www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 23 agosto 2009

MEDITERRANEAONLINE, la rivista di cultura mediterranea presenta LA SESSUALITA' MEDITERRANEA



presenta

La sessualità mediterranea

L'argomento di luglio-agosto 2009 vuole essere una naturale prosecuzione del numero di giugno, che si è occupato della Condizione della donna nei Paesi del Mediterraneo.
In questo numero ci siamo impegnati a descrivere la Sessualità femminile nel Mediterraneo.

La nostra sessualità è una parte importantissima della nostra vita privata e sociale insieme. Come vive la propria sessualità una donna, una ragazza che vive in questa parte del mondo? Quali sono i limiti e le libertà che si possono riscontrare oggi? Come affrontare il discorso dell'emancipazione? Cosa scrivono le donne sulla propria sessualità? E l'arte e il cinema, la musica e l'economia? Come difendersi dagli abusi sessuali?

Abbiamo cercato di scrivere, in una forma leggera, racconti della sfera sessuale della donna nel Mediterraneo. Partendo dalla Sardegna e i suoi usi e costumi antichi, dalle ingerenze della chiesa nella vita intima della coppia ma soprattutto le raccomandazioni per la donna.

Nel matrimonio a Sa sardisca, raccontato da Claudia Zedda, si nota l'antica importanza della sessualità per gli affari familiari, sia per quanto riguarda il matrimonio sia nell'uso della prostituzione.

Se invece passiamo alla Tunisia di Miriam Dhouib, scopriamo che le donne parlano di se stesse in termini problematici, qualcosa che somiglia forse ai discorsi femministi del 68 europeo...

Con Tommaso Palmieri ci muoviamo nell'ambito letterario con un testo molto interessante di F. Mernissi, “L’Harem e l’Occidente”, dove si prova a svelare i luoghi comuni nell'immaginario collettivo sulla sessualità del mondo arabo.

Si rimane nel mondo arabo, e precisamente in Egitto con il pezzo di Cristina Giudice, che scrive di sessualità e religioni, attraverso gli occhi dell'Islam e del Cristianesimo. Un'analisi molto intrigante e veritiera delle posizioni religiose e sociali nelle diverse culture. L'Islam vede il sesso come parte integrante della felicità coniugale, al contrario il cristianesimo mortifica la donna, “in primis”, e il suo diritto al piacere sessuale. Il matrimonio resta per entrambe le culture una necessità inderogabile, dopodiché è concesso tutto, si legga a proposito dell'antica usanza dei "matrimoni a tempo determinato".

L'intervento di un luminare della scienza, Giuseppe Santa Cruz, ci aiuta a vedere la sessualità violata, in un modo che definirei popolare. Ossia discutere di un argomento così importante in un modo che tutti capiscano, e solo chi ha un'altissima competenza e professionalità può farlo.

Scopriamo però anche i sapori della tavola legati alla sessualità, che per molti anni viene vissuta solo attraverso il matrimonio. Il cibo legato alla cerimonia nuziale rimanda alle usanze private della coppia, sono di buon augurio di una felice relazione e procreazione, come il confetto alle mandorle, ma soprattutto i pani cerimoniali della tradizione sarda. Bianchissimi, così da ricordare la purezza, disegnati con molte forme così da divenire vere opere d'arte.

Con Silvia Nebbia conosciamo l'ultima opera di Saviano, dove ci svela anche le abitudini sessuali delle donne di camorra.

Con Cinzia Olianas facciamo un viaggio nella storia della sessualità tra gli antichi romani e greci.

Con Veronica Paniccia un viaggio nell'ottocento europeo, dove le cortigiane tentavano di liberarsi trasgredendo, e guadagnando, parecchio...

Nell'articolo di Paolo Sigura si affronta il discorso sulla prostituzione e l'interesse economico che deriva da un mercato globale dei corpi. Un pezzo che apre gli occhi sulla globalizzazione del sesso. Un'industria che non conosce crisi, e dove addirittura il mercato del sesso diventa parte integrante della bilancia economica di molti Paesi (le donne che si prostituiscono nei Paesi ricchi spediscono i loro soldi nei loro Paesi d'origine).

La musica che parla di sessualità, un tema affrontato da Ivano Steri, che fa un excursus del cambiamento sociale attraverso i testi delle canzoni. Dagli anni '50 ad oggi si può notare la qualità dell'emancipazione femminile in Italia.

La sessualità vista attraverso le più belle opere d'arte nel bel pezzo di Claudia Santa Cruz. Un viaggio affascinante e ricco di spunti positivi, che ci fa conoscere lo sviluppo della libertà di espressione fino ai giorni nostri.

Un viaggio che ci fa conoscere un aspetto fondamentale della nostra vita, attraverso molti occhi. Ci si abitua a leggere e vivere aspetti nuovi di un argomento antico quanto l'umanità. La sessualità è un concetto che viene studiato dalla psicologia, dalla sociologia e dalla medicina, dalla filosofia e dalla poesia. Concetto che affascina e imbarazza, che emoziona e che rende felici, quando è vissuta in libertà...

Buona lettura

http://www.mediterraneaonline.eu/it

CE.S.I.E.: SVE Servizio Volontario Europeo

4 progetti per partire al più presto!

Rivolti a giovani dai 18 ai 30.

1. Networking For European Citizenship – Romania, Gorj
Date: 17/08/09 – 17/02/10
Durata: 6 mesi
Attività: Il/la volontario/a farà parte di un gruppo di volontari provenienti da diversi paesi europei nella regione di Gorj in Romania. Il gruppo si occuperà di promuovere la cittadinanza attiva e il dialogo tra i giovani del posto attraverso lo sviluppo di diversi laboratori tematici utilizzando l'arte, il teatro, lo sport ecc. I volontari parteciperanno ad un periodo di formazione prima di cominciare a svolgere le attività.
Profilo del volontario/a: motivato, flessibile, felice di lavorare in gruppo, conoscenza basilare della lingua inglese (si farà un corso di lingua romena sul posto)
Scadenza per mandarci il CV e lettera di motivazione in inglese: 26/8/2009

2. Caradon Family Services - Inghilterra, Caradon (Cornovaglia)
Date: metà settembre
Durata: 9 mesi
Attività: il volontario italiano parteciperà in attività insieme ai volontari inglesi di questo progetto. Attività nell'asilo nido; attività di arte e teatro; attività interculturale; corsi di lingua; corsi di genitorialità; biblioteca di giocattoli che gira per la zona rurale di Cornovaglia; servizi informativi per famiglie;
Profilo del volontario/a: motivato di lavorare con il pubblico e con bambini, flessibile, conoscenza basilare della lingua inglese
Scadenza per mandarci il CV e lettera di motivazione in inglese: 26/8/2009

3. Rural Learn – Romania, Gorj
Date: 18/8/2009– 15/02/10
Durata: 6 mesi
Attività: Il progetto coinvolge 18 volontari di 18 paesi europei ed extra europei in un progetto nel quale i volontari promuoveranno la cittadinanza attiva e un dialogo tra giovani in una zona rurale. I volontari svilupperanno insieme attività per coinvolgere i giovani del posto così ognuno può portare le sue competenze ed interessi mentre si impara dagli altri.
Profilo del volontario/a: motivato, flessibile, felice di lavorare in gruppo, conoscenza basilare della lingua inglese (si farà un corso di lingua romena sul posto)
Scadenza per mandarci il CV e lettera di motivazione in inglese: 26/8/2009

4. Leave Your Footprint (Lascia la tua traccia) - Panevezys, Lituania
Date: 15/9/2009 - 15/9/2010
Durata: 12 mesi
Attività: Il/la volontario/a sarà insieme ad un volontario tedesco e svolgeranno il loro progetto in una biblioteca in una comunità nella Lituania. I volontari dovranno, con il sostegno dello staff, svolgere le seguenti attività: * asilo nido > organizzare attività per bambini di gioco che stimolano il loro interesse per i libri; * incontri per la comunità locale con scrittori, artisti, attori; * attività quotidiana nella biblioteca. Ogni volontario avrà la possibilità di sviluppare delle attività per condividere le loro culture e tradizioni.
Profilo: motivato, flessibile, felice di lavorare in gruppo
Scadenza per mandarci il CV e lettera di motivazione in inglese: 26/8/2009
Sarah Beal Europa Department Manager
CE.S.I.E - Centro Studi ed Iniziative Europeo
Legal address: Via B. Leto n. 1 - 90040 Trappeto PA - Italy
Office: Via Gorizia n. 22 – 90133 Palermo, Italy
CF: 97171570829
Tel: +390916164224 - Fax: +390916230849
www.cesie.it sarah.beal@cesie.it sve@cesie.it


venerdì 21 agosto 2009

Domeniche dal 23 al 30 agosto: Tutti i colori del mondo al Foro Italico

COMUNE DI PALERMO
CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE SULLE MIGRAZIONI
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it


“TUTTI I COLORI DEL MONDO”: Giochi e animazione le domeniche 23 e 30 agosto dalle ore 10.00 al Foro Italico.

