’insegnamento dell’italiano come L2 o come LS ed in possesso dei requisiti previsti per l’ammissione.

Art. 4 – Percorso e Crediti Formativi
Il Master prevede un totale di 1500 ore di studio per un ammontare di 60 CFU.
I 60 CFU sono così distribuiti (1 credito ogni 25 ore): 450 ore di didattica frontale o online + 550 studio individuale (40 CFU); 450 ore per le attività di tirocinio e stage (18 crediti); 50 ore per la prova finale (2 crediti).
Il programma formativo prevede i seguenti moduli disciplinari e le attività di tirocinio secondo lo schema che segue:
1) Nozioni di linguistica generale e applicata / Principi di linguistica acquisizionale/ Riflettere sulla grammatica / Grammatica dell’italiano (morfosintassi, fonologia, lessico, testualità);

2) Principi e metodi di sociolinguistica / Linguistica italiana: le varietà dell'italiano e l’italiano L2 / I linguaggi specialistici;

3) Pedagogia interculturale e Pedagogia della differenza / Antropologia culturale;

4) Principi e metodi di glottodidattica / Introduzione alla didattica dell'italiano a stranieri / Progettare un corso: dagli obiettivi alla valutazione / La gestione della interazione in aula / Insegnare agli adulti immigrati / Insegnare ai bambini;

5) Valutazione, testing e certificazioni / Le certificazioni / Il quadro comune europeo di riferimento per le lingue;

6) Lo sviluppo delle abilità di ascolto (funzioni linguistiche, aspetti grammaticali, etc.); Lo sviluppo delle abilità di parlato (funzioni linguistiche, aspetti grammaticali, etc.); Le sviluppo delle abilità di lettura (funzioni linguistiche, aspetti grammaticali, etc.); Lo sviluppo delle abilità di scrittura (funzioni linguistiche, aspetti grammaticali, etc.);

7) Analisi dei materiali (libri di testo, DVD, ecc.) / Elaborazione e didattizzazione di materiali / Il testo letterario in italiano lingua non materna / Manipolazione e riscrittura dei testi;

8) Nuove tecnologie e insegnamento delle lingue;

9) Elementi di diritto dell'immigrazione;

10) Pragmatica interculturale.

Attività di tirocinio formativo (stage) - 450 ore (18 crediti)




22 dicembre, Palermo: Nato il CONGASS - Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Siciliane



Mercoledì 22 dicembre 2010, presso la sede del CESIE – Centro Studi ed Iniziative Europeo, è stato costituito a Palermo il CONGASS – Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Siciliane.

Dopo mesi di incontri preparatori, un gruppo di organizzazioni siciliane hanno costituito un coordinamento regionale delle ONG al fine di creare un punto di riferimento comune per quelle realtà che si occupano di solidarietà internazionale in Sicilia e dare un interlocutore unico alla pubblica amministrazione nella gestione dei fondi e delle politiche destinate alla cooperazione.

I soci fondatori, presenti il giorno della costituzione, sono: Accademia Psicologia Applicata, ARCI Sicilia, CESIE – Centro Studi ed Iniziative Europeo, CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud, COPE - Cooperazione paesi emergenti, ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo, InformaGiovani, Mani Tese Sicilia, Associazione di cooperanti Tulime.

Per il primo triennio l’assemblea dei soci fondatori del CONGASS ha eletto come presidente Sergio Cipolla, attuale presidente del CISS.

Tra gli obiettivi del CONGASS figurano: promuovere la cultura della cooperazione internazionale allo sviluppo e della solidarietà internazionale nella Regione Sicilia e nelle altre Regioni meridionali; essere il riferimento regionale delle ONG di cooperazione; contribuire all'elaborazione delle strategie e delle politiche di cooperazione regionali, nazionali ed europee; favorire l’elaborazione e la diffusione di standard etici ed operativi.

La sede legale del CONGASS è stata fissata presso il CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud, in via Marconi 2/A - Palermo.

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Claudia Cassina
Settore Comunicazione
CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud
Via G. Marconi, n.2/a - 90141 Palermo
Tel. (+39) 091.6262694



lunedì 27 dicembre 2010

28 e 29 dicembre, Trapani: Presidio antirazzista davanti al CIE Vulpitta di Trapani dalle ore 15.00

Il Coordinamento per la Pace, il Circolo Arci "aMalaTesta" e il gruppo Emergency di Trapani promuovono e organizzano una due giorni di mobilitazione antirazzista in occasione dell'undicesimo anniversario del rogo in cui persero la vita sei immigrati reclusi nel Centro di Permanenza Temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani.

