www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 20 aprile 2008

Li puoi chiamare per nome

Un mese passato tra i mercati storici di Ballaro, il Capo e il centro di Santa Chiara. L'obbiettivo: somministrare 270 interviste a 4 differenti comunità (Marocco, Ghana, Filippine e Bangladesh), commissionato dall'Abi (associazione delle banche italiane) al CeSpi (centro studi politica internazionale) e di conseguenza affidata al Ciss sul territorio palermitano. I questionari vogliono indagare sul rapporto tra i migranti e i servizi bancari e postali, per migliorarne l'accesso e creare servizi ad hoc. Fin qui il nostro lavoro, 5 giovani universitari.

E’ stato abbastanza spontaneo calarsi a pieno nella realtà dei migranti a Palermo, attraverso i racconti reciproci di esperienze, viaggi e problematiche di vita quotidiana. Non è facile lavorare con i migranti, a volte perchè sei bianca, a volte perchè sei femmina. Ma poi dopo qualche giorno passato a studiarci in modo reciproco succede qualcosa. Forse perchè hai conosciuto le persone giuste, forse perchè anche noi abbiamo i ritmi lenti di chi è del sud, forse perchè non abbiamo mai detto di no ad un bicchiere di birra o ad una festa, compresa quella della fine del Ramadam.

E cosi succede che l'intervista diventa un pretesto per conoscerci e una volta terminata c'è sempre il tempo di scambiarci quattro chiacchiere, storie di vita e di esperienze diverse. Capita che incontri dei ghanesi che hanno il passaporto della Liberia, qualcuno che ha le carte di credito olandesi ed è qui per vacanza, chi è arrivato da qualche giorno a Palermo dopo un viaggio di tre anni dal Bangladesh a piedi o con mezzi di fortuna. Le comunità sono molto diverse tra di loro per religione e cultura. Per esempio i Ghanesi abitano e lavorano soprattutto a Ballarò, sono commercianti, ma hanno anche parruccherie sia per uomini che per donne, locali dove si balla ragghae e piccoli ristorantini. Una parte della comunità è mussulmana, un'altra parte cattolica. Santa Chiara è un punto di riferimento molto forte. Molti marocchini sono "illegali" entrati con il visto turistico e rimasti a Palermo o venuti dopo la scadenza dei documenti a causa dei controlli che qui sembrano fare poca paura, rispetto al nord Italia o ad altri Stati. Molti vorrebbero ritornare nel loro paese, ma è un disonore se non hai il permesso di soggiorno, anche se hai lavorato e adesso puoi comprarti una casa. Molti abitano nei dintorni della stazione, dove ci sono anche diversi punti commerciali: macelleria, kebab, market dove si possono incontrare anche persone mussulmane di altre comunità.Tra le bancarelle del Capo e in via Maqueda invece lavorano i bangladesi per lo più commercianti: dai negozietti di cose etniche ai market e alle macellerie, alle videoteche. In quei giorni in Bangladesh c'era stato un tifone e la preoccupazione era tangibile per parenti e amici. Tutti hanno le idee molto chiare su cosa non va in Italia sulle politiche migratorie, anche perchè hanno contatti in diverse parti del mondo e conoscono le diverse realtà europee e americane.Chi rimane a Palermo lo fa per i motivi più disparati: dal clima simile al paese che si è lasciato, alla presenza di famigliari o parenti, in moltissimi casi per il costo della vita e degli affitti.

Con il passare dei giorni non pensi più al politicamente corretto, all'uso della parola immigrato o migrante, nero o di colore adesso li puoi chiamare per nome. E più ci si conosce più ci si rende conto di parlare delle stesse cose. I problemi degli studenti fuori sede e quelli dei migranti si sovrappongono perfettamente: i padroni di casa desaparacidos quando si rompe qualcosa (il classico scaldabagno!) ma puntualissimi per bollette e affitto.Anche la percezione della città è la stessa: sentirsi guardati in modo strano sull'autobus è un male comune: qualcuno perchè è nero, o perchè ha le treccine, qualcun'altra perchè ha una gonna lunga e colorata.

Giovanna Messina

Fonte: http://aljanub.noblogs.org/category/palermo

venerdì 18 aprile 2008

Per acquisire la cittadinanza non è sufficiente il dato formale della celebrazione del matrimonio

Con decisione n. 6526 del 18 dicembre scorso, la VI sezione del Consiglio di Stato ha affermato che è legittimo il provvedimento di diniego della concessione della cittadinanza italiana iure communicatione, motivato, anche solo per relationem, con riferimento alla assenza di coabitazione tra la richiedente ed il marito, cittadino italiano.
Ad avviso del Consiglio di Stato, l'acquisto della cittadinanza italiana non è automatico, ma da limitarsi ai casi veramente meritevoli. Pertanto, non è sufficiente il dato formale della celebrazione del matrimonio, ma è indispensabile l'instaurazione di un effettivo rapporto coniugale, con il rispetto dei conseguenti doveri civili di fedeltà, assistenza, collaborazione e coabitazione, perdurante da almeno tre anni e tale da dimostrare l'integrazione dello straniero nel tessuto sociale e civile nazionale.