Il Foro Italico è da tempo luogo naturale di aggregazione di integrazione tra bambini palermitani e bambini stranieri.
Da una idea nata in Consiglio territoriale per l’Immigrazione della Prefettura, e realizzata dalla Provincia Regionale di Palermo e dal Comune di Palermo, si svolgeranno proprio all’interno del Foro Italico, nelle domeniche del 23 e del 30 agosto (dalle ore 10.00 alle 12.00), due mattinate di giochi e animazione.
I giochi e le animazioni saranno offerti dal Settore Servizi Socio-Assistenziali del Comune di Palermo, attraverso le associazioni Ziggurat, Laboratori Riuniti, I Sicaliani e Acanumatata.
La Provincia Regionale di Palermo interverrà offrendo gadgets e gelati ai bambini, ed ha inserito l’iniziativa nel programma “Provincia in festa”.

domenica 9 agosto 2009

Badanti di pura razza padana

SATIRA PREVENTIVA

Badanti di pura razza padana, di Michele Serra

Grazie alle nuove norme contro l'immigrazione clandestina molti vecchietti dovranno fare a meno dell'assistenza domiciliare. Ecco un piano autarchico di sopravvivenza.

Grazie alle nuove norme contro l'immigrazione, la piaga delle badanti straniere che tengono in pugno i nostri vecchietti avrà finalmente fine. È pronto un piano autarchico per l'assistenza agli anziani e per la gestione patriottica dei lavori domestici.

Ecco i punti principali.

Autoassistenza Fare a meno della badante è la soluzione più diretta ed economica. Previsto un corso di autogestione per gli afflitti da Alzheimer e demenza senile. Il corso consiste in una lunga serie di nodi, uno diverso dall'altro, fino a un massimo di 20, da praticare su un fazzoletto enorme - quasi due metri quadrati - fornito dal ministero della Salute. Ogni nodo aiuterà l'anziano a ricordare autonomamente quello che deve fare nel corso della giornata. Ancora incerta l'efficacia del corso perché all'esame finale gli anziani avevano dimenticato il fazzoletto a casa.

Badanti autarchiche È ridicolo pensare che una ghanese, una moldava o una ecuadoriana sappiano lavorare meglio di una donna padana. Forte di questa convinzione, la Lega ha lanciato una grande campagna di reclutamento per badanti nostrane. Il bando è stato presentato in una sagra campestre nel cuore della Brianza. Alla mancanza di campi si è supplito pitturando di verde la maestosa distesa di capannoni. Gli oratori hanno esaltato le qualità impareggiabili della donna padana: la dentatura, l'altezza al garrese, la consistenza delle carni, la mansuetudine, la proverbiale resistenza fisica allo smalto per le unghie. Alle selezioni si sono presentate in decine di migliaia, convinte che si trattasse di un reality-show. Chiarito l'equivoco, sono rimaste in due. Hanno chiesto 5 mila euro mensili, grembiule firmato, televisione sempre accesa su Rete 4 e anziano da assistere di età non superiore ai quarant'anni, automunito e celibe.

Ronde Tra le funzioni ausiliarie delle ronde verrà introdotta anche l'assistenza agli anziani e ai disabili. Laddove una ronda oda lamenti e rantoli provenire da una casa, dovrà prontamente intervenire. L'equipaggiamento specifico prevede l'uso di un idrante per pulire rapidamente, e in pochi secondi, non solo l'eventuale incontinente, ma anche l'intero appartamento; un megafono per rivolgersi al non udente e impartirgli le istruzioni governative; un kit per l'estrema unzione, con pratiche confezioni monouso di olio santo e un abito talare da indossare sul posto per rassicurare il morente qualora il prete sia in ritardo. Se il morente non è cattolico, verrà anche sgridato.

Accessori L'industria nazionale offre accessori per anziani altamente qualificati, che le badanti straniere non usavano per pura ignoranza. Si va dal pappagallo disegnato da Giugiaro, con l'imbocco aerodinamico per velocizzare la minzione; al pannolone di Roberto Cavalli, con borchie, ovatta leopardata e chiusura a catenaccio; alla ormai popolarissima Dentiera di Silvio, che il premier regala ai vecchi bisognosi, con l'avvertenza di lavarla bene dopo l'uso perché la dentiera è una sola e va usata a rotazione tra tutti gli aventi diritto. Il governo favorirà con incentivi economici l'uso di questi prodotti, che hanno il vantaggio di far sentire il lungodegente o l'agonizzante partecipe del rilancio economico.

Colf filippine Come segno di apertura, le più meritevoli verranno nazionalizzate e avviate a corsi di rieducazione, gestiti da anziane colf italiane che insegneranno alle inesperte asiatiche come usare il battipanni sul balcone alle sei di mattina cantando 'Granada', come rimanere incinte già al primo mese di lavoro, come friggere nello strutto per un paio d'ore qualunque alimento compresa la frutta fresca. Tutte tradizioni del lavoro domestico italiano da custodire gelosamente.

Fonte: Repubblica L'Espresso del 13 luglio 2009

Siamo tutti clandestini!


Murale ad Orgosolo (Sardegna)

Dal reato di clandestinità al regolamento sulle ronde. Ecco cosa cambia

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha firmato il decreto contenente il regolamento per la costituzione delle ronde, come previsto dal pacchetto sicurezza. Il regolamento, che sara' pubblicato oggi nella Gazzetta Ufficiale, prevede tra l'altro che le ronde possano essere composte massimo da tre persone con piu' di 18 anni, non armate, non iscritte a partiti politici e che si muovano a piedi.

Ecco nel dettaglio le misure:

IN TRE E NON ARMATI - L'attivita' delle ronde sara' di ''mera'' osservazione e segnalazione, in specifiche aree del territorio comunale. Gli 'osservatori volontari', che ne faranno parte, potranno vigilare in nuclei di massimo tre persone, senza mezzi motorizzati e animali. Anche se in possesso di porto d'armi, gli 'osservatori' non dovranno avere con loro armi oaltri oggetti contundenti.

ALMENO 18 ANNI, NO DENUNCE O CONDANNE - Potra' far partedelle ronde chi ha non meno di 18 anni, buona salute fisica e mentale, nessuna dipendenza da droga o alcol, non aver avuto denunce o condanne per delitti non colposi, non aderire a movimenti o associazioni o gruppi organizzati.

DIVISA GIALLO FLUORESCENTE - Gli 'osservatori volontari' che faranno parte delle ronde indosseranno, come divisa, una casacca di colore giallo fluorescente, con sopra stampato il logo dell'associazione a cui appartengono e il nome del comune in cui operano. Non potranno, dunque, utilizzare uniformi, emblemi, simboli o altri distintivi riconducibili a corpi di polizia, a forze armate, ai corpi forestali, alla protezione civile o che facciano riferimento a partiti o movimenti politici. Le divise non potranno avere neppure il logo di sponsorizzazioni private.

FINALITA' E' SOLIDARIETA' SOCIALE - Lo scopo delle ronde e' quello di segnalare alle polizie locali o alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazione di disagio sociale. Tra gli scopi sociali che devono risultare dall'atto costitutivo delle associazioni c'e' quello di prestare attivita' di volontariato con finalita' di solidarieta' sociale, nell'ambito della sicurezza urbana.

NO FINANZIAMENTI PARTITI - Le ronde devono svolgere la loro attivita' gratuitamente e non essere espressione di partiti o movimenti politici, ne' di organizzazioni sindacali. Le associazioni che vogliono iscriversi all'albo non possono essere ad alcun titolo collegate a tifoserie organizzate, ne' possono ricevere sovvenzioni, o altri tipi di finanziamento, provenientida partiti, sindacati o tifoserie.

ALBO ASSOCIAZIONI IN PREFETTURA, SINDACI ORGANIZZANO CORSI -L'albo delle associazioni sara' istituito in ogni prefettura. Ad organizzare i corsi di formazione e aggiornamento saranno i sindaci. La domanda di iscrizione dovra' essere indirizzata al sindaco del comune dove ha sede l'associazione. L'iscrizione all'albo e' decisa dal prefetto, sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Il prefetto annualmente provvede alla revisione dell'albo verificando che le associazioni abbiano mantenuti i requisiti richiesti. In caso di mancanza dei requisiti o di violazione delle norme il prefetto decide se revocare l'iscrizione all'albo.

DA OGGI CLANDESTINITA' E' REATO Chi entra in Italia o vi soggiorna clandestinamente commette un reato. Per avere la cittadinanza si dovra' pagare una tassa da 200 euro. La permanenza nei centri di identificazione ed espulsione potra' arrivare fino a sei mesi. Sono alcune delle altre misure del ddl sicurezza che entra in vigore oggi.