Martedi 28 dicembre e mercoledi 29 dicembre
si svolgeranno due presidi antirazzisti e solidali
davanti il "Serraino Vulpitta"
per ribadire la netta opposizione alle politiche repressive
nei confronti dei migranti in tutta Italia




28 e 29 dicembre 2010

Presidio antirazzista davanti il CIE "Serraino Vulpitta" dalle ore 15,00

Undici anni, ma sembra ieri. La strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” – (istituito con la legge Turco-Napolitano) in cui sei migranti persero la vita in seguito a un tentativo di fuga – continua a essere attualissima nella sua tragicità.

Le rivolte, le fughe, gli atti di autolesionismo e le vibranti proteste dei migranti continuano a caratterizzare la quotidianità di questa struttura come di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in Italia. Negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Gradisca d’Isonzo a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio, impermeabili a qualunque forma di controllo dall’esterno, sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.

Nonostante tutto questo, il governo italiano alza il tiro in termini di repressione.

A Trapani è stato praticamente ultimato un nuovo e più grande Centro di Identificazione ed Espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città. Una struttura terribile che continuerà a ingrassare i professionisti della falsa solidarietà che, nella gestione dei centri, continueranno a lucrare sulla pelle dei migranti.

Più in generale, le leggi sull’immigrazione continuano ad assolvere una funzione repressiva che schiaccia le esistenze di migliaia di donne e uomini. L’inasprimento della repressione si misura drammaticamente nelle norme contenute nel cosiddetto pacchetto-sicurezza in cui non solo si dispone la costruzione di nuovi centri di internamento per migranti, ma anche il prolungamento della detenzione fino a sei mesi e il carattere penale del reato di clandestinità.

Ottenere il permesso di soggiorno è sempre più difficile e, così, la mancata regolarizzazione serve a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo alla mercé degli sfruttatori, esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani. E quando non riescono ad approdare sulle coste italiane, i migranti vengono respinti in mare dalle motovedette libiche (con la complicità del governo italiano) per poi essere reclusi nei centri di detenzione di Tripoli o mandati a morire nel deserto.

Non è più possibile continuare a ignorare le proteste nei CIE, sempre più frequenti; la rivolta degli schiavi di Rosarno contro mafiosi e sfruttatori; le numerose manifestazioni autorganizzate per la regolarizzazione generalizzata in tutta Italia fino alle recenti clamorose proteste di Brescia e Milano contro la sanatoria-truffa. È necessario rinnovare l’impegno per una resistenza quotidiana che deve unire tutti, italiani e immigrati, nella capacità di opposizione e autorganizzazione contro la deriva autoritaria in cui sta sprofondando il paese, dove l’erosione della libertà e dei diritti colpisce tutti, indistintamente.

• Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti annegati in mare, morti lavorando nelle campagne o nei nostri cantieri.

• Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.

• Per la chiusura di tutti i CIE, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e pacchetto-sicurezza).

• Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

• Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.

• Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

• Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.


Coordinamento per la Pace - Trapani

Circolo "aMalaTesta" - Arci Trapani

Emergency - Trapani




29 dicembre, Trapani: Presidio al CIE Centro di Identificazione ed Espulsione "Vulpitta"

Mercoledì 29 Dicembre 2010

dalle ore 16 a Trapani, via Segesta

PRESIDIO AL CIE
CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE
“VULPITTA”

Serraino Vulpitta - Noi non dimentichiamo

Ad 11 anni dalla strage appello per una manifestazione

Comitato "29 dicembre 1999"

Nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre del 1999, a Trapani, all’interno del centro di permanenza temporanea per extracomunitari “Serraino Vulpitta”, dopo un tentativo di fuga duramente sedato dalle forze dell’ordine, dodici immigrati vennero rinchiusi in una cella, bloccata dall’esterno con una sbarra di ferro. Uno di loro diede fuoco ai materassi nel tentativo di farsi aprire la porta. Fu l’inferno. Nel rogo morirono subito, bruciati vivi, tre immigrati tunisini; altri tre moriranno nei mesi successivi in ospedale a causa delle gravissime ustioni riportate.


Il processo iniziato nel 2001, a carico dell’ex Prefetto di Trapani Leonardo Cerenzia, imputato di omicidio colposo plurimo, si è poi concluso con l’assoluzione, confermata nel 2005 da una sentenza della Corte di Appello di Palermo Malgrado il processo avesse consentito l’individuazione di ritardi ed omissioni gravi che avevano determinato il tragico bilancio di morti, questa strage è rimasta impunita.


