www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 30 ottobre 2007

Gli immigrati minacciano: pronti allo sciopero generale
Sarebbe il primo sciopero generale dei lavoratori immigrati nel nostro Paese: Il ''Comitato immigrati in Italia'', rete di associazioni e comunità di stranieri, ne discuterà a Brescia il prossimo 11 novembre
ROMA - Gli immigrati minacciano: pronti allo sciopero generale. Hanno manifestato in 30.000 nelle piazze di Caserta, Napoli, Brescia e Roma. Sono stanchi di aspettare. Chiedono una sanatoria per gli immigrati senza documenti, l'abolizione della legge Bossi-Fini, l'abrogazione dell’accordo che assegna alle Poste la competenza per il rinnovo dei permessi di soggiorno, la chiusura definitiva dei centri di permanenza temporanea, la cittadinanza per i figli nati in Italia, e lo svincolo del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. Per questo sono pronti allo sciopero generale. Sarebbe il primo sciopero generale dei lavoratori immigrati nel nostro Paese, il "Comitato immigrati in Italia”, una rete di associazioni e comunità di immigrati, ne discuterà a Brescia in una riunione convocata per il prossimo 11 novembre. “Ne stiamo discutendo da tempo – ha dichiarato a Redattore Sociale Bachu Siddique Nure Alam, uno degli organizzatori del corteo di Roma, presidente dell'associazione bangladesha Dhuumcatu e membro del Comitato immigrati in Italia -, l’11 novembre prenderemo una decisione”. (gdg)
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Gli immigrati italiani sono ''politicamante orfani''

Dossier Caritas-Migrantes. Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre 30 anni: ''Alla politica conviene vendere la paura perché produce consensi''
ROMA - E´ toccato quest´anno ad Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre trenta anni, raccontare la propria esperienza migratoria alla presentazione nazionale del 17° Dossier Immigrazione Caritas Migrantes che si è svolta questa mattina a Roma . "Quello sulla condivisione delle regole - ha esordito Bitjoka dal palco del Teatro Orione - è un falso dibattito: i cittadini stranieri che vivono stabilmente in Italia hanno da tempo accettato i principi contenuti nella Carta fondamentale dei valori della cittadinanza". "Al corpo politico conviene vendere la paura perché come incasso questa produce consensi: se da destra si tende a demonizzare la nostra presenza nella società italiana, la sinistra ci strumentalizza", denuncia Bitjoka, definendo gli immigrati politicamente "orfani", "schiacciati" tra queste due opposte modalità di interpretare e governare i fenomeni connessi all´immigrazione da parte della classe politica italiana.Tra i principali promotori degli Stati Generali dell´Immigrazione dello scorso anno, Bitjoka è tra l´altro autore di Ci siamo. Il futuro dell´immigrazione in Italia, un libro intervista condotto dalla giornalista Marina Gersony in cui l´imprenditore si racconta avanzando anche concrete proposte di politica sociale ed economica volte a favorire l´integrazione delle componenti straniere nella società italiana (edizioni Sperling & Kupfer). E soffermandosi proprio sul contributo offerto dalla popolazione straniera alla produzione della ricchezza del paese (pari a poco meno del 7 per cento del Pil, secondo lo stesso Dossier) Bitjoka si chiede "come è possibile che i detentori di una fetta tanto cospicua delle azioni del Paese non partecipino in nessun modo alla sua gestione". Di qui il richiamo al "coinvolgimento ed alla partecipazione" degli immigrati per la costruzione di un "comune progetto" di crescita e di sviluppo per l´Italia. Esaltando poi la vivacità e il dinamismo dimostrato dall´imprenditoria straniera (cresciuta nell´ultimo anno dell´8 per cento) l´imprenditore "afro-padano" – come si è ironicamente definito - ha descritto questa categoria emergente di lavoratori come uno dei "vettori per l´internazionalizzazione dell´economia italiana, ambasciatori di un made in Italy che, per quanto conosciuto, rimane tutt´oggi assente in molti mercati internazionali"."Dobbiamo esserci ed assumerci le nostre responsabilità – ha concluso Bitjoka rivolgendosi a tutte le comunità di immigrati – acquisire autonomia e protagonismo per promuovere la nostra accettazione sociale". Bitjoka ha chiesto infine alla Caritas di impegnarsi affinché nel Dossier del prossimo anno si possano inserire anche richieste specifiche di sostegno all'imprenditorialità immigrata. "Su questo – ha concluso Bitjoka – non esiste ancora una legge”. (Ilaria Costantini)
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Morti lungo le coste italiane, l’Arci: ''Fermare la strage''