REATO DI CLANDESTINITA' - L'immigrazione clandestina diventa reato. L'articolo 21 del testo introduce nell'ordinamento il reato di ''ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato''. I clandestini non rischiano l'arresto, ma si vedranno infliggere un'ammenda dai 5mila ai 10mila euro, con espulsione immediata. La norma rende obbligatorio denunciare i clandestini all'autorita' giudiziaria tranne che per i medici e i presidi per i quali e' stata prevista un'apposita deroga.

NEI CIE FINO A 180 GIORNI - L'extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno puo' rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Fino ad oggi il periodo era di due mesi.

TASSA DI 200 EURO PER AVERE CITTADINANZA - Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sara' fissata dai ministeri dell' Interno e dell'Economia tra gli 80 e i 200 euro.

QUERELLE SUI 'BIMBI INVISIBILI' - Giuristi e politici si sono divisi sulla possibilita' per le madri clandestine di riconoscere i figli nati in Italia alla luce del fatto che la clandestinita' diventa reato. Secondo la maggioranza non ci sara' alcun problema, visto che una norma della Bossi-Fini da' la possibilita' alle puerpere irregolari di avere un permesso di soggiorno fino al compimento del sesto mese del bambino. Secondo l'opposizione, alcune associazioni e diversi giuristi, il fatto che la clandestinita' diventi reato ostacola l'applicazione 'tout court' del permesso di soggiorno temporaneo se non altro perche' per l'ufficiale all'anagrafe scatterebbe immediato l'obbligo di denuncia. In piu', per avere diritto ad ogni tipo di prestazione pubblica (come l'iscrizione all'anagrafe) si prevede che occorrano il passaporto o il permesso di soggiorno. In assenza dei due documenti il riconoscimento della prole non sarebbe dunque possibile. I bambini potrebbero diventare cosi' adottabili.

CARCERE SE SI AFFITTA A CLANDESTINI - Si rischia il carcere fino a 3 anni se si da' in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.



REGISTRO DEI 'CLOCHARD' - I senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.

CARCERE FINO A TRE ANNI SE SI OLTRAGGIA PUBBLICO UFFICIALE - Chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a 3 anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed Ente a cui questo appartiene, il reato si estingue. Nessuna condanna se e' il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari.

INASPRITO IL 41 BIS - Detenzione piu' lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri ''ad hoc'' per i boss preferibilmente sulle isole. Piu' difficile per loro comunicare anche con l'esterno.

NASCE ALBO PER BUTTAFUORI E AMMINISTRATORI GIUDIZIARI - Anche i 'gorilla' che vigilano sulla 'pace' fuori da pub e discoteche dovranno avere particolari requisiti (li decidera' il Viminale) e avranno presto un loro albo. E un Albo ad hoc lo avranno anche gli amministratori giudiziari.

OBBLIGO DENUNCIA 'PIZZO' PER COSTRUTTORI - Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Bastera' che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore e' assicurata.

STRETTA PATENTI E VIA PUNTI PER INFRAZIONI IN BICI - Il testo prevede anche una stretta per chi guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti e sui requisiti per il rilascio della patente. Sono previste anche aggravanti per chi non rispetta il codice stradale di notte dalle 22 alle 7 e la sottrazione di punti dalla patente per chi commette infrazioni in bicicletta.

Fonte: Siciliainformazioni.it

Clandestina, si getta nel fiume: «Temeva la nuova legge» a Ponte San Pietro, vicino a Bergamo

9 agosto 2009

Fatima Aitcardi, 27 anni, si è buttata nel Brembo. Per il fratello si sarebbe uccisa perché «terrorizzata» dalle norme sulla sicurezza.
Si è buttata nel fiume, poche ore prima di diventare una clandestina punibile con l'espulsione. Un peso troppo grande per Fatima Aitcardi, 27enne marocchina che giovedì sera si è suicidata gettandosi nelle acque del Brembo a Ponte San Pietro, vicino Bergamo. A identificarne il corpo ieri è stato il fratello di 23 anni, Mohamed, che in mattinata era andato dai carabinieri per denunciare la scomparsa della ragazza.
Fatima era uscita di casa attorno alle 14 di giovedì, e non aveva più dato sue notizie. Voleva farla finita, oppressa dal suo dramma di clandestina. «Era depressa perché non riusciva a diventare u'immigrata regolare» ha raccontato il fratello, aggiungendo: «Fatima era terrorizzata dalla nuova legge».
Ovvero dal testo sulla sicurezza, che da oggi introduce il reato di clandestinità, punibile con l'espulsione. Fatima non voleva lasciare l'Italia, dove era arrivata cinque anni fa, e il fratello, immigrato regolare. Ma non era mai riuscita a ottenere il permesso di soggiorno, nonostante diversi tentativi.
La residenza era un sogno proibito per la ragazza, sconosciuta alle autorità e ai registri anagrafici. Una donna fragile, che aveva pochi contatti al di fuori della famiglia. L'unica amica che aveva era una conoscente della madre, con cui si vedeva sporadicamente. Fatima era triste, e preoccupata. Una vittima perfetta della depressione, in cui era caduta ultimamente. Un'ombra nera, pesante come un macigno per la ragazza. Che giovedì sera ha scelto di togliersi la vita, per scappare lontano da quella data che temeva come la fine di tutte le sue speranze. Così giovedì ha lasciato i familiari, forse già decisa a farla finita. E poco dopo si è buttata nel Brembo, come se volesse attuare una muta e disperata protesta. La polizia l'ha riportata a riva alle 21, dopo che una donna aveva visto riaffiorare il suo corpo proprio sotto il ponte del centro storico, in paese.
La morte di Fatima ha riacceso le polemiche sul reato di clandestinità. Una norma duramente contestata da Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali della Camera, che afferma: «Il suicidio di Fatima è un atto sconvolgente, che mostra in modo drammatico quale sia la realtà della vita per molti immigrati. Un gesto che deve far riflettere tutti sulla necessità di avere, in materia di immigrazione, regole più eque ed efficaci che non generino paura, sempre foriera di solitudine e insicurezza. Per adesso la politica della destra su questi temi è stata inefficace, perché ha generato paura e non ha combattuto la clandestinità».

Fonte: Il secolo XIX

martedì 4 agosto 2009

Respingimenti collettivi di migranti in Libia

Respingimenti collettivi di migranti in Libia

Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo

[30 Luglio 2009]

