www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 31 marzo 2009

Venerdì 3 aprile ore 18.00 sit-in antirazzista: manifesti contro i Rom





Berlino, 1932

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento,
perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato,
perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente,
perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.



Direzione Didattica Alcide De Gasperi
P.zza Papa Giovanni Paolo II, 24 – 90146 – Palermo
Tel 091513992 - Fax 091 6702949
E-mail: paee013002@istruzione.it - elemdegasperi@libero.it

Questa mattina (31 marzo 2009, ndr.) la zona compresa tra il campo Rom, Stadio e Piazza G. Paolo II (ex P.zza A. De Gasperi), è stata tapezzata da manifesti razzisti firmati da Forza Nuova e da altre sigle, nei confronti dei Rom del campo nomadi della Favorita e degli immigrati in genere.
Il contenuto offende la nostra sensibilità di persone, cittadini ed educatori.
Di fronte a questa esplosione di manifesta intolleranza non possiamo rimanere a guardare in silenzio.
La nostra scuola, che accoglie da 15 anni i bambini Rom e di nazionalità non italiana, intende dare una risposta di accoglienza, serenità, umanità al tentativo di diffondere paura, terrore e conseguente avversione nei confronti della comunità Rom e di tutti gli immigrati.

VENERDI' 3 APRILE
ALLE ORE 18
INCONTRIAMOCI TUTTI NELLO SPAZIO VERDE ATTREZZATO DI VIALE DEL FANTE, TRA LO STADIO DELLE PALME E IL CAMPO ROM, PER UN SIT-IN DI PROTESTA CONTRO QUESTO TENTATIVO DI DISUMANIZZAZIONE DELLA SOCIETA' E PER LA DIFESA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UOMO.
VI INVITIAMO A DIVULGARE L'INIZIATIVA E A PARTECIPARE NUMEROSI, COINVOLGENDO SCUOLE, STUDENTI, FAMIGLIE, CITTADINI.

M. Giovanna Granata (Dirigente Scolastico) e i Docenti

Centro Biotos, venerdì 3 aprile ore 17.00: presentazione libro di Cezary Bronowski sul teatro italiano e siciliano del 900

L'Associazione Italiana per la Ricerca storico-critico-letteraria, in collaborazione con la Società Dante Alighieri, venerdì 3 aprile, alle ore 17, presso il Centro Biotos - Via XII Gennaio 2 organizza un incontro per presentare il nuovo libro di Cezary Bronowski, direttore dell'Istituto di Itanialistica presso l'Università di Torun, in Polonia, sul teatro italiano e siciliano del novecento.

Introdurranno Domenica Perrone e Gaetano De Bernardis.


Relatori i professori Natale Tedesco e Salvatore Ferlita.


All'illustre ospite sarà consegnato, da parte del Presidente della Provincia Regionale di Palermo un riconoscimento ufficiale per l'attenzione rivolta al nostro territorio e per la diffusione della sua cultura.

Comitato Dante Alighieri di Palermo

3-4 aprile a Palermo: Forum Internazionale per la Pace e il Disarmo Nucleare nel Mediterraneo



Nell’ambito della 1° Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, l’equipe promotrice organizza il Forum Internazionale per la Pace e il Disarmo Nucleare nel Mediterraneo, che si svolgerà a Palermo il 3 e 4 Aprile 2009


Venerdì 3 Aprile

11:30-14:00 h.
Apertura istituzionale del Forum per la Pace
Incontro e colazione con la Stampa e le Autorità

15:00-18:00 h.
Conferenza dei Rappresentanti delle Nazioni del Mediterraneo e del mondo Accademico sui conflitti, gli armamenti nucleari, e il processo di pace nell’area del Mediterraneo.

Intervento dei bambini degli asili Multietnici di Ubuntu-Ambasciatori di Pace del Mediterraneo.

Hanno confermato la loro partecipazione il Console onorario di Malta
Dott. Alfredo Barbaro

Il Prof. Angelo Baracca Fisico
Ali Abu Awwad, attivista palestinese, pacifista e promotore della nonviolenza
Prof. Leoluca Orlando, parlamentare
Alfonso Di Stefano, rappresentante della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella.

Dichiarazione dell'Impegno Etico degli studenti per la Pace e la Nonviolenza


Sabato 4 Aprile

A partire dalle 18:00


Apertura della festa con artisti di strada e animazione per i più piccoli
Mostra estemportanea "Shout the Peace" organizzata dai ragazzi della Human Youth Right Organization
Gazebo di presentazione della associazioni del comitato promotore della Marcia
Altre attività organizzate dalle associazioni da definire

A partire dalle 21:00
Mario Azzolini presenta "Parole e Suoni per la Pace"
Orchestra popolare Rosa Parks
Absinth (rock)
Contributo teatrale di Lucia Sardo
Sandrominà
Corde Pazze (pop-rock)
Djeli d'Afrique (musica afro-popolare)

Durante la serata ci saranno interventi di Manuela Fumagalli, Portavoce Nazionale della Marcia Mondiale, e del comitato promotore di Palermo


venerdì 27 marzo 2009

Domenica 5 aprile: evento di beneficenza per il Burkina Faso




Essere "alunni stranieri" in Italia, un articolo di Arcangela Mastromarco

Nelle dichiarazioni dei politici e nei titoli dei media compare sempre più spesso questa espressione, riferita in senso lato e molto generico ai bambini e ai ragazzi figli di lavoratori immigrati, iscritti nelle scuole della Repubblica Italiana.
Sorvolando sulla parola "alunno", vediamo che "straniero", secondo il dizionario italiano, non è un termine neutro. Ecco la definizione che ne dà uno dei più noti [G. Devoto, G. C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier]:
1. Appartenente a un altro paese; estensivamente: alludendo a popolazioni nemiche, il termine acquista un’intonazione ostile (l’invasione s.; essere sotto il dominio degli s.) che si accentua nel singolare collettivo (cacciare lo s.; il Piave mormorò: "Non passa lo s.")
2. Letterario: estraneo
3. Arcaico: strano.

Inoltre, alcuni dei termini utilizzati negli ultimi anni, sono comprensibili solo se letti in opposizione ad altri:

- straniero > italiano, autoctono, nativo

- extracomunitario (usato solo in Italia) > comunitario

- migrante > residente

- figlio di lavoratore immigrato > italiano

- non italofono, con una lingua madre diversa dall’italiano, parlante non nativo > italofono, italiano madrelingua, parlante nativo

- con cittadinanza non italiana (la più usata al momento nelle circolari del MIUR) > con cittadinanza italiana

[...]

Se si fa riferimento al criterio linguistico e non a quello giuridico, agli "alunni stranieri" bisogna aggiungere anche i bambini appena arrivati in Italia per effetto di adozioni internazionali, anche se a nessuno è mai venuto in mente di limitare il numero di alunni adottati per classe.
Riepilogando, se si utilizza il criterio relativo al livello di conoscenza o di esposizione alla lingua italiana, al momento sono pochissimi gli "alunni stranieri", meglio detti "alunni-non o parzialmente italofoni". Come mai una percentuale così bassa, l’8%, preoccupa così tanto i sostenitori delle quote stranieri nelle classi della Repubblica Italiana?
Quando politici, amministratori e genitori nativi, mal consigliati e male informati, cercano di fissare ipotetiche quote, vuol dire che continuano a considerare stranieri tutti allo stesso modo, anche i ragazzi che si sono laureati nelle università italiane? E quelli che parlano con l’accento veneto o milanese? Anche quelli che hanno frequentato il nido, la scuola materna, le elementari ecc. insieme agli autoctoni italiani? Sono sempre stranieri i nati sul suolo italico che diventeranno cittadini italiani al compimento del diciottesimo anno d’età?
Quali problemi causano al corretto svolgimento dei programmi standard delle classi questi alunni italofoni, nati in Italia, destinati a superare il milione nel volgere di un triennio?
Certo invece è che basta un solo alunno neo-iscritto, non italofono, a sconvolgere la routine di una classe, soprattutto quando l’insegnante che accoglie non ha alcuno strumento per affrontare l’insegnamento di una seconda lingua ad alunni con una lingua madre diversa dall’italiano.
Le lagnanze di questi poveri docenti ignoranti (nel senso che ignorano l’educazione linguistica in una lingua 2) arrivano fino alle orecchie dei genitori italiani, dei dirigenti scolastici e poi degli amministratori locali, e poi dei politici e poi dei ministri ecc., necessariamente non in quest’ordine.
È ai bambini e ragazzi "stranieri" o meglio "non o parzialmente italofoni" che bisogna rivolgere attenzioni e facilitazioni linguistiche nella lingua per comunicare e in quella per lo studio, in modo che possano partecipare alle attività della classe di appartenenza e apprendere insieme ai coetanei italiani.
E allora perché non vengono formati i docenti nella glottodidattica dell’italiano come seconda lingua e perché non viene aumentato il numero di insegnanti facilitatori per scuola?
Perché non si assegnano più risorse alle scuole e perché le risorse disponibili vengono ancora attribuite sulla base di una progettualità a brevissimo termine, il famoso progettificio, quando invece l’immigrazione in Italia ha da tempo assunto caratteri di strutturalità?
È difficile pensare che il ministro Gelmini, l’assessore Moioli e prima di loro il sindaco Pd di Vicenza Achille Variati siano così incompetenti e rozzi da mettere nello stesso calderone tutti i bambini e i ragazzi che hanno come unica caratteristica comune quella di essere figli di genitori nati in un altro paese.