Parla Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci: ''Il governo adotti provvedimenti urgenti per consentire ingressi legali in Italia. I tempi di discussione e approvazione della legge Amato-Ferrero si stanno rivelando troppo lunghi''
ROMA – “Fermare la strage”. E’ quanto chiede Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, che commenta quanto sta avvenendo nelle ultime ore sulle coste italiane.
“Ancora morti, ancora corpi e sogni di migranti che affogano nel Mediterraneo, a un passo dalle nostre coste – afferma Miraglia -. Le fonti ufficiali parlano di 500 morti accertate nel mare che fronteggia la Sicilia in questi primi mesi del 2007, 18 i cadaveri recuperati solo in questo fine settimana. A questi vanno aggiunti un numero imprecisato di ‘dispersi’, coloro che si sono imbarcati e che non sono mai arrivati, ma che non vengono ufficialmente annoverati tra i morti. Sono dati impressionanti, questi sì dovrebbero sollevare sdegno, mobilitare le coscienze e la politica, sollecitare provvedimenti urgenti per mettere fine alla strage. Perché una cosa è certa, dietro queste morti di frontiera ci sono responsabilità precise, di chi specula sulla speranza e sulla pelle di tanti disgraziati e di chi in Europa e in Italia ha dichiarato guerra ai migranti, con l’illusione che la repressione e i provvedimenti di polizia potessero contrastare un processo storico irreversibile in un mondo globalizzato”.

E continua: “Lo ripetiamo, è una legislazione che impedisce gli ingressi legali che consegna gli immigrati nelle mani dei trafficanti e costringe alla clandestinità. Il disegno di legge Amato-Ferrero questa verità la recepisce e prevede misure che potrebbero segnare un passo avanti. Ma i tempi di discussione e di approvazione si stanno rivelando troppo lunghi e nel frattempo le condizioni materiali di vita dei migranti sono peggiorate, sono aumentati emarginazione e disagio. Una società che crea emarginazione e poi la criminalizza non solo è ingiusta e sbagliata, ma rischia di essere attraversata da conflitti insanabili e di chiudersi in pericolose derive identitarie”.

“Chiediamo al governo provvedimenti urgenti – sottolinea Miraglia -, in attesa dell’approvazione del nuovo disegno di legge, perché vengano consentiti ingressi legali, a partire dal nuovo decreto flussi che deve prevedere la regolarizzazione di quanti si trovano già nel nostro paese eliminando la ferraginosa procedura del rientro in patria con successiva chiamata e una quota di ingressi ‘per solidarietà’, utilizzabile per esempio da chi con grave rischio per la propria vita ha raggiunto le nostre coste. Chiediamo che vengano rintracciate le famiglie dei morti e risarcite. Chiediamo che i Cpt vengano chiusi, senza nascondersi dietro formule come quella del superamento che non hanno prodotto nessun vero cambiamento. I due suicidi degli ultimi giorni, le situazioni di enorme disagio denunciate in tanti Centri non fanno che confermare questa necessità”.

E conclude: “Pensiamo sia necessaria una straordinaria stagione di mobilitazione delle forze sociali, una campagna culturale e politica in grado di contrastare razzismo e frammentazione sociale, riportando la discussione sulla sicurezza su un terreno di confronto costruttivo, che coinvolga istituzioni, cittadini, ma anche migranti e minoranze, ricercando soluzioni eque e condivise, nella consapevolezza che città aperte sono città più sicure”.
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IMMIGRAZIONE: non siamo invasi!

