www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 25 novembre 2008

TuttaPorto Prima edizione 26 - 29 Novembre 2008 Immagini, parole e suoni su Palermo

TuttaPorto
Prima edizione
26 - 29 Novembre 2008
Immagini, parole e suoni su Palermo


Prenotazioni alle visite della mattina c/o Il cinema Lubitsch
o telefonando a 328 4663141 - 091 447164
Cinema Lubitsch, Palermo

Ingressi: Abbonamento 20€ e 15 €
ridotto studenti - proiezioni pomeriggio e sera (5€), per l'intera giornata (8€)

MERCOLEDI' 26 AMBIENTE 12.00
"Manifestazione Salvalarte Sicilia 2008"
Legambiente Sicilia Area Quaroni via Maqueda
Iniziativa per far acquisire l’area al Comune e trasformarla in un giardino pubblico
16.00 Apertura festival: Roberto Manzone - Paolo Greco - Massimo Arciresi
16.30 Un metro sotto i pesci Alessandro Rossi e Michele Mellara
17.30 Il quinto mondo Luca Bellino in presenza dell'autore
18.30 Tavola rotonda: IL PAESAGGIO URBANO TRA DEGRADO E RIQUALIFICAZIONE Legambiente, festival energie alternative, Arch. Giuseppe Scuderi, ecc.
Moderatore: Franco Marineo
a seguire Inaugurazione mostra "Mirror" e presentazione rivista Gente di Fotografia
20.30 Intervento musicale Dario Chillemi
21.30 Pirrera Piero Messina in presenza dell'autore
22.45 Paesaggi Rubati Nino Criscenti

GIOVEDI’ 27 LEGALITA’
10.30 Palermo PizzoFree a cura di AddioPizzo
10,30: partenza da piazza Vittoria (di fronte la Questura)
11,30: Punto PizzoFree
12,30: piazza Marina
13,00: piazza Magione
13,30: pranzo presso un esercizio pizzofree
16.30 Noi dobbiamo deciderci Felice D’Agostino e Arturo Lavorato
17.30 Una voce nel vento Alberto Castiglione in presenza dell'autore
I libri Navarra Editore: uno scorcio sulla Sicilia e la Cultura della Legalità
18.30 Tavola rotonda: CONTRASTARE LA MAFIA: I DISTRETTI DI ECONOMIA SOLIDALE Comitato Addiopizzo, Banca Etica, LiberoFuturo, Biosicilyexport, ecc.
Moderatore Alessandro Amato (TGS)
a seguire Presentazione del libro "Breve Storia del movimento antimafia e dell'agenda antimafia 2009"
Umberto Santino/ Centro Peppino Impastato
21.00 Pizzo Carola Mamberto
21.30 Terra libera tutti Emanuele Piano e Luigi Abramo in presenza dell'autore
22.30 Il trentasette, memorie di una città ferita Roberto Greco in presenza dell'autore

VENERDI' 28 MIGRAZIONI
10.00 Visita alla Comunità di accoglienza "Missione di Speranza e Carità" Via Archirafi, 31
12.30 visita al Ce.Mi. Centro Migranti via Noce, 135
16.30 Il mondo addosso Costanza Quatriglio in presenza dell'autrice
17.30 Il canto dei nuovi emigranti Felice D’Agostino e Arturo Lavorato
18.30 Tavola rotonda: IMMIGRAZIONE E CONFLITTI A PALERMO
Univ. Di Palermo, Centro Migranti, Missione di Speranza e Carità, ecc.
Moderatore: Fabrizio Scibilia
20.30 Spettacolo: Il cuore in una barca di carta
Testo e narrazione, tamburo, canto Yousif Latif Jaralla
21.15 Come un uomo sulla terra Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
22.15 Le ferie di Licu Vittorio Moroni in presenza dell'autore
23.30 Sgomberi Michael Beltrami

SABATO 29 LAVORO
Visite a cura della CGIL Sicilia
10.00 Cantieri Navali di Palermo
a seguire Visita al Call Center
16.00 Il lato grottesco della vita Federica Di Giacomo in presenza dell'autrice
17.15 Parole Sante Ascanio Celestini
18.30 Tavola Rotonda: VALORE LAVORO: MENO POVERTA' E PIU' SICUREZZA a cura della CGIL SICILIA Segr. Gen. CGIL Sicilia Italo Tripi, Segr. Camera del lavoro Maurizio Calà, Cresm, ecc. - Coordina: Daniela Ciralli
a seguire "Danilo Dolci - La Radio dei Poveri Cristi" a cura di Guido Orlando e Salvo Vitale. Navarra Editore in collaborazione con associazione Casa Memoria Peppino Impastato - Cinisi 21.00 Il Magnifico 7 Paolo Pisanelli in presenza dell'autore
21.15 Il Teatro e il Professore Paolo Pisanelli
22.15 ThyssenKrupp Blues Pietro Balla e Monica Repetto in presenza degli autori
23.30 Io non sono un moderato Andrea Nobile in presenza dell'autore

lunedì 24 novembre 2008

Convegno internazionale ANFE: Memorie del futuro, Il rilancio del ruolo dell'associazionismo nelle politiche migratorie

Memorie del futuro
Convegno Internazionale
"Il rilancio del ruolo dell’associazionismo nelle politiche migratorie"
28 - 29 Novembre 2008 - ore 9.00
Palazzo dei Normanni, Sala Gialla, Palermo


Intesa come patrimonio di cultura, emozioni, sensazioni e ricordi, la memoria può essere considerata ciò che i primi migranti portavano dentro la loro valigia di cartone. Una volta stabilitosi nel nuovo paese, il migrante ha saputo trovare forza, sostegno e supporto nella coesione, nell'aggregazione, nel sentire vicino a sé un altro migrante, altre decine di migranti, altre centinaia di migranti. La ricomposizione nei luoghi di destinazione delle comunità originarie permetteva di ricostituire le condizioni e gli equilibri della terra di origine, private dello stato di disagio che aveva condotto alla diaspora.
Tale serie di eventi ha consentito lo sviluppo del fenomeno dell'associazionismo nell'emigrazione, fenomeno che oggi - inutile nasconderlo - è in difficoltà. Modi e tempi del vivere contemporaneo, mancato ricambio generazionale e diluizione del patrimonio culturale originario hanno fatto sì che le associazioni si siano trovate in crisi. In un mondo che cambia alla frequenza di poche frazioni di secondo, ciò rischia di condurre all'estinzione dell'associazionismo nell'emigrazione, in altri tempi capace di generare movimenti culturali, sociali ed economici di notevole portata.
Proprio a partire da queste considerazioni, in collaborazione con l'Assessorato Regionale al Lavoro e all'Emigrazione e con la Rete dei Musei dell'Emigrazione Siciliana, che l'A.N.F.E. Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati – Delegazione Regionale Sicilia, che da più di sessant'anni si occupa di emigrazione e ha fra i suoi compiti istituzionali quello di favorire lo scambio interculturale tra gli italiani residenti nel mondo e la loro terra di origine - ha organizzato questo evento. Il convegno intende, infatti, stimolare una riflessione sia su una normativa regionale ormai superata e inadatta alle nuove esigenze dei giovani italiani residenti all'estero, che sulla necessità di un rilancio dell'associazionismo giovanile che promuova e rivaluti il legame dei giovani con la terra d’origine.


GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

Ex chiesa di San Mattia ai Crociferi - Palermo
17,00 Inaugurazione della Mostra fotografica “Sicilian Crossings to America and the derived communities
Organizzata e diretta dal Professore Marcello Saija
Docente di Storia delle Istituzioni Politiche Università di Messina e Direttore “Rete dei musei siciliani dell’emigrazione”

Presiedono
On.le Carmelo Incardona, Assessore del Lavoro, della Previdenza Sociale della Formazione Professionale e dell’Emigrazione della Regione Siciliana
Dott. Luis Tallarini, Chairman Italian Language Foundation
Introduzione alla Mostra
Dott. Mario Cavaleri, Giornalista della Gazzetta del Sud, Direttore di QuiSicilia
Presentazione della Mostra
Prof. Marcello Saija

VENERDI 28 NOVEMBRE 2008
Palazzo dei Normanni, Sala Gialla - Palermo
09,00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti
09,30 Apertura dei lavori
On.le Prof. Learco Saporito
Presidente Nazionale A.N.F.E.
09,45 Saluti delle autorità
Sen. Domenico Nania
Vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana
On.le Francesco Cascio
Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana
On.le Raffaele Lombardo
Presidente della Regione Siciliana
On.le Francesco Scoma
Assessore alla famiglia, alle politiche sociali e alle autonomie locali della Regione Siciliana
Dott. Marcello Tricoli
Presidente del Consiglio della Provincia Regionale di Palermo
Dott. Giovanni Avanti
Presidente della Provincia Regionale di Palermo
On.le Diego Cammarata
Sindaco di Palermo
Prof. Roberto Lagalla
Rettore dell’Università degli Studi di Palermo
Prof. Gioacchino Lavanco
Presidente Centro Siciliano Sturzo
Dott. Luis Tallarini
Chairman Italian Language Foundation