Una successiva sentenza del Tribunale civile di Palermo ha riconosciuto la responsabilità dello stato per i danni morali e patrimoniali subiti da due immigrati sopravvissuti al rogo. La decisione del giudice civile, però, non ha condotto all’accertamento di alcuna responsabilità personale.


Lo stato ha pagato i danni subiti dai sopravvissuti, ma per la morte di RABAH, NASHREDDINE, JAMAL, RAMSI, LOFTI e NASIM non c’è nessun colpevole.


A distanza di undici anni dal rogo è ormai prossima l’apertura di un nuovo centro di detenzione, denominato oggi centro di identificazione ed espulsione (CIE), in contrada Milo alla periferia di Trapani, con la capienza di oltre duecento posti. All’interno di esso vi dovrebbe essere una sezione femminile ed anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo.


Una struttura inutile e violenta, situata alla periferia di Trapani, caratterizzata da una serie di “blocchi” di cemento, che ha già divorato ingenti risorse economiche per la sua realizzazione, e che ancora ne divorerà per la sua gestione. Così come è successo per il ”Serraino Vulpitta”: i costi della sua gestione e delle sue innumerevoli e continue ristrutturazioni, a fronte delle carenze igieniche, di inadeguatezza strutturale, di scarsa vivibilità per chi vi è trattenuto e per chi vi lavora, denunciati più volte, anche da Medici senza Frontiere, sono stati in questi anni altissimi, al di fuori di ogni controllo.


L’anniversario della strage del “Serraino Vulpitta” non è mai stato una manifestazione rituale; ma quest’anno si carica di significati particolari, perché la verità su quanto successo undici anni fa non è ancora fatta; perché malgrado le tensioni e le violenze che hanno continuato a caratterizzare i centri di detenzione amministrativa in tutta Italia, ed in particolare a Trapani e malgrado i costi proibitivi, la scarsa efficacia che hanno dimostrato, per quanto riguarda l’accompagnamento effettivo dei migranti in frontiera, malgrado le continue violazioni dei diritti fondamentali delle persone che vi sono rinchiuse, si sta procedendo ad una ulteriore moltiplicazione di queste strutture disumane. Oggi denunciamo ancora, oltre l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la truffa della regolarizzazione negata ai lavoratori in Italia da anni, che hanno persino pagato i contributi previdenziali, ed ai quali oggi si propone, come unica alternativa all’espulsione, lo sfruttamento e la criminalizzazione.


Chiediamo di riprendere le visite delle associazioni indipendenti e le ispezioni dei parlamentari in tutti i CIE, soprattutto in quelle strutture che, come il Serraino Vulpitta, avrebbero dovuto essere chiuse da anni, come richiedeva la relazione finale della Commissione ministeriale “De Mistura” che nel 2007 aveva accertato gravi irregolarità.


Chiediamo la regolarizzazione degli immigrati, la riapertura dei canali di ingresso legale e la chiusura dei centri di detenzione amministrativa, anche in vista della prossima entrata in vigore della normativa comunitaria che impone di procedere al rimpatrio volontario prima di porre in essere le pratiche amministrative di rimpatrio forzato.

