www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 18 dicembre 2007

Seminario OSA: programma di ritorno volontario assistito e di reintegrazione nel paese di origine


Abbiamo il piacere di invitarvi ad un seminario la cui organizzazione nasce dal frutto della collaborazione tra la nostra Organizzazione Non Governativa O.S.A – Organizzazione Sviluppo e integrAzione e l'OIM - Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
L'incontro, utile per quanti lavorano nel campo dell’immigrazione, verte sul

Programma di Ritorno Volontario Assistito e di Reintegrazione

nel Paese di Origine delle Vittime di Tratta e di Altri Casi Umanitari

implementato dall’OIM e finanziato dal Ministero dell’Interno italiano.
Al seminario diversi project managers dell’OIM presenteranno la cornice legislativa entro la quale si svolge il programma, la tipologia dei beneficiari, la descrizione del programma stesso e daranno testimonianza su casi concreti; sarà infine distribuito del materiale informativo.

Il seminario avrà luogo nel pomeriggio di giovedi 20 dicembre presso la sala San Michele della Biblioteca Comunale a Piazza Casa Professa.
La partecipazione è gratuita ma è necessario confermare la propria partecipazione via e-mail o telefonicamente.

Dr.ssa Deborah Matano
Presidente Ong O.S.A
Organizzazione Sviluppo e integrAzioneVia P.pe di Villafranca, 54 PA

Tel. +39 0917302923



PROGRAMMA

Seminario sul

"Programma di Ritorno Volontario Assistito e di Reintegrazione nel Paese di Origine delle Vittime di Tratta e di Altri Casi Umanitari"

svolto dall'OIM Organizzazione Internazionale per le Migrazioni finanziato dal Ministero dell'Interno

Palermo, 20 dicembre 2007 Ore 15.00 Biblioteca Comunale

Sala San Michele

Piazza Casa Professa

§ Registrazione dei partecipanti

§ Saluto di benvenuto e presentazione
Dr.ssa Deborah Matano, Presidente Ong O.S.A

§ Supporto istituzionale alla misura del rimpatrio volontario nell'ambito del Servizio centrale di cui all'articolo 32 - legge 189/2002

Tipologia dei beneficiari, descrizione del programma: counseling, organizzazione del viaggio e reintegrazione nel paese di origine - Dr.ssa Enisa Bukvic, Project manager OIM - programmi di ritorno volontario nel paese di origine

§ Testimonianza su alcuni degli ultimi casi di rimpatrio volontario assistito nell'area africana - Dr.ssa Silvia Spinuso, Project Assistent OIM - programmi di ritorno volontario nel paese di origine

§ Proiezione filmato dell'assistenza al rientro di un caso umanitario in Albania

§ Cooperazione Internazionale per assicurare il ritorno volontario ed assistito e la reintegrazione nei paesi di origine delle vittime di tratta e di altri casi umanitari - Vittime di tratta: tipologia, programma, approccio - Casi umanitari e neo maggiorenni: come funziona il programma - Dr.ssa Gina Villone, Project manager OIM- Programma di ritorno volontario per le vittime di tratta ed altri casi umanitari

§ Dibattito e conclusione

§ Distribuzione materiale informativo sui progetti presentati

lunedì 12 novembre 2007

Entre deux rives: politica e religione da una riva all'altra del Mediterraneo

Giornata di studi e tavole rotonde

Dal 15 al 20 novembre 2007

PalermoInfo: Goethe-Institut, tel. 091 6528680 programma@palermo.goethe.org

Goethe-Institut Palermo e Centre Culturel Français de Palerme et de Sicile in collaborazione con Università degli Studi di Palermo - Facoltà di Lettere e Filosofia - Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche

Lo spazio euro-mediterraneo è oggi oggetto di una riflessione geopolitica alla quale la Sicilia, che al centro di tale spazio si trova, intende prendere parte.

Dal 15 al 20 novembre 2007, il Goethe-Institut Palermo e il Centre Culturel Français de Palerme et de Sicile, con l’appoggio dei Programmi Culturali franco-tedeschi nei Paesi Terzi, presentano a Palermo una giornata di studi e un ciclo di tavole rotonde incentrate sui rapporti tra politica e religione in seno all’area euro-mediterranea. Al centro della riflessione sono le società che vivono lungo le coste del Mediterraneo, le loro relazioni e il “gioco di specchi” attraverso cui esse si confrontano, si imitano e si definiscono. Il ciclo di incontri porta perciò il titolo: “ENTRE DEUX RIVES. Politica e religione da una riva all’altra del Mediterraneo”.

Palazzo Steri, Piazza Marina, 61, Palermo
Orto Botanico, Via Lincoln 2/A, Palermo
Centre Culturel Français de Palerme et de Sicile tel. 091 652 7222 / 652 7754 http://www.france-palermo.it/
Goethe-Institut Palermo tel. 091 652 8680 www.goethe.de/palermo

giovedì 8 novembre 2007

Assemblea pubblica

L’immigrato non è un criminale
PACCHETTO SICUREZZA E SOLIDARIETÀ SOCIALE
Segretario provinciale Prc GIUSTO CATANIA
Responsabile immigrazione Prc MADOU TOURÈ
Interverranno:
Rappresentanti delle organizzazioni sindacali e sociali delle comunità di migranti
associazioni laiche e religiose
DOMENICA 11 NOVEMBRE ORE 10.00
Associazione Malaussene Piazzetta Resuttano, 4 - (dietro Piazza S. Francesco)
Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Palermo
www.prcsicilia.it

venerdì 2 novembre 2007

Milano: La lingua è il primo strumento necessario per l'integrazione

Barzaghi: «La lingua è il primo strumento necessario per l'integrazione»

Provincia: acquistate seimila licenze, gratuitamente a disposizione di altrettanti studenti, con un investimento iniziale di 30 mila euro È partito il 30 ottobre e durerà sei mesi il corso di italiano online per stranieri promosso dall'assessore all'Istruzione ed edilizia scolastica della Provincia, Giansandro Barzaghi. Nelle scuole superiori milanesi e dell'hinterland l'ordinaria azione educativa potrà essere integrata con lezioni di supporto che gli studenti immigrati potranno seguire su pc connettendosi al sito http://www.italianolab.it/. Ideata in collaborazione con Sicest (società di consulenza che opera nel campo della formazione) e Auralog (prima casa editrice al mondo ad avere applicato la tecnologia del riconoscimento vocale all'apprendimento delle lingue straniere), l'iniziativa prende il nome di «Italianolab» e parte dalla constatazione che dal 2001 al 2006 gli extracomunitari in Italia sono passati da 1 a 3 milioni. Oltre che dalla premessa che «qualsiasi politica di inclusione immaginabile ha come proprio cardine la problematica dell'unificazione linguistica».

SEIMILA LICENZE - Per la prima fase del progetto - già sperimentato per più di un anno all'Istituto Bertarelli - la Provincia ha acquistato seimila licenze, che metterà gratuitamente a disposizione di altrettanti studenti, con un investimento iniziale di 30 mila euro. Nelle oltre 40 scuole che al momento hanno aderito il corso digitale si intercalerà nelle lezioni in aula, diventando una traccia su cui si innesteranno gli interventi degli insegnanti. Interventi che dovranno tendere a facilitare l'uso autonomo dello strumento didattico informatico da parte degli studenti: l'idea è che i 41 mila alunni stranieri presenti negli istituti di Milano e provincia possano coinvolgere, nello studio dell'italiano, i 400 mila extracomunitari residenti sul territorio. Il tutto attraverso la creazione di una rete di strutture che offriranno l'opportunità di accedere ai corsi online: non solo scuole dunque, ma anche enti pubblici, imprese, associazioni.

AZIONE FORMATIVA - «La lingua è il primo strumento necessario per l'integrazione e la cittadinanza e i giovani ne sono il miglior motore di diffusione - commenta l'assessore Barzaghi -. La nostra speranza è che, una volta provato il corso online, gli studenti promuovano un'azione formativa verso la propria famiglia e la comunità di appartenenza. Una grande campagna di alfabetizzazione che dalle scuole raggiunga tutto il territorio: questa è la grande sfida che ci siamo posti. Praticabile».

Fonte: http://www.edscuola.it

giovedì 1 novembre 2007

Rispolvera il tuo vocabolario!

Dai un'occhiata al nuovo glossario anti-discriminazione ora disponibile come parte della “Guida stop alla discriminazione” sul sito web della campagna "Sì alle diversità, no alle discriminazioni".
Il glossario elenca molti dei termini più importanti usati nel campo dell’antidiscriminazione e dell’uguaglianza.

ASANTESANA: aperitivo solidale all'Acanto Blu di Palermo


L’Associazione Asantesana ONLUS ti invita all'APERITIVO SOLIDALE presso l’Acanto Blu
Via Torrearsa n. 10, Palermo, Tel. 091320444

DOMENICA 4 NOVEMBRE DALLE ORE 18,30 IN POI

Potrai conoscere le attività dell'associazione e passare una serata ascoltando musica dal vivo
e assaggiando tante specialità.

L’ingresso è gratuito.

Per maggiori informazioni, puoi cliccare sull'immagine della locandina sopra per ingrandirla
o telefonare dal lunedì al venerdì allo 0916110209 dalle 12 alle 20.

Ti aspettiamo e....passa parola!

Sicilia, progetto migratorio a lungo termine per il 93% degli immigrati

Dossier Caritas–Migrantes. Sono 107.200, concentrati soprattutto a Palermo, Catania, Messina e Ragusa. Il 42,85 viene dall'Africa. A Lampedusa l'82,2% di tutti gli arrivi via mare in Italia

Palermo – In Sicilia sono 107.200 gli immigrati. Secondo i dati del Dossier Caritas-Migrantes, l’incidenza degli immigrati sul totale regionale sale al 2,1% con una crescita dell’8% rispetto al 2005. Le presenze di stranieri sono concentrate soprattutto a Palermo con 26.400 presenze; Catania, 22.500; Messina, 17.900 e Ragusa, quasi 15.600. Le quattro città siciliane, insieme registrano il 76,7% di tutta la popolazione straniera regolare in Sicilia. Sono però le province più piccole a fare rilevare gli incrementi di percentuale maggiori: Enna ha avuto una crescita della popolazione straniera del 35,9%, Caltanissetta del 34,5%, Ragusa del 26,1% e Siracusa del 23,3%. Il 93,1% degli immigrati regolari che si trovano nell’Isola ha alle spalle un progetto migratorio di inserimento stabile nel tessuto sociale siciliano.