[...]

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Palermo, sabato 28 marzo: la Pachamanca peruviana


La Pachamanca

Ideata da Lenin Moreno

A PALERMO sabato 28 marzo 2009, in via delle Tre Grazie, 35 (Mondello) presso l’Associazione “Casafollia”.

Ogni partecipante è invitato a portare due rose rosse ed una rosa bianca da consegnare all’ingresso.

Ore 19.30 - inizio delle danze rituali

Ore 20.30 - sarà pronunciato il discorso di ringraziamento alla Madre Terra in lingua quechua.

La Pachamanca in quechua significa “pentola di terra”, è una ricetta antica e ancora oggi il piatto andino per eccellenza. Bisogna premettere che nella cultura andina il cibo è strettamente legato al culto della natura. Pachamama, in quechua Madre Terra, è colei che regala agli uomini i prodotti che vengono cucinati, ed è fonte di fertilità e di vita. In effetti il periodo in cui la Pachamanca si mangia in particolare è quello della raccolta, tra febbraio e marzo: in questo momento si rende grazie alla Madre Terra per i prodotti che generosamente elargisce. A parte questo, è un piatto che in genere si riserva per importanti feste religiose o cittadine, o a eventi come matrimoni o compleanni. Viene cucinata in tutto il Perù, ma soprattutto nella zona intorno ad Ayacucho e la valle del Mantaro.

Ore 21 - apertura della Pachamanca e degustazione di carne di pollo, tacchino e maiale con patate, carciofi ed altre verdure condite con le salse andine.

Dalle ore 22.30 si potrà ballare con la musica e italiana e caraibica.

Costo dell’ingresso con la degustazione, vino ed acqua compresi, euro 20 a persona.

Per prenotazioni, telefonare al 3200854179

giovedì 26 marzo 2009

Giornata FAI: il Museo delle Marionette di Palermo "spiegato" dai bambini stranieri






Palermo: nella giornata FAI per l’ambiente di domenica prossima il “Museo delle marionette” aperto ai bambini figli di immigrati.
Iniziativa per coinvolgere gli alunni con le famiglie. I giovani di origine straniera faranno da interpreti per i genitori. La “Giornata di primavera” del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) come occasione per far conoscere monumenti e luoghi storici agli immigrati, “nuovi cittadini”.
È l’iniziativa del FAI di Palermo in collaborazione con il Centro studi e documentazione sulle migrazioni del Comune palermitano.
L’edizione di quest’anno della tradizionale manifestazione che apre i monumenti delle città, in programma per domenica 29 marzo, vedrà nel capoluogo siciliano la visita al Museo internazionale delle Marionette “A. Pasqualino” (orario 10.00 - 17.00).
La manifestazione verrà promossa in modo particolare tra gli immigrati coinvolgendo soprattutto le scuole, con i bambini stranieri che faranno da “interpreti” per i genitori.

Fonte: Immigrazioneoggi.it

Assistenza sanitaria agli immigrati, in Sicilia, nessun obbligo di segnalazione all'Autorità giudiziaria

La Regione Siciliana garantirà le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti ai più bisognosi, senza distinzione di razza, sesso, religione, condizione e senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all'Autorità giudiziaria o alle forze dell'ordine e a parità di condizioni con i cittadini italiani.

E' quanto disposto da una norma approvata ieri notte dall'Ars, nell'ambito della legge di riordino del sistema sanitario regionale, con un emendamento che porta la firma del presidente della Regione Raffaele Lombardo e dell'assessore alla sanità Massimo Russo.

"Una regione del sud come la Sicilia - spiega Russo - pur nel bisogno e nelle difficoltà non smarrisce i valori fondanti di una comunità. L'Aula all'unanimità ha pienamente condiviso e fatto proprio l'emendamento presentato insieme al presidente della Regione Lombardo liberando normativamente da un peso incompatibile con la professione medica chi è chiamato ad aiutare tutti coloro che per il fatto stesso di dover ricorrere alle cure mediche essenziali, si trovano in una condizione di bisogno, spesso estremo".

Fonte: SiciliaInformazioni del 25-marzo-2009

lunedì 23 marzo 2009

Workshop internazionale: Democrazia in un contesto interculturale




A Palermo un workshop internazionale sul tema della:

Democrazia in un contesto multiculturale

Previsto anche un incontro istituzionale a Palazzo delle Aquile


Il Centro per lo Sviluppo Creativo “Danilo Dolci” organizza a partire fino al 29 Marzo a Palermo un workshop internazionale sulla democrazia e l’immigrazione, co-finanziato dal Programma Gioventù in Azione della Commissione Europea. L’incontro, intitolato “Democrazia in un contesto multiculturale” vuole promuovere una riflessione sul tema della democrazia in contesti multiculturali aumentando la consapevolezza dei partecipanti e della comunità locale.
In una società come la nostra è necessario sensibilizzare le coscienze sui valori di uguaglianza e pari opportunità, nell’ottica in cui la diversità che ci viene data dalla presenza dell’altro è stimolo per la crescita della nostra democrazia. Il progetto, infatti, oltre che a stimolare i giovani locali alla partecipazione alla vita democratica vuole promuovere diversi tipi di partecipazione attiva dei giovani immigrati e sensibilizzare le autorità locali a sviluppare nuovi metodi e contesti in cui promuovere la partecipazione degli stessi.
Infatti, il progetto prevede, oltre la partecipazione di giovani provenienti da diversi Paesi, il coinvolgimento dei referenti istituzionali delle comunità locali in Turchia, Francia, Italia e Bulgaria e vuole essere un momento di scambio e di stimolo tra giovani e rappresentanti istituzionali.
Durante il progetto si prevedono diverse attività di gruppo che faciliteranno la riflessione, il dialogo e l’apprendimento circa le tematiche del progetto. Tra le diverse attività previste ci sarà un momento istituzionale al Palazzo delle Aquile in cui sarà presente l’assessore alle Politiche Giovanili insieme agli altri rappresentati istituzionali e ai giovani partecipanti. Questo incontro si terrà Giovedì 26 Marzo dalle ore 10 in poi ed è aperto alla partecipazione degli interessati.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Centro per lo Sviluppo Creativo “Danilo Dolci” attraverso il numero 0916164224 o l’e-mail ana.afonso@danilodolci.it

Ufficio stampa
Giuseppe La Rocca

sabato 21 marzo 2009

Istituto Cervantes, martedì 24 marzo ore 18.00: Conferenza-Concerto "El sonido de Asturias"



Conferenza-Concerto

Musica della Asturias

con Ivan Rionda Castro

ore 18.00

Ingresso libero

presso l'Instituto Cervantes

Via Argentería Nuova, 33 - Palermo

Tel: 0918889560

Emilia-Romagna: progetto "Lingue e Culture"

(17/02/09)
Offrire agli alunni stranieri la capacità di leggere e interpretare la società attraverso la padronanza della lingua italiana, ma senza togliere nulla alla lingua d’origine. È quanto si propone il progetto “Lingue e Culture”, approvato ieri dalla Giunta regionale.
L’iniziativa è realizzata in partenariato tra la Regione Emilia-Romagna, l’Ufficio scolastico regionale e l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.
La Regione mette a disposizione 100 mila euro per la prima annualità 2008/2009, circa 30 mila l’Ufficio Scolastico Regionale, risorse che potranno essere successivamente integrate anche da parte delle Province. Un gruppo di ricerca regionale avrà il compito di elaborare modelli di didattica plurilingue, indagando sulla consapevolezza linguistica dello studente, sulle metodologie di insegnamento delle lingue comunitarie, su interlingua e analisi dell’errore linguistico e sulle modalità di certificazione e valutazione delle competenze linguistiche. L’obiettivo è quello di elaborare metodi e materiali utili ad insegnare a bambini e ragazzi stranieri l’italiano, non attraverso la soppressione della loro lingua madre, ma mettendoli in grado di usare sia l’italiano che la lingua d’origine.
Le direttive europee prevedono infatti l’apprendimento di almeno due lingue comunitarie oltre a quella materna durante il curricolo scolastico, dalla scuola dell’infanzia all’università. E l’educazione alle lingue non è più rivolta al solo inglese, ma si configura fin dalla più tenera età come educazione plurilingue.
Nelle scuole dell’Emilia-Romagna si sono già realizzate numerose iniziative per colmare i deficit linguistici dei giovani immigrati e per consentire l’utilizzo di altre lingue comunitarie. Questo progetto intende valorizzare tutte le esperienze già avviate, inquadrandole in un’azione comune e ottimizzando le risorse. Un comitato tecnico scientifico inter-istituzionale opererà a livello regionale per supervisionare l’andamento del progetto, e in ogni provincia dell’Emilia-Romagna sarà formato un gruppo di insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, che dovranno non solo alfabetizzare ma insegnare, attraverso l’apprendimento della lingua, anche le capacità di critica e di pensiero. Un’azione utile soprattutto per i bambini e i ragazzi che hanno ancora una forma mentis legata alla lingua del paese d’origine, perché possano imparare l’italiano come lingua d’uso.
Una volta formati gli insegnanti, spetterà poi alle singole scuole scegliere in che forma organizzare le unità di lavoro. Tutto il materiale frutto della sperimentazione sarà messo on line, a disposizione degli insegnanti che vogliano seguire il modello.