Aderiscono
Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, Stefano Galieni, Giornalista, Roma,Valeria Bertolino, Operatrice sociale, Trapani, Michela Nuzzo, Operatrice sociale, Trapani, Vincenzo Morfino, Operatore sociale, Trapani, Fausta Ferruzza, Forum antirazzista di Palermo, Alfonso Di Stefano, Cobas Catania, Barbara Crivelli, Cgil Catania, Annamaria Rivera, Università di Bari, Marco Paggi, avvocato, A.S.G.I., Padova, Alessandra Ballerini, Avvocato, Genova, Federica Sossi, Università di Bergamo, Pietro Milazzo, CGIL Sicilia, Paolo Ferrero, Federazione della Sinistra, Judith Gleitze, Borderline Europe, Giovanna Grisafi, Social Help Cgil Agrigento, Alessandro Dal Lago, Università di Genova, Salvatore Palidda, Università di Genova, Federico Rahola, Università di Genova, Gabriella Petti,Università di Genova, Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa,Ugo Mattei, Università di Torino, Elisabetta Grande, Università Piemonte Orientale, Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa, Mario Guarino, Avvocato, Fds, Palermo, Anna Bucca, ARCI,Sicilia, Filippo Miraglia, ARCI Immigrazione,Roma, Gianfranco Schiavone, ASGI, Trieste, Salvatore Agueci, Associazione Italia-Tunisia, Trapani, Nazarena Zorzella, Avvocato, ASGI,Bologna, Marcello Maneri,Università di Milano, Mimma Grillo, Forum antirazzista, Palermo, Giuseppe Mosconi, Università di Padova, Renato Franzitta, Cobas, Palermo, Paolo Cuttitta, Università di Palermo, Emilio Santoro, Università di Firenze, Carmen Cordaro, Avvocato, ASGI, Messina, Sergio Castiglione, PCLI, Celina Frondiz, ASGI, Roma, Martino Lo Cascio, Associazione Narramondi,Palermo, Marina Gori, Avvocato, ASGI, Sanremo, Massimo Pastore,Avvocato, ASGI, Torino, Associazione Babele, Grottaglie, Taranto, Alberto Biondo, Laici Comboniani, Palermo, Mario Affronti, SIMM, Ambulatorio Migranti Policlinico di Palermo,Venanzio Raspa, Università di Urbino, Silvia Petrini, Avvocato, ASGI, Firenze, Giancarlo Anello, Università di Parma, Manuela Spagnoli, Avvocato, Grosseto, Paola Ottaviano, Avvocato, Borderline Sicilia, Modica , Alessia Montuori, Associazione Senza Confine, Roma, Leopoldo Peratoner, pediatra, Trieste, Gianluca Vitale, Avvocato, ASGI, Torino, Donatella Loprieno, Università della Calabria, Germana Graceffo, Borderline Sicilia, Agrigento, Celina Frondiz, Avvocato, ASGI, Roma, Mimmo Bruno, Libera, Agrigento

30 dicembre e 3 gennaio, San Cipirrello e Portella della Ginestra: Una giornata per conoscere Libera e il progetto Libera Terra

In viaggio con Libera!



Una giornata per conoscere Libera e il progetto Libera Terra

Libera il gi(u)sto di viaggiare vi invita a una visita dei terreni e delle strutture confiscate alla mafia dell’Alto Belice Corleonese, gestiti dalle Cooperative di ‘Libera Terra’. Una giornata per visitare la cantina Centopassi e ascoltare i soci delle cooperative raccontare il loro lavoro. Il percorso si conclude a Portella della Ginestra, dove il 1° maggio 1947 avvenne la prima strage del dopoguerra per mano mafiosa. Un incontro sui luoghi della Memoria con dei testimoni privilegiati.

Data: 30 dicembre 2010 e 3 gennaio 2011

Destinazione: Valle dello Jato – Alto Belice Corleonese

Durata: mezza giornata

Tappe: San Cipirello, Portella della Ginestra

Quota di partecipazione: 10 euro per persona


Per informazioni e prenotazioni:

Libera il g(i)usto di viaggiare

Tel. 091.8577655 fax 091.8579541

Enza Sorci 3405663359 - Laura Speziale 3405667849

Sito web: www.ilgiustodiviaggiare.it


Scarica il programma

Libera Palermo, Associazioni nomi e numeri contro le mafie - I Sapori ed i Saperi della Legalità - P.zza Castelnuovo 13, 90141 Palermo - 091322023 - info@liberapalermo.org

1 gennaio, Palermo: Marcia-fiaccolata per la Pace


In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace si svolgerà a Palermo una marcia-fiaccolata - organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio - che partirà da Piazza Politeama alle ore 18.00 di Venerdì 1 Gennaio 2011 e che attraverserà le strade principali della città: via Ruggero Settimo e Via Maqueda, a conclusione della quale si terrà un momento di preghiera per la Pace, presso la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini.

Il 1° gennaio, giorno tradizionalmente dedicato alla Pace sin dal 1968 su iniziativa di Paolo VI, sarà accompagnato nel 2011 dal messaggio di Benedetto XVI, in occasione della 44° Giornata Mondiale della Pace: “Libertà religiosa, via per la pace”.

La Comunità di Sant’Egidio, sostenendo il Messaggio del Papa, inizia l’anno con il passo della pace e promuovere numerosissime manifestazioni in diverse parti del mondo per ricordare tutte la terre che attedono la fine della guerra e del terrorismo.

Vi preghiamo pertanto di comunicare la VS. adesione all’iniziativa tramite mail santegidio.palermo@libero.it entro mercoledì 29/12 p.v.