A Trapani si distingue la più alta incidenza di immigrati per motivi di famiglia con il 43% pari a quasi 3.500 immigrati. La presenza femminile in Sicilia è del 48,8% rispetto al 51,2% degli uomini. Per quanto riguarda i minori stranieri in Sicilia questi superano le 18 mila unità e rappresentano il 16,8% degli stranieri regolarmente presenti. 4.800 minori sono a Palermo, circa 3000 a Catania e Messina. Le nascite sono state quasi 1300. L’Africa è il primo continente di provenienza con il 42,8% anche se ha avuto un decremento dello 0,6% .
La provenienza dai paesi europei è del 27,3% e dell’Asia al 24,3%. Gli alunni stranieri sono 11.938 e rappresentano l’1,3% della popolazione scolastica regionale. 15.754 sono stati i nuovi ingressi attribuibili alle quote lavoro del 2006. Nell’Isola si sono avuti 477 sbarchi che hanno portato 21.400 persone. Lampedusa ha avuto l’82,2% di tutti gli arrivi via mare in Italia.

Ha moderato la presentazione Mario Affronti del centro di medicina delle migrazioni. Erano presenti, mons. Nino Caminita, delegato regionale della Caritas Sicilia, Luca Di Sciullo per i dati nazionali, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo e Vincenzo La Monica della Caritas di Ragusa per i dati regionali. “L’immigrazione in Italia è un fenomeno strutturale - ha detto Di Sciullo - . Gli immigrati sono un’enorme risorsa e ricchezza per il nostro Paese e per questo si devono agevolare i meccanismi di ingresso regolare. L’Italia ha dei ritmi di crescita della popolazione immigrata che in proporzione superano gli Stati Uniti. Oggi siamo con la Spagna il secondo paese europeo per la presenza di immigrati nel nostro territorio”.

“Bisogna vivere insieme e fare tesoro delle culture differenti – ha dichiarato l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo - . Nella mia vita finora ho vissuto in 18 paesi differenti e ho imparato quanto importante sia vivere nel crogiuolo delle culture che si incontrano e si arricchiscono reciprocamente. Né la Caritas né il dossier può risolvere i problemi ma è importante che più forze insieme diano una testimonianza forte alle problematiche che riguardano oggi gli immigrati”. “Dobbiamo aiutare ad educare le comunità cristiane a leggere il fenomeno dell’immigrazione nella giusta maniera. I numeri non sono tutto ma conoscerli in maniera sbagliata può essere molto pericoloso per questo occorre leggerli con molta attenzione”, ha concluso mons. Nino Caminita. (set)

© Copyright Redattore Sociale

martedì 30 ottobre 2007

Gli immigrati minacciano: pronti allo sciopero generale
Sarebbe il primo sciopero generale dei lavoratori immigrati nel nostro Paese: Il ''Comitato immigrati in Italia'', rete di associazioni e comunità di stranieri, ne discuterà a Brescia il prossimo 11 novembre
ROMA - Gli immigrati minacciano: pronti allo sciopero generale. Hanno manifestato in 30.000 nelle piazze di Caserta, Napoli, Brescia e Roma. Sono stanchi di aspettare. Chiedono una sanatoria per gli immigrati senza documenti, l'abolizione della legge Bossi-Fini, l'abrogazione dell’accordo che assegna alle Poste la competenza per il rinnovo dei permessi di soggiorno, la chiusura definitiva dei centri di permanenza temporanea, la cittadinanza per i figli nati in Italia, e lo svincolo del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. Per questo sono pronti allo sciopero generale. Sarebbe il primo sciopero generale dei lavoratori immigrati nel nostro Paese, il "Comitato immigrati in Italia”, una rete di associazioni e comunità di immigrati, ne discuterà a Brescia in una riunione convocata per il prossimo 11 novembre. “Ne stiamo discutendo da tempo – ha dichiarato a Redattore Sociale Bachu Siddique Nure Alam, uno degli organizzatori del corteo di Roma, presidente dell'associazione bangladesha Dhuumcatu e membro del Comitato immigrati in Italia -, l’11 novembre prenderemo una decisione”. (gdg)
Copyright Redattore Sociale

Gli immigrati italiani sono ''politicamante orfani''

Dossier Caritas-Migrantes. Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre 30 anni: ''Alla politica conviene vendere la paura perché produce consensi''
ROMA - E´ toccato quest´anno ad Otto Bitjoka, camerunese, imprenditore a Milano dove vive da oltre trenta anni, raccontare la propria esperienza migratoria alla presentazione nazionale del 17° Dossier Immigrazione Caritas Migrantes che si è svolta questa mattina a Roma . "Quello sulla condivisione delle regole - ha esordito Bitjoka dal palco del Teatro Orione - è un falso dibattito: i cittadini stranieri che vivono stabilmente in Italia hanno da tempo accettato i principi contenuti nella Carta fondamentale dei valori della cittadinanza". "Al corpo politico conviene vendere la paura perché come incasso questa produce consensi: se da destra si tende a demonizzare la nostra presenza nella società italiana, la sinistra ci strumentalizza", denuncia Bitjoka, definendo gli immigrati politicamente "orfani", "schiacciati" tra queste due opposte modalità di interpretare e governare i fenomeni connessi all´immigrazione da parte della classe politica italiana.Tra i principali promotori degli Stati Generali dell´Immigrazione dello scorso anno, Bitjoka è tra l´altro autore di Ci siamo. Il futuro dell´immigrazione in Italia, un libro intervista condotto dalla giornalista Marina Gersony in cui l´imprenditore si racconta avanzando anche concrete proposte di politica sociale ed economica volte a favorire l´integrazione delle componenti straniere nella società italiana (edizioni Sperling & Kupfer). E soffermandosi proprio sul contributo offerto dalla popolazione straniera alla produzione della ricchezza del paese (pari a poco meno del 7 per cento del Pil, secondo lo stesso Dossier) Bitjoka si chiede "come è possibile che i detentori di una fetta tanto cospicua delle azioni del Paese non partecipino in nessun modo alla sua gestione". Di qui il richiamo al "coinvolgimento ed alla partecipazione" degli immigrati per la costruzione di un "comune progetto" di crescita e di sviluppo per l´Italia. Esaltando poi la vivacità e il dinamismo dimostrato dall´imprenditoria straniera (cresciuta nell´ultimo anno dell´8 per cento) l´imprenditore "afro-padano" – come si è ironicamente definito - ha descritto questa categoria emergente di lavoratori come uno dei "vettori per l´internazionalizzazione dell´economia italiana, ambasciatori di un made in Italy che, per quanto conosciuto, rimane tutt´oggi assente in molti mercati internazionali"."Dobbiamo esserci ed assumerci le nostre responsabilità – ha concluso Bitjoka rivolgendosi a tutte le comunità di immigrati – acquisire autonomia e protagonismo per promuovere la nostra accettazione sociale". Bitjoka ha chiesto infine alla Caritas di impegnarsi affinché nel Dossier del prossimo anno si possano inserire anche richieste specifiche di sostegno all'imprenditorialità immigrata. "Su questo – ha concluso Bitjoka – non esiste ancora una legge”. (Ilaria Costantini)
© Copyright Redattore Sociale

Morti lungo le coste italiane, l’Arci: ''Fermare la strage''

Parla Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci: ''Il governo adotti provvedimenti urgenti per consentire ingressi legali in Italia. I tempi di discussione e approvazione della legge Amato-Ferrero si stanno rivelando troppo lunghi''
ROMA – “Fermare la strage”. E’ quanto chiede Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, che commenta quanto sta avvenendo nelle ultime ore sulle coste italiane.
“Ancora morti, ancora corpi e sogni di migranti che affogano nel Mediterraneo, a un passo dalle nostre coste – afferma Miraglia -. Le fonti ufficiali parlano di 500 morti accertate nel mare che fronteggia la Sicilia in questi primi mesi del 2007, 18 i cadaveri recuperati solo in questo fine settimana. A questi vanno aggiunti un numero imprecisato di ‘dispersi’, coloro che si sono imbarcati e che non sono mai arrivati, ma che non vengono ufficialmente annoverati tra i morti. Sono dati impressionanti, questi sì dovrebbero sollevare sdegno, mobilitare le coscienze e la politica, sollecitare provvedimenti urgenti per mettere fine alla strage. Perché una cosa è certa, dietro queste morti di frontiera ci sono responsabilità precise, di chi specula sulla speranza e sulla pelle di tanti disgraziati e di chi in Europa e in Italia ha dichiarato guerra ai migranti, con l’illusione che la repressione e i provvedimenti di polizia potessero contrastare un processo storico irreversibile in un mondo globalizzato”.

E continua: “Lo ripetiamo, è una legislazione che impedisce gli ingressi legali che consegna gli immigrati nelle mani dei trafficanti e costringe alla clandestinità. Il disegno di legge Amato-Ferrero questa verità la recepisce e prevede misure che potrebbero segnare un passo avanti. Ma i tempi di discussione e di approvazione si stanno rivelando troppo lunghi e nel frattempo le condizioni materiali di vita dei migranti sono peggiorate, sono aumentati emarginazione e disagio. Una società che crea emarginazione e poi la criminalizza non solo è ingiusta e sbagliata, ma rischia di essere attraversata da conflitti insanabili e di chiudersi in pericolose derive identitarie”.

“Chiediamo al governo provvedimenti urgenti – sottolinea Miraglia -, in attesa dell’approvazione del nuovo disegno di legge, perché vengano consentiti ingressi legali, a partire dal nuovo decreto flussi che deve prevedere la regolarizzazione di quanti si trovano già nel nostro paese eliminando la ferraginosa procedura del rientro in patria con successiva chiamata e una quota di ingressi ‘per solidarietà’, utilizzabile per esempio da chi con grave rischio per la propria vita ha raggiunto le nostre coste. Chiediamo che vengano rintracciate le famiglie dei morti e risarcite. Chiediamo che i Cpt vengano chiusi, senza nascondersi dietro formule come quella del superamento che non hanno prodotto nessun vero cambiamento. I due suicidi degli ultimi giorni, le situazioni di enorme disagio denunciate in tanti Centri non fanno che confermare questa necessità”.

E conclude: “Pensiamo sia necessaria una straordinaria stagione di mobilitazione delle forze sociali, una campagna culturale e politica in grado di contrastare razzismo e frammentazione sociale, riportando la discussione sulla sicurezza su un terreno di confronto costruttivo, che coinvolga istituzioni, cittadini, ma anche migranti e minoranze, ricercando soluzioni eque e condivise, nella consapevolezza che città aperte sono città più sicure”.
© Copyright Redattore Sociale

IMMIGRAZIONE: non siamo invasi!