Fonte: http://www.form-azione.it/form-azione/news_304.htm

21 marzo: capodanno persiano

21 MARZO: CAPODANNO PERSIANO

L’arrivo della primavera segna l’inizia del nuovo anno in Iran e Afghanistan. In questi due Paesi vige infatti il calendario persiano, noto anche come calendario di Jalaali. Si tratta di un calendario solare che stabilisce gli anni bisestili non mediante una regola numerica, ma sulla base dell'osservazione dell'equinozio di primavera.
Il calendario persiano è senza dubbio più esatto dal punto di vista scientifico, con un margine di errore di un giorno ogni 141.000 anni. Il calendario gregoriano, in uso in Occidente, ha invece un giorno di errore ogni 3.226 anni.
I persiani furono il primo popolo a preferire il ciclo solare al ciclo lunare. Nella cultura zorostriana, predominante in Persia fino all’avvento dell’Islam, il sole ha infatti avuto un’importanza simbolica fondamentale.
Il No Ruz (nuovo giorno), primo giorno del nuovo anno, è celebrato da almeno tremila anni ed è in assoluto la festa più importante in Iran. Dopo la rivoluzione del 1979 il governo cercò di ridurne l’importanza, in quanto festa preislamica. Oltre che in Iran, il No Ruz è attualmente celebrato anche in India, Afghanistan, Tagikistan, Uzbikistan, Azerbaijan, Kazakistan e Kirghizistan.

Fonte: centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it

venerdì 20 marzo 2009

3 aprile: conferenza multimediale, la Pasqua in Sicilia




Pasqua in Sicilia: processione, emozione e rito
Conferenza multimediale di Marcella Croce
Auditorium RAI Palermo 3 aprile 2009 ore 18




La festa per antonomasia è quella religiosa: per Platone è il giorno del rapporto con la divinità. Ma, oltre il significato religioso, esistono molteplici altri aspetti con cui i popoli, durante la celebrazione di una festa, esprimono la loro identità. Leonardo Sciascia afferma che in Sicilia la festa è il giorno della esplosione esistenziale, dell’es collettivo. Per moltissime comunità piccole e grandi di Sicilia è il momento in cui il siciliano esce dalla condizione di uomo solo per ritrovarsi parte di un ceto, di una classe. Per coloro che ormai risiedono altrove da una o più generazioni, è l’unico modo, in un mondo sempre più globalizzato, per cercare faticosamente di riallacciare le proprie radici. La processione è un evento multimediale che coinvolge i sentimenti più profondi degli spettatori stimolandone i sensi: la vista con gli abbaglianti tesori, l’olfatto con il profumo dei fiori e dell’incenso, l’udito con i toccanti ritmi delle bande musicali. In modo per lo più inconsapevole da parte di chi vi partecipa, le forme in cui le feste popolari sono tuttora celebrate sull’isola sono riconducibili da una parte al mondo pagano greco-romano e dall’altra alle culture con cui i siciliani ebbero lunga consuetudine, in particolare la spagnola, l’araba e l’ebraica. In una estesa prospettiva antropologica, tratti caratteristici comuni dei nostri comportamenti possono essere a volte trovati anche in culture geograficamente lontanissime che non hanno mai avuto contatti diretti fra loro.Nella Pasqua cristiana si rinnova annualmente la vicenda mitica esemplare già esistente in tutte le antiche civiltà nelle quali si parlava di una dea (che i Babilonesi chiamavano Ishtar, gli Egiziani Iside, i Frigi Cibele, i Greci Demetra, i Fenici Astarte, i Romani Cerere) che piangeva la morte e assisteva alla rinascita di una divinità che era la personificazione della vegetazione e del grano in particolare. L’opposizione ricorrente è quella dell’estate e dell’inverno, della lotta fra il bene e il male che riprende quella, primitiva e solenne, fra la vita e la morte. Un rito di rigenerazione puntuale della natura che era particolarmente importante per una società come quella siciliana la cui sussistenza era interamente basata sul ciclo agricolo.

Marcella Croce ha conseguito il dottorato in letteratura italiana presso la University of Wisconsin-Madison (USA). Ha tenuto conferenze negli Stati Uniti, Giappone e Israele. È giornalista e collabora con il quotidiano “La Repubblica”. Per conto del Ministero degli Esteri ha insegnato italiano all’Università di Isfahan (Iran) e di Kyoto (Giappone). Ha pubblicato vari libri sulle tradizioni popolari siciliane tra cui “Le stagioni del sacro – Almanacco delle feste popolari siciliane” (introduzione di Roberto Alajmo - Dario Flaccovio ed. Palermo). Con ‘Oltre il chador - Iran in bianco e nero’ (Medusa Milano) ha vinto il 1° Premio di scrittura femminile “Il paese delle Donne”, Roma 2007. Le sue ultime pubblicazioni sono “Eat smart in Sicily” (Ginkgo Press Madison Wi. USA) e “Guida ai sapori perduti” (Kalòs ed. Palermo) che sono stati presentati negli Istituti Italiani di Cultura di Washington, San Francisco e Vancouver.

Convegno Convivenza vien narrando: Palermo 2-3 aprile 2009

CONVEGNO CONVIVENZA VIEN NARRANDO
02 – 03 aprile 2009
IPPSAR “PAOLO BORSELLINO” succursale
via Spedalieri, 50
Palermo


PROGRAMMA

2 APRILE (9.00 – 13.30)

9:00 - Saluti autorità

9:30 - Presentazione del convegno e introduzione: Dott. M. Lo Cascio

Moderatore: Dott. Maurizio Gentile

9:45 - Relazioni

1) Prof . Raffaele Mantegazza: Docente di Pedagogia Interculturale all’Università Bicocca di Milano
Titolo dell’intervento: Nuovissime storie antiche. I luoghi dell’educazione e le narrazioni delle diversità

2) Dott.ssa Cristina Alì Farah: poetessa,scrittrice, mediatrice culturale (Roma)
Titolo dell’intervento: La narrazione orale nell’educazione interculturale e nella mediazione, con particolare riferimento alla condizione delle donne migranti

3) Dott. Michele Cavallo: psicologo, psicoterapeuta (Roma)
Titolo dell’intervento: Esperienze sul potere trasformativo del raccontare

11:15 - Pausa caffè

Moderatore: Prof.ssa Pia Blandano

11:30 - Presentazione esperienze sul campo (15 minuti ciascuno)

1) Presentazione della “Guida per studenti stranieri” (Dott. Cristiano Inguglia: Ricercatore della Facoltà di “Scienze della formazione” all’Università agli studi di Palermo)

2) Le percezioni scolastiche degli adolescenti immigrati (Prof.ssa Paola D’Ignazi: Docente di Pedagogia Interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo)

3) Esperienze di didattica narrativa con i Rom in contesti scolastici (Dott.ssa Carla Mazzola: psicopedagogista)

4) L’intercomprensione nella narrazione orale (Prof. Salvatore Alberto Fanzone: insegnante presso l’I.C.S. Giovanni Falcone)

12:30 - Dibattito

13:30 - Pausa pranzo

Durante la pausa pranzo verranno proiettati alcuni video su temi interculturale



2 APRILE (14.30 – 19.00)

Moderatore: Prof.ssa Anna Geraci, Prof.ssa Concetta Oliveri

14:30 /16:30 - 4 Workshop: Temi attinenti all’intercultura e all’operatore; conduzione a cura dell’Associazione Interculturale Narramondi ONLUS

A - narrare la propria professione

B - narrare la ricerca del bene comune in una società multiculturale

C - narrare l’incertezza e la precarietà

D - narrare le sconfitte

16:30 - Pausa caffé

16:45 /17:30 - Restituzione lavori dei workshop in plenaria

17:30 /19:00 - Dibattito e chiusura lavori



2 APRILE (21.00 circa)

Atelier del Teatro Montevergini – Via Montevergini - Palermo

Racconti da tutto il mondo. Momento di convivialità con spettacolo offerto da 3 narratori “di professione”

1) Henry Olama (Camerun/Italia)

2) Giovanni Calcagno (Sicilia/Italia)

3) Yousif Jaralla (Irak/Italia)



3 APRILE (8.30 – 13.30)

8:30 /11:00 - Moderatore: dott. Martino Lo Cascio

Relazioni

1) Prof. Paolo Jedlowski: Docente Ordinario di Sociologia all’Università della Calabria
Titolo dell’intervento: Narrazioni di sè. L’arte di condividere storie

2) Prof.ssa Lucia Portis: Docente di Antropologia Medica e Metodologie Autobiografiche all’Università di Torino
Titolo dell’intervento: Storie di seconda generazione: raccontare per favorire il transito

3) Franco Lorenzoni: Maestro elementare, fondatore e dirigente della Casa-laboratorio di Cenci (Umbria)
Titolo dell’intervento: Narrazione e teatro possono far avvicinare bambini e ragazzi a ciò che accade nel mondo?