Comunità di Sant’Egidio
Piazza Beati Paoli, 10
90134 Palermo


sabato 25 dicembre 2010

28-30 dicembre, Palermo: Tre giorni di proiezioni, mostre e dibattiti e festa natalizia

25° compleanno... e 3 giorni di incontri, proiezioni, dibattiti e presentazioni di libri che si aggiungono all'ormai consueta festa natalizia

 
 


MARTEDI' 28 DICEMBRE 2010




c/o Galleria L'Altro


via Torremuzza 6 , Palermo


h. 16.30 – 20.00
Mostra: 25 anni di cooperazione



Esposizione manifesti, foto e video allestimento


h. 17.00
Proiezione video



Questo è il mio Paese mi chiamo Ngoino, documentario, di Adriano Foraggio (Italia, 2010, 21)


h.17.30
Dibattito



25 anni di cooperazione internazionale: testimonianze, racconti, foto e video dai progetti


Aperitivo – spettacolo con la musica e la danza afro-brasiliana del gruppo Zumbì






MERCOLEDI' 29 DICEMBRE 2010


c/o Galleria L'Altro


via Torremuzza 6 , Palermo


h. 16.30 – 20.00
Mostra: 25 anni di cooperazione



Esposizione manifesti, foto e video allestimento


h. 17.00
Proiezione video



dalla Summer School 2010


A Sud di Lampedusa - Docufilm di Andrea Segre (Italia, 2006, 32’)


Come Un Uomo Sulla Terra Docufilm, di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene (Italia, 2008, 61’)


C.A.R.A. Italia - Documentario, di Dagmawi Yimer (Italia, 2010, 40’)


in partenariato con Asinitas onlus e Zalab - Roma




GIOVEDI' 30 DICEMBRE 2010



c/o Galleria L'Altro


via Torremuzza 6 , Palermo


h. 16.30 – 20.00
Mostra: 25 anni di cooperazione



Esposizione manifesti, foto e video allestimento


h. 17.00
Proiezione video



La città immaginata, di Emanuele Vernillo (Italia, 2010, 9.48”)


Un buio perfetto, di Emanuele Vernillo (Italia, 2010, 9.24”)


h. 17.30
Presentazione del libro Il discorso ambiguo sulle migrazioni, AAVV, a cura di S. Palidda, casa editrice MESOGEA



Ne discutono Giorgio Bisagna, Sergio Cipolla, Fulvio Vassallo Paleologo, Jean Luis Edogue Ntang, Massimiliano Di Tota.



GIOVEDI' 30 DICEMBRE 2010



c/o Candelai


Via Candelai 65, Palermo


h. 22.00
Festa natalizia e concerto



con gli OM e il DJ set di Dario Panzavecchia (DJ ABNORMAL)
 


Calendario CISS 2011!




Il calendario racconta attraveso foto e schede di progetto i nostri interventi nel Sud del Mondo, in Algeria, Bolivia, Brasile, Egitto, Etiopia, Guatemala, Honduras, Libano, Macedonia/Bosnia/Albania, Marocco, Mauritania, Palestina, Repubblica Democratica del Congo e Tunisia.


Richiedete il Calendario CISS 2011 per telefono al numero 091.6262694, via e-mail all'indirizzo donazioni@cissong.org o vienici a trovare nelle nostre sedi a Palermo, Napoli e Bari.


Il contributo richiesto è di 6 Euro (più le eventuali spese di spedizione).


Il ricavato servirà per finanziare le nostre attività in Italia e all'estero.


sfoglia il calendario...
 
 
 

28 e 29 dicembre, Palermo: Spettacolo-concerto "Il canto dei sommersi e dei salvati"


Spettacolo-concerto

Il canto dei sommersi e dei
salvatisu testi di Primo Levi

28 e 29 dicembre

alle ore 21

Chiesa di S. Giovanni Decollato
(vicino biblioteca accanto alla questura centrale)

Ingresso gratuito



domenica 19 dicembre 2010

20 dicembre, Palermo: Proiezione del film documentario Home. La nostra Terra

LABORATORIO ZETA
LAICI COMBONIANI PALERMO

CAMBIARE IL SISTEMA, NON IL CLIMA

…verso CANCUN…

per la giustizia ambientale e sociale

PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO

HOME – LA NOSTRA TERRA

Lunedì 20 dicembre ore 20.00 presso
Laboratorio Zeta via Arrigo Boito, 7 Palermo

* la proiezione sarà preceduta da un aperitivo
“tosto” offerto dai laici comboniani*

C'è una parola che la voce narrante del film documentario HOME di Yann Arthus e ti si radica dentro in profondita', scavata con insistenza.
La parola che si ripete e' FASTER. Si riferisce alla nostra continua voglia di avere tutto, di piu', piu' cibo, piu' beni, consumi piu' irrefrenati per soddisfare i nostri bisogni, le politiche economiche irresponsabili e la nostra sete di cambiare in continuazione tutto quello che abbiamo. La fragilita' degli equilibri che tengono insieme l'uomo e la natura sono sempre troppo poco sottolineati.