''Non siamo invasi. 3 milioni di persone non sono una minaccia''
Dossier Caritas-Migrantes. Mons Vincenzo Paglia sul valore del dialogo: "L´unica possibilità che abbiamo per salvare la nostra identità’’
ROMA - "I numeri ci aiutano a capire che l’immigrazione è prima di tutto una grande opportunità per l’Italia" Commenta così monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’Ecumenismo ed il Dialogo della Cei, il contributo offerto dal dossier statistico Caritas Migrantes per la conoscenza dei fenomeni connessi ai flussi e alla presenza di immigrati nel nostro paese. "Non siamo stati invasi: tre milioni di persone, tra cui 700.000 bambini, non sono certo una minaccia, così come non lo è l´allargamento della comunità europea ad altri stati nazionali", ha detto monsignor Paglia presentando questa mattina a Roma il XVII Rapporto, significativamente intitolato all’"Anno europeo del dialogo interculturale" che sarà celebrato in tutta l´Europa nel 2008.
"L´ignoranza è foriera di conflitti", ha infatti specificato l´esponente della Conferenza episcopale italiana, definendo "l´apertura al confronto" e alla "reciproca conoscenza" come veri e propri "doveri".
"Il dialogo non è una scelta facile né scontata: ma è l´unica possibilità che abbiamo per salvare la nostra diversità, a meno che non pensiamo ad un futuro, assai poco auspicabile, di omologazione. Praticare il dialogo è segno di forza e di maturità culturale: chi ne ha paura, chi teme di perdere così la propria identità, in realtà l´ha già perduta".

Puntare dunque non sull’annullamento ma sulla valorizzazione delle differenze, a partire proprio dalla differenza religiosa. "Il dialogo con altri cristiani è un obbligo della cristianità" ha puntualizzato Paglia, dichiarando pubblicamente di aver accolto con piacere la proposta avanzata dal patriarca della Romania di costituire una diocesi ortodossa a Roma, dove i rumeni costituiscono la comunità straniera più numerosa. "Più problematico il rapporto con l´Islam, inquinato dai virus del fondamentalismo e del terrorismo" ammette Paglia, cogliendo tuttavia alcuni segnali incoraggianti di apertura. La lettera inviata da 138 esponenti islamici a Benedetto XVI e a tutti i leader delle diverse Chiese e confessioni cristiane, "dove per la prima volta la figura di Gesù viene presentata a partire dalla tradizione dei Vangeli e non dal testo sacro di Maometto". Ma anche il successo riscosso dal recente incontro interreligioso organizzato a Napoli dalla comunità di Sant´Egidio: "Ricordo le difficoltà che avevamo nel ´97 a far sedere allo stesso tavolo ebrei e musulmani. A distanza di dieci anni c´è stata invece una gara per essere ripresi nell´atto di stringersi la mano. Queste immagini ci dicono che l´incontro e la convivenza sono possibili". (Ilaria Costantini)

© Copyright Redattore Sociale

giovedì 25 ottobre 2007

No al suicidio dell’italiano

Aiuto, stiamo «suicidando» la lingua italiana! Dalla pubblica amministrazione alla scuola, dalla sanità alla giustizia, dalla religione alla sicurezza, dal lavoro alla pubblicità, ci affanniamo a persuadere le menti e a conquistare gli animi degli immigrati comunicando con decine di idiomi diversi, mobilitando un esercito di mediatori linguistico-culturali, anziché chiedere ed esigere che siano degli ospiti— che accogliamo dando loro l'opportunità di migliorare la loro condizione di vita — a conoscere e a dialogare nella nostra lingua nazionale.

Oltretutto, se ci pensiamo bene, l'italiano è la certezza che ci è rimasta di un'identità collettiva vilipesa e tradita dal rischio di estinzione a causa delle conseguenze letali del morbo del multiculturalismo sul piano della perdita dei valori comuni e condivisi. In un mondo in cui siamo soltanto noi a parlarlo e che ci ha già declassato a idioma di serie B, se siamo noi stessi a relativizzarne il valore all'interno stesso dell'Italia mettendolo sullo stesso piano di decine di lingue straniere, la sua morte certa sarà ancora più precoce dell'inevitabile tracollo demografico di una popolazione autoctona a tasso di natalità zero. Nonè una scoperta assolutamal'apparire sui tram milanesi della pubblicità della Kinder Ferrero in inglese, spagnolo e arabo ci costringe a una rinnovata riflessione.

Come interpretare il fatto che la parlamentare di An, Daniela Santanchè, decida di far pubblicare un manifesto a pagamento con una scritta in arabo che recita «Imparate l'italiano e sarete più sicuri dei vostri diritti, dei vostri doveri e del posto che vi spetta nella nostra Patria»? Perché in uno Stato che si rispetti un privato cittadino si accolla l'onere anche finanziario di esortare lo straniero a imparare la lingua nazionale? Non dovrebbe essere una prerogativa e un dovere del governo e delle istituzioni affermare la centralità dell'italiano? Evidentemente non è così visto che non solo non si ritiene che l'immigrato debba conoscere la nostra lingua, ma ci si rifiuta per ragioni ideologiche di prendere in considerazione tale ipotesi.

Tutt'al più si offre l'opportunità all'immigrato di imparare l'italiano, come è nei piani del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, ma a condizione che sia lui a decidere se, quando e come accettare. E' stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, lo scorso 11 ottobre, a formalizzare il rifiuto del governo a chiedere all'immigrato di conoscere l'italiano. L'ha fatto con una battuta: «Se a mia zia fosse stato chiesto di recitare l'Oxford Dictionary quando sbarcò a Staten Island, probabilmente sarebbe stata respinta dagli Usa e rispedita in Sicilia a fare la fame perché, a quei tempi, lei e tanti altri emigranti parlavano a stento l'italiano». E questa è stata la sua conclusione: «Ciò che non hanno chiesto a mia zia non intendo chiederlo agli immigrati che arrivano in Italia». Il discorso di fondo è una esplicita opzione per una società multiculturalista in cui vengono relativizzate le identità, le culture, le religioni e le lingue.

In quell'occasione Amato ha presentato raggiante un opuscolo «In Italia in regola », tradotto in sette lingue straniere e stampato in un milione di copie. Iniziative simili sono state fatte da diversi ministeri che interagiscono con gli immigrati. Ebbene se lo Stato investe milioni di euro per tradurre le regole comuni e riuscire a comunicarle a chi risiede nello stesso spazio territoriale, significa che ha fallito in partenza perché non ha compreso che solo condividendo la lingua nazionale, in aggiunta ai valori e alla cultura, potrà iniziare il percorso per una costruttiva integrazione. L'investimento deve essere fatto non per rincorrere le lingue dei nostri ospiti,ma per vincolare l'ospite a conoscere la nostra lingua. Deve essere un obbligo, non un optional.

Non c'è poi da sorprenderci se al tradimento dell'italiano in patria si accompagna l'abbandono totale della sorte della lingua nazionale all'estero, concedendo spiccioli alla Società Dante Alighieri (solo 1,7 milioni di euro contro i 300 milioni del Goethe Institut) e assottigliando sempre più i finanziamenti agli istituti di cultura italiani nel mondo (17,5 milioni di euro nel 2006). Ecco perché è ridicolo che ci si scandalizzi se l'Unione Europea e le Nazioni Unite declassificano l'italiano. Ma se non ci crediamo noi stessi al valore della nostra lingua e l'abbiamo trasformata nel simbolo di un suicidio nazionale, perché dovrebbero riabilitarla e riesumarla gli stranieri?

Fonte: http://www.corriere.it/editoriali/07_ottobre_24/No_al_suicidio_dell_italiano.shtml

venerdì 19 ottobre 2007

Pace, un messaggio senza confini. Prem Rawat a Trieste - TGR

video tratto da:
RAI TRE Friuli Venezia Giulia

COMUNICATO ANSA - TRIESTE, 17 OTT - "La città di Trieste, terra di confine e crocevia di popoli e culture diverse, è uno dei luoghi più adatti per lanciare un messaggio di pace": è quanto ha scritto la Presidenza della Repubblica in un messaggio inviato agli organizzatori della conferenza "Pace, un messaggio senza confini", che ha avuto luogo oggi al Teatro Rossetti di Trieste, dove ha parlato come relatore Prem Rawat. Un messaggio di pace - si legge nella missiva inviata dal Segretario generale del Quirinale, che porta il saluto del Presidente Giorgio Napolitano - che "richiami tutte le nazioni che si riconoscono nei valori di libertà e di democrazia ad un'assunzione di responsabilità per rimuovere dovunque le cause che alimentano l'odio, l'intolleranza e la violenza".

Anche il presidente del Senato, Franco Marini, ha inviato un telegramma nel quale ha espresso la "piena adesione all'iniziativa" e ha sottolineato "come i temi della pace e della affermazione della dignità della persona esigano, oltre alla adesione, l'impegno di una politica sempre più fortemente orientata alla promozione dei valori umani".

"La pace è possibile" è il messaggio che ha sottolineato Rawat questa sera a Trieste. "Quando le singole persone saranno in pace - dice Rawat - il mondo sarà in pace". Una pace che, a suo avviso, deve nascere dal cuore di ogni individuo e dalla dignità della persona.

Rawat viene invitato a numerose conferenze nel mondo e di recente ha parlato anche a Palazzo Giustiniani del Senato. E' inoltre impegnato attraverso la sua fondazione (Tprf) a dare sollievo pratico in tutto al mondo alle popolazioni colpite da emergenze umanitarie e gravi carestie.

L'intervento a Trieste è stato introdotto dal Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Tesini. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat hanno invece chiuso l'incontro sottolineando l'importanza del messaggio di Rawat per il momento storico, con la caduta dei confini, che sta vivendo la città e la regione.

Altre città e Regioni, fra cui la Basilicata, hanno già invitato Prem Rawat a tenere prossimamente conferenze analoghe a quella triestina.

La manifestazione - promossa dall'Associazione Percorsi, presieduta da Donato Scutari - ha ricevuto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, e il patrocinio della Presidenza del Consiglio, dei ministeri degli Esteri, dell'Interno, del Ministro per le Pari Opportunità, della Regione Friuli Venezia Giulia e delle istituzioni locali triestine. (ANSA).


DAL BLOG PERSONALE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, ALESSANDRO TESINI (www.alessandrotesini.it)

La pace di Prem Rawat Ottobre 17th, 2007

Questa sera a Trieste, al Rossetti, eravamo in millecinquecento. Tantissimi da tutta Italia, trecento dalla Slovenia, molti dall’Austria. Per sentire Prem Rawat parlare di pace. Presentandolo ho raccontato del nostro incontro ad aprile, a Palazzo Giustiniani. Ne ho parlato subito al blog, ricevendo una mezza valanga di commenti.