La legislazione regionale necessaria per il rilancio dell’associazionismo nel mondo
Introduce i lavori On.le Carmelo Incardona, Assessore del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione della Regione Siciliana
Chairperson, Dott. Fabio Tricoli
Intervengono
11,20 Dott. Pio Guida “Analisi sull’attuale normativa sull’emigrazione L.R.55/80 e L.R.38/84 strumenti ancora validi per il rilancio dell’associazionismo?”
12,00 Dott. Salvatore Augello “Necessità di un nuovo strumento normativo per il rilancio dell’associazionismo nel mondo”
11,40 Dott. Vincenzo Arcobelli “IlCSNA ad un anno dalla nascita. Federarsi è la strada da seguire per il rilancio dell’associazionismo?”
12,20 Dott.Carmelo Pintabona “FESISUR: bilancio di una federazione storica”
12,40 Interventi programmati
Dott. Domenico Azzia, Presidente Sicilia Mondo
Dott. Francesco Viola, Segretario Regionale CISAL
Dott. Luciano Luciani, Presidente Nazionale Istituto Fernando Santi
13,30 Lunch

I caratteri dell’emigrazione siciliana tra passato e presente
Chairperson, Dott. Letizia Airos Soria
Interventi
15,15 Prof.Marcello Saija “I caratteri dell’emigrazione siciliana in America”
16,45 Prof. John Alcorn “L’emigrazione siciliana e le dinamiche della globalizzazione”
17,15 Prof. Giampiero Finocchiaro “Cu nesci arrinesci - iperbole biografica di un figlio di ciabattino”
17,45 Prof. Antonino Checco “L’emigrazione transoceanica siciliana tramito e storia”
18.15 Prof. Gioacchino Lavanco "«Il paradiso perduto». Individui, gruppi, partecipazione: associazionismo dei migranti di terza generazione fra nostalgia e assenza di memoria”
18.35 Dott. Roberto Mazzarella “Il luogo e le identità: spunti di riflessione sull’essere «siciliani»”
18,55 Dibattito

SABATO 29 NOVEMBRE
Palazzo dei Normanni, Sala Gialla - Palermo
09,00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti
09,30 Apertura lavori
Nuove generazioni per il futuro dell’associazionismo
Introduce i lavori Dott. Gaetano Calà
Chairperson Dott. Letizia Airos Soria
Interventi
09,50 Prof. Bianca Gelli “Associazionismo e partecipazione: il ruolo dei giovanie l’identità interetnica”
10,10 Dott. Francesco Maria Talò (video intervento)
10,20 Dott. Luis Tallarini “La fondazione quale strumento per il rilancio dell’associazionismo”
10,40 Dott. Elio Carozza “Ruolo del CGIE nel rilancio dell’associazionismo giovanile: bilancio e prospettive”
11,00 Dott. Rino Giuliani “Propositi e indicazioni per un rilancio qualificato delle associazioni”
11,20 Coffee break
11,45 Dott. Stefano Albertini (video intervento)
11,50 Prof. Ellie Vasta “L’emigrazione storica dalla Sicilia all’Australia:le ultime generazioni ed il loro legame con la terra d’origine”
12,10 Dott. Renato Miracco (video intervento)
12,30 Prof. Elia Mannetta “Il mancato incontro tra vecchi e nuovi emigrati”
12,50 Dott. Antonio Tamburri (video intervento)
13,00 Dott. Salvatore Mulè “Come la Federazione in Florida ha lavorato per il coinvolgimento dei giovani”
13,20 Dibattito
13,40 Chiusura lavori Dott. Paolo Genco


A.N.F.E. Delegazione Regionale Sicilia
via della Ferrovia a San Lorenzo, 54
90146 - Palermo
tel. 091.6710267 - fax 091.6716972
http://www.sicilia.anfe.it/
memoriedelfuturo@anfe.it

Fonte:
www.sicilia.anfe.it/sub_area.php?id_sezione=3&id_articolo=321

domenica 23 novembre 2008

Insegnamento dell'italiano a bambini/ragazzi non italofoni: nota tecnica alla mozione “Cota" da parte di alcune importanti società scientifiche


SIG - Società Italiana di Glottologia
SLI - Società di Linguistica Italiana
AItLA - Associazione Italiana di Linguistica Applicata
GISCEL - Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica

A chi ne ha la competenza

Ogg.: Nota tecnica alla mozione "Cota ed altri n. 1-00033".

Le Società scientifiche sopraelencate, attive nel campo delle scienze del linguaggio in tutti i suoi ambiti teorici, descrittivi, metodologici e applicati, presentano la seguente Nota tecnica a proposito del contenuto della mozione "Cota ed altri n. 1-00033" pubblicata alle pp. 133-137 del n. 64 degli Atti Parlamentari – Camera dei Deputati, XVI Legislatura, Allegato A "Resoconti relativi alla seduta del 9 ottobre 2008". Alla Nota fa seguito un Allegato contenente una serie di osservazioni dettagliate sul contenuto della mozione in oggetto. Su queste osservazioni dettagliate si basa quanto sostenuto nella presente Nota.
La mozione "Cota ed altri n. 1-00033" risulta non chiara nelle premesse, poco perspicua nel metodo, inefficace nella soluzione per le ragioni appresso esplicitate.

In premessa, la mozione:

a. tratta la competenza in italiano e i diversi gradi del suo costituirsi come effetti indifferenziati ed equivoci della provenienza, della cittadinanza e della stanzialità sul territorio, usando questi diversi aspetti relativi alla persona come fossero equivalenti e parimenti influenti sulla conoscenza di una lingua;

b. accomuna fasce di età diverse, non tenendo conto che nella scuola primaria è ancora in corso il processo di acquisizione spontanea di una lingua e che nella scuola media si devono attivare strategie di apprendimento per lo sviluppo di competenze linguistiche specifiche per lo studio delle discipline;

c. fornisce dati statistici sulla presenza complessiva di alunni immigrati, senza differenziare tra neo-arrivati, presumibilmente non italofoni ma di esigua consistenza numerica, e residenti da lungo tempo con gradi differenziati di italofonia, che rappresentano la maggioranza;

d. assume le difficoltà di lettura e scrittura come deficit di competenza linguistica in italiano.

Nel metodo, la mozione:

a. non specifica il tipo di conoscenze — linguistiche o altre — di cui si richiede la verifica in test e prove di valutazione;

b. propone test e prove di valutazione in lingua italiana per bambini e ragazzi non-italofoni;

c. propone una scadenza di ingresso nella scuola con rischio di esclusione dalle classi regolari di alunni pervenuti oltre quella data anche se parlanti l’italiano;

d. propone una scadenza di ingresso nella scuola col rischio di una persistente esclusione dalle classi regolari per gli alunni che, non avendo superato i test, sono i più bisognosi di inclusione tra pari parlanti l’italiano.

Nella parte propositiva la mozione:

a. impegna il Governo a istituire “classi ponte” per l’apprendimento della lingua italiana;

b. non specifica gli obiettivi linguistici delle “classi ponte” e nel “curriculo formativo essenziale” elenca invece temi e comportamenti relativi all’ambito dell’educazione civica;

c. non considera inoltre con quali strumenti linguistici possano accedere a quei contenuti allievi parlanti di lingue diverse e di età nella quale è ancora agli esordi il processo di apprendimento di lettura e scrittura.

Per ovviare alle incongruenze e alla conseguente inefficacia dei provvedimenti auspicati dalla mozione in oggetto, le sopraelencate Società scientifiche, in linea con alcune considerazioni finali della mozione in oggetto, avanzano le seguenti proposte:

a. prevedere forme di sostegno linguistico affidato a personale specializzato — l’insegnante di italiano L2 — la cui presenza nelle scuole andrebbe garantita in numero proporzionale alla presenza di alunni stranieri, e la cui utilizzazione dovrebbe riguardare sia il normale temposcuola nelle classi per favorire l’ “immersione”, sia i corsi pomeridiani di approfondimento e perfezionamento della lingua italiana;

b. promuovere la sinergia positiva instauratasi tra i centri di ricerca, le scuole e il territorio, per coinvolgere gli allievi non-italofoni e le loro famiglie in un processo produttivo di interscambio linguistico e culturale;

c. verificare le ricadute sociali positive nel medio e lungo termine dei progetti di accoglienza di allievi non-italofoni nelle scuole, giustificando così l’impiego delle necessarie risorse.