Il film è composto da immagini aeree filmate in più di cinquanta paesi del mondo. Una voce fuori campo commenta il filmato, mostrando i grandi cambiamenti ambientali e sociali che la Terra sta subendo.

Un progetto ambizioso e di grande impatto, che rende ancora una volta possibile scoprire la meraviglia di un pianeta magnifico, sottolineandone al tempo stesso l’evidente fragilità.

Il film, che è stato prodotto senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili.

venerdì 17 dicembre 2010

18 dicembre e 29 dicembre: Serraino Vulpitta. Noi non dimentichiamo. Incontro-dibattito e manifestazione a Trapani

Serraino Vulpitta - Noi non dimentichiamo.

Ad 11 anni dalla strage appello per una manifestazione

Comitato "29 dicembre 1999"

Sabato 18 Dicembre 2010, ore 16.00

Incontro-dibattito alla Chiesa Valdese di via Orlandini 42, a Trapani

Enzo Caputo presenterà una lettura scenica dagli atti del processo penale.

Mercoledì 29 Dicembre 2010

Manifestazione e corteo, piazza Vittorio Emanuele, a Trapani

Nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre del 1999, a Trapani, all’interno del centro di permanenza temporanea per extracomunitari “Serraino Vulpitta”, dopo un tentativo di fuga duramente sedato dalle forze dell’ordine, dodici immigrati vennero rinchiusi in una cella, bloccata dall’esterno con una sbarra di ferro. Uno di loro diede fuoco ai materassi nel tentativo di farsi aprire la porta. Fu l’inferno. Nel rogo morirono subito, bruciati vivi, tre immigrati tunisini; altri tre moriranno nei mesi successivi in ospedale a causa delle gravissime ustioni riportate.

Il processo iniziato nel 2001, a carico dell’ex Prefetto di Trapani Leonardo Cerenzia, imputato di omicidio colposo plurimo, si è poi concluso con l’assoluzione, confermata nel 2005 da una sentenza della Corte di Appello di Palermo Malgrado il processo avesse consentito l’individuazione di ritardi ed omissioni gravi che avevano determinato il tragico bilancio di morti, questa strage è rimasta impunita.

Una successiva sentenza del Tribunale civile di Palermo ha riconosciuto la responsabilità dello stato per i danni morali e patrimoniali subiti da due immigrati sopravvissuti al rogo. La decisione del giudice civile, però, non ha condotto all’accertamento di alcuna responsabilità personale.

Lo stato ha pagato i danni subiti dai sopravvissuti, ma per la morte di RABAH, NASHREDDINE, JAMAL, RAMSI, LOFTI e NASIM non c’è nessun colpevole.

A distanza di undici anni dal rogo è ormai prossima l’apertura di un nuovo centro di detenzione, denominato oggi centro di identificazione ed espulsione (CIE), in contrada Milo alla periferia di Trapani, con la capienza di oltre duecento posti. All’interno di esso vi dovrebbe essere una sezione femminile ed anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Una struttura inutile e violenta, situata alla periferia di Trapani, caratterizzata da una serie di “blocchi” di cemento, che ha già divorato ingenti risorse economiche per la sua realizzazione, e che ancora ne divorerà per la sua gestione. Così come è successo per il ”Serraino Vulpitta”: i costi della sua gestione e delle sue innumerevoli e continue ristrutturazioni, a fronte delle carenze igieniche, di inadeguatezza strutturale, di scarsa vivibilità per chi vi è trattenuto e per chi vi lavora, denunciati più volte, anche da Medici senza Frontiere, sono stati in questi anni altissimi, al di fuori di ogni controllo.

L’anniversario della strage del “Serraino Vulpitta” non è mai stata una manifestazione rituale; ma quest’anno si carica di significati particolari, perché la verità su quanto successo undici anni fa non è stata ancora fatta; perché malgrado le tensioni e le violenze che hanno continuato a caratterizzare i centri di detenzione amministrativa in tutta Italia, ed in particolare a Trapani e malgrado i costi proibitivi, la scarsa efficacia che hanno dimostrato, per quanto riguarda l’accompagnamento effettivo dei migranti in frontiera, malgrado le continue violazioni dei diritti fondamentali delle persone che vi sono rinchiuse, si sta procedendo ad una ulteriore moltiplicazione di queste strutture disumane. Oggi denunciamo ancora, oltre l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la truffa della regolarizzazione negata ai lavoratori in Italia da anni, che hanno persino pagato i contributi previdenziali, ed ai quali oggi si propone, come unica alternativa all’espulsione, lo sfruttamento e la criminalizzazione.