11:00 - Pausa caffè

Moderatore: Dott. Domenico Giubilaro


11:15 - Presentazione esperienze sul campo

1) Oltre la porta, Narramondi: un’esperienza decennale (Prof.ssa Concetta Oliveri: insegnante presso la scuola media Michele Cipolla e Presidente dell’Associazione Interculturale Narramondi. Onlus)

2) L’esperienza di integrazione tra forme narrative e altre tecniche di animazione (Roberto Papetti: Costruttore di giocattoli, Ravenna)

3) Narrazione e letteratura come territori di integrazione (Prof.ssa Roberta Passoni: insegnante di scuola primaria, Umbria)

12:15 - Dibattito

13:00 - Intervento di chiusura e saluti : Martino Lo Cascio


Per partecipare al Convegno è necessario compilare un modulo di adesione che si può richiedere:
alla Segreteria del convegno
Norina Carubia – Silvana Lodico
Cell. 3331602589 (preferibilmente dalle 9:00 alle 13:00)
Fax: 091- 7300514
E-mail: info@narramondi.org

Vucciria: proiezione e incontro al Lubitsch giovedì 26 marzo 2009





VUCCIRIA
di Markus Lenz
Proiezione e incontro
Giovedì 26 marzo 2009, ore 21.00
Cinema Lubitsch
Via Guido Rossa 5, Palermo
Ingresso libero
Info: Goethe-Institut Palermo
tel. 091 – 652 86 80
programma@palermo.goethe.org
www.goethe.de/palermo

www.goethe.de/palermo






In collaborazione con Cinico Cinema e Cinema Lubitsch, Palermo
Nell’ambito del progetto Omniapolis, che il Goethe-Institut dedica alla città e alle culture urbane, e in omaggio al decennale della nascita del Cinema Lubitsch, viene presentato - in anteprima assoluta - il documentario Vucciria (2009), che il giovane cineasta tedesco Markus Lenz ha girato nel 2008 tra i vicoli del quartiere e del mercato storico di Palermo.
Dopo la proiezione è previsto un incontro-conversazione alla presenza del regista.
Intervengono Marcello Benfante, Paolo Greco e Franco Maresco.

Vucciria
Regia, fotografia, montaggio: Markus Lenz
Coproduzione: Goethe-Institut Palermo, ZMK Leipzig Germania, 2009 – 67 min.

La Vucciria, uno dei quartieri più antichi del capoluogo siciliano, ha assunto ormai una valenza mitica nell’immaginario collettivo dei palermitani. Sfondo, un tempo, di un vivace e florido mercato frequentato sia dai palermitani che dai turisti, oggi il quartiere costituisce un triste esempio di degrado edilizio, igienico e sociale. Le case, ormai pericolanti, sono state abbandonate e i rifiuti si ammassano nei vicoli deserti, dimenticati dall’amministrazione comunale. E tuttavia la Vucciria continua a parlare: racconta, a chi l’attraversa, la sua lunga storia.

Markus Lenz, giovane cineasta tedesco, gira con la sua videocamera per le strade dell’antico quartiere e fa sì che sia la sua stessa gente a tracciarne un ritratto: il risultato è un quadro vivido e dalle numerose sfaccettature. Mercanti nati e cresciuti alla Vucciria rimpiangono i bei tempi andati in cui la gente, proveniente persino dalle zone più lontane della città, si accalcava davanti alle bancarelle per acquistare i prodotti freschi. La Vucciria che ci appare attraverso l’occhio di Markus Lenz è tutt’altro che immobile e cristallizzata. Attraverso le voci di chi la vive, diviene un riflesso di tutti quei processi di cambiamento che continuano ad interessare l’intera città, di cui essa rimane il cuore, ferito sì, ma ancora flebilmente pulsante. http://www.vucciria.de/

Markus Lenz è nato nel 1979 a Salzgitter (Bassa Sassonia) e vive a Berlino, dove lavora come regista. Ha studiato Scienze Culturali, Romanistica e Scienze della Comunicazione presso l’Università di Lipsia, dove nel 2007 ha conseguito il titolo di Magister Artium. Nel corso degli studi ha frequentato per sei mesi l’Università di Palermo e ha svolto diversi tirocini a Palermo e Cefalù. Già durante gli studi, Lenz lavorava a diversi progetti audiovisivi. Nel 2004 è uscito Boarderline Syndrom, un documentario sullo skateboarding e la cultura punk a Lipsia, che è stato premiato con il 2° premio del pubblico al Festival di cortometraggi Kurzsüchtig e con il 1° premio per la categoria dei documentari al Congress of Media di Lipsia. Nel 2006 Lenz ha iniziato la sua ricerca sul tema Cambiamenti strutturali della Vucciria di Palermo – Processi di regressione e idee per il recupero e per il suo documentario Vucciria, realizzato in coproduzione con il Goethe-Institut Palermo e con il sostegno dello ZMK di Lipsia.

Il programma completo è disponibile sul nostro sito web:
www.goethe.de/palermo
Vi ricordiamo che tramite il nostro servizio di Feed RSS potrete ricevere gli aggiornamenti del calendario delle iniziative del Goethe-Institut Palermo.
http://www.goethe.de/ins/it/pal/rss/itindex.htm

lunedì 16 marzo 2009

Giornata di Studi a Parma: Studiare in italiano L2, prospettive di analisi e buone pratiche dal territorio

Dipartimento di Italianistica dell’Università di Parma
Assessorato alle Politiche scolastiche della Provincia di Parma
USR Emilia Romagna

organizzano la Giornata di studi

Studiare in italiano L2: prospettive di analisi e buone pratiche dal territorio

PARMA - VENERDI’ 27 MARZO 2009

Presso l’Aula Magna dell’Istituto “P. Giordani” di Parma

Via Lazio, 3


Come affrontare l’annoso problema dell’apprendimento della lingua italiana da parte di studenti non italofoni, non solo per la comunicazione, ma anche e soprattutto per poter studiare in italiano? Come uscire dall’emergenza promovendo la qualità?
A queste domande, la giornata di studi cerca di fornire prospettive di analisi, mettendo in risalto quanto è stato fatto e quanto rimane da fare in questo ambito a livello locale e nazionale.
L’elaborazione delle conoscenze acquisite attraverso le buone pratiche sviluppate in diversi territori può oggi proporre e stimolare soluzioni che hanno bisogno di essere sostenute sia dai livelli periferici sia da quelli centrali dell’Amministrazione. Le università e i centri di ricerca e di formazione giocano un ruolo indispensabile nel progettare e monitorare le buone pratiche messe in atto. In questa giornata di studi i docenti di italiano L2 conosceranno proposte di formazione condotte dalle Università di Parma e Venezia e dal Centro Come di Milano.

PROGRAMMA

ASSESSORATO POLITICHE SCOLASTICHE
FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
Dipartimento Italianistica

Mattino dalle 9,00 alle 13,00

8,45 – Registrazione dei partecipanti

9,15 – Apertura lavori

ARMANDO ACRI, Dirigente USP di Parma
GINO FERRETTI, Rettore Università di Parma
GIUSEPPE BIONDI, Preside Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Parma
GABRIELE FERRARI, Assessore alle Politiche Scolastiche della Provincia di Parma
Introduzione e moderazione: Marco Mezzadri, Università di Parma

Relazioni:

10,15 – PAOLO BALBONI, Università Ca' Foscari di Venezia
Non siamo all’anno zero
10,45 – ANNA PIPERNO, Ispettrice MIUR
Esperienze ministeriali di formazione di insegnanti di italiano L2
11,15 – MARCO MEZZADRI, Università di Parma
L’italiano L2 per lo studio: insegnamento, valutazione e certificazione
11,45 – GRAZIELLA FAVARO, Milano - Centro Come
Nella scuola secondaria: Italiano L2 e progetti di integrazione
12,15 – Domande e riflessioni
12,30 – Conclusioni: GABRIELE FERRARI, Assessore alle Politiche Scolastiche della Provincia di Parma

Pomeriggio dalle 14,00 alle 16,30

Laboratori paralleli:

FABIO CAON, Università Ca' Foscari di Venezia
Il modello "veneziano": laboratorio plurilivello e gestione della classe ad abilità differenziate

LINDA CAMMARATA e ANTONELLA CORTESE, Rete Italiano L2 Parma
Creazione di materiali per l'italiano dello studio

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 19/3/2009 al n. di fax 0521/931933 o all’indirizzo di posta elettronica r.dall'aglio@provincia.parma.it

Per informazioni tel. 0521/931609

martedì 10 marzo 2009

O.S.A. Laboratorio teatrale interculturale


L'Organizzazione Non Governativa O.S.A. - Organizzazione Sviluppo e integrAzione sta implementando a Palermo un progetto rivolto a ragazzi italiani e stranieri tra i 18 e i 25 anni che permetterà loro di partecipare ad un laboratorio teatrale interculturale.
Il laboratorio, dal titolo "Narrando Favole In Giro Per ilMondo", si svolgerà da Marzo a Luglio 2009 e si concluderà con una rappresentazione teatrale.
Vi invitiamo a diffondere l'iniziativa e a contattarci per poter essere inseriti tra i partecipanti.