Le Società scientifiche sopraelencate invitano pertanto coloro che ricoprono incarichi di rappresentanza a riformulare la mozione qui in discussione in termini più consoni alla realtà dei fatti e a promuovere iniziative legislative atte a meglio coordinare le iniziative già in atto presso numerosi Uffici Scolastici Provinciali ai fini dell’integrazione scolastica e linguistica di allievi non italofoni.

Allegato alla Nota tecnica di SIG, SLI, AItLA, GISCEL

A. Il problema

La materia oggetto della mozione è, nei suoi termini più generali, l’inserimento di allievi bambini e adolescenti non-italofoni nelle classi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado corrispondenti al loro stadio di sviluppo linguistico, cognitivo e sociale, con l’obiettivo di favorirne la massima integrazione scolastica, primo passo verso la conquista di una piena cittadinanza.
Le Società scientifiche sopraelencate rilevano a questo riguardo come il problema sia posto in termini non chiari e parzialmente fuorvianti nelle premesse della mozione.

(a) Il gruppo di destinatari della mozione, ovvero allievi non-italofoni, non è definito in maniera univoca, come si converrebbe a un testo normativo. In particolare si nota l’alternanza di espressioni quali “alunni stranieri” (l’espressione più utilizzata, p. es. p. 133, colonna 2, capoverso 1), e di: “alunni con cittadinanza non italiana” (p.es. p. 134, colonna 1, capoverso 2); “nomadi” (p.es. p. 134, colonna 1, capoverso 4); “minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l’intero percorso scolastico” (sic!, p. 134, colonna 2, capoverso 3, e altrove); “bambini immigrati” (p.es. p. 124, colonna 2, capoverso 6); “bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici” (p. 135. colonna 1, capoverso 1); “studenti non italiani” (p. 135, colonna 2, capoverso 5); “molte diverse cittadinanze” (p. 136, colonna 1, capoverso 2 e altrove). La terminologia utilizzata accomuna provenienza geografica, origini familiari, possesso di cittadinanza e carattere di stanzialità o meno sul territorio, oscurando così il tratto rilevante che è quello della conoscenza della lingua italiana, che distingue, ancorché a livelli diversi, parlanti che hanno la lingua italiana come lingua materna da parlanti che non hanno l’italiano come lingua materna.

(b) Il gruppo di destinatari della mozione, inoltre, non è definito in maniera univoca per quanto riguarda le fasce di età. Nel caso delle fasce di età relative alla scuola primaria, il contatto con l’italiano L2 avviene quando è ancora in corso l’acquisizione della lingua materna, e quando le competenze linguistiche da sviluppare sono soprattutto le abilità comunicative interpersonali di base, che possono essere sviluppate nell’arco di due o tre anni, se favorite dal contatto con i pari, poiché riguardano una lingua concretamente legata al contesto comunicativo. Nelle fasce di età più alte, corrispondenti alle classi della scuola secondaria di primo e secondo grado, il contatto avviene in condizioni cognitive, sociali e linguistiche diverse: l’acquisizione della lingua materna è quasi del tutto stabilizzata ed emerge la necessità di acquisire competenze linguistiche in italiano L2 più elaborate e sofisticate di quelle interpersonali di base. Per poter studiare, comprendendo ed esprimere attraverso la lingua attività cognitive fortemente astratte e indipendenti dal contesto di comunicazione, l’allievo straniero ha bisogno di un periodo di formazione di 4 o 5 anni. In ragione di queste diverse condizioni di contatto con l’italiano occorrerà sfruttare in misura diversa l’input nativo spontaneo offerto in classe dagli insegnanti e dai compagni e l’input derivante dall’uso dell’italiano per lo studio, necessario ad acquisire conoscenze.

(c) Il gruppo di destinatari della mozione, infine, non è definito in maniera univoca per quanto riguarda la sua consistenza in termini statistici. Le percentuali riportate a p. 133 (colonna 2, capoversi 1, 2, 3), a p. 134 (colonna 1, capoversi 1, 3, 5, 6) vanno scorporate per rendere conto del gruppo effettivo di allievi che, essendo da poco o appena entrati in contatto con l’italiano, affrontano il problema dell’apprendimento dell’italiano, con le differenze relative alle fasce d’età illustrate al punto (b) qui sopra. Poste queste considerazioni, i dati relativi al successo scolastico di allievi “stranieri”, secondo la terminologia delle premesse della mozione in oggetto, riportati alle pp. 134 (colonna 1, capoverso 1), 135 (colonna 2, capoverso 2 e 5) e 136 (colonna 1, capoverso 1), abbisognano di essere scorporati e rianalizzati per poter essere utilizzati con profitto ai fini di una migliore comprensione del problema affrontato. Analogamente vanno riconsiderate, alla luce delle osservazioni qui avanzate le affermazioni contenute alla p. 133, colonna 1, nei capoversi 2, 3, 4.

(d) Il problema che si vuole affrontare è riassunto nell’espressione “diverso grado di alfabetizzazione linguistica” (p. 133, colonna 1, capoverso 2 delle premesse). L’espressione si riferisce però alle capacità di lettura e scrittura in una determinata lingua —qui si intende l’italiano— e non designa quindi il problema nella sua interezza, che è quello della competenza linguistica in italiano. Non si tiene poi in nessun conto il fatto che gli allievi non italofoni sono in realtà spesso mediamente alfabetizzati in una o più lingue diverse dall’italiano. Tali lingue sono scarsamente valorizzate nell’orizzonte linguistico della nostra scuola, che è orientata a favorire l’acquisizione di lingue comunitarie.
Le premesse alla mozione in oggetto contengono anche osservazioni di fatto non pertinenti e quindi irrilevanti per il problema toccato e che non vale qui la pena di commentare. Si tratta di: (i) la “grande attualità” dei dati “sulla presenza di alunni nomadi” (p. 134, colonna 1, capoverso 4); (ii) “le gerarchie istituzionali ecc.” (p. 135, colonna 1, capoverso 3); (iii) “la pedagogia interculturale ecc.” (p. 135, colonne 1 e 2, capoversi 4 e 1 rispettivamente).

B. Il metodo

Le Società sopraelencate rilevano che il metodo proposto per affrontare il problema e rispetto al quale la mozione vuole impegnare il Governo è piuttosto incongruente rispetto all’obiettivo di favorire la promozione dell’acquisizione dell’italiano ai fini, almeno dichiarati, di una armonica integrazione.

(a) Del tutto inappropriato appare il perno della proposta, ovvero la subordinazione dell’autorizzazione all’ingresso degli studenti “stranieri” (ovvero: non italofoni) al superamento di test e specifiche prove di valutazione (p. 136, colonna 1, ultimo capoverso).
Tali prove —si dice— riguardano l’accesso alle scuole di ogni ordine e grado, ma di esse non si specifica l’obiettivo, ovvero se mirino a testare la competenza linguistica in italiano o altri tipi di conoscenze, senza per altro considerare le diverse competenze, abilità e conoscenze da presupporre in base all’età degli allievi. Se, come si è argomentato nella parte A di questo Allegato, pur non essendo chiaro quale sia il gruppo di destinatari inteso nella Mozione, questo va individuato negli allievi non-italofoni neo-arrivati, ne deriva anche il problema della lingua in cui formulare i test.

(b) Molto problematica nella fase applicativa è la scadenza del 31 dicembre di ogni anno per l’ingresso di allievi “stranieri” (cioè non italofoni) nelle scuole del Paese (p. 136, colonna 2, capoverso 2). Tale scadenza, obbligatoriamente in relazione con i test e le prove di valutazione non meglio specificati di cui si è detto qui al punto (a), si traduce in un dannoso ritardo per gli alunni che non dovessero superare i test entro quella data. Questi, stando alla proposta della Mozione in oggetto, dovranno rimanere in classi separate per tutto il resto dell’anno scolastico, classi nelle quali evidentemente non sono previsti i normali contenuti disciplinari. In tal modo si approfondiscono le distanze e i dislivelli, viene meno la fruizione di input e di interazione linguistica con i coetanei italofoni e le “classi di inserimento” diventano di fatto, al di là delle intenzioni, delle “classi differenziali” in cui viene momentaneamente sospeso, o pericolosamente reinterpretato, il diritto all’istruzione sancito dalla nostra Costituzione, oltre che da dichiarazioni internazionali sui diritti dei bambini, anzitutto dalla “Convenzione sui diritti dell’infanzia”, varata nel 1989 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

(c) Le “classi ponte” di cui si propone l’istituzione per gli allievi “stranieri” (cioè non italofoni) che non superano le prove e i test di cui si è detto al punto (a) di questa sezione (p. 136, colonna 2, capoverso 1) sono apparentemente limitate all’insegnamento dell’italiano. Questo deve però essere commisurato con i diversi tipi di apprendimento specifici di età diverse, con l’importanza dell’input dei pari e l’accelerazione alla socializzazione/integrazione che questo rappresenta. Inoltre in esse dovrebbero essere inseriti bambini e ragazzi di età e livelli di apprendimento anche molto diversi tra loro. Infatti non è plausibile che ci possano essere classi omogenee per età e/o livello vista l’esiguità dei numeri, che porterebbe a prevedere classi di una o due unità. Tutto ciò rende la proposta inefficace e inattuabile.