Ho detto che m’aveva quasi rapito. La sala ha apprezzato con un sorriso molto comprensivo. Poi ho detto il perché. E’ facile spiegare le cose difficili. Prem Rawat spiega benissimo le cose semplici.

martedì 16 ottobre 2007

RE.LA.TE.: immigrazione e integrazione, a Palermo gettate le basi della "città del futuro"

Un convegno svoltosi a villa Niscemi nell'ambito del progetto "Relate" ha messo in evidenza la crescita del numero di studenti stranieri nelle scuole della provincia
(16 ottobre 2007) - L’immigrazione e l’integrazione quale misura necessaria per la costituzione di una società multietnica sono stati oggetto di confronto nel seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', svoltosi ieri a Palermo a villa Niscemi.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto pilota C2C Re.La.Te. - Rete di laboratori territoriali i cui partner, per l'area siciliana, sono il Comune del capoluogo isolano, il Comitato permanente per il partenariato euromediterraneo dei poteri locali e regionali (Coppem), il Centro di studi e ricerche del Meridione (Cresm) e l'Unione degli assessorati.Dopo l’apertura dei lavori, affidata al responsabile del laboratorio territoriale di Palermo, Roberto Mazzarella, numerosi sono stati gli interventi sviluppati dai relatori intervenuti nel corso della mattinata sul complesso fenomeno dell’immigrazione.
Di notevole interesse il quadro ralativo alle scuole del capoluogo isolano, delineato dal dottor Maurizio Gentile, psicologo e coordinatore dell'osservatorio sulla dispersione. I dati forniti dall'osservatorio mostrano che dall’anno scolastico 2002/2003 al 2005/2006, la presenza degli studenti stranieri è più che raddoppiata, passando da 1109 a 2297 minori di nazionalità estera, iscritti in tutta la provincia. La percentuale più alta viene riscontrata tra la scuola materna ed elementare. Molti degli alunni immigrati provengono dal Bangladesh, seguono tunisini e cinesi. Proprio la Cina, in particolare negli istituti secondari di primo grado, concentrati nel centro storico di Palermo è sempre più rappresentata.
Da registrare poi il numero di minori appartenenti alle comunità rom insediatesi nel territorio palermitano. Viene infatti rilevata la presenza di 91 minori così ripartiti: 11 nella scuola dell’infanzia, 73 nella scuola primaria e 7 nella scuola secondaria di primo grado. Gli istituti presso i quali attualmente risultano iscritti sono le scuole De Gasperi e San Lorenzo.
Dall’analisi dei risultati viene fuori un altro dato importante sulla dispersione scolastica degli alunni immigrati, che nella scuola primaria si attesta al 3,38%, mentre in quella superiore di primo grado è del 13,5% e diventa del 15,5% se si volge lo sguardo ai dati forniti dalla scuola superiore di secondo grado.
L’intervento del coordinatore dell’osservatorio scolastico regionale ha anche focalizzato l’attenzione su diverse problematiche, connesse al fenomeno dell’immigrazione, che gli insegnanti delle scuole devono affrontare quotidianamente con gli alunni immigrati. La provenienza, l’identità familiare, le condizioni di vita, il lavoro precario dei genitori, il coinvolgimento di questi minori in attività lavorative, l’esistenza di una condizione di clandestinità dei genitori. La scuola deve infatti conciliare la programmazione didattica con l’alta mobilità degli alunni, l’inserimento di bambini appena arrivati, i ritardi scolastici dovuti alla classe scelta al momento dell’inserimento scolastico, la lingua, la difficoltà di comunicazione con le famiglie, il valore etico attribuito all’infanzia nelle varie culture, la difficoltà nel processo di inserimento e gli effetti connessi allo sradicamento affettivo-culturale. Tutto questo deve essere attuato mediante l’istituzione dell’educazione interculturale che sappia valorizzare l’identità e l’alterità, promuovere la reciprocità quale unica via alla costruzione dell’integrazione, e allontanare la diversità intesa come inferiorità e pericolo sociale con conseguente assunzione, da parte degli insegnanti, del ruolo di mediatori di culture e di diversità all’interno del gruppo classe.
Floriana Cammarata16/10/2007

RE.LA.TE.: presentati i risultati relativi ai laboratori territoriali di Palermo, Crotone, Villa San Giovanni Valencia

Le quattro strutture hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica

(16 ottobre 2007) - In occasione del seminario ''La città del futuro: comunità di simili o comunità di diversi?'', sono stati presentati i risultati conseguiti durante i lavori dei laboratori territoriali realizzati a Crotone, Palermo, Valencia e Villa San Giovanni.
I quattro laboratori hanno sperimentato nuovi modelli di conoscenza della realtà urbana e della pianificazione urbanistica. Ciascun laboratorio ha effettuato uno studio del fenomeno migratorio nel territorio di riferimento, utilizzando una metodologia della partecipazione attiva, in grado di coinvolgere la popolazione locale e le comunità di migranti.
Villa San Giovanni (circa 12.000 abitanti) pur possedendo una presenza di immigrati ancora esigua, costituita poco più di un centinaio di persone, si prepara sin da ora alla costruzione della città del futuro, pensando alla realizzazione di un urban center e ad una pianificazione urbana e dei servizi più adeguata.
Crotone, che ha già una presenza di immigrati piuttosto consistente, circa 3.000 presenze, ha sviluppato una ricerca sociale sulla popolazione immigrata, presentata dal Franco Valerio, responsabile del laboratorio territoriale della città.
Dai dati emerge la presenza di immigrati provenienti soprattutto dall’Est europeo, Romania, Polonia, Ucraina ed Albania, con una significativa presenza di africani (20%) e cinesi (10%). Gli immigrati presentano per lo più un livello scolastico superiore e in gran parte sono di religione cattolica. Un dato interessante che emerge è che nel comune di Crotone gli immigrati risiedono in modo piuttosto uniforme su tutto il territorio, a differenza di ciò che avviene nel comune di Palermo, dove la maggioranza degli immigrati vive in abitazioni, spesso fatiscenti, collocate nel centro storico. In seno alla ricerca sono stati realizzati dei gruppi tematici con la partecipazione degli stessi immigrati che hanno avuto l’occasione di esporre il proprio punto di vista e i propri bisogni, su temi come la casa ed il lavoro. Le principali preoccupazioni mostrate dai migranti in merito alla casa, riguardano la necessità di contratti di affitto regolari, con prezzi più bassi e il miglioramento delle condizioni igieniche e dei servizi (come il riscaldamento) delle case che vengono loro affittate. Il riconoscimento dei titoli di studio è invece uno dei principali ostacoli all’inserimento lavorativo. I gruppi tematici hanno poi avanzato l’esigenza di spazi e momenti di incontro, affinché sia possibile una maggiore conoscenza reciproca tra la popolazione locale e le comunità di immigrati.
Il laboratorio territoriale realizzato a Valencia ha preso in considerazione due ambiti, quello dell’immigrazione rurale e quello dell’immigrazione urbana, affrontando lo studio del fenomeno attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori che nel quotidiano si rapportano con le comunità di immigrati.
I lavoro svolto può costitituire una risorsa preziosa per le amministrazioni dei diversi territori, la conoscenza sviluppata è infatti un indispensabile punto di partenza per affrontare la situazione ed individuare risposte concrete ed adeguate.

Anna Laura Casano16/10/2007

Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=170

venerdì 12 ottobre 2007

XVI Convegno nazionale ILSA

PROCESSI DI APPRENDIMENTO LINGUISTICO E GESTIONE DELLA CLASSE AD ABILITA’ DIFFERENZIATE

Firenze, sabato 27 ottobre 2007
Istituto Italiano di Scienze Umane, Sala Altana di Palazzo Strozzi,
Piazza Strozzi, Firenze


PROGRAMMA

9:15 Registrazione

10:00 Massimo Maggini (Presidente ILSA), Apertura dei lavori

Saluti delle Autorità : Daniela Lastri (Assessorato alla Pubblica Istruzione, Comune di Firenze)

SESSIONE PLENARIA

10:30 Mario Comoglio (Università Pontificia Salesiana, Roma)
Cooperative Learning come modalità di inclusione

11:30 Pausa

11:45 Cosimo Urgesi (Università degli Studi di Udine)
Neuropsicologia dell’apprendimento linguistico

12:45 Discussione delle relazioni
13:15 Pausa pranzo
15:00 Ripresa dei lavori

LABORATORI IN PARALLELO

▪ Fabio Caon (Università Ca’ Foscari di Venezia)
Tecniche e didattiche e strategie operative per facilitare l’apprendimento in classi ad abilità differenziate

▪ Roberta Grassi (Università degli Studi di Bergamo)
Badi a come parli? Il teacher talk nella classe plurilingue

▪ Silvia Giugni, Daniele D’Aguanno (Società Dante Alighieri, Roma)
L'importanza del Cooperative Learning in progetti didattici di apprendimento delle lingue in E-learning e Blended Learning

▪ Fiorenza Quercioli (Stanford University-Florence Program, ILSA)
Pensiero narrativo, metodo biografico e sviluppo dei processi cognitivi connessi all’apprendimento linguistico

▪ Agostino Roncallo (Centro di Ricerche sul Linguaggio e l’Educazione, Verbania)
Una lingua per l’altro. Nuovi strumenti per insegnare la lingua in classi plurilingue

16:30 Termine dei laboratori

SESSIONE PLENARIA

17:00 Comunicazioni dei conduttori dei laboratori e discussione finale
18:30 Termine dei lavori

Informazioni e iscrizione

La pre-iscrizione al Convegno è obbligatoria e si effettua on-line collegandosi al sito:

http://associazioni.comune.firenze.it/ilsa/Convegno_2007.htm

Termine iscrizioni: 24 ottobre 2007

martedì 9 ottobre 2007

Palermo: corsi di Italiano per studenti stranieri Erasmus

La Scuola d’Italiano per Stranieri della Facoltà di Lettere e Filosofia organizza corsi di lingua italiana per studenti Erasmus che inizieranno il 22 ottobre.
Per iscrivervi, inviate un messaggio all’indirizzo
scuolaitalianostranieri@unipa.it con queste informazioni:
Nome e Cognome
Data di nascita
Nazionalità
Corso di laurea frequentato a Palermo

Rispondete inoltre alle seguenti domande:
Avete già frequentato corsi di italiano?
Se sì, in Italia o all’estero?
Secondo voi, qual è il vostro livello di conoscenza della lingua italiana? Scegliete tra i livelli del Quadro Comune Europeo (A1, A2, B1, B2, C1, C2) che potete leggere alla pagina seguente:
http://www.pubblica.istruzione.it/argomenti/portfolio/allegati/griglia_pel.pdf
La vostra indicazione servirà per fare una prima suddivisione in livelli ma sarà possibile fare degli spostamenti dopo l’inizio dei corsi se l’insegnante lo riterrà opportuno, al fine di assicurare a tutti la possibilità di trarre il maggior profitto dalle lezioni.
Quale orario preferite per le lezioni?
8.00 – 10.00
10.00 – 12.00
15.00 – 17.00
17.00 – 19.00
Per maggiori informazioni potete scrivere all’indirizzo
oppure incontrare i tutor dei corsi nei giorni:
Lunedì dalle 14.00 alle 18.00
Giovedì dalle 10.00 alle 14.00
nella stanza della Scuola di italiano per stranieri, al piano terra della Facoltà di Lettere e Filosofia

martedì 25 settembre 2007

Seminario Nazionale RETI COMUNI a Firenze

Ministero della Pubblica Istruzione, Osservatorio alunni stranieri
USR Toscana
ANCI Comune di Firenze
Istituto degli Innocenti
Seminario Nazionale: RETI COMUNI. Le azioni della scuola e degli Enti locali per l'integrazione dei minori di origine immigrata.