Dopo una giornata convulsa caratterizzata da trattative segrete tra i governi maltese, libico ed italiano, sono stati respinti in Libia 14 migranti soccorsi in acque internazionali rientranti nella zona SAR [salvataggio e soccorso] maltese, a 35 miglia a sud di Lampedusa. I naufraghi, tra i quali due donne ed un minore, si trovavano su un gommone alla deriva nel Canale di Sicilia raggiunto da un peschereccio di Mazara del Vallo che è stato costretto dalle autorità maltesi a restare per ore a fianco del gommone, senza prendere a bordo nessuno, in attesa che arrivassero gli ordini dei governi ed i militari [una motovedetta della guardia di finanza italiana] ai quali era stato impartito il comando di ricondurre tutti i migranti in Libia. Come riferisce il giornale La Repubblica i migranti «erano rimasti senza benzina», secondo il racconto di Nicolò Russo, comandante del peschereccio Florio. «Erano stremati. Gli abbiamo dato acqua e cibo». Evidentemente i migranti erano stremati ma non tanto da consigliare ai militari della guardia di finanza il rispetto delle più elementari norme di umanità, oltre che delle regole di comportamento e dei doveri di salvataggio imposti dalla normativa italiana e dal diritto internazionale e comunitario.
Come riferisce La Repubblica infatti, dopo un’attesa di ore al largo della costa di Lampedusa, le autorità marittime italiane hanno deciso di applicare ai migranti il cosiddetto «respingimento» e hanno ordinato al comandante di una motovedetta della Guardia di finanza di far rotta verso la costa libica con i naufraghi a bordo. Giunti in prossimità delle acque nazionali libiche, a circa 12 miglia dalla costa, i migranti sarebbero stati «consegnati» dall’unità della guardia di finanza ad una delle motovedette ad equipaggio misto con bandiera libica, cedute dall’Italia alla Libia, lo scorso mese di maggio. Si può ritenere che dopo l’arrivo in porto gli stessi migranti siano stati consegnati al ministero dell’interno libico, sottoposti ad interrogatorio ed internati in un centro di detenzione.
Le testimonianze raccolte anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sui maltrattamenti subiti dai migranti a bordo delle unità militari italiane durante il viaggio di rientro verso Tripoli, e poi da parte dei poliziotti libici, fanno presagire il peggio, mentre la comunità internazionale, e soprattutto l’Italia, sembrano incapaci di imporre a Gheddafi il rispetto dei diritti umani dei migranti in transito o respinti in Libia. Evidentemente gli stati europei, che partecipano alle missioni di FRONTEX, e l’Italia in particolare,non garantiscono tali diritti neppure nel territorio sul quale esercitano poteri sovrani, come vanno qualificate le unità militari battenti bandiera italiana in acque internazionali, se ordinano ai comandanti delle navi impegnate nel «contrasto dell’immigrazione clandestina» comportamenti che sono in aperta violazione di tutte le regole del diritto interno, del diritto comunitario e del diritto internazionale.
Quanto è avvenuto in questi giorni è frutto degli accordi che sono stati conclusi dal governo Prodi con il governo libico nel dicembre del 2007 [Protocolli operativi per il pattugliamento congiunto a mare e per il controllo delle frontiere meridionali della Libia] e dal governo Berlusconi nel mese di agosto del 2008 [Trattato di amicizia italo-libico], allo scopo di bloccare l’emigrazione verso le isole siciliane, lasciando alla marina maltese il compito di «organizzare» i soccorsi nella vastissima zona SAR che per ragioni economiche rimane ancora attribuita a Malta, con una estensione che va dalle acque internazionali antistanti la Tunisia a quelle antistanti la Libia.
A nessuno sembra importare la sorte dei potenziali richiedenti asilo, oltre il 75 per cento di coloro che sono sbarcati lo scorso anno a Lampedusa avevano presentato una istanza di protezione internazionale, delle donne, vittime di violenza in Libia e dei minori non accompagnati vittime di un traffico frutto delle politiche proibizioniste dei governi europei. L’attenzione generale sembra rivolta verso il progetto di esternalizzazione delle domande di asilo, nel quale si vorrebbe coinvolgere anche l’UNHCR, ed in questa direzione è già in programma una missione in Libia del Commissario europeo Barrot, sembrerebbe accompagnato dal più alto esponente dell’UNHCR Gutierrez.
Il comportamento seguito in questa ultima occasione dalla Guardia di Finanza, evidentemente su direttiva del ministero dell’interno, appare censurabile innanzitutto alla luce del Decreto 14 luglio 2003, tuttora in vigore, con il quale si stabilivano le regole di ingaggio delle unità militari navali coinvolte nelle operazioni di contrasto dell’immigrazione clandestina.
Il decreto ministeriale attuava gli articoli 11 e 12, commi 9-bis e seguenti del testo unico 286 del 1998 [come modificato dalla legge Bossi-Fini del 2002], rispettivamente in materia di potenziamento e coordinamento dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre e in materia di fermo, ispezione e sequestro delle navi adibite o coinvolte nel traffico illecito di migranti.
Secondo l’art.1 di questo decreto, «ferme restando le competenze stabilite dall’art. 11, comma 3, del testo unico, il raccordo degli interventi operativi in mare e i compiti di acquisizione ed analisi delle informazioni connesse alle attività del comma 1 sono svolti dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del Dipartimento della pubblica sicurezza, di seguito denominata Direzione centrale».
Secondo lo stesso decreto «la Direzione centrale esamina con immediatezza gli interventi da effettuare anche sulla base di accordi di riammissione e di intese conseguite con il Paese del quale il natante batte bandiera o da cui risulta partito, nonché gli interventi da effettuare su natanti privi di bandiera e dei quali non si conosce il porto di partenza». Le attività previste dal presente decreto sono svolte «tramite il dispositivo aeronavale della Marina militare, della Guardia di finanza, del Corpo delle capitanerie di porto e delle altre unità navali o aeree in servizio di polizia. L’intervento si estrinseca nell’esercizio dei poteri di polizia dell’alto mare diretti al monitoraggio, alla sorveglianza, all’individuazione, al controllo degli obiettivi navali in navigazione ed all’accertamento dei flussi migratori clandestini».Il decreto firmato da Pisanu nel 2003 precisa poi che «restano immutate le competenze del Corpo delle capitanerie di porto per quanto riguarda la salvaguardia della vita umana in mare. Nell’espletamento di tali attività le situazioni che dovessero presentare aspetti connessi con l’immigrazione clandestina, ferma restando la pronta adozione degli interventi di soccorso, devono essere immediatamente portate a conoscenza della Direzione centrale e dei comandi responsabili del coordinamento dell’attività di contrasto all’immigrazione clandestina indicati agli articoli 4 e 5».
Le attività delle unità militari italiane in mare «possono assumere il carattere di: a) sorveglianza; b) intervento di soccorso, il cui coordinamento e’ di competenza del Corpo delle capitanerie di porto; c) intervento di polizia, la cui competenza e’ attribuita, in via prioritaria, alle Forze di polizia secondo i piani regionali di coordinata vigilanza nella acque territoriali ed interne e alle Forze armate e di polizia secondo quanto indicato al successivo art. 4 per le acque internazionali.
Gli interventi di soccorso e di polizia possono essere concomitanti». Non si vede dunque quale sia la base giuridica che consente ai mezzi della marina militare ed adesso della guardia di finanza, di eseguire respingimenti collettivi verso un paese che non è neppure firmatario della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, e che viola sistematicamente tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani e sulla condizione delle donne e dei minori.
Il decreto ministeriale del 2003 è assai preciso nel definire le attività che le navi militari italiane possono compiere in acque internazionali.

In base all’art. 5. [Attività in acque internazionali]

1. Ai fini della prevenzione e del contrasto del traffico illecito di migranti in acque internazionali è assicurata una costante attività di sorveglianza finalizzata alla localizzazione, alla identificazione e al tracciamento di natanti sospettati di traffico di clandestini.
2. L’attività di identificazione è svolta prevalentemente con il concorso dei mezzi aerei assegnati e cooperanti al fine di ottenere la situazione di superficie dell’area di competenza.
3. La fase di tracciamento deve essere condotta, compatibilmente con la situazione contingente e con i sensori disponibili, in forma occulta al fine di non vanificare l’intervento repressivo nei confronti delle organizzazioni criminali che gestiscono l’illecito traffico.
4. In considerazione dell’area interessata alle operazioni e del potenziale informativo disponibile da parte degli assetti aeronavali, ed al fine di rispettare i criteri di efficienza, efficacia ed economicità dell’impiego, il Comando in capo della squadra navale [CINCNAV] svolge la necessaria azione di raccordo delle fasi di pianificazione dell’attività di cui al comma 1, in stretta cooperazione con il Comando generale della Guardia di finanza [CENOP] e con il Comando generale delle Capitanerie di porto [centrale operativa].
5. Nella fase esecutiva ciascuna amministrazione/ente è responsabile dell’emanazione delle direttive attuative ai mezzi dipendenti, tenendo debitamente informati gli altri. Le unità della Marina militare, per le specifiche caratteristiche e capacità dei sistemi di comunicazione di cui dispongono, assumono il coordinamento operativo nei casi in cui mezzi di diverse amministrazioni si trovino ad operare sulla medesima scena d’azione. La Marina militare -CINCNAV riceve, tramite le strutture di comando e direzione delle amministrazioni di appartenenza, i rapporti delle unità impiegate, dirama ai mezzi coinvolti sulla scena d’azione le modalità di dettaglio e le direttive di intervento ed affida gli obiettivi specifici. In tale contesto, i mezzi aeronavali delle Forze di polizia e delle Capitanerie di porto che operano nella stessa area e con le stesse missioni, devono stabilire collegamenti radio con le unità della Marina militare.
Secondo l’art.7 del decreto 14 luglio 2003 «nell’assolvimento del compito assegnato l’azione di contrasto à sempre improntata alla salvaguardia della vita umana ed al rispetto della dignità della persona».