Per informazioni:


telefonare: 0917302923

scrivere:
euprogrtammes@ongosa.org


Comunicato "Noi non denunciamo" (comunità migranti, CGIL FP, Anlaids, Emergency, laici comboniani Palermo)


Il 13 marzo la Camera dei Deputati inizierà la discussione sulla norma che concede la possibilità ai medici di denunciare immigrati irregolari.
Questo pericoloso provvedimento, già di per sé fortemente lesivo del fondamentale diritto alla salute garantito dalla Costituzione italiana, contribuisce a un clima sempre più pesante nei confronti degli stranieri ed in particolare dei cosiddetti “clandestini”, divenuti tali non perché abbiano commesso qualche reato, ma perché le leggi italiane rendono di fatto impossibile la regolarizzazione e riducono al lumicino le possibilità d’ingresso legale nel nostro paese.
I promotori dell’incontro esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione del comma 1 lettera t) dell'articolo 45 del DDL 2180 in esame all'Assemblea della Camera, già approvato al Senato in occasione delle votazioni al DDL 733, volto a sopprimere il comma 5 dell'articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull'immigrazione) che sancisce il principio di "non segnalazione alle autorità".
Il suddetto comma 5 attualmente prevede che "l'accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano". Questa disposizione normativa è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l'art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La "logica" della norma non è solo quella di "aiutare/curare l'immigrato irregolare", ma anche quella di dare piena attuazione all'art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese - nello specifico - quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa "marginalizzazione sanitaria" di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute. Appare pertanto priva di significato l'ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l'applicazione di principi normativi di portata fondamentale. La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l'utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più "efficiente" in termini di economia sanitaria.
Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:

- spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;
- incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti…);
- creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
- avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
- spingerà molti operatori ad una "obiezione di coscienza" per il primato di scelte etiche e deontologiche.

Partendo dal diritto primario alla salute si chiederà al Governo Regionale, ed in particolare all’Assessore alla sanità Dott. Russo, che sarà presente all’incontro, di pronunciarsi come già fatto in Puglia,dove l’assemblea regionale ha deciso che nel territorio pugliese gli immigrati irregolari non solo possono accedere gratuitamente e anonimamente alle cure di medicina d´urgenza, ma hanno diritto anche (a carico della Regione) al medico di base. "Questo per curare anche le malattie croniche - aveva detto il presidente della Regione, Nichi Vendola - per lavorare sulla prevenzione e soprattutto per dare a tutti la stessa possibilità di curarsi."
Si ritiene inoltre fondamentale l’inizio di un percorso di mobilitazioni contro tutte le discriminazioni per una vera integrazione basata innanzitutto sul rispetto dei diritti.

VENERDI’ 13 MARZO ALLE ORE 16.30
COMPLESSO AULE NUOVE DEL POLICLINICO
AULA “ H “ VIA PARLAVECCHIO (VICINO METROPOLITANA STAZIONE VESPRI)

Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla.
Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.

Don Lorenzo Milani – da: “ L'obbedienza non è più una virtù “

L’INCONTRO E’ PROMOSSO DA:
Comunità Migranti
CGIL FP
Anlaids
Emergency
Laici Comboniani Palermo

La Giornata FAI 2009 per i cittadini stranieri immigrati






Preg.ma Dr.ssa Mari d'Agostino
Scuola di italiano per stranieri
Università degli Studi di Palermo
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche

LA GIORNATA FAI 2009 PER I CITTADINI STRANIERI IMMIGRATI


Gentile Dr.ssa D'Agostino,
chi Le scrive è il CapoDelegazione di Palermo del FAI.
Tra gli scopi statutari del FAI vi è quello di educare gli Italiani alla tutela del nostro patrimonio artistico e ambientale. Oltre che attraverso la gestione diretta di alcuni siti di sua proprietà aperti al pubblico, vengono creati eventi che trovano il loro obiettivo nella valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio e nella diffusione delle tematiche ambientali e di salvaguardia della nostra storia e cultura.
La Giornata FAI di Primavera, manifestazione nazionale della Fondazione che si tiene nel mese di Marzo su tutto il territorio nazionale, nel corso degli anni è stata uno straordinario strumento di diffusione di questo messaggio.
Abbiamo aperto a tutti le porte di un numero assai numeroso di beni (sono circa 400/500 ogni anno) per consentire di conoscere il grande patrimonio di cui sono ricche le nostre città e i nostri ambienti naturali - di proprietà della Fondazione ma anche estranei alla sua disponibilità - ed ora un numero sempre più grande di persone attende questo evento per partecipare a queste scoperte. Quest'anno nella Provincia di Palermo saranno aperti beni in 4 diverse città della Provincia, compreso il Capoluogo, per un totale complessivo di otto diversi beni.
Ma l’Italia sta cambiando con grande velocità, la imponente immigrazione di persone provenienti da tutto il mondo, richiamate soprattutto dalla necessità di manodopera, ha modificato la nostra società. Il numero di stranieri che vivono, lavorano, mandano i figli a scuola continua ad aumentare. E' nata quindi l'idea di favorire, all'interno della Giornata di Primavera, l'afflusso ad alcuni beni anche degli stranieri presenti nelle città partendo dalla considerazione che in un futuro non troppo lontano potranno essere questi nuovi cittadini a dover tutelare il nostro patrimonio e che la convivenza può passare anche attraverso la conoscenza del luogo in cui queste persone, che provengono da paesi e da culture lontane, si trovano a vivere.
Quest'anno la città di Palermo partecipa a questo progetto, di seguito chiamato "stranieri", aprendo alle diverse comunità di stranieri presenti in città, oltre che ai palermitani che non lo conoscono, il Museo Internazionale di Marionette "A. Pasqualino" - Domenica 29 Marzo 2009, dalle 10 alle 17.
Il coinvolgimento delle scuole è elemento centrale dell’intero evento.
Gli alunni diventano “ciceroni” all’interno dei beni aperti trasmettendo ai visitatori l’entusiasmo per una storia sconosciuta ma che sta nel loro dna, si affezionano alle loro intuizioni e scoperte tanto da coinvolgere i visitatori nei loro racconti, una esperienza indimenticabile che di certo li farà dei cittadini migliori e più sensibili.
Nei beni coinvolti dal progetto "stranieri" della GdP alcuni di questi ciceroni, italiani di 1° generazione ma che posseggono le basi linguistiche della terra di provenienza dei loro genitori, cercheranno di studiare i beni in quella lingua per poterli trasmettere ai loro "conterranei".
Poichè Ella è Responsabile della Scuola di italiano per stranieri dell' Università degli Studi di Palermo ho trovato naturale rivolgermi a Lei in qualità di esperto del settore. E' timore diffuso, anche dei ragazzi che si stanno preparando all'evento, che ci sia una scarsa risposta di cittadini "stranieri" in quella giornata per un difetto di comunicazione verso le comunità, che probabilmente devono essere raggiunte localmente e con una strategia vincente. Le chiedo se personalmente e/o con l'aiuto dell'Ufficio che dirige potesse aiutare la Delegazione FAI di Palermo a individuare i mezzi giusti che possano consentire, a tutti coloro che lo vogliano e per i quali è stato pensato il progetto, di vivere una giornata di festa.
Lelia Collura

domenica 8 marzo 2009

Comunicare con gli immigrati di seconda generazione

Un saggio di Giampietro Vecchiato, Vice Presidente FERPI, sull’integrazione dei migranti e dei loro figli (la seconda generazione) che affronta il tema del rapporto generazionale e dei valori e tradizioni degli stili di vita.

Quando perdiamo mi sento un fallito, quando vinciamo mi sento in colpa!
Charlie Brown, citato da Paolo Branca, Il Sole 24 Ore

Doppio livello, doppio standard: questo sembra essere il nostro approccio all’integrazione sia dei migranti che dei loro figli (la seconda generazione).
Una doppia lettura che sembra condurci in un vicolo cieco, non solo psicologico.
Facciamo di tutto (anche se spesso solo a parole) per la loro integrazione ma, nel caso in cui questa avesse successo, finiremo con il pentircene. Un pentimento derivante da un profondo senso di tradimento della nostra identità, della nostra storia, della nostra cultura. Ma anche se andiamo a leggere le “seconde generazioni” non abbiamo risposte meno ambigue e complesse.
Randa Ghazy, in Yalla Italia, afferma di non vergognarsi della sua diversità, ma neppure di non riuscire ad accettarla pienamente. Hassan Brueno afferma invece che “il rapporto tra generazioni diverse crea un confronto tra tradizione e modernità, tra visioni della vita e del mondo che possono essere anche molto diverse tra loro”.
Diffidenza. Conflitto. Esclusione. Indifferenza. Ricerca della propria identità. Queste sembrano essere le parole-chiave che caratterizzano il rapporto generazionale a tutte le latitudini.
La domanda è: è possibile conciliare valori e tradizioni diverse con la modernità e gli stili di vita che si vanno diffondendo? Certamente non è semplice, ma personalmente ho sempre apprezzato la cultura del dialogo e del confronto. Può bastare?