Firenze 5 ottobre 2007, ore 9.30-18.30
Salone Brunelleschi, Istituto degli Innocenti, P.zza SS Annunziata, 12, Firenze
Vivere in una comunità ed insegnare in un contesto scolastico multiculturale e multilingue sta diventando un fatto consueto e normale in molti territori italiani. Sistema scolastico ed Enti locali sono chiamati ad un impegno quotidiano, di sperimentazione, di consolidamento di percorsi virtuosi, di creazione di reti di collaborazione. E' ormai consolidata l'opinione che l'azione dell'uno si rafforza e consolida se si sviluppa nella integrazione e collaborazione con l'altro e con i diversi protagonisti presenti sul territorio. La presenza di bambini e ragazzi stranieri puo' essere un'opportunità per rimodellare il sistema dell'istruzione e le nostre "città- mondo", le realtà locali globalizzate nelle quali viviamo.In questa prospettiva viene organizzato un primo seminario rivolto a :
- mettere in evidenza le specificità territoriali nelle presenze e nelle azioni messe in campo,
- evidenziare gli elementi di consolidamento delle azioni a livello locale (protocolli, reti, accordi, patti, ecc..), orientandosi alla costruzione di prassi e strumenti condivisi,
- evidenziare i più significativi elementi di debolezza,- individuare proposte e strumenti per potenziare le connessioni tra scuole, enti locali, società civile.
Il seminario intende coinvolgere soprattutto gli amministratori locali, i dirigenti scolastici, .i responsabili dei servizi degli enti locali, i centri interculturali, i responsabili del terzo settore.
Iscrizioni:
Le iscrizioni possono essere effettuate on line collegandosi al sito: www.istitutodeglinnocenti.it
Informazioni Segreteria organizzativa attività di promozione e formazione
Tel. 0552037357*366*343 Fax 0552037207
Ufficio scolastico regionale per la Toscana
Carlotta Cartei 055 2725207; 2725208
Materiali da esporre in occasione del seminario possono essere inviati al seguente indirizzo:
Istituto degli Innocenti di Firenze
Servizio Monitoraggio Ricerca e Formazione
P.zza SS. Annunziata 12
50122 Firenze
c.a. Claudia Stanghellini

domenica 23 settembre 2007

Oltre il chador - Iran in bianco e nero

24 settembre 2007 ore 18.00
Festa dell’Unità - Giardino Inglese Palermo


Presentazione del libro di Marcella Croce
Oltre il chador
Iran in bianco e nero
Edizioni Medusa
Interverrà Franco Russo
Letture a cura di
Giulio Giallombardo
e Diana D’Angelo

venerdì 21 settembre 2007

Mazara del Vallo, sabato 22 settembre: manifestazione per la pace con video di Prem Rawat

Mazara del Vallo (TP)
La pace: un messaggio senza confini
Questo il titolo della manifestazione, promossa dall'Amacus, che si terrà sabato 22 settembre alle ore 19 nell'Atrio del Seminario Vescovile. La manifestazione avrà come momento centrale la presentazione video del messaggio di pace di Prem Rawat, meglio conosciuto come "Maharaji", conferenziere di fama mondiale. Nominato nell'ottobre 2006 "Ambasciatore di Pace" da Pierre Weil, rettore dell'Università Internazionale della Pace, Prem Rawat, nato in India, ha presentato il suo messaggio a più di 7,5 milioni di persone, in oltre 250 città di 50 nazioni al mondo, suscitando una profonda riflessione sui temi fondamentali dell'esistenza in persone di ogni credo religioso e stato sociale. Il suo messaggio viene oggi tradotto in 70 lingue e diffuso in 88 paesi. La promozione e la divulgazione del suo messaggio, interamente finanziata da donazioni volontarie, è condotta anche grazie all'attività de La Fondazione Prem Rawat. Lo scorso 26 aprile Prem Rawat è stato ospite d'onore e relatore in un incontro tenuto nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (una delle sedi del Senato) a Roma.
Per leggere il comunicato stampa dell'incontro che si è tenuto al Senato italiano, clicca qui.

giovedì 20 settembre 2007

1° Festival Internazionale di Folklore, Musiche e Danze delle Americhe

Si informa che in occasione del 1° Festival Internazionale di Folklore, Musiche e Danze delle Americhe, che si terrà al Teatro Elena di Sesto S. Giovanni, i giorni 12 e 13 ottobre p.v., dedicato alla figura di Simón Bolivar, liberatore dell'America, la nostra associazione intende proporre nella serata di inaugurazione la presentazione ufficiale (per la prima volta in Italia) della "Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione", redatta dal Comitato Scientifico del Ministero dell'Interno e recentemente pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale. Tale Carta costituisce una fondamentale svolta culturale e politica non solo nel processo di integrazione degli immigrati in Italia, ma ancor di più nella costruzione del "nuovo mondo" che oggi stiamo scoprendo. Nell'ambito dell'evento, ci sarà spazio per la "Solidarietà per il Perù", colpito dal recente grave sisma. La manifestazione si svolge sotto l'egida del Ministero dell'Interno ed hanno già dato o promesso la loro partecipazione o il loro patrocinio la Regione Lombardia, la Provincia di Milano, il Comune di Milano e l'Amministrazione Comunale di Sesto S. Giovanni. Saranno inoltre presenti rappresentanti delle diverse comunità di stranieri in Italia ed i rappresentanti dei principali consolati dell'America Latina.
12 e 13 Ottobre 2007
ore 20.30
Teatro Elena – Via Solferino - Sesto San Giovanni (MI)
(a 100 metri da MM Sesto Rondò)

SCUOLA D'INTEGRAZIONE: la scuola e il territorio collaborano per progetti d'accoglienza e d'intercultura di Graziella Favaro

Bambini e ragazzi che vengono da lontano

Negli ultimi anni la presenza dei bambini e dei ragazzi nella scuola dell’obbligo (e più di recente anche nell’istruzione superiore) si diffonde e aumenta in misura costante. Lentamente, l’immigrazione sta "mettendo radici" e passa da una fase in cui vi era la presenza di soli adulti, ad un’altra, successiva nel tempo, durante la quale si assiste ad un processo di stabilizzazione, all’arrivo o alla nascita dei minori, alla ricomposizione delle famiglie.
L’inserimento scolastico dei bambini e dei ragazzi immigrati stranieri comporta attenzioni e decisioni diverse, di tipo burocratico, organizzativo, relazionale, comunicativo, didattico. La loro presenza pone certamente problemi didattici specifici, ma chiama anche in causa la scuola e i servizi educativi nella loro generalità. Interrogarsi sui bisogni degli alunni stranieri significa infatti interrogarsi sull’organizzazione scolastica e didattica per tutti, sui contenuti, sulle modalità comunicative adottate , sull’educazione linguistica e lo sviluppo del linguaggio , sulla relazione con l’altro.
Come avviene per altri servizi e strutture, anche nel caso della scuola e dei servizi educativi, la presenza dei bambini e dei ragazzi stranieri può diventare un’occasione per ripensare e rivedere stili e modalità educative, per arricchire la proposta educativa grazie all’attenzione ai nuovi bisogni e al confronto con le differenze.
Gli alunni stranieri hanno al tempo stesso bisogni uguali e differenti rispetto ai loro coetanei "autoctoni": sono bambini con i compiti di sviluppo, i timori e i desideri di tutti i bambini, ma sono anche alle prese con urgenze e sfide specifiche: di apprendimento linguistico in italiano L2, di adattamento e riorientamento rispetto allo spazio, al tempo, alle regole esplicite ed implicite del nuovo ambiente, di "radicamento" in due diversi riferimenti culturali.

Accoglienza, Italiano L2, educazione interculturale
Come accogliere nella scuola per tutti, senza negare le storie e le appartenenze di ciascuno? Come costruire orizzonti comuni a partire da biografie differenti?
Tre sembrano essere le parole/chiave e le attenzioni pedagogiche da promuovere per far sì che l’inserimento dei bambini e dei ragazzi venuti da lontano rappresenti il primo passo per l’integrazione e lo scambio interculturale. Esso sono: accoglienza, attenzione allo sviluppo linguistico, approccio interculturale.
La parola "accoglienza" deve essere riferita sia ai bisogni dei minori – di essere accettati, accolti, riconosciuti, valorizzati – che delle famiglie immigrate. Una scuola che accoglie è attenta alle modalità comunicative, alle relazioni e al "clima" fra adulti e bambini; informa i genitori stranieri, utilizzando anche avvisi e messaggi in varie lingue e promuove momenti di incontro tra i genitori autoctoni e immigrati; facilita l’accesso e l’uso dei servizi comuni e opera per dare pari opportunità a tutti e a ciascuno; rende esplicite le sue regole e modalità di funzionamento .Una scuola che accoglie mette in pratica le indicazioni della normativa relative all’inserimento scolastico degli alunni stranieri e sperimenta procedure e protocolli di accoglienza condivisi.
L’apprendimento e lo sviluppo della seconda lingua da parte degli alunni stranieri deve essere al centro dell’azione didattica e prevedere risorse e modificazioni nelle modalità organizzative e "adattamento dei programmi" , come indica la normativa . Ciò può avvenire positivamente attraverso l’utilizzo di dispositivi e figure di facilitazione linguistica, momenti di interazione individualizzata e di piccolo gruppo, promuovendo negli alunni non italofoni le capacità di comunicare , narrare, raccontare, esprimersi , apprendere, favorendo così lo sviluppo ,sia della lingua "concreta, del qui e ora", sia dell’italiano per studiare e comprendere i concetti. L’attenzione allo sviluppo del linguaggio deve prevedere anche il riconoscimento e la valorizzazione della lingua materna dei minori immigrati, considerata una risorsa e non un ostacolo da rimuovere.
E infine, l’approccio interculturale, attento alle differenze e alla relazione con l’altro, promuove il confronto, la scoperta e lo scambio fra storie e culture, a partire dalla consapevolezza che "i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nella cultura degli altri, non tutti nel passato, ma neppure nel presente o nel futuro".

Il modello d'integrazione della scuola
Come la scuola risponde a questi nuovi bisogni e quali risorse predispone per aiutare bambini e ragazzi con storie diverse a crescere insieme, elaborando progetti comuni? In che modo i comuni possono collaborare a fare della scuola il luogo privilegiato dell’integrazione e dello scambio?
Proviamo a ricostruire il "modello di integrazione" che si delinea a partire dalle indicazioni ufficiali della normativa, delle leggi e delle circolari. Le parole/chiave e i documenti ai quali fare riferimento configurano un modello di scuola che si pone in equilibrio tra accoglienza e riconoscimento delle diversità e che possiamo definire integrativo, interculturale, attento alla tutela e valorizzazione delle lingue e culture d’origine. Queste sono le coordinate di politica scolastica alle quali gli istituti scolastici devono far riferimento per elaborare e realizzare in autonomia i propri progetti di inserimento degli alunni stranieri.
Su quali risorse organizzative professionali ed economiche, può contare un istituto scolastico per elaborare e attuare il proprio piano d’offerta formativa, che tenga conto delle nuove presenze e dei bisogni specifici? La normativa sull’autonomia didattica e organizzativa consente un’ampia flessibilità nella ridefinizione di orari e calendari, in modo tale da recuperare risorse per l’integrazione di nuovi arrivati.
La collaborazione e gli accordi di programma con gli enti locali possono contribuire ad innalzare la qualità e ampliare l’offerta formativa attraverso azioni e proposte differenti.