Di particolare importanza quanto previsto da questa stessa norma secondo la quale [comma 2] «su conformi direttive della Direzione centrale le unità navali …………………..procedono, ove ne ricorrano i presupposti, all’effettuazione dell’inchiesta di bandiera, alla visita a bordo, qualora sussista un’adeguata cornice di sicurezza, ed al fermo delle navi sospettate di essere utilizzate nel trasporto di migranti clandestini, anche al fine di un loro possibile rinvio nei porti di provenienza». E ancora secondo la stessa norma, «fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo, ove si renda necessario l’uso della forza, l’intensità, la durata e l’estensione della risposta devono essere proporzionate all’intensità dell’offesa, all’attualità e all’effettività della minaccia». Il contrasto a mare dell’immigrazione clandestina previsto dalla normativa italiana prevede soltanto la ipotesi del «rinvio nei porti di provenienza delle imbarcazioni cariche di migranti» e non il trasbordo forzato o la traduzione [o la deportazione] dei migranti soccorsi in acque internazionali in porti di paesi dai quali in ipotesi potrebbero anche non essere mai transitati.
Nessuna disposizione del decreto ministeriale 14 luglio 2003, firmato dal ministro dell’interno pro-tempore Pisanu, autorizza dunque la «riconsegna» di naufraghi o di migranti, comunque soccorsi da unità militari italiani in acque internazionali, ad unità battenti bandiera libica, o peggio la riconduzione di queste stesse persone in un porto libico, come è avvenuto a partire dal 7 maggio scorso.
L’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998, prevede poi al comma secondo il «respingimento differito» da chi sia stato ammesso nel territorio nazionale per motivi di soccorso, sempre che non operi una delle cause di non respingimento dettate da Convenzioni internazionali o dall’art. 19 del Testo Unico sull’immigrazione, che vieta espressamente il respingimento di chi proponga una istanza di protezione internazionale, di chi sia minore, delle donne che versano in stato di gravidanza e di tutti coloro che potrebbero essere allontanati verso un paese nel quale rischiano di subire trattamenti inumani o degradanti [come il caso documentato della Libia].
Diverse associazioni, tra le quali l’ASGI, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, avevano inoltrato una circostanziata denuncia alla Commissione Europea, al Comitato ONU per i diritti umani, al Commissario Europeo per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa, a seguito dei respingimenti collettivi effettuati dall’ Italia verso la Libia a partire dal 6 maggio 2009.
Riportiamo di seguito alcuni dei punti più importanti della denuncia presentata dall’ASGI e da altre associazioni perché le stesse censure si possono rivolgere ancora oggi all’operato della guardia di finanza che, su ordine del ministero dell’interno italiano, ha riconsegnato ad una motovedetta a bandiera libica, ed a equipaggio misto, libico ed italiano, 14 migranti tra i quali due donne ed un minore, che sono stati ricondotti a Tripoli, e si trovano adesso in stato di detenzione.
Nella denuncia presentata dall’ASGI, e da altre associazioni, si ricorda come «il giorno 7 maggio 2009, 227 persone [40 donne di cui 3 incinte] a bordo di 3 barconi sono state soccorse in zona SAR maltese da motovedette italiane, a 35 miglia marittime dall’isola di Lampedusa. Per quanto è dato sapere, a seguito di accordi con la Libia, i comandanti di alcune navi militari italiane hanno accolto a bordo tutti i migranti per poi riportarli immediatamente in Libia, ove sono stati consegnati alle autorità libiche. L’8 maggio è avvenuto un secondo respingimento dopo che un rimorchiatore italiano in servizio su una piattaforma dell’ENI ha intercettato un barcone con 77 persone e lo ha riportato in Libia.
Analoghe operazioni sono state compiute anche nei giorni successivi, come affermato agli organi di stampa dal Ministro dell’interno italiano, il quale, al 10 maggio, indica in circa 500 i migranti riconsegnati alla Libia, qualificando gli episodi come «risultato storico».
Come risulta dal sito
www.fortresseurope.blogpsot.com, in un mese e mezzo sarebbero oltre 1.100 i migranti respinti dalle unità militari italiane verso il confine delle acque territoriali libiche e lì presi in consegna da unità battenti bandiera libica, come le motovedette donate dall’Italia alla Libia nel maggio del 2009.
Nessuna delle persone trasportate in Libia è stata ufficialmente identificata, e questa è la prassi costante dei respingimenti in acque internazionali verso la Libia, decisi dal governo italiano a partire dal mese di maggio del 2009, né è stata rilevata la nazionalità, la minore età, lo stato di gravidanza delle donne, le condizioni di salute dei migranti, né verificate eventuali richieste di protezione internazionale. Allora come nell’ultimo caso verificatosi ieri si è trattato di respingimenti collettivi vietati da tutte le convenzioni internazionali.
Operatori umanitari e giornalisti hanno raccolto numerose testimonianze su tali episodi consultabili sui siti di Migreurop [Parigi], di Picum [Bruxelles], di Borderline Europe [Berlino] e di Fortress Europe [Roma]; testimonianze confermate anche da rapporti di agenzie internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch [HRW]. Immagini video agghiaccianti sul respingimento verso Tripoli effettuato il 7 maggio scorso da una nave della marina militare italiana sono state diffuse da due giornalisti francesi e sono facilmente reperibili su internet.
L’UNHCR ha ripetutamente espresso forte preoccupazione al Governo italiano per gli avvenimenti sopra riportati ritenendo che le operazioni messe in atto dal Governo italiano siano «in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali. Questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano. Confermando che fra coloro che sono stati rinviati in Libia vi sono persone bisognose di protezione, l’UNHCR ha reiterato la richiesta al governo affinché riammetta queste persone sul proprio territorio sottolineando che, dal punto di vista del diritto internazionale, l’Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento» [UNHCR – comunicato stampa 15 maggio 09].
Come ricorda l’ASGI nel suo esposto denuncia, «la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, il Patto internazionale sui diritti civili e politici proibiscono il respingimento, diretto o indiretto, di richiedenti asilo. Tale obbligo deve essere rispettato da tutte le autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere, di prevenzione e di contrasto all’immigrazione clandestina, anche se svolte in ambito extraterritoriale». Ogni persona intercettata e salvata in mare deve essere condotta in un «luogo sicuro» che deve essere interpretato non solo in conformità al diritto internazionale marittimo ma anche al diritto umanitario e dei rifugiati. Anche in presenza di accordi con i paesi terzi ai quali vengono rinviati gli immigrati , gli Stati di invio non sono esentati dal rispettare gli obblighi assunti in ambito internazionale, e si rendono corresponsabili di eventuali violazioni perpetrate nei confronti delle persone respinte.
Con i respingimenti verso la Libia da parte della marina militare e della guardia di finanza sono state violate le Convenzioni del diritto del mare e gli aggiornamenti più recenti sottoscritti dall’Italia, ma non dal governo maltese, al quale pure si riconosce la responsabilità di coordinamento delle azioni di salvataggio nelle acque internazionali del Canale di Sicilia. Un vero e proprio trucco, un gioco delle parti tra il governo maltese e quello italiano, per evitare gravissime responsabilità internazionali, ma anche l’esito politico-diplomatico di una contraddizione esplosa nei suoi risvolti più tragici nel caso della nave PINAR alcuni mesi fa, una sottile questione diplomatica che consente di delegare le principali responsabilità delle azioni di salvataggio ad un governo, quello maltese, che non riconosce gli aggiornamenti più recenti delle convenzioni internazionali a salvaguardia della vita umana in mare. Tanto alla fine, il «lavoro sporco» di respingimento in Libia lo fa la marina militare o la guardia di finanza italiane. E su questo Malta plaude. Ma l’Italia, almeno, non può sottrarsi agli obblighi di salvataggio e di accoglienza che le derivano dalle Convenzioni internazionali, se non dalle leggi interne e dalla Costituzione repubblicana.
Come si rileva nella denuncia dell’ASGI, «dal primo luglio 2006 le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare del maggio 2004, sicuramente vincolanti almeno per l’Italia», stabiliscono che «il Governo responsabile per la regione SAR in cui sono stati recuperati i sopravvissuti è responsabile di fornire un luogo sicuro o di assicurare che tale luogo venga fornito» e definiscono tale luogo come «una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse e dove la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è minacciata; dove le necessità umane primarie [cibo, alloggio, servizi medici] possono essere soddisfatte e possa essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale».
Le Linee guida del 2004, quindi, chiariscono che la nave che presta soccorso costituisce temporaneamente un luogo sicuro, ma che essa dovrebbe essere sollevata da tale responsabilità non appena possano essere intraprese soluzioni alternative. Tali linee guida sottolineano la necessità di evitare lo sbarco di richiedenti asilo e rifugiati, soccorsi in mare, in quei territori ove la vita e la loro libertà sarebbero minacciate. Per cui per determinare se sia un «luogo sicuro» per i richiedenti asilo occorre effettuare le opportune verifiche tenendo conto delle circostanze particolari di ogni singolo caso.
L’Italia, che ha ratificato i suddetti strumenti internazionali incluso le Linee Guida, dopo aver soccorso i migranti in mare avrebbe dovuto condurli in un luogo sicuro. Tale luogo è da individuare nell’Italia essendo il Paese più vicino e sicuro dove i migranti sarebbero stati protetti da gravi violazioni dei diritti umani e avrebbero potuto, nel caso, accedere alla protezione internazionale in attuazione del diritto italiano, comunitario e internazionale.
Certamente i migranti non potevano, e non possono, essere consegnati alle autorità libiche, sia perché non vi è certezza che da quel Paese provenissero, sia perché il territorio libico non può ritenersi «luogo sicuro», in quanto non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, né le principali Convenzioni in materia di diritti umani, e numerosi sono i rapporti internazionali che denunciano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti dei migranti.
Come già sottolineato dall’ASGI, «le operazioni di intercettazione e di salvataggio e di trasbordo di migranti in acque internazionali su unità navali italiane hanno radicato la giurisdizione italiana ai sensi dell’art. 92 dell’UNCLOS e dell’art. 4 del codice penale italiano e negli stessi termini si esprimono gli artt. 2, 3, 4 del codice della navigazione. Essendo le unità navali «territorio italiano», le autorità italiane erano/sono tenute ad applicare il diritto nazionale, comunitario ed internazionale».
Tenuto conto che la Libia non può essere considerato Paese terzo sicuro, le Autorità italiane avrebbero dovuto rispettare l’obbligo del divieto di refoulement di cui all’art. 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. La norma ha carattere assoluto ed inderogabile e deve essere applicata sia sul territorio dello Stato parte sia in ambito extraterritoriale.
Tale principio ha ormai travalicato i confini del diritto internazionale dei rifugiati nel quale è nato, ampliando la propria portata a tutto il diritto internazionale dei diritti umani; in tal senso si deve ricordare l’art. 3
1 della Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani e degradanti che dispone «Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura».