1. La diversità: una ricchezza collettiva
Non turbare mai l’identità degli altri”. Con queste parole il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva affidato l’incarico di Responsabile dell’Informazione e della Comunicazione del Quirinale a Paolo Peluffo, all’inizio del suo mandato. Una particolare richiesta di attenzione che rispecchia una volontà umana e politica di rispettare e di accettare gli altri, così come sono. Ma è sempre così? Sappiamo che la diversità è difficile da accettare e anche se la globalizzazione ne ha sviluppato la consapevolezza, non ha inciso né sulle nostre idee (che restano piene di pregiudizi e di preconcetti), né tanto meno sui nostri comportamenti.
Le diversità sono ancora più difficili da accettare quando toccano i valori nei quali crediamo e che costituiscono gli elementi di base della nostra identità collettiva: la religione, il sesso, le tradizioni, il colore della pelle, ecc. In questi casi si scatenano “conflitti di valore” irrisolvibili e che difficilmente possono trovare mediazione o negoziazione. Eppure la diversità è diventata una caratteristica della nostra società e l’accettazione dell’altro dovrebbe essere vissuta come un’opportunità e non come un vincolo. Ma per trasformare la diversità in opportunità è necessario che tutti si impegnino (indigeni e migranti), per il superamento di vecchi e radicati stereotipi; è necessario mettersi in ascolto dell’altro, capire le sue necessità, i suoi desideri, i suoi sogni. Senza sensi di colpa, né falsi buonismi, parlando di diritti ma anche di doveri, cercando ciò che ci unisce ma anche ciò che ci distingue e caratterizza.
Lavorare con la diversità pone una nuova sfida anche al mondo delle relazioni pubbliche e richiede un nuovo approccio alla comunicazione fatto di responsabilità individuale e sociale, di trasparenza, di creatività, di rispetto, di cultura del dialogo, dove i diversi target non sono solo “bersagli” da colpire, non sono solo “consumatori” da persuadere, ma “persone” ricche di valori, inserite in diversi e variegati sistemi di relazione.
Questa la sfida che vedrà impegnati nei prossimi anni i professionisti della comunicazione: costruire relazioni con tutti i pubblici, con tutte le diversità. Dovremo quindi cercare sempre più e meglio come sia possibile dialogare e comunicare per la diversità (come valore in sé), con le diversità (in tutte le loro dimensioni), nella diversità (adottando, cioè, canali e strumenti utili e coerenti). Partendo dall’affermazione di A. Jacquard secondo il quale “la nostra ricchezza collettiva sta nella diversità. L’altro, sia esso individuo o società, ci è prezioso nella misura in cui ci è dissimile”.

2. Crescere nella diversità
Come accennato, l’accettazione del confronto con la diversità assegna una grande responsabilità ai comunicatori, che devono saper affrontare e decifrare correttamente la diversità.
Se vogliamo costruire un mondo di comprensione e collaborazione dobbiamo imparare non soltanto a convivere con la diversità, ma ad abbracciarla. La comunicazione è infatti il cuore di una società costruita sul rispetto e sulla comprensione degli altri. È quindi importante che siano proprio i comunicatori a comprendere bene la diversità.
In un sistema di relazioni in cui dall’omologazione si è passati a marcare consapevolmente i propri tratti distintivi e la propria identità dalla massa, la comunicazione nella e con la diversità assume un ruolo decisivo e l’obiettivo diventa quindi quello di promuovere il valore della diversità. La consapevolezza del valore e dell’efficacia della comunicazione e delle relazioni pubbliche per affermare questo principio si sta sempre più diffondendo nella nostra società. E anche le imprese, tradizionalmente “lente” nel cogliere i segnali provenienti dalla comunità, si stanno attrezzando per affrontarla non fosse altro per la necessità di far convivere collaboratori provenienti da diversi Paesi, con lingua, cultura, religione e tradizioni completamente differenti.
Recenti studi sull’argomento hanno evidenziato come una politica orientata verso la diversità in azienda aiuti non soltanto le persone ad esprimere meglio le proprie potenzialità, ma anche l’impresa stessa a migliorare le proprie performance.
La Commissione Europea ha preparato una relazione sui vantaggi della “diversità” sul posto di lavoro. Lo studio evidenzia come le imprese orientate alla diversità siano in grado di impiegare al meglio i propri collaboratori, di aprirsi a nuovi mercati, di ridurre i costi e di migliorare i propri risultati. Un dato particolarmente interessante sta nel fatto che due terzi delle imprese esaminate hanno dichiarato che il tema della diversità le ha aiutate a migliorare la propria reputazione e più della metà che la sensibilità verso questo tema è servito ad attrarre e a mantenere personale di talento.
La diversità è quindi una ricchezza, un valore aggiunto per le organizzazioni e valorizzare la diversità significa anche aiutare le persone ad assumere uno spirito imprenditoriale, esprimendo la propria capacità di iniziativa e la propria creatività. Allo stesso tempo significa saper esprimere le proprie conoscenze e saper mettere in comune i diversi saperi e le esperienze acquisite. Distinguersi attraverso il proprio patrimonio intellettuale crea per l’azienda un valore aggiunto unico ed inimitabile. La diversità non è quindi un problema, ma un’opportunità e le organizzazioni che vogliono avere successo devono prenderne coscienza e saperla gestire.

3. Ripartire dal dialogo
Avete compreso e messo in pratica l’idea che siamo tutti parte di un insieme? Vi siete convinti che se una cellula di un organismo non si relaziona con le altre finisce con il distruggere se stessa insieme con l’organismo intero?” Italo Calvino ci introduce in una lettura sistemica dell’ambiente e della comunità. Un quesito provocatorio su cui riflettere e una visione congiunta di individuo e società, di uno e dei molti che costituiscono l’insieme.
Soggetti diversi, nell’essenza e nella natura, con esigenze e caratteristiche proprie non sempre facilmente conciliabili. Ma irrimediabilmente abitanti dello stesso contesto, dello stesso ambiente, accomunati da tempi e luoghi e dalla continua scarsità delle risorse. La lotta per la soddisfazione dei propri bisogni, allontanandosi dalla visione primitiva, è stata oggetto degli studi sociali che hanno portato alla nascita stessa dell’economia, identificata oggi come la scienza della soddisfazione del fabbisogno attraverso lo scambio.
L’economia è nata con l’uomo in quanto essere capace di scelte consapevoli di scambio a seguito del ragionamento. E il ragionamento porta ogni uomo a sentirsi uguale e diverso dagli altri allo stesso tempo. Nel dualismo distinzione-omologazione risiede il conflitto primario. Essere migliori, speciali, superiori e invincibili, con l’orgoglio della diversità in termini positivi ed elevativi. Ma al tempo stesso essere parte di un insieme, di un gruppo omogeneo e ovviamente vincente, per non essere additato ed escluso perché elemento disarmonico.
Forse per una volta si potrebbe essere furbi nel vero senso della parola e capire che nella diversità ci sono molti vantaggi. Ciò che non si omologa può fornire stimoli nuovi e opportunità interessanti, impreviste e magari arricchenti. Ma per coglierle è necessario mettersi in ascolto di ciò che è esterno a noi, capirne necessità, desideri, paure e caratteristiche, in un continuo gioco di analogie e differenze. In questo terreno può crescere allora un’economia interculturale, uno spazio in cui per definizione le diverse identità sono riconosciute con rispetto e valorizzate per creare innovazione sociale, economica, scientifica e artistica.
Fare intercultura significa allora in primo luogo mettersi in comunicazione con gli altri nel senso più completo del termine, nel duplice percorso di ascolto e di condivisione. Il dialogo è una responsabilità soprattutto individuale ed è sicuramente una sfida in termini di trasparenza e di creatività, di rispetto e di innovazione. Cultura sociale, economica ma soprattutto personale, per conoscere l’altro e parlare con l’altro.

4. Il ruolo della comunicazioni e delle relazioni
Di fronte a questo scenario è fuor di dubbio che anche nel mercato si esprima una significativa esigenza di trasformazione nella rappresentazione, nella valorizzazione e nel coinvolgimento della comunità migrante, soprattutto se di seconda generazione. Di fatto, il mercato è posto a confronto sia con una nuova “responsabilità interculturale” (che richiede una sperimentazione coraggiosa di nuovi strumenti di marketing, di gestione delle risorse umane e di governo delle relazioni), sia con una nuova “opportunità interculturale” (che offre la possibilità di estendere un modello relazionale, anche di scambio commerciale e di creare innovazione anche per i consumatori del nostro Paese).
Si tratta di una nuova responsabilità/opportunità che si può basare solo sul riconoscimento delle comunità migranti quali stakeholder con cui è importante avviare relazioni fiduciarie e di lungo periodo.
Ma affinché tali relazioni siano efficaci è necessario:
a) che le relazioni stesse si basino sulla reciprocità (“Non c’è crescita personale senza responsabilità – afferma Martin Buber – senza che l’Io non riconosca il Tu in vista del Noi”), sul reciproco rispetto e riconoscimento. Senza la presunzione, né nel soggetto emittente (il cittadino residente) né nel soggetto ricevente (il cittadino migrante) di essere portatori di valori unici, esclusivi, universali, superiori;
b) che le relazioni siano simmetriche, bi-direzionali e basate sull’ascolto e non sulla semplice trasmissione di messaggi (in questo caso parleremo di “informazione asimmetrica e unidirezionale” e non di comunicazione o di relazione) che esclude ogni forma di relazione;
c) che per gestire il confronto, ed eventualmente il conflitto, sia utilizzata una adeguata capacità relazionale e, soprattutto, sia sempre mantenuto aperto il dialogo, anche quando ogni speranza di negoziazione sembra vana.
Questi elementi, uniti al principio dell’inclusione di tutti gli stakeholder nella mappa dei pubblici da una grande responsabilità etica alla comunicazione e, di conseguenza, anche al comunicatore/relatore pubblico. Una comunicazione chiara e trasparente, senza ambiguità o aspetti manipolativi, è una comunicazione responsabile perché l’unica che può favorire il dialogo (e non il monologo) e la comprensione fra le persone.
Una comunicazione che includa tutti gli stakeholder – nessuno escluso – nel processo comunicativo e decisionale è invece una comunicazione etica perchè non esclude aprioristicamente nessun pubblico sulla base di pregiudizi o preconcetti e, soprattutto, prima di prendere ogni decisione “ascolta” tutti gli attori coinvolti.