Quali azioni in un progetto tra scuola e territorio
Tra le azioni che scuola e comuni possono progettare e realizzare insieme , a partire da una lettura non riduttiva delle situazioni e dei biosogni ,vi sono :
la formazione degli insegnanti e degli educatori sui temi della migrazione in età infantile , delle modalità di accoglienza , della didattica dell’italiano come seconda lingua e dell’educazione interculturale;
la rimozione degli ostacoli che si frappongono all’inserimento dei bambini stranieri nei servizi educativi e nella scuola, con particolare attenzione a due fasce di età : i più piccoli (nella scuola dell’infanzia) e gli adolescenti /le adolescenti;
la documentazione, accessibile a tutte le scuole e che comprende tra l’altro: la diffusione ed elaborazione di materiali e strumenti didattici ; la disponibilità di messaggi comunicativi scuola/famiglia plurilingue; le informazioni sui paesi d’origine e sui sistemi scolastici e linguistici degli alunni stranieri; la messa a disposizione di percorsi e proposte di lavoro già sperimentati in altre scuole e città……;
la realizzazione di azioni educative in orario scolastico ed extrascolastico, condotte da operatori qualificati , quali: i laboratori per l’apprendimento dell’italiano lingua seconda per alunni neoarrivati e di potenziamento linguistico ; le attività di doposcuola e di aiuto allo studio; le iniziative di insegnamento delle lingue d’origine; i corsi di alfabetizzazione in italiano per madri e genitori stranieri; la "settimana per l’accoglienza " prima dell’inizio della scuola ; i centri estivi che integrino le loro attività anche con laboratori di italiano L2 e di scoperta delle differenze;
la disponibilità di risorse di mediazione linguistica e culturale per facilitare la fase di prima accoglienza , di inserimento e di comunicazione con i minori e le famiglie di recente immigrazione;
l’integrazione tra i servizi educativi e scolastici e i servizi sociali, al fin di realizzare progetti e azioni in grado di rispondere in maniera efficace ai bisogni di integrazione nella nuova società di bambini e famiglie immigrate , di dare risposta a eventuali situazioni di disagio e di tutelare i soggetti più vulnerabili;
la realizzazione e diffusione di eventi, iniziative e materiali interculturali per conoscere e conoscersi , per scambiare e incontrarsi.
I criteri che indirizzano l’azione comune della scuola e dell’ente locale tengono dunque conto di:


- una progettualità condivisa
- l’assunzione delle responsabilità rispetto alle reciproche competenze
- la finalità dell’integrazione, intesa come cammino di inclusione, scambio e di cittadinanza, nel rispetto dell’integrità delle persone e della loro identità
- la qualità del progetto, che si propone di costruire orizzonti comuni a partire da storie e "radici" differenti.
--------------------------------------------------------------


Bibliografia recente di Graziella Favaro


- Insegnare l'italiano agli alunni stranieri, La Nuova Italia, Firenze, 2002

- Come un pesce fuor d'acqua. Il disagio nascosto dei bambini immigrati, Guerini, Milano, 2002

- Didattica interculturale (con D. Demetrio), Angeli, Milano, 2002

- Bambini stranieri a scuola, La Nuova Italia, Firenze,1997

mercoledì 19 settembre 2007

Il gioco: manifestazione della diversità umana ed elemento fondamentale del processo di costruzione identitaria delle comunità e dei popoli

Associazione Giochi Antichi presenta Tocatì 2007
Oggi, giunti alla quinta edizione di questo festival, possiamo dire con soddisfazione che sono ormai molte le persone e le realtà che condividono il nostro progetto e l'obiettivo che agli inizi eravamo in pochi ad avere davanti con chiarezza.
Alla base di tutto, le approfondite e costanti ricerche sul territorio che l'Associazione Giochi Antichi svolge da anni e che permettono di reperire la materia prima di questo festival: i giochi della tradizione.
Unico in tutta Europa, il Tocatì fa conoscere e valorizza il patrimonio della cultura tradizionale a partire dal gioco, e comprende anche altre espressioni del vivere come cibo, musica e danza.
Sullo sfondo, la bellezza di Verona offre al festival una delle scenografie più suggestive al mondo: il centro storico, per l'occasione liberato dal traffico automobilistico.
Grazie alla nuova amministrazione del Comune di Verona, il Tocatì viene ulteriormente valorizzato, e rafforza in noi la convinzione di aver fatto per la città qualcosa che merita di essere sviluppato.
Anche il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha dato il suo patrocinio alla nostra manifestazione in riconoscimento dell'importanza e del valore culturale del festival.
La passata edizione ha visto importanti novità che vengono conservate. Anche quest'anno sono ospiti alcune comunità ludiche "moderne", alle quali è dedicata una piazza, perché la cultura di strada, adattandosi a ritmi e ambienti diversi, continua a produrre creatività.
La nazione ospite è la Croazia, che propone una quindicina di giochi della propria tradizione, gruppi musicali e piatti caratteristici di una terra che si sta risollevando e riaffacciando all'esterno dopo un periodo di conflitti.
Sempre più ricca la serie di incontri culturali, in collaborazione con istituzioni pubbliche e private, che permetteranno di approfondire le tematiche ludiche.Tocatì 2007 vuole evidenziare come il gioco tradizionale, al pari di altre espressioni della cultura popolare, quali la musica, le danze o la poesia, abbia tutti i requisiti per essere considerato manifestazione della diversità umana ed elemento fondamentale del processo di costruzione identitaria delle comunità e dei popoli.
Nel 2003 l'Unesco ha steso la Carta Internazionale del Gioco Tradizionale, dove si dichiara questa attività "bene immateriale dell'umanità", riconoscendone l'importanza e tutelandone la vulnerabilità. Purtroppo solamente ventisei nazioni hanno sottoscritto il documento, e l'Italia non è fra queste. Durante il Tocatì inizia una raccolta di firme a favore del gioco, per sensibilizzare le autorità competenti affinché anche il nostro paese sottoscriva la dichiarazione.
Il 31 gennaio 2007 è scomparso Marco Fittà, storico, ricercatore appassionato, uomo di cultura ludica come pochi altri. Dobbiamo a lui la scoperta all'inizio del 2003 al Petrie Musem di Londra dei più antichi reperti archeologici fino ad ora conosciuti riguardanti il gioco della lippa (XI/XII dinastia-dal 2205 al 1778 a C.). Fin dalla nascita l'Associzione Giochi Antichi ha avuto in questo studioso un interlocutore stimolante e attento. Aga ha deciso di dedicare alla figura di Marco Fittà la quinta edizione del festival.
Ancora una volta ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di Tocatì 2007.
A tutti auguro buon gioco
Giorgio Paolo Avigo
Presidente Associazione Giochi Antichi www.tocati.it

sabato 15 settembre 2007

Stuazione nelle scuole: classi ghetto?

Messaggi tratti da una conversazione sulla lista di discussione stranieri-edscuola
-------------------------------------------------------------
Fonte: Repubblica 12 settembre 2007
Mio figlio umiliato nella classe ghetto
Novara, famiglia tunisina denuncia: hanno riunito immigrati e ripetenti
VLADIMIRO POLCHI
ROMA - Suhaib ha appena finito le elementari. È nato 11 anni fa in Italia, da genitori tunisini. Lunedì scorso ha cominciato la sua grande avventura: sveglia presto e zaino in spalla, ha preso due autobus e si è presentato puntuale allo squillo della campanella nella prestigiosa scuola media statale Duca d´Aosta, al centro di Novara. Poi la sorpresa: ad attenderlo una classe ghetto, la I B. Alla faccia dell´integrazione e della formazione multiculturale: 14 studenti, di cui 8 stranieri e 5 bocciati.
Oggi tra i banchi di scuola gli alunni figli di immigrati sono 501.494, il 5,6% di tutti gli iscritti. L´intero pianeta è presente in classe: all´appello mancano solo Lesotho e Vanuatu. Il maggior numero di stranieri si concentra nelle scuole primarie (6,8%) e nel Nord-Est (9,3%). Ma, come denunciato da Metropoli in un´inchiesta della scorsa settimana, il rischio classi-ghetto si fa sempre più concreto.
«Mio figlio è tornato a casa triste e umiliato, mi ha detto che si è sentito trattato da diverso». Faouzia Hassan è piena di rabbia. Vive a Novara con il marito: entrambi tunisini, lei casalinga, lui artigiano. Hanno tre figli: uno va
all´università, l´altro al liceo, l´ultimo alle medie. «A Suhaib piace studiare - racconta la madre - ed era molto emozionato di andare in prima media». La famiglia decide di iscriverlo a una delle migliori scuole di Novara: la media statale Duca d´Aosta. Per arrivarci, Suhaib deve svegliarsi presto e prendere due autobus. Ma la fama dell´istituto ripaga il sacrificio. Gli Hassan optano per la classe di lingua francese. Tutto bene fino a lunedì mattina. «Abbiamo scoperto - sostiene Faouzia - che nelle prime due sezioni avevano messo più di 25 studenti, mentre nella I B solo 14». Ma non è tutto: «Di questi 14, ben 8 sono stranieri e 5 sono bocciati». Insomma una classe con figli di turchi, polacchi, marocchini e qualche ripetente. «Hanno ghettizzato i nostri figli - tuona Faouzia - discriminandoli apertamente. Oggi hanno solo 11 anni, ma quando saranno grandi ricorderanno con dolore questa umiliazione». Gli Hassan non si arrendono, però: «Vogliamo confrontarci con gli altri genitori e organizzare una qualche protesta».
Faouzia ha anche contattato Osama Al Saghir, ex presidente dei giovani musulmani d´Italia e oggi membro della
Consulta giovanile per il pluralismo religioso. «È un caso grave, ma non unico - afferma Osama - domani (13 settembre, ndr) spediremo una lettera al ministro della Pubblica Istruzione per denunciare la situazione di Novara».
Da parte sua, la professoressa Daniela Tiberio (responsabile intercultura del Duca d´Aosta) risponde: «Il nostro istituto ha sempre accolto con grande apertura i tanti studenti stranieri. Certo i problemi ci sono: qualche genitore italiano, per esempio, deve essere più tollerante verso la diversità».
-------------------------------------------------------------
Fonte: stranieri-edscuola link al documento originale
In riferimento all'articolo di Vladimiro Polchi "Mio figlio umiliato nella classe ghetto", apparso oggi, 12 settembre, su "Repubblica", e inserito nella vs. rassegna stampa, desideriamo puntualizzare la normativa specifica vigente inmerito alla formazione della classi multietniche.
La preoccupazione in merito all'organizzazione scolastica in presenza di alunni stranieri era evidente già nella C.M. 301 del 1989 e nella C.M. 205 del 1990, ma le Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri (emanate dal MPI con C.M. n.24 del 1 marzo 2006) dedicano all'argomento un intero capitolo delle indicazioni operative.Lo riportiamo per intero: Un' equilibrata distribuzione della presenza di alunni stranieri In presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si ritiene proficua un'equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un'intesa tra scuole e reti di scuole ed una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento normativo l'art. 7 del DPR 275/1999 [Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche]. La costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini della distribuzione, ma più in generale per la costruzione di un'offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i rischi di esclusione sociale per tutti. Nell'ambito delle singole scuole, l'orientamento più diffuso è di favorire l'eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri. Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei.
Le linee guida si ispirano all'art. 45 comma 3 del D.P.R. 394/1999 (non modificato dal successivo D.P.R. 334/2004), Regolamento recante norme di attuazione del Testo Unico delle disposizioni contenenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.
Queste riflessioni saranno pubblicate anche nel nostro sito: http://www.irrefvg.org/
Claudia Virili
tecnico ricercatore
Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica
Ex IRRE Friuli Venezia Giulia
Gestione Commissariale
Via Cantù 10, Trieste
tel. 040 3592912
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Fonte: stranieri-edscuola link al documento originale
Cara Claudia ti rispondo pubblicamente a quanto da te segnalato e che suscita un grande interesse per questa nostra rubrica.
In riferimento alla normativa vigente e alle indicazioni Ministeriali purtroppo e' vero: il ragazzo e la famiglia non potevano che sentirsi umiliati cosi' come spesso succede in altre parti e non poche.
Purtroppo la riga della normativa.
[.] Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei [.]
non e' scritta bene e non fa altro che alimentare queste problematiche a fronte della distribuzione degli studenti stranieri in tante classi con il reale rischio di frustrazioni individuali perche' gli stessi non possono seguire questi programmi: dal livello lessicale a quello di studio e sempre per problemi di lingua.
Io giro delle domande per riflettere insieme su una posizione diametralmente opposta:
L'integrazione ha le sue regole e le sue possibilità di convivenza ma cosa e' meglio oggi, con l'aumento della presenza degli studenti stranieri (e non alunni), la convivenza o l'apprendimento? Sicuramente tutt'e due ma abituata a classi interamente multietniche una docente di lingua italiana L2 saprebbe affrontare il problema didattico dando il meglio del programma scolastico e organizzando con le altre classi momenti di confronti specifici e interessanti.
Il problema scottante sta nel saperlo gestire, organizzare, comunicare perche' la normativa e' da cambiare per certi aspetti, perche' ci sono sempre fichi secchi, perche' il docente l2 non puo' essere preso ancora in considerazione veramente.Osserviamo veramente le cose come stanno dentro le mura scolastiche.
Una classe totalmente multietnica ha una sua specificità e una didattica diversa, produttiva e creativa che fa bene all'apprendimento degli studenti anche italiani: ma quanti docenti sanno questo nella scuola pubblica? Non esiste un censimento dei responsabili dell'equipe pedagogica interculturale su base dei titoli e dell'esperienza ma spesso è data a sensibili docenti che in qualche modo sanno come fare. Non esiste da parte del Ministero una indicazione precisa da questo punto di vista.
Mi piacerebba far passare il messaggio che in una scuola pubblica, nello Stato della Repubblica Italiana, senza nulla togliere alla convivenza ma nella liberta' di scelta, una classe multiculturale puo' essere una fonte di energia didattica fondamentale per la scuola tutta. Una classe monoculturale e monolingua straniera, diversa da quella italiana, e' ghettizzazione.
Attendo le vostre risposte e riflessioni in merito.
Nunzia Latini