''Non siamo invasi. 3 milioni di persone non sono una minaccia''
Dossier Caritas-Migrantes. Mons Vincenzo Paglia sul valore del dialogo: "L´unica possibilità che abbiamo per salvare la nostra identità’’
ROMA - "I numeri ci aiutano a capire che l’immigrazione è prima di tutto una grande opportunità per l’Italia" Commenta così monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’Ecumenismo ed il Dialogo della Cei, il contributo offerto dal dossier statistico Caritas Migrantes per la conoscenza dei fenomeni connessi ai flussi e alla presenza di immigrati nel nostro paese. "Non siamo stati invasi: tre milioni di persone, tra cui 700.000 bambini, non sono certo una minaccia, così come non lo è l´allargamento della comunità europea ad altri stati nazionali", ha detto monsignor Paglia presentando questa mattina a Roma il XVII Rapporto, significativamente intitolato all’"Anno europeo del dialogo interculturale" che sarà celebrato in tutta l´Europa nel 2008.
"L´ignoranza è foriera di conflitti", ha infatti specificato l´esponente della Conferenza episcopale italiana, definendo "l´apertura al confronto" e alla "reciproca conoscenza" come veri e propri "doveri".
"Il dialogo non è una scelta facile né scontata: ma è l´unica possibilità che abbiamo per salvare la nostra diversità, a meno che non pensiamo ad un futuro, assai poco auspicabile, di omologazione. Praticare il dialogo è segno di forza e di maturità culturale: chi ne ha paura, chi teme di perdere così la propria identità, in realtà l´ha già perduta".

Puntare dunque non sull’annullamento ma sulla valorizzazione delle differenze, a partire proprio dalla differenza religiosa. "Il dialogo con altri cristiani è un obbligo della cristianità" ha puntualizzato Paglia, dichiarando pubblicamente di aver accolto con piacere la proposta avanzata dal patriarca della Romania di costituire una diocesi ortodossa a Roma, dove i rumeni costituiscono la comunità straniera più numerosa. "Più problematico il rapporto con l´Islam, inquinato dai virus del fondamentalismo e del terrorismo" ammette Paglia, cogliendo tuttavia alcuni segnali incoraggianti di apertura. La lettera inviata da 138 esponenti islamici a Benedetto XVI e a tutti i leader delle diverse Chiese e confessioni cristiane, "dove per la prima volta la figura di Gesù viene presentata a partire dalla tradizione dei Vangeli e non dal testo sacro di Maometto". Ma anche il successo riscosso dal recente incontro interreligioso organizzato a Napoli dalla comunità di Sant´Egidio: "Ricordo le difficoltà che avevamo nel ´97 a far sedere allo stesso tavolo ebrei e musulmani. A distanza di dieci anni c´è stata invece una gara per essere ripresi nell´atto di stringersi la mano. Queste immagini ci dicono che l´incontro e la convivenza sono possibili". (Ilaria Costantini)

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giovedì 25 ottobre 2007

No al suicidio dell’italiano

Aiuto, stiamo «suicidando» la lingua italiana! Dalla pubblica amministrazione alla scuola, dalla sanità alla giustizia, dalla religione alla sicurezza, dal lavoro alla pubblicità, ci affanniamo a persuadere le menti e a conquistare gli animi degli immigrati comunicando con decine di idiomi diversi, mobilitando un esercito di mediatori linguistico-culturali, anziché chiedere ed esigere che siano degli ospiti— che accogliamo dando loro l'opportunità di migliorare la loro condizione di vita — a conoscere e a dialogare nella nostra lingua nazionale.

Oltretutto, se ci pensiamo bene, l'italiano è la certezza che ci è rimasta di un'identità collettiva vilipesa e tradita dal rischio di estinzione a causa delle conseguenze letali del morbo del multiculturalismo sul piano della perdita dei valori comuni e condivisi. In un mondo in cui siamo soltanto noi a parlarlo e che ci ha già declassato a idioma di serie B, se siamo noi stessi a relativizzarne il valore all'interno stesso dell'Italia mettendolo sullo stesso piano di decine di lingue straniere, la sua morte certa sarà ancora più precoce dell'inevitabile tracollo demografico di una popolazione autoctona a tasso di natalità zero. Nonè una scoperta assolutamal'apparire sui tram milanesi della pubblicità della Kinder Ferrero in inglese, spagnolo e arabo ci costringe a una rinnovata riflessione.

Come interpretare il fatto che la parlamentare di An, Daniela Santanchè, decida di far pubblicare un manifesto a pagamento con una scritta in arabo che recita «Imparate l'italiano e sarete più sicuri dei vostri diritti, dei vostri doveri e del posto che vi spetta nella nostra Patria»? Perché in uno Stato che si rispetti un privato cittadino si accolla l'onere anche finanziario di esortare lo straniero a imparare la lingua nazionale? Non dovrebbe essere una prerogativa e un dovere del governo e delle istituzioni affermare la centralità dell'italiano? Evidentemente non è così visto che non solo non si ritiene che l'immigrato debba conoscere la nostra lingua, ma ci si rifiuta per ragioni ideologiche di prendere in considerazione tale ipotesi.