Chiediamo di riprendere le visite delle associazioni indipendenti e le ispezioni dei parlamentari in tutti i CIE, soprattutto in quelle strutture che, come il Serraino Vulpitta, avrebbero dovuto essere chiuse da anni, come richiedeva la relazione finale della Commissione ministeriale “De Mistura” che nel 2007 aveva accertato gravi irregolarità.

Chiediamo la regolarizzazione degli immigrati, la riapertura dei canali di ingresso legale e la chiusura dei centri di detenzione amministrativa, anche in vista della prossima entrata in vigore della normativa comunitaria che impone di procedere al rimpatrio volontario prima di porre in essere le pratiche amministrative di rimpatrio forzato. Per tutte queste motivazioni vi invitiamo a partecipare alle manifestazioni che a Trapani ricorderanno la “Strage del Serraino Vulpitta”.




Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

Stefano Galieni, Giornalista, Roma

Valeria Bertolino, Operatrice sociale, Trapani

Michela Nuzzo, Operatrice sociale, Trapani

Vincenzo Morfino, Operatore sociale, Trapani

Fausta Ferruzza, Forum antirazzista di Palermo

Alfonso Di Stefano, Cobas Catania

Barbara Crivelli, Cgil Catania

Annamaria Rivera, Università di Bari

Marco Paggi, avvocato, A.S.G.I., Padova

Alessandra Ballerini, Avvocato, Genova

Federica Sossi, Università di Bergamo

Pietro Milazzo, CGIL Sicilia

Paolo Ferrero, Federazione della Sinistra

Judith Gleitze, Borderline Europe

Giovanna Grisafi, Social Help Cgil Agrigento

Alessandro Dal Lago, Università di Genova

Salvatore Palidda, Università di Genova

Federico Rahola, Università di Genova

Gabriella Petti,Università di Genova

Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

Ugo Mattei, Università di Torino

Elisabetta Grande, Università Piemonte Orientale

Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa

Mario Guarino, Avvocato, Fds, Palermo

Anna Bucca, ARCI,Sicilia

Filippo Miraglia, ARCI Immigrazione,Roma

Gianfranco Schiavone, ASGI, Trieste

Salvatore Agueci, Associazione Italia-Tunisia, Trapani

Nazarena Zorzella, Avvocato, ASGI, Bologna

Marcello Maneri, Università di Milano

Mimma Grillo, Forum antirazzista, Palermo

Giuseppe Mosconi, Università di Padova

Renato Franzitta, Cobas, Palermo

Paolo Cuttitta, Università di Palermo

Emilio Santoro, Università di Firenze

Carmen Cordaro, Avvocato, ASGI, Messina

Sergio Castiglione, PCLI

Celina Frondiz, ASGI, Roma

Martino Lo Cascio, Associazione Narramondi,Palermo

Marina Gori, Avvocato, ASGI, Sanremo

Massimo Pastore,Avvocato, ASGI, Torino

Associazione Babele, Grottaglie, Taranto

Alberto Biondo, Laici Comboniani, Palermo

Venanzio Raspa, Università di Urbino

Silvia Petrini, Avvocato, ASGI, Firenze

Giancarlo Anello, Università di Parma

Manuela Spagnoli, Avvocato, Grosseto

Paola Ottaviano, Avvocato, Borderline Sicilia, Modica

Alessia Montuori, Associazione Senza Confine, Roma

Leopoldo Peratoner, pediatra, Trieste

Gianluca Vitale, Avvocato, ASGI, Torino

Donatella Loprieno, Università della Calabria

Germana Graceffo, Borderline Sicilia, Agrigento

Celina Frondiz, Avvocato, ASGI, Roma

Mimmo Bruno, Libera, Agrigento

ISMu: In Italia 5.300.000 stranieri. Più di un milione è minorenne

L'Ismu presenta la fotografia dell'immigrazione in Italia. Calano la crescita degli arrivi nel nostro Paese e le denunce nei confronti degli stranieri