Anche l’interpretazione dell’art. 7 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, data dal Comitato per i Diritti Umani con il General Comment n. 20: Art. 7 [10/03/1992], si muove nella medesima ottica, affermando al par. 9 che «Gli Stati parte non devono esporre gli individui al pericolo di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti al ritorno in un altro Paese, a seguito della loro estradizione, espulsione o refoulement».
Si evidenzia come, a livello regionale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con orientamento ormai costante, ha ravvisato, nel caso di rinvio di persone verso Paesi ove sarebbero esposte al rischio reale di subire torture o trattamenti disumani o degradanti, una violazione dell’art. 3 della CEDU si vedano, tra le altre, le sent. Soering v. UK, Chahal v. UK, Ahmed v. Austria].
Con i respingimenti dei migranti verso la Libia, attuati nei giorni scorsi, l’Italia ha violato l’art. 3 Cedu nella misura in cui li ha consegnati alle autorità di un Paese senza verificare e senza avere elementi di esclusione che in quel Paese fossero sottoposti a trattamenti inumani e degradanti e/o a rischio per la loro stessa vita, nonostante la notorietà delle condizioni in cui sono tenuti i migranti in Libia [in transito o lì arrivati come paese di destinazione] nei campi/prigioni e da dove spesso sono fatti partire senza mezzi né risorse verso il deserto, incontro a morte sicura.
Ma nel caso dei respingimenti verso la Libia ricorre una violazione ancora più grave del diritto internazionale. L’art. 4 del Protocollo n. 4 alla Cedu vieta le espulsioni collettive di stranieri.Nella denuncia presentata dall’Asgi, si rileva che «tale divieto è stato palesemente violato, nonostante l’assenza di formali provvedimenti amministrativi [non] adottati dall’Italia ai sensi dell’art. 10 e dell’art. 13 del D.Lgs. 286/98 come successivamente si evidenzierà». Anche il comportamento materiale dello Stato, infatti, va ritenuto rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 del Protocollo n. 4, avendo come effetto concreto il rinvio in massa degli stranieri [secondo il Ministro dell’interno varie centinaia] verso un Paese asserito come di provenienza.
Va ricordato che secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani sono espulsioni collettive tutte quelle misure che obbligano gli stranieri «in quanto gruppo» a lasciare un Paese.
Se il divieto vale per le espulsioni disposte con formale provvedimento amministrativo, non può non valere parimenti quando l’effetto sia raggiunto attraverso un mero comportamento di fatto attuato dalle autorità pubbliche.
L’art. 63 co. 1 del Trattato delle Comunità europee dispone che la legislazione comunitaria adottata dagli Stati membri dell’UE deve essere applicata in conformità alla Convenzione di Ginevra e ad altri trattati internazionali.
Con il trasbordo di centinaia di migranti su navi militari italiane e la loro riconsegna alle autorità libiche l’Italia ha violato il Regolamento CE n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006 [che istituisce un Codice comune relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone] in quanto:
• Al punto n. 7 del Preambolo si stabilisce che «Le verifiche di frontiera dovrebbero essere effettuate nel pieno rispetto della dignità umana. Il controllo di frontiera dovrebbe essere eseguito in modo professionale rispettoso ed essere proporzionato agli obiettivi perseguiti»;
Tanto nei respingimenti effettuati direttamente a Tripoli da parte di unità della marina militare lo scorso maggio, quanto adesso nel caso dei respingimenti effettuati con l’intervento di unità navali della Guardia di finanza, come si osserva nella denuncia presentata dall’ASGI, «non è stata affatto rispettata la dignità dei migranti, consegnati alle autorità libiche nonostante non siano cittadini di quel Paese e nel quale sono certamente sottoposti a trattamenti inumani e degradanti per la sola condizione di migranti irregolari, come è oramai pacificamente accertato in numerosi Rapporti internazionali».
• Al punto 20 del medesimo Preambolo si afferma che «Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Dovrebbe essere attuato nel rispetto degli obblighi degli Stati membri in materia di protezione internazionale e di non respingimento».
Non vi è stato rispetto di nessuno dei diritti fondamentali della persona riconosciuti dal diritto comunitario così come dalla Carta europea, in quanto a nessuno dei migranti intercettati e rinviati in Libia è stato consentito l’accesso alla procedura per la protezione internazionale, così come non è stato accertato che in Libia fossero rispettati il diritto alla dignità umana [art. 1], alla integrità della persona [art 2], a non essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti [art. 4], alla libertà e alla sicurezza [art. 6], al rispetto delle vita privata e familiare [art. 7], all’asilo politico [art. 18].
• L’art. 3 lettera b) del Regolamento stabilisce che «esso si applica a chiunque attraversi le frontiere interne o esterne di uno Stato membro senza pregiudizio dei diritti dei rifugiati e di coloro che richiedono protezione internazionale in particolare per quanto concerne il non respingimento».
• L’art. 7 del Regol. 562/2006 prevede che «chiunque attraversi la frontiera è sottoposto a una verifica minima che consenta di stabilirne l’identità dietro esibizione dei documenti di viaggio».
Non risulta che nel caso dei respingimenti in acque internazionali le autorità italiane abbiano verificato se e di quali documenti erano in possesso i migranti portati in Libia o se siano stati in altro modo identificati. In questo modo l’Italia ha omesso di compiere le verifiche minime necessarie per conoscere i Paesi di origine dei migranti e dunque per avere elementi di certezza che il rinvio dalla Libia a quei Paesi non avrebbe comportato la violazione dei diritti umani.
• L’art. 13 del Regol. 562/2006 consente agli Stati di respingere gli stranieri che non soddisfino i requisiti per l’ingresso ma si cura di prevedere che «Ciò non pregiudica l’applicazione dei disposizioni particolari relative al diritto d’asilo e alla protezione internazionale» e comunque stabilisce che «Il respingimento può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise. Il provvedimento è adottato da un’autorità competente secondo la legislazione nazionale ed è di applicazione immediata». Un successivo capoverso precisa, inoltre, che «le persone respinte hanno il diritto di presentare ricorso. I ricorsi sono disciplinati conformemente alla legislazione nazionale».
Anche nell’ultimo caso di respingimento effettuato ieri in acque internazionali da una unità della Guardia di finanza, non risulta che sia stato emesso nessun provvedimento scritto e motivato, ciò che comporta una violazione della disposizione del Regolamento comunitario.
L’ASGI ricorda, in proposito, «che i Regolamenti comunitari hanno piena efficacia normativa nel territorio dello Stato e ovunque esso eserciti poteri riconducibili alla propria potestà di imperio e alla propria sfera giurisdizionale. L’Italia pur avendo accolto i migranti sulle sue unità navali – considerate «estensioni galleggianti del territorio italiano» – non ha consentito loro di accedere a qualsivoglia procedura per il riconoscimento del diritto di asilo in base ai decreti legislativi di recepimento della normativa comunitaria e dell’art. 10 comma 3 della Costituzione italiana.
Il mancato accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale ha comportato la violazione della Direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione ai cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.L’art. 21 paragrafo 1 obbliga gli Stati membri a rispettare il principio di non refoulement in accordo con gli obblighi internazionali.
E’ stata violata altresì la Direttiva 2005/85/CE Norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, recepita dal decreto legislativo n. 25 così come modificato del decreto legislativo n. 159.
Il punto 13 del Preambolo della Direttiva prevede il diritto del richiedente asilo ad avere «un accesso effettivo alle procedure», di disporre di «sufficienti garanzie procedurali per far valere i propri diritti in ciascuna fase della procedura» e, non da ultimo, il “diritto di rimanere in attesa della decisione dell’autorità accertante». Si tratta di principi e diritti consacrati in specifici articoli della direttiva, tra cui gli artt. 6 e 7 e, non da ultimo, dall’art. 35, che fa obbligo ad ogni Stato membro di autorizzare comunque il richiedente asilo a rimanere nella zona di frontiera ai fini dell’ ammissione alla procedura per il riconoscimento dell’asilo.
Come osserva l’ASGI nel suo esposto denuncia, «se i migranti versavano in stato di pericolo di vita era dovere dell’Italia soccorrerli e dunque trasbordarli sulle unità navali militari italiane. Avere effettivamente accolto sulle navi italiane i migranti equivale a riconoscere che questi versavano effettivamente in stato di pericolo, in quanto in assenza di esso ci si troverebbe di fronte ad un comportamento illecito delle autorità navali che avrebbero attuato un illegittima coazione fisica dei migranti trasbordandoli, contro la loro volontà o con artifizi e raggiri, dalle loro imbarcazioni alle navi militari. Già si è detto che le navi italiane sono territorio italiano [art. 4 c.p.; artt. 2,3 e 4 del Codice della navigazione; art. 92 UNCLOS]. In attuazione della legislazione nazionale, in territorio italiano doveva essere verificata la specifica posizione delle persone e assicurata la loro ammissione alla procedura di asilo in presenza di apposita richiesta».
Nessuno degli accordi tra Italia e Libia legittima operazioni di riconsegna alla Libia dei migranti intercettati in acque internazionali in quanto l’accordo del dicembre 2007 prevede il pattugliamento congiunto da eseguire al limite delle acque costiere libiche al fine di rimandare indietro le imbarcazioni carichi di migranti in fuga dalla Libia. Ad ogni modo detti Accordi non potrebbero mai consentire alle autorità italiane di violare le norme costituzionali, le norme comunitarie e quelle internazionali.
L’operazione di riconsegna dei naufraghi alle unità libiche è stata affidata questa volta ad una imbarcazione della Guardia di Finanza, anche se di solito gli interventi di questo tipo, almeno negli ultimi due mesi, sono stati condotti da mezzi della Marina Militare. Non sappiamo se questa scelta corrisponda ad una reazione di dignità da parte dei vertici della Marina Militare oppure ad un normale avvicendamento nelle operazioni di «contrasto dell’immigrazione clandestina».
Ma vorremmo almeno chiedere alla magistratura italiana, per quanto tempo ancora questi abusi potranno compiersi senza che un solo giudice penale avverta il dovere di intervenire per sanzionare violazioni che mettono l’intero governo italiano e la catena di comando che gestisce il contrasto a mare dell’immigrazione irregolare sul banco degli imputati.
Ricordiamo tutti le parole accorate di alcuni militari della marina che pochi mesi fa lamentavano il lavoro sporco che era stato loro imposto riconsegnando richiedenti asilo, donne, bambini indifesi ai loro carcerieri libici. Tutti hanno visto lo scempio dei corpi dei migranti riconsegnati, sulla banchina del porto di Tripoli, dalle nostre unità militari al ministero dell’interno libico. L’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati ha denunciato le percosse e la sottrazione di beni inflitte ai migranti sulle nostre unità militari prima della riconsegna alla polizia libica.
Al di là delle norme di diritto interno e dei trattati internazionali, per le quali ci saranno indagini e processi, a livello internazionale soprattutto, e assai probabili condanne, vorremmo proprio chiedere agli uomini ed ai comandanti della guardia di finanza come riusciranno a raccontare ai loro figli quello che stanno facendo nelle acque del Canale di Sicilia contro i migranti in fuga dalla Libia. A tutti, ai cittadini italiani così impauriti dall’«emergenza immigrazione», a coloro che sostengono l’operato del ministro Maroni, e che si compiacciono per i suoi «successi storici», vorremmo chiedere ancora di quanto si sentono più “sicuri” dopo che alcune decine o centinaia di migranti in fuga sono stati riconsegnati dalle nostre forze armate ai loro aguzzini.