(Consiglio di Stato, sezione VI, decisione n. 6526 del 18 dicembre 2007).

Fonte: centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it

sabato 5 aprile 2008

Stranieri a Palermo: siglati due protocolli d'intesa

Agevolare e semplificare i rapporti tra l'Amministrazione comunale di Palermo e le oltre cento comunità straniere che risiedono in città, realizzare un data-base per creare un portale sulle migrazioni e costituire un Osservatorio sui minori non accompagnati.
Sono questi gli obiettivi dei protocolli d'intesa, firmati nei giorni scorsi, dal "Centro studi e documentazione sulle migrazioni" che fa parte dell'assessorato Attività sociali del Comune.
Un protocollo d'intesa, messo a punto con l'associazione "Apriti Cuore onlus", che riguarda l'attività di interpretariato e mediazione culturale, intesi come dimensione costante delle politiche di integrazione. L'abbattimento delle barriere linguistiche aiuta, infatti, il cittadino straniero ad inserirsi nella società, favorendo la conoscenza dei diritti e dei doveri, l'uso dei servizi sociali, sanitari e dell'educazione, sia pubblici che privati.
Il servizio, al momento sperimentale, vuole agevolare i rapporti tra l'Amministrazione comunale di Palermo e le comunità straniere che risiedono in città, in modo da poter meglio comunicare nella loro lingua madre.
Il servizio verrà svolto attraverso il centro studi sulle migrazioni che curerà l'invio di un interprete o mediatore culturale nell'ufficio del Comune di Palermo che ne avrà fatto richiesta.
L'altro protocollo d'intesa, stipulato con la delegazione regionale dell'Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (Anfe), che tra i suoi obiettivi ha la valorizzazione delle culture dei migranti, riguarda la collaborazione gratuita, per un anno (rinnovabile), per una serie di attività. In particolare, l'Anfe si occuperà di: ricerca e raccolta di dati utili a realizzare un portale, gestito dal Centro, per una conoscenza aggiornata del fenomeno migratorio e per l'integrazione dei migranti nel tessuto socio-lavorativo comunale; attivazione nel Centro di uno sportello multifunzionale per i migranti; ricerca ed elaborazione dati e informazioni per pubblicare un vademecum sui diritti e sull'accesso ai servizi; collaborazione nella programmazione di un Osservatorio sui minori stranieri non accompagnati; raccolta di pubblicazioni per adulti e bambini per contribuire all'avvio di un'emeroteca e biblioteca interculturale nel Centro; partecipazione alla realizzazione di una sezione del Centro destinata alla ricerca e alla documentazione dei siciliani all'estero.

Per informazioni il Centro si trova in Vicolo delle Neve all'Alloro oppure si può scrivere all'e-mail:
centrostudi.migrazioni@comune.palermo.it
Fonte: Newsletter del Comune di Palermo, 5 aprile 2008

martedì 1 aprile 2008

MANIFESTAZIONE Pamoja all'Associazione Malaussène fino all'11 maggio

SI INAUGURA GIOVEDI' 3 APRILE ORE 21:30, presso l’associazione Malaussène – piazzetta di Resuttano, 4, Palermo, con una mostra di fotografie scattate in Tanzania da Maurilio Caracci, la MANIFESTAZIONE "PAMOJA" (in lingua kiswahili "Insieme").
L’iniziativa, organizzata con la collaborazione di Tulime, Asantesana e Simposio, tre associazioni attive in Africa con progetti di cooperazione e sviluppo, si protrarrà fino alll’11 maggio 2008 e comprende, tra l’altro, videoproiezioni e mostre di fotografia e artigianato africano.
Apertura dal giovedì alla domenica, ore 20:30-24:00.
Programma
3-13 aprile: mostra di fotografie scattate da Maurilio Caracci durante il primo viaggio di turismo consapevole organizzato da Tulime. La mostra è organizzata dal villaggio Mtitu–Palermo e dal coordinamento nazionale di Tulime.
17-27 aprile: mostra organizzata da Asantesana, in cui saranno esposte alcune fotografie scattate dai volontari che hanno partecipato alla realizzazione dei progetti dell’associazione in Tanzania.
2-11 maggio: mostra fotografica sull’interculturalità, organizzata dall’associazione Simposio, con immagini scattate dai soci e dai volontari che operano in Madagascar.