In Italia 5.300.000 stranieri. Più di un milione è minorenne

Nell’inverno del 2011 – probabilmente a febbraio - ci saranno in Italia tre nuovi "click-day" per accogliere legalmente, nel nostro Paese, stranieri extracomunitari in qualità di colf, badanti (circa 30 mila), oltra a lavoratori dipendenti di tutti gli altri settori (circa 52 mila). La famigerata procedura informatica permetterà a centomila persone - le più veloci a cliccare l’invio della richiesta di domanda di soggiorno al Viminale nel giorno stabilito dal governo - di avere il tanto agognato documento che garantisce la permanenza legale in Italia. Come nel 2007 e nel 2008 - date degli ultimi due decreti flussi - farà fede l’orario di invio della domanda al cervellone del ministero dell’Interno. La notizia arriva a Milano, durante il XVI convegno annuale della fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) - il quadro di riferimento nazionale per cifre e analisi sulla situazione degli stranieri in Italia - in cui è stata presentata l’ultima istantanea scattata sulla situazione dell’immigrazione nel nostro Paese ad oggi. Così, in attesa del nuovo D-Day dei flussi, possiamo provare a riflettere sui dati che parlano della condizione degli stranieri in Italia.

Oggi gli immigrati nel nostro Paese (regolarie e irregolari) sono 5.300.000: ci sono più stranieri in Italia che sardi, liguri, friulani e lucani messi insieme. All’anagrafe ne risultano iscritti quasi 4 milioni e 280 mila, di questi oltre un milione sono minori (triplicati dal 2003): più che tutti i torinesi messi insieme; e il 60% di loro è nato qui. Ultimamente però il tasso di fecondità degli stranieri si è adeguato a quello italiano: anche loro sono ora sotto la soglia di ricambio generazionale. A causa anche degli effetti della disastrosa congiuntura economica internazionale, gli stranieri non solo fanno meno figli ma abbandonano meno il proprio Paese. Il tasso di immigrazione si è abbassato del 36% rispetto all’epoca pre-crisi. La recessione però non ha scalfito l’incremento dell’occupazione degli immigrati, anzi ha dato loro una mano: quest’anno il loro tasso di attività supera del 10% quello nazionale, che sale al 14% se si considera la sola popolazione femminile, vista la crescente richiesta di badanti e colf. In periodi bui, infatti, aumentano i “lavori da immigrati”. Si assiste cioè all’etnicizzazione del lavoro, così come è in crescita l’economia sommersa. Questo non significa che la recessione non abbia toccato gli stranieri: anche loro si sono trovati ad affrontare il rischio della perdita dell’occupazione, soprattutto per i lavoratori dell’industria, e contemporaneamente hanno subito la concorrenza dei nuovi arrivati.

L’immigrazione, quindi, è una realtà consolidata e ancora in via di espansione: gli scenari presentati dall’Ismu prevedono un incremento medio annuo dell’immigrazione di 195mila persone per i prossimi 10 anni. Ma come si pongono gli “italiani originari" nei confronti delle nuove convivenze? Quasi un quinto pensa che la presenza degli immigrati sia un grave pericolo per il Bel Paese, secondo solo a disoccupazione e corruzione. L’identikit del perfetto xenofobo nostrano mostra un uomo single, in là con gli anni, che vive in un paesino del Nord-Est. L’Italia sta al secondo posto in Europa, dopo la Gran Bretagna, per percentuale di cittadini preoccupati degli effetti dell’immigrazione, nonostante siano notevolmente diminuite le denunce alle forze dell’ordine contro i cittadini stranieri (meno 14% nel 2009). La clandestinità - data dalla mancanza del permesso di soggiorno - viene messa in relazione alla criminalità da più di tre quarti degli italiani, più preoccupati degli altri europei che i "non regolari" (quindi più indifesi), vengano reclutati dalla malavita organizzata, ben radicata in diverse regioni italiane. In effetti, mentre il tasso dei delitti commessi dagli stranieri regolari è prossimo a quello degli italiani, quello degli irregolari è nettamente superiore, anche se sarebbe una mostruosità cadere nell’equazione irregolarità = criminalità.

Al di là di qualunque sistema di valori si voglia adottare, resta il fatto che, alla luce di questi dati, l’integrazione debba essere uno degli obiettivi fondamentali per i nuovi italiani, cioè per tutti coloro che vivono oggi nel nostro Paese (ma potremmo spingerci a dire nel mondo), qualunque sia la loro provenienza: è impensabile bloccare il corso della storia, e tentarci potrebbe essere veramente dannoso, oltre che sterile. Per tutti noi quindi, immigrati e non, l’integrazione - come recita quasi "scientificamente" un passo dei Common Basic Principles adottati dal Consiglio Europeo di Giustizia - è “un processo dinamico e bilaterale di adeguamento reciproco da parte di tutti”.

di Angiola Bellu (16 dicembre 2010)

Fonte: MIXAMAG