Fonte: http://www.carta.org/campagne/migranti/18188

Presentazione di Marcella Croce: Guida ai Sapori perduti e L'Anima nascosta del Giappone



Due inviti per le presentazioni di due libri di Marcella Croce

‘Guida ai sapori perduti’

‘L’anima nascosta del Giappone’

rispettivamente a Cefalù e a Marsala, dove verrà presentata anche una mostra fotografica.

Università di Palermo: italiano per stranieri, al via le lezioni per 112 allievi di 21 Paesi



3 agosto 2009

Italiano per stranieri, al via le lezioni per 112 allievi di 21 Paesi. Alle 18 visita dello Steri e presentazione del
corso

Giovani libici e ucraini, russi e statunitensi, bosniaci e spagnoli, a lezione di italiano durante le vacanze estive. Provengono da 21 Paesi diversi i 112 allievi che da oggi, 3 agosto, seguiranno il corso intensivo di lingua italiana avviato dalla Scuola di lingua italiana per stranieri dell'Ateneo, diretta da Mari D'Agostino. Fino al 28 agosto quattro settimane intensive di studio, di 20 ore settimanali, con classi di tutti i livelli e composte da un massimo di 12 studenti, con insegnanti qualificati e metodi innovativi. Un'occasione per imparare e migliorare la propria conoscenza dell'italiano e anche per scoprire le bellezze della Sicilia.
Alle 18 tutti i nuovi allievi parteciperanno a una visita guidata dello Steri e alla presentazione del corso. L’8 agosto è prevista una gita a Segesta, Erice e San Vito lo Capo.
Per informazioni visitare il sito
www.itastra.unipa.it o inviare una e-mail all’indirizzo: scuolaitalianostranieri@unipa.it

Fonte: Ateneo News n. 81 del 3 Agosto 2009

Human Rights' Cup: La H.R.Y.O. chiede un minuto di silenzio a favore dei diritti umani in occasione della Supercoppa italiana 2009 a Pechino



8 AGOSTO 2009 – OSSERVAZIONE DI UN MINUTO DI SILENZIO A FAVORE DEI
DIRITTI UMANI
In occasione della Supercoppa Italiana 2009 che si giocherà nella città di Pechino l’8 agosto c.a. nello stadio Bird's Nest la H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization chiede alla Figc Federazione Italiana Giocatori Calcio, Coni Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Lega Calcio, alla F.C. Internazionale Milano, alla S.S. Lazio di osservare un minuto di silenzio a favore dei Diritti Umani, prima dell’inizio della partita.
Tenendo conto delle violazioni in termini di Diritti Umani che hanno caratterizzato e che caratterizzano il sud est asiatico e la politica di repressione adottata dal governo cinese nei confronti delle minoranze etniche; considerando la difficoltà di reperire informazioni adeguate alla reale situazione di quelle zone teatro di massacri e crimini contro l’umanità, nonostante l’ausilio delle tecnologia che ha favorito il diffondersi dell’informazione; la H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization richiede che venga rispettato un minuto di silenzio in memoria delle vittime come segno della solidarietà dell’Occidente a tutti quei popoli a cui non sono garantiti i Diritti Umani.
Il recente appello lanciato dal Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, lo scorso 27 luglio 2009, al governo di Pechino avviano ad un nuovo percorso basato sulla collaborazione tra i due paesi protagonisti di questo secolo, USA e Cina. Il Presidente statunitense ha precisato “che la religione la cultura di tutti i popoli debbano essere rispettate e protette e che tutte le persone abbiano
il diritto di esprimere le proprie opinioni. Questo vale per le minoranze etniche e religiose in Cina, come per le minoranze negli Stati Uniti, dove il sostegno ai diritti umani e la difesa della dignità delle persone sono radicati”.
Venti giorni prima anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrando il Presidente cinese Hu Jintao, ha affrontato la spinosa questione dei Diritti Umani. "Abbiamo concordato sul fatto che lo stesso sviluppo economico in Cina apre nuove prospettive e pone nuove esigenze nel campo dei diritti dell'uomo", dichiara Napolitano al termine dell’incontro, ricordando come l’Italia continuerà ad impegnarsi per il rispetto mondiale dei Diritti Umani "nel massimo
rispetto delle ragioni cinesi e dell'autonomia delle istituzioni" del paese asiatico.
L’Occidente da sempre promotore dei Diritti Umani ha un’importante occasione per ricordare al governo cinese che il rispetto di tali Diritti è fondamentale per uno sviluppo equo e giusto della società tutta. La serrata censura del governo cinese impedisce di farsi una reale idea delle violazioni compiute. Come è già accaduto durante le passate olimpiadi, svoltesi proprio a Pechino nel 2008, è
necessario riaccendere i riflettori e l’interesse mondiale al fine di favorire una maggiore promozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Lo Staff

Per ulteriori informazioni:
+39 348 5644084
+39 338 5421643

H.R.Y.O. Human Rights Youth Organization
Sede Legale: via M11, 13/7 Monreale 90046
Codice Fiscale 97234960827
Mobile: +39 348 5644084
Fax: + 39 091 7791040
Legale rappresentante: Marco Farina