giovedì 6 settembre 2007

Nasce a Palermo lo Sportello Accoglienza e Tutorato per Studenti stranieri

Se sei uno studente straniero iscritto o interessato a studiare all’Università di Palermo puoi usufruire di questo nuovo servizio del Centro Orientamento e Tutorato.
Lo sportello ti aiuterà :
- a capire la normativa relativa alle immatricolazioni ed iscrizioni universitarie
- a comprendere tutte le informazioni sulla normativa in materia di immigrazione, aiutandoti nel disbrigo di pratiche utili all’ottenimento del permesso di soggiorno e nel perfezionamento di pratiche amministrative di varia tipologia
- a superare le difficoltà iniziali legate all’ambientamento e all’adattamento al mondo universitario
- a rimuovere gli ostacoli che incontrerai durante tutto il tuo percorso formativo universitario

Ed, inoltre, ti informerà:
- su tutti i servizi offerti dalla nostra Università
- su tutti i servizi presenti nella nostra città
- su iniziative ed eventi interculturali
- su bandi e concorsi riservati a cittadini stranieri

Dal 3 settembre 2007 vieni a trovarci presso il COT, viale delle Scienze, edificio 2, secondo piano – tel. 0916455300 – e-mail:
infostranieri@orientamento.unipa.it

Lunedì dalle 9.00 alle 13.00 / Giovedì dalle 15.00 alle 18.00

SUPPORT AND ASSISTANCE SERVICE FOR FOREIGN STUDENTS
GUICHET ACCUEIL ET TUTORATO POUR LES ÉTUDIANTS ÉTRANGERS

lunedì 3 settembre 2007

IMMIGRATI D’ITALIA UNITEVI!

Appello di Nuovi Italiani Partito Immigrati per le prossime elezioni amministrative del 2008

Settembre darà inizio alla nuova stagione politica che ci porterà all’appuntamento elettorale della primavera 2008 in molti comuni e province nel nostro Paese. Un appuntamento, per certi versi storico, in cui i cittadini italiani di origine straniera e della comunità europea residenti in Italia, avranno l’opportunità di partecipare attivamente alla vita politica delle città, portando finalmente nelle istituzioni i rappresentanti delle comunità, dando così voce alle migliaia di cittadini che vivono nel disagio e rischiano la ghettizzazione.“Nuovi Italiani Partito Immigrati sarà lo strumento per arrivare all’obbiettivo – dichiara il Vice-presidente Angelelli -, invitiamo soprattutto i “nuovi italiani” ad aprire circoli e sezioni in tutta Italia, primo passo per creare una struttura politica cittadina, il supporto organizzativo e logistico sarà dato dall’organo nazionale del Partito.E’ finito il tempo delle sofferenze silenziose, ora i politici dovranno tener conto della nostra forza !”Il Presidente di Nuovi Italiani Partito Immigrati Mustapha Mansouri aggiunge: "Le elezioni saranno una opportunità unica per rivendicare i diritti dei nuovi cittadini italiani, invito gli immigrati ad una partecipazione massiccia all'attività democratica della nostra nuova Patria, rompiamo il muro di omertà e paura che ci circonda e portiamo la nostra voce nelle piazze e nelle Istituzioni.Nei prossimi giorni aprirò un dialogo con tutte le forze politiche, se ci sarà una formazione solidale agli interessi dei "nuovi italiani" noi siamo pronti a dare il sostegno necessario."

giovedì 30 agosto 2007

Un test per scoprire l’insegnante che sei. 19 modi di fare in classe

Certo che conta quello che sai, quello che credi, quello che hai studiato. Insomma tutta la teoria cui ritieni di ispirarti, ti dipinge, anche. Tuttavia può accadere che quello che fai e che sei in classe rimandino a un insegnante che non è quello che pensi di essere. Magari si tratta di dettagli ininfluenti. Magari il dettaglio è la spia di un'intera teoria (una teoria tutta diversa dalla "tua"). Questo test è un'occasione per scoprirlo. Come tutti i test "non scientifici", si tratta in buona parte di un gioco. Per riflettere. Con distacco ironico, con distacco clinico. Con opportuni adattamenti (e con un po' di coraggio) il test potrebbe essere sottoposto anche ai propri studenti, per vedere se l'insegnante che credi di essere è lo stesso insegnante che loro credono di vedersi davanti ogni giorno.

Scarica (tasto destro del mouse + "salva con nome") il file PDF con il test “Scopri l’insegnante che sei. 19 modi di fare in classe”: test.pdf

Se avete problemi a visualizzare i file consigliamo di scaricare gratuitamente il programma Adobe Reader cliccando sul collegamento al sito http://www.adobe.it/products/acrobat/readstep2.html.

I contenuti di questo numero di Officina.it sono a cura di Leonardo Gandi e Annarita Zacchi.
Vignetta: Klabò
Impaginazione test: Sergio Segoloni

Fonte: http://www.almaedizioni.eu/alma/officina.it/att-did-4.pdf

lunedì 30 luglio 2007

Presentazioni: una proposta di attività didattica

Questa mia proposta di attività didattica, è stata pubblicata sul numero 1-2007 del Bollettino DI.L.IT. (Divulgazione Lingua Italiana) ed è il frutto di una recente esperienza di collaborazione didattica in classe insieme a studenti stranieri. Cliccare sulle singole immagini per ingrandire e leggere.







domenica 1 luglio 2007

Palermo, città europea (?)




Questo è il testo di una lettera che ho inviato a Repubblica e che è stata pubblicata mercoledì 27 giugno 2007... Il titolo era in realtà PALERMO, CITTA' EUROPEA, ma evidentemente o non era chiaro, oppure hanno ritenuto piu' OPPORTUNO attribuire un titolo piu' COMMOVENTE... Non so. Sinceramente ormai non mi stupisco piu' di niente. In ogni caso, il tono della mia lettera era abbastanza GRAFFIANTE - per non dire INCAZZATO... Dire che: il mio sogno è quello di restare a Palermo... mi pare un po' eccessivo... Infatti, mi domandavo proprio come si possa anche solo sperare - altro che sognare! - di poter restare a Palermo e vivere una vita dignitosa... Non so: forse sono io un po' troppo INCAZZATA... Forse la frustrazione mi rende cieca e troppo dura... Forse sono davvero troppo fuori dagli schemi comunemente acccettati... Forse sono nata nel posto, nella nazione sbagliata... nel pianeta sbagliato ;-) Forse sono davvero un' extraterrestre!!!!

mercoledì 27 giugno 2007

Venerdì 6 luglio, tutti i Sud in festa, a Palermo, Piazza Santa Chiara


Al Janub Tutti i Sud del Mondo

in collaborazione con

CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud

Ha il piacere di invitarvi alla seconda edizione di

TUTTI I SUD IN FESTA

CENA E MUSICA AFRICANA

Venerdì 6 Luglio presso il Centro Santa Chiara

Ore 20.00

(in Piazza Santa Chiara)


Per motivi logistici ricordiamo che entro giorno 2 Luglio è necessario comunicare all'indirizzo aljanubtuttiisud@yahoo.it la propria partecipazione.