5. Cominciare da se stessi
All’inizio vi è quindi la relazione. Una relazione “dove l’uomo diventa Io solo a contatto con il Tu” (Buber) e dove ciascuno è tenuto a sviluppare e a dare corpo alla propria unicità e irripitibilità. Quando l’uomo non esprime tutti i suoi talenti (o impedisce agli altri di poterlo fare) priva se stesso di una significativa occasione di crescita e di autorealizzazione, ma priva anche la comunità del suo contributo creativo.
Come abbiamo già visto è infatti la diversità, la differenziazione delle qualità e delle tendenze che costituisce la grande risorsa del genere umano! Solo nella relazione Io-Tu ci può essere empatia; solo nella relazione Io-Tu la relazione diventa essa stessa un fine e non un mezzo. L’empatia apre la porta alla relazione, le nostre emozioni non rimangono più in superficie e ci “sentiamo sentiti” e ascoltati dagli altri.
Indubbiamente, per sua natura, l’uomo cerca di eludere ogni relazione sincera e autentica anche perché, in caso contrario, dovrebbe prendere coscienza del fatto che molte delle situazioni conflittuali che lo oppongono agli altri, sono conseguenze di conflitti già presenti nella sua mente e nel suo cuore.Per trasformare in positivo le sue relazioni l’uomo deve quindi sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore e pensare che a partire da se stessi è possibile dare vita ad una profonda trasformazione del mondo.
Cominciare da se stessi: questa è l’unica cosa che conta.Per liberarci dal pregiudizio abbiamo solo una strada: prendere consapevolezza che tutto dipende da noi e volere, con tutte le nostre forze, rimetterci in gioco in una nuova visione del mondo e delle relazioni tra gli uomini. Qui e ora, non solo nelle relazioni con i migranti.

6. Un nuovo pensiero
In un’epoca caratterizzata dalla complessità e dalla multiculturalità e nella quale si tenta di valorizzare la differenza come elemento positivo per la costruzione della propria identità, alcuni ricercatori ci hanno proposto nuovi ed interessanti approcci che possono aiutarci nel comprendere il nostro modo di rappresentare la realtà e di percepire l’altro. Approcci che possono arricchire il dialogo tra le persone e, di conseguenza, sia il singolo che la comunità.

6.1 Il pensiero divergente
Il primo studioso a cambiare paradigma è J. I. Guilford che ha introdotto il concetto di “pensiero divergente” in contrapposizione al “pensiero convergente” considerato convenzionale, schematico e standardizzato. Secondo Guilford il pensiero divergente è “caratterizzato da fluidità concettuale e capacità di riorganizzare in maniera originale gli elementi a disposizione del soggetto che appare così capace di produrre diverse risposte allo stesso quesito”.
Il soggetto “divergente” è inoltre un individuo (Marco Dallari) che riesce a far condividere al gruppo sociale di cui è parte la sua originalità e la sua tendenza a opporsi agli stereotipi, ai pregiudizi, alle soluzioni già collaudate e scontate. Il pensiero laterale (vedi anche successivi studi di Edward De Bono) migliora sicuramente la nostra efficienza e la nostra efficacia, ma tende anche a renderci meno “conformisti”, più discontinui, più attenti alle differenze.
Perché non provare ad adottare progetti educativi più creativi, meno convenzionali ed in grado di far apprezzare a tutti gli studenti la complessità e la polivalenza della realtà? Chi è pronto a passare da un pensiero lineare e prevedibile a un pensiero laterale, è “diverso” dagli altri perché relativizza ogni verità, ogni valore assoluto, ogni primato della razionalità e della pragmatica.

6.2 Le intelligenze multiple
E’ interessante notare come lo studioso americano inauguri la tendenza a ricercare e classificare differenti forme di intelligenza. Concezione che trova oggi un suo più marcato compimento nell’idea di “intelligenza multipla” di Howard Gardner.
Già dagli anni ’80, Gardner ha basato i suoi studi sulla convinzione che la teoria classica dell’intelligenza, basata sul presupposto che esistesse un fattore unitario misurabile tramite il Quoziente d’intelligenza (QI), fosse errata. Gardner è giunto alla conclusione che gli esseri umani non sono dotati di un solo grado di intelligenza, più o meno sviluppato, ma che le intelligenze (da lui definite “intelligenze multiple”) sono diverse e relativamente indipendenti tra loro.
Gardner arriva a identificarne almeno sette differenti tipologie: la logico-matematica, la linguistica, la spaziale, la musicale, la cinestetica, l’intrapersonale (l’abilità di comprendere le proprie emozioni e di incanalarle in forme socialmente accettabili) e l’interpersonale (abilità di interpretare le emozioni, le motivazioni, gli stati d’animo degli altri). La conoscenza di se stessi (intelligenza intrapersonale) e la conoscenza delle dinamiche relazionali (intelligenza interpersonale) diventano quindi due fattori fondamentali per determinare il benessere delle persone e quindi anche i loro comportamenti nelle organizzazioni.
Daniel Goleman ha ben sintetizzato queste abilità intra e interpersonali con il termine “intelligenza sociale” che sta ad indicare il passaggio da una prospettiva individuale ad una relazionale, dalle doti intrinseche al singolo individuo a ciò che emerge quando una persona è coinvolta in una relazione. Questo ampliamento ci permette di guardare oltre il singolo individuo e capire cosa si manifesta concretamente nell’interazione fra due o più persone e ci permette inoltre di superare l’autoreferenzialità e l’egoistico interesse personale per cogliere le esigenze, le necessità e le aspettative degli altri.
Il superamento di una lettura esclusivamente “matematica” del quoziente di intelligenza a favore di una visione più globale e solistica dell’uomo, ne valorizza abilità fino ad oggi poco considerate e scarsamente valorizzate. L’intelligenza vista da questa nuova prospettiva ci permette di ri-dare nuovo valore alla diversità e di evidenziarne la discontinuità, la rottura e la differenza con la visione stereotipata e accademica del passato.
Le intelligenze multiple di Gardner, se esaminate con interesse anziché con diffidenza, ci permettono di guardare agli altri con occhi nuovi, con meno certezze, con meno verità, ma con simpatia ed accoglienza. In questo modo – afferma Marco Dallari – la differenza viene rivendicata come un valore, come una condizione positiva dell’esistere, del conoscere, del pensare.

6.3 Il pensiero post-formale di Kramer
Anche l’applicazione di questa forma di pensiero – sia pure con tutti gli aggiustamenti del caso – ci può fornire alcune utili indicazioni per accogliere, elaborare e comprendere la diversità.Lo studioso americano D. A. Kramer ha individuato tre caratteristiche essenziali del pensiero postformale:
il relativismo, l’accettazione delle contraddizioni, l’integrazione.
Con il termine relativismo Kramer intende affermare che la nostra visione non è sempre quella “giusta e vera”, ma una delle tante possibili. Questa visione comporta l’accettazione delle contraddizioni che non vengono più considerate errori ma ingredienti strutturali alla realtà. Secondo Dallari ciò permette di elaborare il concetto di ambivalenza e di accettare che emozioni e sentimenti apparentemente inconciliabili (come amore e odio, attrazione e repulsione, desidero e paura) possano coesistere.
A loro volta, i soggetti dotati di questo tipo di pensiero acquistano la capacità di integrazione di idee e opinioni contrastanti in un quadro inclusivo e coerente, cercando di conciliare e rendere praticabili contraddizioni e ambivalenze. Anche se questa capacità è considerata scarsamente rappresentativa del pensiero adulto (gli studiosi la considerano tipica del pensiero infantile) ritengo che possa essere utilizzata con successo nell’inserimento delle seconde generazioni di migranti perché li può aiutare a dialogare con soggetti portatori di valori e visioni differenti, incongruenti o addirittura conflittuali.
Credo sia necessario elaborare una strategia educativa che favorisca lo sviluppo nelle persone di questo approccio, forse l’unico che può valorizzare la complessità dei linguaggi, dell’espressione e della realizzazione personale. Una modalità di pensiero che può aiutare le persone che si vivono e che si considerano “cittadini del mondo” o che si “vergognano della loro diversità” a “mettersi nei panni dell’altro” per rappresentare e ricomporre interiormente punti di vista diversi e spesso lontani.