(d) L’incongruenza della proposta della mozione è aggravata dall’indicazione di un “curricolo formativo essenziale” delle classi ponte (p. 136, colonna 2, capoverso 3 e sgg.). Qui scompare la lingua italiana e si elencano temi oggetto di studio (punto a della lista) insieme a comportamenti (punti b, d, e) che sono anche oggetto dell’iter scolastico “standard” di allievi italofoni di certe fasce d’età nell’ambito più generale dell’educazione civica. La proposta non considera con quali strumenti linguistici possano accedere a quei contenuti gli allievi, per definizione parlanti di lingue diverse e di età nella quale è ancora agli esordi il processo di apprendimento di lettura e scrittura. Ciò aggrava l’inefficacia e l’inattuabilità della proposta della Mozione, anche senza tener conto di formulazioni incomprensibili in questo contesto come il riferimento all’ “interdipendenza mondiale” indicato come punto c) del curriculo.

C. Le proposte

Le Società sopraelencate sono consapevoli che da anni (almeno dalla C.M. 8/9/1989, n. 301) il problema di alunni non italofoni nelle classi è all’attenzione delle scuole e delle istituzioni territoriali, che hanno risposto proponendo soluzioni differenziate. Non a caso l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale attivato presso il Ministero dell’istruzione nel suo rapporto del 2007 specifica le azioni da intraprendere come segue: “La prima necessità è quella di portare a sistema e di diffondere la conoscenza delle situazioni positive e consolidate, in termini di: modalità di collaborazione interistituzionale (protocolli tra enti locali e scuole, vademecum operativi); azioni realizzate; integrazione delle risorse; elaborazione e diffusione di materiali e strumenti; coinvolgimento delle associazioni, delle comunità immigrate, delle famiglie straniere; coinvolgimento dei mediatori culturali, formazione degli operatori e dei docenti” (v. http://www.istruzione.it/).
Il riordino della materia è, dunque, auspicabile purché fatto a partire dalle esperienze maturate sul campo, generalizzando le buone pratiche ed eliminando errori e inefficienze. Da anni sono in atto iniziative di inserimento degli alunni non-italofoni nelle classi da parte di soggetti istituzionali (scuole, Centri Territoriali Permanenti) grazie all’apporto finanziario degli Enti locali e al sostegno organizzativo di molti Uffici Scolastici Regionali e Provinciali. Tali iniziative sono sempre state accompagnate da momenti di formazione degli insegnanti nell’ambito di corsi di aggiornamento diffusi in tutto il territorio nazionale, nonché da piani di alfabetizzazione linguistica diversificati per livello di competenza in italiano L2 e per lingua materna degli apprendenti. Si ricordano qui, a puro titolo di esempio: il progetto pilota Azione Italiano L2: lingua di contatto, lingua di culture che ha coinvolto nel biennio 2004-2005 21 centri universitari; il progetto ALIS “Apprendimento dell’italiano lingua seconda”, che è stato avviato fin dal 1998 dall’Ufficio scolastico provinciale di Bergamo in collaborazione con la locale Facoltà di Lingue e letterature straniere e ha addestrato maestri e insegnanti di ogni disciplina all’insegnamento in classi multilingui; l’esperienza di ricerca e formazione Qui è la nostra lingua condotta dall’Università di Roma Tre in collaborazione con il Comune e destinata a insegnanti e alunni della città di Roma.
La sinergia positiva instauratasi tra i centri di ricerca e le scuole ha inoltre portato all’istituzione di Master universitari, di primo e di secondo livello, resi possibili anche dal retroterra di conoscenze acquisito in diverse iniziative di ricerca di base sulle tappe e le modalità dell’acquisizione spontanea dell’italiano (anzitutto il ‘Progetto Pavia’, dal nome dell’Università capofila, cui hanno collaborato nel tempo le università di Pavia, Bergamo, Milano-Bicocca, Modena-Reggio, Padova, Siena, Verona, Vercelli).
Da queste esperienze è emerso ed è stato confermato il risultato che l’acquisizione di una L2 è tanto più ‘facile’, rapida, completa quanto più giovane è l’età del soggetto apprendente, e quanto più piena è l’immersione nella nuova realtà linguistica e culturale. Tale ‘piena immersione’ (studiata fuori d’Italia in paesi tradizionalmente bilingui come il Canada) facilita non solo il processo di acquisizione della lingua seconda, ma anche i processi di socializzazione e di reciproca conoscenza, premessa indispensabile alla costruzione di una società complessa e multietnica come si avvia a diventare l’Italia. È pertanto opportuno che si continui ad immettere i bambini e gli adolescenti non italofoni nelle classi normali. Inoltre si dovrebbe poter disarticolare le classi in certi momenti attentamente programmati dell’attività scolastica, quando certi contenuti disciplinari, linguisticamente troppo impegnativi, escluderebbero di fatto i non-italofoni neo-arrivati dalla loro corretta fruizione. Ma con tutta evidenza esistono nelle classi ore di educazione fisica, di inglese o altre lingue straniere, di matematica, di informatica e certo di altro, che potrebbero essere immediatamente accessibili a tutti, con qualche forma di sostegno.
Le criticità emerse nell’attuale sistema possono essere affrontate prevedendo forme diversificate di sostegno linguistico affidato a personale specializzato, con l’istituzionalizzazione della figura dell’insegnante di italiano L2, la cui presenza nelle scuole andrebbe garantita in numero proporzionale alla presenza di alunni stranieri, e la cui utilizzazione dovrebbe riguardare non solo il normale tempo-scuola, ma anche i corsi pomeridiani di lingua italiana, alla cui frequenza sarebbero obbligatoriamente tenuti, su decisione del consiglio di classe, tutti gli allievi che hanno poca o nulla conoscenza dell’italiano, e che si potrebbero immaginare aperti anche ai genitori degli alunni.
Tenendo conto che tutti i docenti veicolano contenuti attraverso la lingua italiana, svolgendo la duplice funzione di insegnante disciplinare e insegnante di italiano L2, occorrerebbe prevedere una formazione adeguata nella didattica dell’italiano L2 per tutti i docenti di ruolo.
Un tale approccio al problema avrebbe come risultato la promozione dell’accoglienza del neoarrivato , facendo tesoro delle esperienze positive già attuate, estendendole a tutto il territorio nazionale, con il vantaggio di razionalizzare la spesa richiesta per affrontare l’integrazione degli allievi non italofoni neo-arrivati. Oggi molte istituzioni scolastiche si organizzano autonomamente a tale riguardo, chiedendo finanziamenti e/o insegnanti di supporto (“facilitatori linguistici”) alle realtà territoriali. L’allestimento di Laboratori permanenti di Lingua italiana, dislocati in modo razionale nel territorio, appoggiati a singole scuole ma con un bacino di utenza più vasto, come già sperimentato nei comuni di Firenze e Padova, costituirebbe un’organizzazione più coerente e più proficua delle risorse impegnate. I Laboratori verrebbero frequentati dopo l’orario scolastico da allievi non italofoni provenienti da diverse realtà scolastiche, che, divisi in gruppi omogenei per età e livello di competenza dell’italiano, seguirebbero corsi di lingua appositamente strutturati e finalizzati sia alla prima comunicazione sia al primo incontro con le discipline scolastiche.
Tali proposte si inseriscono nell’alveo di iniziative già in atto da tempo per superare il problema affrontato dalla Mozione in ottemperanza ai fini istituzionali della scuola, agente primo di sviluppo linguistico, trasmissione di conoscenze, aggregazione sociale in preparazione alla vita adulta, e per sua natura aliena dalla “politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati” propugnata a p. 234, colonna 2, penultimo capoverso. Tali iniziative hanno trovato recentemente sistematizzazione sia nelle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” emanate dal Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca scientifica nel febbraio 2006, sia in “La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri”, documento emanato dal Ministero della Pubblica Istruzione nell’ottobre 2007, a cura dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale.