Tutt'al più si offre l'opportunità all'immigrato di imparare l'italiano, come è nei piani del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, ma a condizione che sia lui a decidere se, quando e come accettare. E' stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, lo scorso 11 ottobre, a formalizzare il rifiuto del governo a chiedere all'immigrato di conoscere l'italiano. L'ha fatto con una battuta: «Se a mia zia fosse stato chiesto di recitare l'Oxford Dictionary quando sbarcò a Staten Island, probabilmente sarebbe stata respinta dagli Usa e rispedita in Sicilia a fare la fame perché, a quei tempi, lei e tanti altri emigranti parlavano a stento l'italiano». E questa è stata la sua conclusione: «Ciò che non hanno chiesto a mia zia non intendo chiederlo agli immigrati che arrivano in Italia». Il discorso di fondo è una esplicita opzione per una società multiculturalista in cui vengono relativizzate le identità, le culture, le religioni e le lingue.

In quell'occasione Amato ha presentato raggiante un opuscolo «In Italia in regola », tradotto in sette lingue straniere e stampato in un milione di copie. Iniziative simili sono state fatte da diversi ministeri che interagiscono con gli immigrati. Ebbene se lo Stato investe milioni di euro per tradurre le regole comuni e riuscire a comunicarle a chi risiede nello stesso spazio territoriale, significa che ha fallito in partenza perché non ha compreso che solo condividendo la lingua nazionale, in aggiunta ai valori e alla cultura, potrà iniziare il percorso per una costruttiva integrazione. L'investimento deve essere fatto non per rincorrere le lingue dei nostri ospiti,ma per vincolare l'ospite a conoscere la nostra lingua. Deve essere un obbligo, non un optional.

Non c'è poi da sorprenderci se al tradimento dell'italiano in patria si accompagna l'abbandono totale della sorte della lingua nazionale all'estero, concedendo spiccioli alla Società Dante Alighieri (solo 1,7 milioni di euro contro i 300 milioni del Goethe Institut) e assottigliando sempre più i finanziamenti agli istituti di cultura italiani nel mondo (17,5 milioni di euro nel 2006). Ecco perché è ridicolo che ci si scandalizzi se l'Unione Europea e le Nazioni Unite declassificano l'italiano. Ma se non ci crediamo noi stessi al valore della nostra lingua e l'abbiamo trasformata nel simbolo di un suicidio nazionale, perché dovrebbero riabilitarla e riesumarla gli stranieri?

Fonte: http://www.corriere.it/editoriali/07_ottobre_24/No_al_suicidio_dell_italiano.shtml

venerdì 19 ottobre 2007

Pace, un messaggio senza confini. Prem Rawat a Trieste - TGR

video tratto da:
RAI TRE Friuli Venezia Giulia

COMUNICATO ANSA - TRIESTE, 17 OTT - "La città di Trieste, terra di confine e crocevia di popoli e culture diverse, è uno dei luoghi più adatti per lanciare un messaggio di pace": è quanto ha scritto la Presidenza della Repubblica in un messaggio inviato agli organizzatori della conferenza "Pace, un messaggio senza confini", che ha avuto luogo oggi al Teatro Rossetti di Trieste, dove ha parlato come relatore Prem Rawat. Un messaggio di pace - si legge nella missiva inviata dal Segretario generale del Quirinale, che porta il saluto del Presidente Giorgio Napolitano - che "richiami tutte le nazioni che si riconoscono nei valori di libertà e di democrazia ad un'assunzione di responsabilità per rimuovere dovunque le cause che alimentano l'odio, l'intolleranza e la violenza".

Anche il presidente del Senato, Franco Marini, ha inviato un telegramma nel quale ha espresso la "piena adesione all'iniziativa" e ha sottolineato "come i temi della pace e della affermazione della dignità della persona esigano, oltre alla adesione, l'impegno di una politica sempre più fortemente orientata alla promozione dei valori umani".

"La pace è possibile" è il messaggio che ha sottolineato Rawat questa sera a Trieste. "Quando le singole persone saranno in pace - dice Rawat - il mondo sarà in pace". Una pace che, a suo avviso, deve nascere dal cuore di ogni individuo e dalla dignità della persona.