La H.R.Y.O. è un’associazione no-profit volta alla salvaguardia dei Diritti Umani

Ospitano badanti irregolari, sequestro immobile

OSPITANO BADANTI IRREGOLARI,SEQUESTRO IMMOBILE
ARCEVIA (ANCONA), 30 LUGLIO 2009

I carabinieri di Arcevia hanno sequestrato nella frazione di Piticchio un immobile, del valore di 500 mila euro, dove una donna di 83 anni e il figlio di 61, E.N. e A.F., ospitavano due donne albanesi prive di permesso di soggiorno. I due sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per aver assunto alle proprie dipendenze come badanti le due straniere irregolari. L'immobile, che ha una superficie di circa 250 metri quadrati, con circa 1.500 mq di giardino annesso, nel caso si dovesse giungere a una condanna di madre e figlio sarà oggetto di confisca e, nel caso sia disposta la vendita, il ricavato potrebbe essere destinato al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina. (ANSA)

Fonte: http://fortresseurope.blogspot.com/2009/07/brevi-dalla-frontiera-n-2.html

domenica 2 agosto 2009

Archivio della cooperazione on-line

E' on-line l'Archivio della Cooperazione (ITALIA)
La prima banca dati digitale e pubblica dei progetti di cooperazione non governativa italiana e di educazione allo sviluppo.
L'Archivio della Cooperazione è un progetto del COCIS (Coordinamento Ong per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo) realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e in collaborazione con sedici ONG, tra cui il CISS.
L'obiettivo centrale dell’Archivio della Cooperazione è rilanciare la cooperazione non governativa italiana attraverso la raccolta, la catalogazione e la messa in rete del bagaglio di esperienze che ciascuna Ong ha accumulato in decenni di impegno, riassunte in sintetiche schede informative.E' possibile consultare l'archivio sul sito web
www.archiviong.org , la ricerca può essere effettuata in base ai seguenti criteri:

Paese - Anno di inzio - Ong - Ente finanziatore - Progetto iniziati da 3 anni - Parole chiave.

Perchè l'Archivio della Cooperazione?
- Per creare un luogo virtuale di incontro e di dialogo per gli operatori presenti e futuri della cooperazione.
- Per valorizzare il grande patrimonio di esperienze della cooperazione italiana.
- Per agevolare lo studio e l'approfondimento da parte di docenti, esperti e studenti.
- Per sapere "chi agisce, cosa fa, come e dove" nel mondo della cooperazione italiana.
- Per creare una rete di scambio sulle best practices e per fare nascere nuove collaborazioni.

Corso gratuito di formazione "Cittadinanze 2010" per n° 15 migranti

Service Above Self – He Profits Most Who Serves Best
DISTRETTO 2110

ROTARY CLUB PALERMO TEATRO DEL SOLE
Commissione Azione d’Interesse Pubblico

Con il Patrocinio di:

Comune di Palermo
Provincia Regionale di Palermo
Università degli Studi di Palermo
Associazione Industriali della Provincia di Palermo
Federazione delle Associazioni di Impresa di Palermo


Bando di Selezione

per l’ammissione di n° 15 migranti

al corso di formazione “Cittadinanze 2010”


Finalità
Il Club Rotary Palermo Teatro del Sole nell’ambito del proprio programma istituzionale di Azione di Interesse Pubblico intende favorire l'integrazione culturale e l'inserimento sociale di cittadini neo ed extra comunitari residenti nel comune di Palermo migliorandone e facilitandone l'accesso ai servizi e alle informazioni sui loro diritti, sui loro doveri e sulle opportunità disponibili per uno sviluppo, in prevalenza imprenditoriale e professionale.

Destinatari
Il corso è rivolto a n. 15 migranti più n. 3 uditori, donne e uomini, scolarizzati a livello medio superiore, incensurati, in possesso di regolare permesso di soggiorno e con una padronanza della lingua italiana adeguata a poter seguire il percorso formativo
Modalità e termini di partecipazione

La partecipazione al corso è gratuita. La domanda di partecipazione al corso e l’auto dichiarazione potrà essere ritirata presso la sede del Rotary club Palermo Teatro del Sole ” sita in via Sampolo 77/E, Palermo tel. 091 - 301527 il martedì dalle ore16.00 alle ore 18,00, o presso il Centro studi e documentazione sulle migrazioni del Comune di Palermo sito in Vicolo della neve all’Alloro telefono 091 6169221 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.30 e consegnata, debitamente compilata, entro e non oltre le ore 12.00 del 15 settembre 2009.

I candidati dovranno auto dichiarare di essere residenti nel Comune di Palermo, di possedere almeno un titolo di studio superiore di frequenza quinquennale anche se conseguito all’estero, impegnandosi in tal caso a produrre la relativa certificazione entro la fine del corso.

Inoltre dovranno allegare il curriculum vitae redatto in conformità con il format europeo, n° 2 foto tessere, fotocopia della carta d’identità, fotocopia del codice fiscale . Il corso avrà inizio nel mese di ottobre 2009 e termine entro luglio 2010, per complessive 80 ore .

La selezione dei candidati che avranno presentato domanda entro il termine indicato verrà svolta da un’equipe di psicologi del lavoro con apposite procedure di assessment center volte ad accertarne la motivazione e il potenziale professionale e, in caso positivo, saranno ammessi alla frequenza del Programma nel suddetto numero massimo di 15 più tre uditori, con attenzione, a parità di risultati ottenuti durante la selezione, ad un corretto equilibrio tra uomini e donne e precedenza, a parità di punteggio, ai più giovani di età.

Gli interessati convocati dovranno presentarsi, senza ulteriori comunicazioni, alla data ed all’ora indicata,muniti di valido documento di riconoscimento (carta di identità, passaporto, patente di guida, patente nautica, libretto di pensione, patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, porto d'armi,tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un'amministrazione dello Stato. Art.35 del D.P.R. n. 445\2000).

Gli assenti al colloquio, nei giorni stabiliti, qualunque siano i motivi, saranno considerati rinunciatari.

Graduatoria finale

I risultati delle prove di selezione e la graduatoria degli ammessi al corso, unitamente alla data d’inizio delle attività, saranno affisse dopo 48 ore dalla conclusione delle operazioni di selezione presso la sede.

Le lezioni si svolgeranno nelle ore pomeridiane del lunedì e del mercoledì dalle 18.30 alle 20.30.

La partecipazione all’iniziativa non prevede alcuna forma di compenso e/o di rimborso spese.

Frequenza e ammissione agli esami finali
La frequenza al corso è obbligatoria. E’ consentito un numero massimo di ore di assenza, a qualsiasi titolo, pari al 20% del totale delle ore autorizzate. Gli allievi che supereranno tale limite saranno esclusi d’ufficio dal corso. Saranno ammessi agli esami finali gli allievi che abbiano frequentato almeno l’80% delle ore autorizzate.
A fine corso è previsto un incontro individuale con l’equipe di psicologi per la registrazione dei progressi in ordine alla motivazione e alla visione del proprio sviluppo futuro. In tale sede quanti avranno superato con successo il corso riceveranno il previsto Attestato di Partecipazione e avranno facoltà di autorizzare la presentazione del proprio profilo ad Organizzazioni e Imprese interessate.


Trattamento dei dati personali
Ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 30 Giugno 2003, n. 196, i dati personali forniti dai candidati sono raccolti presso la sede del Rotary Club Palermo Teatro del Sole.
Il conferimento dei dati personali è obbligatorio ai fini delle procedure selettive. Le finalità del trattamento sono quelle esclusivamente legate agli scopi istituzionali del presente bando. Le modalità del trattamento sono esclusivamente quelle di cui all’art. 11 del codice sulla privacy e dunque il trattamento avverrà :
a) in modo lecito e secondo correttezza;
b) per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini non incompatibili con tali scopi;
c) su dati esatti e, se necessario, aggiornati;
d) su dati pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;
e) su dati conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati. Il trattamento di dati personali per scopi storici, di ricerca scientifica o di statistica è compatibile con gli scopi per i quali i dati sono raccolti o successivamente trattati e può essere effettuato anche oltre il periodo necessario a questi ultimi scopi cui sono destinati i dati. Il titolare del trattamento dati è il rappresentante legale del Rotary Club Palermo Teatro del Sole nella persona del Presidente Pro-Tempore.

Per ulteriori informazioni rivolgersi a

Centro studi e documentazione sulle migrazioni del Comune di Palermo
Vicolo della neve all’Alloro
Telefono 091 6169221

Rotary Club Palermo Teatro del Sole

Il Presidente
Dott. Ugo Tarantino

Newsletter CE.S.I.E. Young Migrants Women in Europe (YoMiWoE)