martedì 18 novembre 2008

Maestro Ponte, di Arturo Ghinelli

“Oltre il ponte che è in mano nemica…” diceva il ritornello di una canzone partigiana ripresa nel film “C’eravamo tanto amati” e mi è tornata in mente quando ho sentito che il Parlamento ha impegnato il Governo ad istituire le classi ponte.
E’ un ragionamento che non fa una piega per chi sta approvando una legge nella quale si prevede di aumentare gli alunni per classe e portare ad una sola le maestre. Con 30/32 alunni per classe come volete che possa la maestra unica riuscire ad insegnare l’italiano agli stranieri? E, responsabilmente si sono risposti: l’unica è fargli l’esame e chi sa l’italiano può restare e chi non lo sa va nella classe ponte.
Una maestra ieri sera a Ravarino ad una assemblea sui temi della scuola si chiedeva:” Ma cosa c’è di là dal ponte? Si sono dimenticati di dirci dove porta quel ponte.” Sono d’accordo e mi sembra fondamentale rispondere a questa domanda prima di dire se è la strada giusta. Un’altra cosa non ci hanno detto. Chi insegnerà nella classe ponte? La maestra che sa le lingue? Potrebbe essere utile perché nella stessa classe ci saranno marocchini, albanesi, romeni, ghanesi, indiani, serbi, moldavi, cinesi, filippini...
Verrà fatta una graduatoria? Ma sarà una graduatoria di merito? Per cui ai primi posti andrà la maestra laureata in lingue, quella più brava in italiano, quella che fa imparare a memoria l’inno nazionale. Oppure la classe ponte verrà considerata un reparto di confino (o confine?) una specie di Guantanamo in cui mandare le maestre che hanno avuto contatti con musulmani, quelle che fanno spesso viaggi all’estero e che amano le letterature dei paesi ex colonie europee? Se verrà scelta la strada di mandare nella classe ponte le maestre che dopo i tagli resteranno senza classe ma non potranno essere licenziate perché già di ruolo, insomma gli scarti che rischierebbero di rimanere improduttivi. In questo caso presento la mia autocandidatura per diventare maestro ponte, per insegnare in quelle classi. Infatti non voglio lasciare solo Patric che è appena stato adottato e parla portoghese, Hilal che è un anticipatario, cioè è venuto in prima elementare a cinque anni senza aver frequentato la scuola dell’infanzia, Lin che si illumina tutto solo quando giochiamo con il vocabolario illustrato italo-cinese, Lydia che ha frequentato la scuola dell’infanzia ma che difficilmente supererebbe un esame scritto di italiano.
Il mio sogno sarebbe quello di diventare un maestro passeur, come dicono i francesi, il traghettatore, colui che aiuta a passare di nascosto il confine o le linee nemiche (come traduce il vocabolario per chi non sa il francese). Non mi vergognerei ad essere inserito in una classe di clandestini, di bambini contrabbandieri delle culture e dei giochi. Assicuro che io e loro ci impegneremo al massimo per poter tornare di là insieme agli altri, però dovete dirci con precisione cosa volete che impariamo e non alzarci l’asticella ogni volta che vogliamo saltare dall’altra parte.
Speriamo solo che ci lascino giocare in cortile insieme agli altri durante la ricreazione. Perché ho sentito qualcuno dire: la ricreazione è finita.

Glottorama, Convegno Internazionale Teatro e Didattica delle Lingue Moderne


12/13 Dicembre 2008, Frascati
Auditorium Scuderie Aldobrandini
Piazza Marconi, 6

Le Edizioni Culturiana, nel quadro del progetto di ricerca europeo “Glottodrama” di cui sono l’organismo coordinatore, organizzano un convegno internazionale sulle applicazioni glottodidattiche delle risorse teatrali.
L’iniziativa propone un’occasione di riflessione e confronto su un tema di crescente attualità pedagogica ed intende far conoscere, soprattutto agli insegnanti ed agli operatori scolastici, alcune esperienze esemplari nate dal lavoro di docenti e ricercatori impegnati nello sviluppo di innovative pratiche glottodidattiche interdisciplinari.

Il comune denominatore di queste esperienze è rappresentato dal concetto di “comunicazione”, terreno sul quale si incontrano saperi e mondi diversi, come quelli della formazione teatrale e della glottodidattica, che si contaminano reciprocamente e che danno luogo ad originali proposte di insegnamento linguistico.
Queste esperienze, che si stanno moltiplicando sia in Italia che all’estero, rappresentano pertanto una delle più promettenti prospettive per tradurre in prassi pedagogica gli assunti teorici di un approccio comunicativo con orientamento umanistico-affettivo. Il convegno, aperto a riflessioni teoriche ed esperienze relative all’insegnamento di tutte le lingue europee, rivolge tuttavia una particolare attenzione all’insegnamento dell’italiano come lingua straniera e lingua seconda.
Interverranno tra gli altri:
Lucia Alessio (Università di Firenze); Caterina Cangià (Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione “Auxilium”); Lazzaro Caputo (Preside della facoltà di Lettere dell’Università di Roma “Tor Vergata”); Anna Comodi (Università per stranieri di Perugia); Pierangela Diadori (Università per stranieri di Siena); Paola Gilardi (Università di Friburgo); Tiziana Iacoponi (Università Sorbonne Paris 1); Carlo Nofri (Direttore rivista “Culturiana” e progetto europeo “Glottodrama”); Erika Piazzoli (Società Dante Alighieri Birsbane, ricercatrice Griffith University); Paolo Torresan (Università “Ca' Foscari” di Venezia)

Partecipazione al convegno
La partecipazione al convegno è gratuita ma, in considerazione dei posti limitati, prevede la pre-registrazione obbligatoria. Gli interessati sono pregati di scaricare il MODULO DI ISCRIZIONE e di inviarlo compilato alla Segreteria del Convegno, preferibilmente via e-mail, entro il 30 novembre 2008.

Call for papers
Il convegno, oltre alle comunicazioni dei relatori invitati direttamente dal comitato organizzatore, prevede la possibilità di presentare proposte di intervento.
Ai proponenti si consiglia di tener presente che saranno accettate, nei limiti di tempo e spazio disponibili, le comunicazioni che rispetteranno i seguenti tre criteri di selezione:
a) La stretta aderenza della proposta al tema principale del convegno
b) Il diretto riferimento ad esperienze e sperimentazioni “sul campo”
c) La prospettiva multilinguistica della proposta/esperienza e la conseguente applicabilità anche all’insegnamento dell’italiano come LS/L2.
Gli interessati sono pregati di inviare un abstract (max 1 cartella di 60 battute x 30 righe), preferibilmente via e.mail, alla Segreteria del Convegno entro il 30 ottobre 2008.

Esonero dal servizio scolastico
Autorizzazione all’esonero dall’obbligo del servizio scolastico per il personale della scuola interessato a partecipare ai lavori del Convegno. Il Ministero della Pubblica Istruzione con comunicazione del 13-11-2008 Prot. n. AOODGPER 18514 ai Direttori degli uffici scolastici regionali e provinciali e ai dirigenti scolastici, esonera dall'obbligo del servizio scolastico per la partecipazione al Convegno “Teatro e didattica delle lingue moderne”.

Scarica richiesta esonero

Per tutte le informazioni riguardo la sistemazione alberghiera durante il convegno contattare la segreteria organizzativa


Segreteria Convegno “Teatro e Didattica Lingue Moderne”
Tiziana Migliaccio
Giulia Todini
Edizioni Culturiana
Via G.Matteotti,15/A 00044 Frascati (Roma)
Tel.06.9416857, Fax 06.9420919
info@culturiana.itIndirizzo http://www.glottodrama.eu/

Buddismo e Società Moderna

Seminario sul buddismo nella società di oggi.

Buddismo e Società Moderna

Incontro con un Lama Tibetano

L’ass. Kepos E Mdu (Movimento degli universitari) in collaborazione con il centro buddista palermitano Muny Gyana organizzano un seminario che tratterà le tematiche fondamentali del buddismo per promuovere quei valori universali di pace e nonviolenza che caratterizzano la cultura buddista ma validi in ogni tempo e luogo del pianeta.

Teatro Nuovo Facoltà di Lettere e Filosofia
Teatro Gregotti

Venerdì 21 Novembre ore 20:30

Per info e adesioni: info@keposweb.org
Cell: 348-5644084 Ass. Kepos
www.keposweb.org

lunedì 17 novembre 2008

Concerto dell'Ensemble Vocale Eufonia al Cervantes

L’Ensemble Vocale Eufonia (coro da camera fondato nel 1992 a Palermo dal M° Fabio Ciulla) sin dalla sua nascita si è dedicato alla produzione per coro da camera dell’Ottocento e del Novecento, coltivando soprattutto la ricerca di repertori inediti o raramente eseguiti; in tale direzione, particolarmente stimolante si è rivelato il montaggio di un concerto nel quale la formazione vocale interagisse con la chitarra, data la assoluta esiguità della produzione musicale per chitarra e coro.
Il programma che proponiamo si compone di due brani:
a. Bernardo Julià – Concierto Juglar
b. Mario Castelnuovo Tedesco - Romancero Gitano

Bernardo Julià (Mallorca, 1922) è stato direttore del Conservatorio di Palma de Mallorca e della “Capilla Mallorquina” un coro con il quale ha dato concerti in tutto il mondo. E’ stato inoltre il fondatore del concorso internazionale ‘Segovia’ di Palma de Mallorca. Per coro e chitarra ha scritto: “Cantate Dominum” e “Concerto Juglar”.