Rawat viene invitato a numerose conferenze nel mondo e di recente ha parlato anche a Palazzo Giustiniani del Senato. E' inoltre impegnato attraverso la sua fondazione (Tprf) a dare sollievo pratico in tutto al mondo alle popolazioni colpite da emergenze umanitarie e gravi carestie.

L'intervento a Trieste è stato introdotto dal Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Tesini. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat hanno invece chiuso l'incontro sottolineando l'importanza del messaggio di Rawat per il momento storico, con la caduta dei confini, che sta vivendo la città e la regione.

Altre città e Regioni, fra cui la Basilicata, hanno già invitato Prem Rawat a tenere prossimamente conferenze analoghe a quella triestina.

La manifestazione - promossa dall'Associazione Percorsi, presieduta da Donato Scutari - ha ricevuto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, e il patrocinio della Presidenza del Consiglio, dei ministeri degli Esteri, dell'Interno, del Ministro per le Pari Opportunità, della Regione Friuli Venezia Giulia e delle istituzioni locali triestine. (ANSA).


DAL BLOG PERSONALE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, ALESSANDRO TESINI (www.alessandrotesini.it)

La pace di Prem Rawat Ottobre 17th, 2007

Questa sera a Trieste, al Rossetti, eravamo in millecinquecento. Tantissimi da tutta Italia, trecento dalla Slovenia, molti dall’Austria. Per sentire Prem Rawat parlare di pace. Presentandolo ho raccontato del nostro incontro ad aprile, a Palazzo Giustiniani. Ne ho parlato subito al blog, ricevendo una mezza valanga di commenti.

Ho detto che m’aveva quasi rapito. La sala ha apprezzato con un sorriso molto comprensivo. Poi ho detto il perché. E’ facile spiegare le cose difficili. Prem Rawat spiega benissimo le cose semplici.

martedì 16 ottobre 2007

RE.LA.TE.: immigrazione e integrazione, a Palermo gettate le basi della "città del futuro"

Un convegno svoltosi a villa Niscemi nell'ambito del progetto "Relate" ha messo in evidenza la crescita del numero di studenti stranieri nelle scuole della provincia
(16 ottobre 2007) - L’immigrazione e l’integrazione quale misura necessaria per la costituzione di una società multietnica sono stati oggetto di confronto nel seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', svoltosi ieri a Palermo a villa Niscemi.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto pilota C2C Re.La.Te. - Rete di laboratori territoriali i cui partner, per l'area siciliana, sono il Comune del capoluogo isolano, il Comitato permanente per il partenariato euromediterraneo dei poteri locali e regionali (Coppem), il Centro di studi e ricerche del Meridione (Cresm) e l'Unione degli assessorati.Dopo l’apertura dei lavori, affidata al responsabile del laboratorio territoriale di Palermo, Roberto Mazzarella, numerosi sono stati gli interventi sviluppati dai relatori intervenuti nel corso della mattinata sul complesso fenomeno dell’immigrazione.
Di notevole interesse il quadro ralativo alle scuole del capoluogo isolano, delineato dal dottor Maurizio Gentile, psicologo e coordinatore dell'osservatorio sulla dispersione. I dati forniti dall'osservatorio mostrano che dall’anno scolastico 2002/2003 al 2005/2006, la presenza degli studenti stranieri è più che raddoppiata, passando da 1109 a 2297 minori di nazionalità estera, iscritti in tutta la provincia. La percentuale più alta viene riscontrata tra la scuola materna ed elementare. Molti degli alunni immigrati provengono dal Bangladesh, seguono tunisini e cinesi. Proprio la Cina, in particolare negli istituti secondari di primo grado, concentrati nel centro storico di Palermo è sempre più rappresentata.
Da registrare poi il numero di minori appartenenti alle comunità rom insediatesi nel territorio palermitano. Viene infatti rilevata la presenza di 91 minori così ripartiti: 11 nella scuola dell’infanzia, 73 nella scuola primaria e 7 nella scuola secondaria di primo grado. Gli istituti presso i quali attualmente risultano iscritti sono le scuole De Gasperi e San Lorenzo.
Dall’analisi dei risultati viene fuori un altro dato importante sulla dispersione scolastica degli alunni immigrati, che nella scuola primaria si attesta al 3,38%, mentre in quella superiore di primo grado è del 13,5% e diventa del 15,5% se si volge lo sguardo ai dati forniti dalla scuola superiore di secondo grado.
L’intervento del coordinatore dell’osservatorio scolastico regionale ha anche focalizzato l’attenzione su diverse problematiche, connesse al fenomeno dell’immigrazione, che gli insegnanti delle scuole devono affrontare quotidianamente con gli alunni immigrati. La provenienza, l’identità familiare, le condizioni di vita, il lavoro precario dei genitori, il coinvolgimento di questi minori in attività lavorative, l’esistenza di una condizione di clandestinità dei genitori. La scuola deve infatti conciliare la programmazione didattica con l’alta mobilità degli alunni, l’inserimento di bambini appena arrivati, i ritardi scolastici dovuti alla classe scelta al momento dell’inserimento scolastico, la lingua, la difficoltà di comunicazione con le famiglie, il valore etico attribuito all’infanzia nelle varie culture, la difficoltà nel processo di inserimento e gli effetti connessi allo sradicamento affettivo-culturale. Tutto questo deve essere attuato mediante l’istituzione dell’educazione interculturale che sappia valorizzare l’identità e l’alterità, promuovere la reciprocità quale unica via alla costruzione dell’integrazione, e allontanare la diversità intesa come inferiorità e pericolo sociale con conseguente assunzione, da parte degli insegnanti, del ruolo di mediatori di culture e di diversità all’interno del gruppo classe.
Floriana Cammarata16/10/2007