Giampietro Vecchiato
Vice Presidente FERPI; Direttore clienti P. R. Consulting srl di Padova; Docente a contratto di Teoria e tecnica delle Relazioni pubbliche presso l’Università degli Studi di Padova e Udine

Fonte: Notizie FERPI del 26/02/2009

sabato 7 marzo 2009

8 MARZO interculturale a Trieste: "Amiche per la pelle"di Laila Wadia a teatro

Per il popolo di S\Paesati e del Miela e per tutte le donne, una commedia sull'integrazione possibile e necessaria

Nell'ambito della rassegna Primavera di Donne promossa e sostenuta dalla Provincia di Trieste, organizzata dalla Casa Internazionale delle Donne, domenica 8 marzo alle ore 20.30 presso il Teatrino di Via Weiss 13 nel Parco di San Giovanni, sarà presentato lo spettacolo "Amiche per la pelle" della scrittrice indiana Laila Wadia, prodotto dall' Associazione culturale "Spaesati", per la regia di Sabrina Morena e Marcela Serli, con Suratun Fatiha, Zhen Li, Francesco De Luca, Gladys Nader, Jasna Njemcevic, Khan Irin Parvin, Elena Zagaglia.
Un'altra tappa del laboratorio indirizzato verso la messa in scena della commedia esilarante della scrittrice indiana Laila Wadia.

Quattro amiche straniere, originarie della Cina, Bangladesh, Argentina e Bosnia prendono lezioni d'italiano e lottano contro lo sfratto. Lo spettacolo è un quadro vivente di profonda umanità dove si svolgono i temi dell'integrazione e del dialogo fra le culture. Vi partecipano delle vere donne immigrate accentuando il senso di autenticità, la comicità e la leggerezza del testo.

Laila Wadia, narratrice, insegnante universitaria e traduttrice, è nata a Bombay, in India. Vive a Trieste dove lavora alla Scuola per Interpreti. Ha pubblicato "Il Burattinaio e altre storie extra-italiane" (Cosmo Iannone) e "Pecore nere" (Laterza, AAVV), "Mondopentola" (Cosmo Iannone, a cura di), "Amiche per la pelle" (E/O). La scrittrice indiana e triestina d'adozione ha scritto il suo primo romanzo, "Amiche per la pelle" nel 2007 per le Edizioni e/o.

In un appartamento di via Ungaretti 25, si ritrovano quattro donne molto diverse tra loro, ognuna con il proprio carattere e i propri segreti. Storie di sensibilità e provenienze lontane, che trovano un loro miracoloso equilibrio grazie alle quattro donne, le vere protagoniste, la cinese Bocciolo di rosa, l'argentina Lola, che sfoggia un benessere ordinario, la dura Marinka, dal cuore ferito dalla guerra di Bosnia, e la bengalese Shanti, quella in cui la voglia di integrazione è più forte e matura. Ma c'è anche un'oasi di «triestinità» nel palazzo. È lo scorbutico gattaro signor Rosso, un uomo inacidito tra sigarette e libri di poesia. È una lettera a gettare nello scompiglio il microcosmo multietnico di via Ungaretti. Lo sfratto è un po' come le lezioni di italiano di Laura, l'insegnante che le quattro donne hanno trovato per imparare la lingua: obbliga tutti a fare i conti con il proprio passato. Quando ormai tutto sembra deciso e le amiche per la pelle destinate a separarsi per sempre, ecco che la storia cambia verso e si avvia al lieto fine. "Amiche per la pelle" è una commedia sull'integrazione possibile e necessaria.

Info: Teatro Miela, Piazza Duca degli Abruzzi - 34132 Trieste
Tel. 040/365119
Fax: 040/367817
e-mail: teatro@miela.it
www.miela.it

Centro per lo Sviluppo Creativo "Danilo Dolci" ONLUS, workshop internazionale sui temi dei diritti umani, della nonviolenza e della creatività



Comunicato stampa
del 7 marzo 2009


Si sta svolgendo in questi giorni a Palermo, organizzato dal Centro per lo Sviluppo Creativo “Danilo Dolci”.
Il workshop, co-finanziato dall’European Youth Foundation, vedrà interagire dal 6 al 12 marzo un gruppo internazionale di 24 giovani provenienti dall’Europa, dall’Europa dell’Est e dal Caucaso.

Durante i 6 giorni lavorativi ci saranno diverse attività rivolte alla riflessione, al dialogo e allo scambio di pratiche sulle tematiche descritte. L’obiettivo finale è quello di poter concretizzare l’apprendimento in un’attività da realizzare in piazza in modo da coinvolgere la comunità locale.

Sabato 7 marzo con inizio alle ore 21,00 presso il Convento dei Carmelitani (Via Giovanni Grasso 13 - Palermo - Ballarò) si svolgerà una serata interculturale aperta al pubblico.

Le attività in piazza si realizzeranno nel pomeriggio del 10 Marzo tra le ore 15,00/19,00 e nella mattina dell’11 Marzo tra le ore 10,00/14,00 presso Piazza Politeama. Le attività consistono in una Community Art e Public Art e hanno come obiettivo quello di coinvolgere la comunità palermitana nella riflessione circa i diritti umani e la nonviolenza.

Inoltre durante le attività del workshop sarà possibile assistere alla proiezione del film di Gandhi (domenica ore 21,00) e al documentario sulla vita di Danilo Dolci (martedì ore 21,00) presso il Convento dei Carmelitani (Via Giovanni Grasso 13 - Palermo - Ballarò).

Il presente comunicato stampa vale come formale invito alla partecipazione.

Ufficio stampa, Giuseppe La Rocca

martedì 3 marzo 2009

In libreria "Il sogno e l’approdo": il rapporto tra gli stranieri e la Sicilia

Una donna catapultata in un condominio con assurde regole, un giornalista che vuole ripercorrere il viaggio clandestino, e altre storie dense di riflessioni.

È già in libreria “Il Sogno e l’approdo”, una raccolta di racconti il cui filo conduttore è il rapporto tra gli stranieri e la Sicilia, pubblicato da Sellerio. A scrivere i racconti che compongono il libro, sono stati sei palermitani doc o quasi, visto che tra cinque “nostrani” spicca il nome della scrittrice tunisina Lilia Zaouali. E poi ci sono la poetessa Maria Attanasio, il giornalista Davide Camarrone, lo scrittore Santo Piazzese, il giornalista Gaetano Savatteri e l’autore Giosuè Calaciura.
Tutti nel testo hanno contribuito a rappresentare lo loro idea dello straniero in Sicilia sia sotto profili storici, sia attuali, analizzando anche il rapporto con le culture dei nuovi migranti, gli scambi e la conoscenza dell’altro, ispirandosi tutti a dei fatti realmente accaduti. Maria Attanasio nel suo racconto parla ad esempio di una donna straniera catapultata in un condominio con assurde regole: un’idea avuta grazie ad un evento accaduto a Milano ad alcuni suoi amici che si sono ritrovati in uno stabile con insensate norme.
Di grande interesse poi, il brano del giornalista Davide Camarrone, che propone al pubblico un racconto sulla memoria, scrivendo sull’esperienza di un giovane giornalista italiano di colore del Corriere Della Sera che vuole ripercorrere il viaggio clandestino a cui molti suoi parenti si sono sottoposti. Con il titolo “Questo è un uomo” l’autore mostra poi un richiamo diretto a Primo Levi. Il giornalista, protagonista del racconto, verrà prima rinchiuso in un Cpt siciliano, poi espulso e “rimpatriato” in Libia dove patirà sofferenze e degradazione fino all’annientamento. «Credo che non ci sia nulla che ho scritto che sia vero, ma credo anche che non ci sia nulla che ho scritto che sia falso»: ha affermato il giornalista parlando della sua storia.
Si tratta invece della prima fatica in italiano per la tunisina Lilia Zaouali che con “La Pupa di Zucchero” racconta una commedia degli equivoci e di segreti e bugie tra i mercati di Palermo. Mentre Gaetano Savatteri racconta con “L’infame agente Bainard” una storia dallo sfondo teatrale: «È una storia realmente accaduta la mia, infatti nel 1837, a Siracusa, scoppiò un’epidemia di colera, e un francese venne accusato di avere propagato il morbo, per questo verrà assalito dalla folla. Dopo qualche tempo un senatore siciliano prepotentemente vorrà raccontare questa storia ad un suo amico, solo alla fine del racconto si scoprirà chi è questo amico e che ruolo ha avuto nella storia italiana».
Sono dunque sei in tutto i brani di questa raccolta che si inserisce all’interno del progetto “Scenario Mediterraneo” evento di promozione del turismo culturale che propone luoghi lontani dalle solite rotte turistiche per andare alla scoperta delle città, dei musei e dei paesaggi delle tre più grandi regioni meridionali, Sicilia, Sardegna e Campania. In Sicilia, il progetto propone un percorso alla scoperta di sette città sede di teatro nelle quali verranno messi in scena da mercoledì 1 aprile a sabato 16 maggio, tre spettacoli realizzati fondendo i sei racconti del libro.
Il testo è in libreria al prezzo di 12 euro.

Articolo di Irene Leonardi

Fonte: Balarm.it del 3 marzo 2009