Mario Castelnuovo-Tedesco (Firenze, 1895 – Los Angeles, 1968) compose il Romancero Gitano nel 1951; l’opera raccoglie sette liriche di F. Garcia Lorca, tratte dal Poema del Cante Jondo scritto tra il 1921 e il 1922 ma pubblicato solamente dieci anni più tardi; nel “Romancero Gitano” il musicista toscano reinterpreta i motivi del mondo andaluso ritmati sulle modalità musicali del ‘cante jondo’.


Fonte: Instituto Cervantes Palermo
Tel: 0918889560
http://palermo.cervantes.es/

sabato 15 novembre 2008

Insegnamento dell'italiano in scuole e università Usa

Il presidente della Columbus Citizens foundation di New York in visita a Palazzo d'Orleans

LOMBARDO RICEVE TALLARINI PER INSEGNAMENTO ITALIANO NEGLI USA

PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha ricevuto a palazzo d’Orleans Louis Tallarini, presidente della Columbus Citizens Foundation di New York, che era accompagnato da Elia Mannetta. Tallarini sta verificando la possibilità di inserire l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole e università statunitensi, così come avviene da tempo con il francese, lo spagnolo e il tedesco. “Vogliamo dare la possibilità - ha affermato - agli studenti americani che hanno origini italiane di conoscere la lingua dei loro padri in modo che le tradizioni rimangano vive. Per questo sto chiedendo al governo italiano e alle Regioni la disponibilità per trasformare la nostra idea in materia scolastica a tutti gli effetti con i relativi crediti formativi e universitari”. La proposta di Tallarini è stata apprezzata anche dagli altri sette presidenti delle Regioni meridionali che partecipano alla riunione sul federalismo fiscale in corso a Palermo.


Fonte
Assessorato lavoro, previdenza sociale, formazione professionale ed emigrazione, Regione Sicilia
http://www.quisicilia.com/index.php?location=articolo&id_articolo=469

Teatro con la Scuola Tamil

PALERMO
Domenica 16 alle ore 16,30
presso il teatro Politeama
rappresentazione teatrale "KALAI MALAI"
organizzata dalla Thileepan Scuola Tamil di Palermo
e promossa dal Centro Studi e Documentazioni sulle Migrazioni
del Comune di Palermo e
GANGE ONLUS

venerdì 14 novembre 2008

Progetto Amazzone, Le dimore del tempo nel mito e nella cellula, 17-22 novembre

Progetto Amazzone : Mito, Scienza, Teatro

LE DIMORE DEL TEMPO
NEL MITO E NELLA CELLULA

Palermo, 17-22 novembre 2008

Progetto e Direzione: Anna Barbera, Lina Prosa




Lunedì 17 novembre Teatro Nuovo Montevergini
ore 17.30 Premio Susan Strasberg
ore 20.00 Una Biografia Musicale.
Spettacolo di e con Hanna Schygulla


Martedì 18 novembre Teatro Nuovo Montevergini ore 15.30
Ifigenia: una Donna in Cambio del Vento. Laboratorio Mediterraneo di Mito e Teatro. Relazioni e studi scenici con Anna Beltrametti, Università di Pavia, Maite Clavo, Università di Barcellona Valeria Andò, Università di Palermo, Anne Marie Chovelon, Aix en Provence, Sylvie Gerbault, Aix en Provence, Pascale Henry, Grenoble, Antonella Amirante, Lione, Miriam Palma, Palermo, Alessandra Rey, Siena, Lina Prosa, Palermo, Sherif Ayad Ziani, Marsiglia, Philippe Foulquie, Marsiglia. Coordinamento di Gioia Costa, Roma.


Mercoledì 19 novembre
Palazzo Steri, Sala dei Baroni ore 09.00
La Madre Mediterranea: Corpo, Tempo, Scienza.
Eulalia Perez-Sedeno, Madrid, Elsa Guggino, Palermo, Lucia Chiavola Birnbaum, San Francisco, Lilia Zaouali, Parigi. Coordinamento di Laura Corradi, Cosenza
Donne sul bordo del mare di fronte all’Africa.
Centro Amazzone, Palermo/Proiezione video


Ore 15.00
Premio Luigi Castagnetta
Convegno scientifico
Il Tempo nella Ricerca e nel Trattamento
del Cancro al Seno: dalla memoria alla morte e viceversa.
Sessione multidisciplinare: Antonino Buttitta, Università di Palermo, Pierre-Louis Rey, Università Paris3, Gabriel Hortobagyi, Università del Texas, Huston


Giovedì/Venerdì, 20-21 novembre Palazzo Steri, Sala dei Baroni/ 9.00
Il Tempo nella Ricerca e nel Trattamento del Cancro al Seno: dalla memoria alla morte e viceversa.


SESSIONE I
MEMORIA E TEMPO INDIVIDUALE, L’IMPRONTA GENETICA.
Kyle Summers, East Carolina University, Greenville, Sara Margolin Karolinska University Hospital, Stoccolma, William Foulkes, McGill University, Montreal, Claudine Isaacs, Washington Henry T. Lynch, Creighton University, Ohama, Mark E. Robson, Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, New York


Ore 15.00


SESSIONE II
SVILUPPO DELLA VITA E SVILUPPO TUMORALE.
L’IMPRINTING PRENATALE.
Ana M. Soto, Università di Tufts,Boston, Leena Hilakivi-Clarke, Università di Georgetown, Washington, Coral A. Lamartiniere,Università di Alabama in Birmingham, Vasantha Padmanabhan, Università del Michigan, Barbara Duden, Università di Hannover, Pier Franco Conte, Azienda Ospedaliera Universitaria, Modena


SESSIONE III
TEMPO,TRAFORMAZIONE, SOPRAVVIVENZA.
Nicoletta Diasio, Università Marc Bloch, Strasburgo, Anna H. Wu, University of Southern California, Los Angeles Susan E. Ozanne, University of Cambridge, Christine B. Ambrosone, University at Buffalo, Lajos Pusztai Anderson Cancer Center, Houston, TX, Joseph Gligorov, Institut Goustave Roussy, Parigi


SESSIONE IV
SENESCENZA DEL TEMPO E DELLA CELLULA.
IL VIAGGIO DELL’INVECCHIAMENTO E DEL CANCRO.
Konstantin Arbeev, University Durham., Irmgard Irminger-Finger, Ginevra, Lodovico Balducci, Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute, Tampa
Vladimir N. Asinimov SanPietroburgo, Hyman Muss, Vermont Cancer Center, Università di Vermont, Burlington Jerry W. Shay, University of Texas


Sabato 22 novembre Palazzo Steri, Sala dei Baroni, ore 09.00
Cverde. Donne, Prevenzione Globale, Sviluppo Sostenibile.
Un manifesto di idee e di azioni per la salvaguardia della salute.
Trasformare in obiettivi eco/logici i rischi di cancro.
Tavola rotonda. Moderatrice Isabella Mezza, Giornalista RAI 3, Roma
Marida Bolognesi, Livorno Donna, Laura Corradi, Università di Cosenza, Alessandra Gennari, Istituto Tumori, Genova, , Patrizia Zappa Mulas. Attrice, Roma, Alessandra Rossi Ghiglione, Teatro Popolare Europeo, Torino, Paola Muti, Istituto Regina Elena, Roma, Rosanna Pirajno, Università di Palermo., Adele Traina, ARNAS Ospedale Civico e Maurizio Ascoli, Palermo.
Con la partecipazione di: AIMAC, Komen Italia, Lega Ambiente, Associazione Medici per l'Ambiente, Mezzocielo, EuropaDonna, Emily Sicily. Salute Donna, Per Te Donna, LILT.


Per maggiori dettagli: http://www.progettoamazzone.it/

Io sono palermitan@, 29-30 novembre 2008


martedì 11 novembre 2008

Una pace senza confini, eventi il 15 e 16 novembre

PRIMA GIORNATA
15 novembre, Libreria Kalos, via XX settembre 56/b, ore 18.00
Presentazione di “Fiume di risposte”, libro della psicologa/psicoterapeuta Livia Tadaldi
Durata dell’incontro 1 ora circa

SECONDA GIORNATA
16 novembre, FIMMG, piazza Sturzo 14 (dietro Politeama), ore 17.30
“Pace mondiale e Pace personale”
Breve riflessione sul centenario della nascita di Gandhi
Durata dell’incontro 1 ora circa
INGRESSO LIBERO

sabato 8 novembre 2008

L'integrazione degli alunni stranieri: né separati, né invisibili

NE’ SEPARATI , NE’ INVISIBILI

L’integrazione degli alunni stranieri: quale modello


La proposta di realizzare classi di inserimento per gli alunni stranieri, contenuta nella mozione presentata e approvata alla Camera in questi giorni, ha riproposto all’attenzione della scuola, degli insegnanti e della società il tema dell’integrazione dei bambini e dei ragazzi immigrati.