Il contributo previsto di 6 Euro sarà richiesto all'ingresso.

venerdì 22 giugno 2007

Il progetto MEDIAM'RAD, piattaforma dei media multiculturali

Fonte: http://www.mediamrad.it/default.asp


Nella nostra società i media multiculturali si stanno affermando come un fenomeno di assoluto interesse. Studi e ricerche indicano, infatti, una crescita di testate di carta stampata, siti internet, emittenti e programmi radio-televisivi che vedono protagonisti migranti e nuove minoranze generate dall’immigrazione. Una tendenza confermata dai dati dell’ Osservatorio permanente dei Media Multiculturali del Cospe (vedi www.mmc2000.net)

I media multiculturali si caratterizzano come patrimonio di competenze e professionalità che, sebbene rappresentino una vera risorsa per l’informazione, non sempre vengono riconosciute e valorizzate. Attraverso le attività del progetto si intende infatti evidenziare ai mass-media italiani il contributo che i professionisti di origine immigrata possono portare per una corretta e plurale copertura del tema dell’immigrazione e dei paesi di provenienza dei flussi migratori. E' in quest’ottica che opera il progetto europeo Mediam’rad, con l’ulteriore obiettivo di sviluppare uno scambio continuo e collaborazioni stabili tra media multiculturali e mezzi di comunicazione a larga diffusione. A questo scopo si è costituita la piattaforma italiana dei media multiculturali per incidere a vari livelli e far valere le istanze del settore nei confronti di interlocutori diversi: dai mass media a larga diffusione, al servizio pubblico radio-televisivo; dal mondo politico agli enti locali alla società civile, dall’ordine dei giornalisti all’editoria e alle associazioni di categoria.


Gli obiettivi del progetto
- Promuovere e rafforzare il ruolo dei media multiculturali come produttori e veicoli di opinioni qualificate e di un'informazione innovativa e pluralista, incoraggiando collaborazioni durature tra media multiculturali, media comunitari e associativi e media tradizionali

- Effettuare analisi comparative sui messaggi dei media relativamente alle relazioni interculturali, alle differenze sociali, economiche e politiche

- Produrre e diffondere un'informazione più ampia e innovativa sulle culture presenti nel territorio, frutto della collaborazione tra i media multiculturali e gli altri media.


I partner del progetto

* Institut Panos Paris - Francia - www.panosparis.org

* Miramedia - Olanda - www.miramedia.nl

* Cospe - Italia - www.cospe.it


Le attività del progetto

1 - Piattaforma nazionale di rappresentanti dei vari gruppi di media (a larga diffusione, multiculturali, comunitari e associativi) e altri soggetti interessati: rappresentanti di ONG, operatori interculturali, forum degli immigrati, organizzazioni professionali dei media e centri di ricerca.

2 - Creazione e aggiornamento di un portale internet europeo e di 3 siti web nazionali

3 - Guida sui media multiculturali in Italia: mappatura e analisi tipologica

4 - Analisi comparative sui contenuti dell'informazione prodotta dai media in relazione alle relazioni internazionali e interculturali.

5 - 3 Seminari nazionali per professionisti dei media dei 3 gruppi selezionati su pratiche professionali e copertura mediatica relativamente alle relazioni internazionali e interculturali.

6 - 3 Incontri europei sui media rivolti a operatori dei 3 gruppi di media selezionati, organizzazioni di professionisti dei media e attori dello sviluppo e dell'interculturalità.

7 - Creazione e gestione del Fondo "partenariato per la coproduzione e la diffusione" di informazioni relative ai temi dello sviluppo, delle relazioni internazionali ed interculturali, basato sul partenariato tra i media muticulturali, i media a larga diffusione e quelli comunitari e associativi.

8 - Analisi finale comparativa sull'informazione dei media, che verrà prodotta dai media partecipanti al progetto 9 - Premio "Media per la Solidarietà"

giovedì 21 giugno 2007

Oltre Gardner: su José Antonio Marina e il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità

Fonte: http://venus.unive.it/italslab/modules.php?op=modload&name=ezcms&file=index&menu=79&page_id=337


di Paolo Torresan

AUTORE: José Antonio Marina
TITOLO: Il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità
CITTÀ: Milano
EDITORE: Longanesi
ANNO: 2006
PAGINE: 201

Come il libro di Polito, anche il saggio di José Marina comincia là dove il lavoro di Gardner finisce. E cioè se Gardner ci introduce al regno delle intelligenze, José Marina ci illustra le molte forme che assume la cattiva gestione dell’intelligenza: la stupidità.Come può essere che una persona intelligente, che vanti per esempio una brillante carriera professionale, si comporti in modo stupido? Si tratta di una domanda a cui Gardner non è sordo, ma che trova risposte poco chiare nei suoi libri. Marina invece la pone al centro delle sue riflessioni: “la discrepanza fra «essere» intelligente e «comportarsi» in maniera intelligente” dice lo studioso spagnolo “rivela la presenza di uno iato fra i due livelli nel quale entrano in gioco forze poco note” (17). A cosa corrispondono i due livelli? E di quali fattori di disturbo sta parlando? Il primo livello coincide con la struttura cognitiva umana, una struttura modulare, proprio come nel pensiero di Gardner: “l’intelligenza computazionale” agisce attraverso sistemi altamente specializzati (le intelligenze), i quali processano le informazioni per lo più in maniera inconscia. Il secondo livello coincide con l’intelligenza pratica di Sternberg, e, grossomodo, con le intelligenze personali di Gardner, tradottasi poi con il concetto di intelligenza emotiva coniato da Mayer e Salovey, e quindi divulgato da Goleman.Veniamo ai fattori di disturbo. Per il professore della Complutense, l’intelligenza può fallire per via di una distorsione epistemologica, affettiva o operativa. Il che vuol dire che il lavoro dell’intelligenza può essere ostacolato da credenze che agiscono come coercizioni (è l’impotenza appresa di molti studenti), da pregiudizi, da abitudini, da prese di posizione dogmatiche, da errori di valutazione del contesto, dal fatto che, per meccanismi che sfuggono al controllo della volontà, un modulo agisce sopra e contro gli altri (per esempio l’ansia o la vergogna che collidono con la voglia di imparare o di dimostrare la propria competenza), dalla conversazione sommersa (che nasconde, anziché rivelare, le reali intenzioni), dalla volubilità del desiderio (considerata di segno negativo, quale corrispettivo del deficit di attenzione), dall’indecisione, dalla routine, dalla difficoltà di gestire le compulsioni, dal mancato coordinamento degli obiettivi individuali con quelli perseguiti dalle persone con cui ci si trova a cooperare. È un sguardo ampio, geometrico, per quanto la foga della penna lasci a volte gli occhi smarriti e il ragionamento, non di rado, sia lasciato fastidiosamente in sospeso, affidando all’immaginazione o alla conoscenza di chi legge, l’ingrato compito di proseguire sentieri interrotti. Due appunti al saggio di Marina.Il primo. È evidente che all’evasività di Gardner nel definire l’educazione delle intelligenze personali, si contrappone, in Marina, uno sforzo positivo. Lo studioso spagnolo indaga, più di quanto non faccia Gardner, il valore sociale dell’intelligenza. Il relativismo culturale di Gardner, legato presumibilmente alla volontà di evitare pregiudizi di tipo culturale, impone a questi di evitare un qualsiasi giudizio di valore sull’etica di un popolo. Marina, al contrario, sostiene l’esistenza di valori universali. Le sue parole contro il relativismo sono infuocate:

“Il relativismo estremo tende una trappola sociale: è ormai diffusa l’idea che sia sinonimo di progressismo politico, e che l’equivalenza delle opinioni sia il fondamento della democrazia, una convinzione assolutamente imbecille e contraddittoria. Se tutte le opinioni hanno uguale valore, il credo degli antidemocratici pesa quanto quello dei democratici, e infatti tutti i neofascisti d’Europa sono saliti sul carro del postmoderno” (181).

E ancora:

“Un egualitarismo travisato ci impedisce di apprezzare gli altri. «Nessuno è migliore di nessuno» è un’affermazione stupida da quanto è degradante: un uomo che aiuta gli altri e uno che li tortura non sono affatto uguali: Hitler non è lo stesso che Mandela” (176).

C’è, per Marina, un carattere reazionario nella visione fintamente progressiva del relativismo. In questo senso la distanza da Gardner è notevole. A suo dire, esistono società stupide tanto quanto esistono società intelligenti:

“la società spagnola settecentesca che inneggiava alle catene, quella francese che plaudì la furia bellicosa e avida di Napoleone, quella tedesca che osannò Hitler lasciandosi contagiare dai suoi vaneggiamenti; la società industriale avanzata, fautrice di un sistema economico che sfrutta in modo indiscriminato la natura, di uno stile di vita in cui il lavoro e la famiglia sono incompatibili o di una globalizzazione che aumenta il divario fra Paesi ricchi e poveri, sono esempi di fallimento dell’intelligenza condivisa” [157-8].

E spiega:

“Che cosa intendo per intelligenza sociale, comunitaria, condivisa o come preferite chiamarla? Non è un’intelligenza che si occupa delle relazioni sociali, ma che da essa sorge. Potremmo definirla un’intelligenza conversazionale. Quando due persone parlano, infatti, ognuna apporta il suo sapere, le sue capacità, la propria arguzia, ma la conversazione non è la loro somma, poiché l’interazione può spronarle o limitarle. È sicuramente capitato a tutti che certe relazioni ci stimolano, suscitano in noi nuove idee, risvegliano una perspicacia che nemmeno sospettavamo di avere. Altre, all’opposto, ci lasciano depressi, istupiditi: la conversazione è a poco a poco scivolata nella mediocrità, nel pettegolezzo e nella banalità, impoverendo entrambi. Io sono sempre lo stesso, ma una di quelle circostanze ha attivato la parte migliore di me, e l’altra la peggiore” (158).

Che se ne fa l’insegnante, chiediamoci, di queste riflessioni? Dobbiamo ricordare che nelle indicazioni programmatiche del Quadro Comune al docente è assegnato un ruolo positivo nel contribuire alla formazione del “saper essere” dello studente. Si tratta di un contributo che si costruisce proprio sui tanti interrogativi presenti nel testi di Marina, come per esempio: Quale convinzioni nutre lo studente sulla sua persona e sul suo ruolo di apprendente? Se si tratta di convinzioni limitanti, è possibile decostruirle? Quali pregiudizi può manifestare nei confronti dei compagni che non hanno il suo stile di apprendimento? Come è possibile fare della classe una microsocietà intelligente? Come poter creare una mente flessibile, autonoma, critica, ben fatta? Quali sono le strategie attraverso le quali lo studente impara a autoregolarsi? E così via. Rispondere ad esse richiede pazienza, sperimentazione, costanza, tanto quanto, dice Marina, lo richiede uno studio di una lingua straniera. Diventare persone che sanno usare intelligentemente la propria intelligenza, consci del contesto in cui operano, ha effettivamente a che fare con la capacità di trovare un nuovo modo di leggere il mondo, di capire se stessi, di definire di volta in volta, il difficile equilibrio tra il benessere personale e quello dei propri simili.