RE.LA.TE.: presentati i risultati relativi ai laboratori territoriali di Palermo, Crotone, Villa San Giovanni Valencia

Le quattro strutture hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica

(16 ottobre 2007) - In occasione del seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', sono stati presentati i risultati conseguiti durante i lavori dei laboratori territoriali realizzati a Crotone, Palermo, Valencia e Villa San Giovanni.
I quattro laboratori hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica. Ciascun laboratorio ha effettuato uno studio del fenomeno migratorio nel territorio di riferimento, utilizzando una metodologia della partecipazione attiva, in grado di coinvolgere la popolazione locale e le comunità di migranti.
Villa San Giovanni (circa 12.000 abitanti) pur possedendo una presenza di immigrati ancora esigua, costituita poco più di un centinaio di persone, si prepara sin da ora alla costruzione della città del futuro, pensando alla realizzazione di un urban center e ad una pianificazione urbana e dei servizi più adeguata.
Crotone, che ha già una presenza di immigrati piuttosto consistente, circa 3.000 presenze, ha sviluppato una ricerca sociale sulla popolazione immigrata, presentata dal Franco Valerio, responsabile del laboratorio territoriale della città.
Dai dati emerge la presenza di immigrati provenienti soprattutto dall’Est europeo, Romania, Polonia, Ucraina ed Albania, con una significativa presenza di africani (20%) e cinesi (10%). Gli immigrati presentano per lo più un livello scolastico superiore e in gran parte sono di religione cattolica. Un dato interessante che emerge è che nel comune di Crotone gli immigrati risiedono in modo piuttosto uniforme su tutto il territorio, a differenza di ciò che avviene nel comune di Palermo, dove la maggioranza degli immigrati vive in abitazioni, spesso fatiscenti, collocate nel centro storico. In seno alla ricerca sono stati realizzati dei gruppi tematici con la partecipazione degli stessi immigrati che hanno avuto l’occasione di esporre il proprio punto di vista e i propri bisogni, su temi come la casa ed il lavoro. Le principali preoccupazioni mostrate dai migranti in merito alla casa, riguardano la necessità di contratti di affitto regolari, con prezzi più bassi e il miglioramento delle condizioni igieniche e dei servizi (come il riscaldamento) delle case che vengono loro affittate. Il riconoscimento dei titoli di studio è invece uno dei principali ostacoli all’inserimento lavorativo. I gruppi tematici hanno poi avanzato l’esigenza di spazi e momenti di incontro, affinché sia possibile una maggiore conoscenza reciproca tra la popolazione locale e le comunità di immigrati.
Il laboratorio territoriale realizzato a Valencia ha preso in considerazione due ambiti, quello dell’immigrazione rurale e quello dell’immigrazione urbana, affrontando lo studio del fenomeno attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori che nel quotidiano si rapportano con le comunità di immigrati.
I lavoro svolto può costitituire una risorsa preziosa per le amministrazioni dei diversi territori, la conoscenza sviluppata è infatti un indispensabile punto di partenza per affrontare la situazione ed individuare risposte concrete ed adeguate.