Vi è dunque l’occasione per discutere sul tema, proponendo le soluzioni più efficaci anche a partire dalle esperienze condotte in questi anni dalle scuole.
Soprattutto negli ultimi dieci anni le istituzioni scolastiche e gli insegnanti hanno costruito e sperimentato, con fatica, competenza e spesso scarse risorse, modalità di inserimento e strumenti didattici mirati, che possono essere diffusi e messi a disposizione di tutti.
L’integrazione è stata costruita anno dopo anno, soprattutto dalla “periferia” (dalle scuole e dagli Enti locali), contando tuttavia su normative nazionali che, in linea con gli altri Paesi europei, proponevano una scuola integrativa, accogliente, interculturale.
Tra i documenti più importanti, citiamo:
-il D.P.R. 394/99;
-le “Linee guida per l’accoglienza degli alunni stranieri” (emanato dal ministro Moratti), marzo 2006;
-“La via italiana all’integrazione e alla scuola interculturale”, ottobre 2007.
Le carenze che si sono evidenziate nel tempo riguardano, tra le altre: la necessità di poter contare su risorse stabili e competenti; la formazione dei docenti nella gestione delle classi eterogenee; la diffusione a livello nazionale degli strumenti didattici innovativi e delle buone pratiche fin qui sperimentate; la gestione /prevenzione delle situazioni in cui si vengono a formare scuole ad alta concentrazione di alunni stranieri.

Perché NON sono efficaci le classi per stranieri

Per quali ragioni riteniamo che le “classi di inserimento” non siano la risposta più efficace ai bisogni linguistici e di integrazione degli alunni stranieri?
Ne elenchiamo solo alcune, partendo da un dato di contesto che dà la misura della presenza dei bambini di nuova immigrazione “che non parlano una parola di italiano”.

· Quanti sono gli alunni stranieri non italofoni?
Gli alunni stranieri inseriti nella scuola italiana sono stimati per l’anno scolastico 2008/2009 in circa 640.000. Di questi:
- una buona parte è nata in Italia (più del 70% dei bimbi inseriti nelle scuole dell’infanzia; circa la metà di coloro che frequentano la scuola primaria) e presumibilmente diventeranno cittadini italiani de jure alla maggiore età;
- un’altra parte consistente è giunta in Italia da anni e ha già appreso la seconda lingua;
- circa il 10% del totale degli alunni stranieri è costituito da bambini e ragazzi di recente immigrazione, in situazione quindi di non italofonia.
Si tratta di circa 50.000 alunni (se si escludono i piccoli inseriti nella scuola dell’infanzia), la metà dei quali frequenta la scuola primaria, mentre la restante metà è distribuita fra scuola secondaria di primo e secondo grado.
L’integrazione dei bambini e dei ragazzi stranieri è quindi un tema più “largo”, che non riguarda solo l’apprendimento della lingua, ma che ci coinvolge tutti, nella gestione quotidiana della convivenza e dello scambio all’interno di classi eterogenee.

L’italiano, lingua di contatto, si impara parlando

Gli alunni stranieri devono apprendere l’italiano per due scopi: per comunicare nella vita quotidiana (italiano lingua di contatto) e per apprendere attraverso la nuova lingua (italiano lingua veicolare). L’apprendimento della lingua per comunicare è, in genere, piuttosto rapido e avviene soprattutto grazie all’“immersione”, agli scambi quotidiani e al contatto con i coetanei. La classe di soli stranieri rischia quindi di rallentare questa fase di apprendimento, anziché favorirla.

Imparare l’italiano studiando

L’apprendimento dell’italiano per lo studio e per imparare le diverse materie scolastiche richiede invece tempi più prolungati e avviene – con i dovuti supporti – insieme agli altri alunni della classe. Ricordiamo che una buona parte degli alunni stranieri proviene da sistemi scolastici “buoni e adeguati” e le loro competenze in logica-matematica, discipline scientifiche ecc. sono spesso paragonabili a quelle dei compagni autoctoni (in certi casi, perfino superiori).
La classe formata da soli stranieri, che raggruppa alunni di età e classe differenti con l’obiettivo dell’apprendimento della nuova lingua, non propone agli alunni immigrati i contenuti curricolari presentati nel frattempo ai compagni di banco, e rischia quindi di bloccare il loro apprendimento scolastico e di demotivarli, mentre invece si impara l’italiano anche studiando la matematica, la geografia, le scienze…

L’esperienza degli altri Paesi


La maggior parte dei Paesi europei segue il modello integrato, che prevede l’inserimento da subito nella classe comune e contemporaneamente l’insegnamento mirato della seconda lingua per alcune ore settimanali (da 6 ore a 10 a seconda dell’età, della lingua d’origine, dei bisogni linguistici.), radunando in questi momenti “dedicati” gli alunni, anche al di fuori della classe, in piccolo gruppo.
Il cosiddetto modello “separato”, che prevede classi solo per stranieri per un tempo consistente (un anno e oltre) è pochissimo diffuso (alcuni Lander tedeschi) e sta di fatto rarefacendosi. Le ricerche dimostrano infatti che è decisamente più efficace il modello integrato. (Integrating Immigrant Children into Schools in Europe, UE, Eurydice 2004)


Oltre le semplificazioni e l’invisibilità

A proposito dell’inserimento degli alunni stranieri in Italia, si assiste talvolta alla formulazione di una logica binaria, che colloca le opzioni possibili su due polarità opposte:
- l’inserimento nella classe ordinaria, senza alcun sostegno (indifferenziazione /invisibilità);
- l’inserimento nella classe “ponte” per soli stranieri (differenziazione senza contatto).

Le esperienze della scuola italiana, il cammino fatto in questi anni e le scelte di altri Paesi suggeriscono invece che le modalità più efficaci sono quelle che prevedono l’inserimento da subito nelle classi comuni e la contemporanea offerta dei dispositivi di sostegno, per l’apprendimento linguistico e per l’aiuto allo studio, adeguati e specifici (si vedano, ad esempio: la proposta di un Piano nazionale di italiano seconda lingua elaborato dall’Osservatorio nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri del Ministero della Pubblica Istruzione e l’esperienza realizzata in molte città nell’ambito di patti territoriali tra scuola e enti locali).
In questi piani e progetti, gli studenti non italofoni apprendono l’italiano seconda lingua grazie a moduli “dedicati” e intensivi, realizzati anche prima dell’inizio delle lezioni (ad esempio, da metà giugno a fine luglio e durante i primi quindici giorni di settembre) e che continuano poi nel primo e secondo quadrimestre con orario “a scalare”, accompagnando l’inserimento nella classe ordinaria.
Attualmente, maggiori attenzioni e risorse, qualificate e continuative, dovrebbero essere indirizzate soprattutto nei confronti degli alunni che arrivano in Italia in età pre-adolescenziale e adolescenziale (inseriti massicciamente negli istituti professionali), affinché il loro inserimento possa avvenire in maniera positiva, per sé e per gli altri. Inserimento che non deve avvenire in maniera separata, ma neppure negando i bisogni linguistici e di accoglienza /orientamento, specifici della prima fase, che sono spesso alla base degli insuccessi scolastici e dei ritardi.

Numerose sono oggi le consapevolezze acquisite e le esperienze - italiane ed europee - dalle quali partire e da portare a sistema per una scuola di qualità per tutti.
Senza semplificazioni dannose e senza minimizzare la portata delle sfide educative che la scuola multiculturale pone ai docenti, agli studenti, ai genitori.

Graziella Favaro, Pedagogista - Centro Come

Fonte: http://www.centrocome.it/index.php?page=95+IT+gph

giovedì 6 novembre 2008

Festival di Morgana, Lampedusa é uno spiffero

Rassegna internazionale di teatro di figura e di pratiche teatrali tradizionali

Lampedusa è..uno spiffero!!!

Venerdi 7 novembre ore 21.00

Ridere delle assurdità del mondo. Cercare le contraddizioni. Estremizzarle. E ridere. Ridere. Cercare il senso delle cose, e provare a salvala la pietà umana, da facce viste, da contraddizioni reali, da voci sentite, da ragioni comprese, prima, molto prima dei giudizi facili, delle ragioni, facili. Questo il presupposto che ci ha portato a Lampedusa. Ma lo sai che uno dei pizzi di terra più a sud di tutta l’Europa si chiama Lampedusa? Sai, è un'isola. Piccola. Molto più vicina all’Africa che al resto d'Europa. In media, quasi uno sbarco ogni 3 giorni. E ogni 3 giorni, Lampedusa buca lo schermo, e si guadagna il suo spazio sugli italicitelegiornali.
E poi c’è la storia di Lampedusa. Che è una storia di marginalità, di isolamento, di abbandono. Per dire, i lampedusani sono stati tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telegrafo, tra gli ultimi, in Italia, ad avere la corrente elettrica, tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telefono, insomma, tra gli ultimi, sempre tra gli ultimi, da sempre. Questo è il punto: per la sua storia passata, per la sua storia più recente, per la sua posizione geografica, per tutto questo e per molto altro ancora Lampedusa incarna con assoluta evidenza contraddizioni che ci paiono tipiche di tutto l’Occidente. Siamo convinti che interrogando oggi, da artisti, Lampedusa, si possa trovare qualcosa di profondamente rappresentativo, emblematico, dell’Occidente intero.

Gli spettacoli andranno in scena al Museo Pasqualino, omonima piazzetta (ultima traversa via Butera) – biglietto intero 10 euro, ridotto 7 euro- Per informazioni o prenotazioni telefonare allo 091 328060 o scrivere mimap@museomarionettepalermo.it

domenica 2 novembre 2008

Il dizionario di italiano sotto il cuscino, di A. Mastromarco

Questo messaggio é stato inviato da Arcangela Mastromarco, insegnante di italiano lingua seconda da 18 anni, come lei stessa si firma, alla lista di discussione dell'Università per stranieri di Perugia che raccoglie interventi e mette in contatto docenti di italiano L2 di tutto il mondo ormai da moltissimi anni.
Ringraziamo Arcangela Mastromarco per averci autorizzato a pubblicare il suo intervento, giunto alla lista qualche giorno dopo un altro intervento di questa redazione, nel quale si citava un'altra lettera aperta di Mari D'Agostino, direttrice della Scuola di lingua italiana per stranieri dell'Università di Palermo.
Buona lettura.
Cara lista,
invio una lettera che ho scritto al deputato della lega promotore della mozione sulle classi separate (pubblicata da scuola oggi). Vi invito anche a leggere sul sito del Centro Come l'articolo di Graziella Favaro "Nè separati, nè invisibili"
In questo momento penso debba prevalere la ragione e le ragioni degli esperti.

Saluti.

Arcangela Mastromarco

Il dizionario di italiano sotto il cuscino

Onorevole Cota,
la invito, aiutato dalla seduzione letteraria di Tahar Ben Jelloun, a mettersi nei panni di una giovane persona che lascia il suo paese per andare a vivere altrove.
"A occhi bassi" racconta le vicende e i pensieri di una pastorella berbera dell'Alto Atlante che arriva a Parigi e piena di speranze finalmente va a scuola.
Avevo undici anni, o li avrei avuti dopo poco. Volevo essere grande, per affrontare la scuola e superare la maggior parte dei bambini. Avevano con me un unico punto in comune; erano in ritardo rispetto alla norma scolastica. Io non ero nemmeno in ritardo, io ero a zero, venivo da lontano, venivo da una alta montagna dove mai una sola parola di francese era stata pronunciata. Se no, le pietre l'avrebbero ricordata e io l'avrei imparata.

Un pensiero fisso: lasciare la "class d'accueil", la classe degli stranieri che testimonia il ritardo e la separatezza, e andare a scuola con i coetanei francesi. Per questo è disposta a tutto...

Spesso dormivo con il dizionario sotto al cuscino. Ero persuasa che le parole di notte lo avrebbero attraversato per venire a sistemarsi in caselle predisposte per metterle in ordine. Le parole avrebbero così lasciato le pagine e sarebbero venute a stamparsi nella mia testa... Una notte, tolto il ganciale, misi la testa direttamente sul libro magico. Feci fatica ad addormentarmi. Non era comodo.

La sua mozione dimostra che lei sta facendo il suo lavoro di deputato, accoglie cioè le richieste dei suoi elettori, tra cui vi sono certamente anche insegnanti e genitori. Lei non si inventa niente, lei però si serve di cattivi consiglieri, pessimi. Tutti noi insegnanti sogniamo che i nostri alunni apprendano tutto quello che proponiamo loro e tutti allo stesso modo. Ma non è così.
La classe, anche senza gli alunni stranieri, è già una comunità di diversi. Diversi per interessi, intelligenze, talenti, modi di imparare. Certi docenti, che oggi sono infastiditi dagli extracomunitari e ieri lo erano dai disabili e prima ancora dagli immigrati dal sud dell'Italia, vogliono degli alunni a cui fare la stessa lezione, tutta uguale, senza perdere tempo a preparare proposte differenziate, a parlare a ciascuno. Sono pigri, ignoranti, e attribuiscono sempre ai bambini e ai ragazzi le loro incapacità, i loro fallimenti didattici. I peggiori. Troppo facile insegnare a chi impara subito e lo avrebbe fatto anche senza di loro.
Che dire di alcuni genitori, di quelli che le hanno manifestato la loro preoccupazione che i figli rimangano indietro per colpa dei compagni stranieri che rallentano il programma? Questi genitori li conosco. Accelerano ogni tappa dei loro bambini, che sono costretti ad anticipare il loro ingresso a scuola, che devono imparare almeno due lingue, uno strumento, sport vari, ecc. Dalla culla, alla competizione del mercato.
Questi elettori esistono e lei li ascolta, anzi trasforma le loro richieste in mozioni destinate, spero di no, a diventare leggi, provvedimenti. Invece di ascoltare chi insegna italiano come seconda lingua da anni, gli esperti di glottodidattica (educazione linguistica), di linguistica acquisizionale (lo studio e la ricerca sui modi, i tempi, gli stadi di acquisizione di una lingua diversa dalla lingua madre), i pedagogisti che da anni si occupano di inserimento.
"La via italiana per la scuola interculturale e per l'integrazione degli alunni stranieri" è un documento elaborato da una commissione di specialisti che da anni affrontano questi temi e che hanno prestato gratuitamente la loro competenza al fu Ministero della Pubblica Istruzione. (http://www.pubblica.istruzione.it/news/2007/allegati/pubblicazione_intercultura.pdf). Presentato esattamente un anno fa, in un seminario dal titolo significativo, "Scuola e immigrazione: strategie e misure a confronto" raccolse l'interesse e l'incoraggiamento di esperti e funzionari ministeriali venuti da Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Svezia, che riconoscevano nel nuovo modello italiano una proposta illuminata e lungimirante...
Insegnare in una prospettiva interculturale vuol dire assumere la diversità come paradigma dell'identità stessa della scuola, occasione privilegiata di apertura a tutte le differenze.
Nessuno studioso, nessun docente competente potrebbe condividere l'idea che le classi separate facilitano l'apprendimento dell'italiano.
Ogni anno migliaia di ragazzi italiani partono per il Regno Unito, per imparare l'inglese dove si parla. Le scuole migliori, e anche le più costose, prevedono corsi di lingua inseriti in summer camp dove si svolgono attività sportive e pratiche insieme a parlanti nativi (gli inglesi madrelingua).
Perchè gli alunni venuti d'altrove devono imparare in un luogo e in un tempo che li separa dai coetanei italiani? Perché non possiamo offrire loro l'opportunità di corsi intensivi in alcune ore della giornata scolastica? Corsi a scalare, a seconda dei progressi o da incrementare, se ci sono degli intoppi.
La via italiana esiste. La legga con attenzione e senza pregiudizi. Ci hanno lavorato i più importanti esperti e accademici italiani. E non sono solo parole, se si giudica dagli stanziamenti del precedente ministro.
Voglio chiudere con la risposta di Randya (nome di fantasia), una bambina di sei anni, con entrambi i genitori non udenti, a chi le chiedeva come avesse fatto a imparare l'italiano:
Bè io camminavo da Esselunga, ho visto gli italiani, ho sentito tutto e poi ho imparato bene e loro parlavano tanto e poi guardavo la televisione, e poi a scuola i miei amici che parlavano bene.
Randya è trilingue: lingua madre, la lingua dei segni; seconda lingua, quella del suo paese d'origine; terza lingua l'italiano, imparato spontaneamente in poco più di un mese.
Non tutti i bambini stranieri sono così veloci, né speciali, sono bambini. Ci sono quelli che imparano per tentativi ed errori, quelli che parlano solo quando sono sicuri, quelli che non hanno attitudine per le lingue ecc. Bambini e adolescenti destinati comunque ad essere bilingui e anche di più, perché la malattia del monolinguismo affligge particolarmente gli italiani.
In una cosa però sono diversi: conoscono due paesi e due culture. Hanno attraversato "un ponte sospeso tra due mondi" e imparato presto a fare confronti, a interrogarci.
Che cosa penserebbe Randya della sua mozione e dei suoi test? Se ascoltasse questa piccola persona che ha la responsabilità di fare da interprete ai suoi genitori, forse potrebbe cambiare idea e chissà, ritirare quella proposta incompetente e anacronistica.

Arcangela Mastromarco, insegnante di italiano lingua seconda da 18 anni