Anna Laura Casano16/10/2007

Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=170

venerdì 12 ottobre 2007

XVI Convegno nazionale ILSA

PROCESSI DI APPRENDIMENTO LINGUISTICO E GESTIONE DELLA CLASSE AD ABILITA’ DIFFERENZIATE

Firenze, sabato 27 ottobre 2007
Istituto Italiano di Scienze Umane, Sala Altana di Palazzo Strozzi,
Piazza Strozzi, Firenze


PROGRAMMA

9:15 Registrazione

10:00 Massimo Maggini (Presidente ILSA), Apertura dei lavori

Saluti delle Autorità : Daniela Lastri (Assessorato alla Pubblica Istruzione, Comune di Firenze)

SESSIONE PLENARIA

10:30 Mario Comoglio (Università Pontificia Salesiana, Roma)
Cooperative Learning come modalità di inclusione

11:30 Pausa

11:45 Cosimo Urgesi (Università degli Studi di Udine)
Neuropsicologia dell’apprendimento linguistico

12:45 Discussione delle relazioni
13:15 Pausa pranzo
15:00 Ripresa dei lavori

LABORATORI IN PARALLELO

▪ Fabio Caon (Università Ca’ Foscari di Venezia)
Tecniche e didattiche e strategie operative per facilitare l’apprendimento in classi ad abilità differenziate

▪ Roberta Grassi (Università degli Studi di Bergamo)
Badi a come parli? Il teacher talk nella classe plurilingue

▪ Silvia Giugni, Daniele D’Aguanno (Società Dante Alighieri, Roma)
L'importanza del Cooperative Learning in progetti didattici di apprendimento delle lingue in E-learning e Blended Learning

▪ Fiorenza Quercioli (Stanford University-Florence Program, ILSA)
Pensiero narrativo, metodo biografico e sviluppo dei processi cognitivi connessi all’apprendimento linguistico

▪ Agostino Roncallo (Centro di Ricerche sul Linguaggio e l’Educazione, Verbania)
Una lingua per l’altro. Nuovi strumenti per insegnare la lingua in classi plurilingue

16:30 Termine dei laboratori

SESSIONE PLENARIA

17:00 Comunicazioni dei conduttori dei laboratori e discussione finale
18:30 Termine dei lavori

Informazioni e iscrizione

La pre-iscrizione al Convegno è obbligatoria e si effettua on-line collegandosi al sito:

http://associazioni.comune.firenze.it/ilsa/Convegno_2007.htm

Termine iscrizioni: 24 ottobre 2007

martedì 9 ottobre 2007

Palermo: corsi di Italiano per studenti stranieri Erasmus

La Scuola d’Italiano per Stranieri della Facoltà di Lettere e Filosofia organizza corsi di lingua italiana per studenti Erasmus che inizieranno il 22 ottobre.
Per iscrivervi, inviate un messaggio all’indirizzo
scuolaitalianostranieri@unipa.it con queste informazioni:
Nome e Cognome
Data di nascita
Nazionalità
Corso di laurea frequentato a Palermo

Rispondete inoltre alle seguenti domande:
Avete già frequentato corsi di italiano?
Se sì, in Italia o all’estero?
Secondo voi, qual è il vostro livello di conoscenza della lingua italiana? Scegliete tra i livelli del Quadro Comune Europeo (A1, A2, B1, B2, C1, C2) che potete leggere alla pagina seguente:
http://www.pubblica.istruzione.it/argomenti/portfolio/allegati/griglia_pel.pdf
La vostra indicazione servirà per fare una prima suddivisione in livelli ma sarà possibile fare degli spostamenti dopo l’inizio dei corsi se l’insegnante lo riterrà opportuno, al fine di assicurare a tutti la possibilità di trarre il maggior profitto dalle lezioni.
Quale orario preferite per le lezioni?
8.00 – 10.00
10.00 – 12.00
15.00 – 17.00
17.00 – 19.00
Per maggiori informazioni potete scrivere all’indirizzo
oppure incontrare i tutor dei corsi nei giorni:
Lunedì dalle 14.00 alle 18.00
Giovedì dalle 10.00 alle 14.00
nella stanza della Scuola di italiano per stranieri, al piano terra della Facoltà di Lettere e Filosofia