www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 31 ottobre 2006

Palermo: il boom dei negozianti immigrati. Via Maqueda diventa multietnica

Ricerca della Cna: in un anno le attività gestite da extracomunitari sono aumentate del 42 per cento
di Isabella Napoli

Dal Bangladesh allo Sri Lanka, dal Marocco alla Tunisia. Sono sempre più numerose a Palermo le imprese extracomunitarie, soprattutto commerciali. Da una recente indagine della Cna, nel 2006 le imprese straniere in città sono passate da 324 a 767, con un aumento del 42,2 per cento, quattro punti oltre la media nazionale. Di queste, l´80,8 per cento, ben 620, sono negozi. È il commercio il settore principale di attività per gli immigrati. Ne è un esempio via Maqueda, una delle vie tradizionalmente più commerciali della città, dove negli ultimi dieci anni molte insegne locali hanno lasciato il posto a business extraeuropei, primo fra tutti l´artigianato etnico, seguito da negozi alimentari e solo da pochi anni anche da alcuni ristoranti, sui quali campeggiano le lanterne rosse made in China.
La comunità più attiva a Palermo è però quella del Bangladesh con 314 imprese. In via Maqueda, sono una ventina le insegne di questa nazionalità, botteghe nate dalla strada e dal commercio ambulante. La comunità di commercianti bengalesi è concentrata soprattutto tra via Venezia e i Quattro Canti.
«Sono arrivato a Palermo dalla Francia sedici anni fa - racconta Chowdhury Muhitur Rahman - per i primi anni ho lavorato come collaboratore domestico e ho messo dei soldi da parte. Per mettersi in proprio la cosa più facile era il commercio ambulante. Così ho iniziato nel 1996 a vendere bijoux per strada e nel 2000 ho aperto questo negozio in via Maqueda. Fino a un paio di anni fa si vendeva di più, ora c´è sempre più concorrenza soprattutto cinese e di altri connazionali». Rahman paga 700 euro al mese per un locale molto piccolo, con una sola vetrina. L´affitto per un negozio con due o tre vetrine può costare da 1000 a 2000 euro. «Quando ho preso la licenza di ambulante - continua - ho dovuto fare un corso per iscrivermi al Rec (registro esercenti il commercio, ndr). Ora basta andare al Comune e con qualche centinaio di euro, si ottiene una licenza di ambulante. Ma questo crea più concorrenza e meno lavoro».
Il commercio è uno degli sbocchi più immediati anche per i più giovani. Gnanaseelan Sivaskaran, 26 anni, è originario dello Sri Lanka ma da 13 anni vive a Palermo, con tutta la sua famiglia. Quattro anni fa, ha aperto un negozio di generi alimentari in via Maqueda. A diventare imprenditore, lo hanno aiutato due fratelli che vivono in Germania e gli hanno prestato una parte del budget iniziale: 10 mila euro. «Il primo ad arrivare a Palermo venti anni fa è stato mio padre - racconta - lavorava come cameriere. Io ho studiato fino alla terza media, ma poi avevo bisogno di lavorare. L´idea di mettermi in proprio me l´hanno suggerita i miei fratelli. La licenza al Comune mi è costata circa 300 euro e l´ho avuta nel giro di tre mesi».
Spezie, riso basmati, dolci e altri prodotti dallo Sri Lanka vanno forte anche tra i palermitani. Habibur Rahman Ahsan, 18 anni, viene dall´India e vende articoli da regalo e bijouterie vicino la discesa dei Giovenchi. «Il titolare è mio padre - dice - siamo specializzati in artigianato dall´Indonesia, dall´India e dalla Thailandia. Io tra poco mi diplomo all´Ipsia. Dopo spero di andare al Nord Italia a cercare lavoro in una grande azienda».
Tra le insegne targate Bangladesh, c´è anche quella di Azad Abulkalam, un piccolo coloratissimo bazar di lampade, arazzi e altri arredi etnici. «Ho iniziato come ambulante nel 1989 - dice - poi con l´aiuto di mia moglie ho messo su questo negozio nel 1997. Quando abbiamo aperto, eravamo ancora in pochi. Da quando sono a Palermo, ho lavorato duro e per ben dodici anni, non sono riuscito a tornare nel mio paese d´origine. Ora, c´è un po´ di crisi ma le mie figlie lavoreranno qui. Per battere la concorrenza, ho dovuto puntare su un artigianato di qualità. Qui, in via Maqueda, ci battono solo i cinesi. I loro prezzi sono più bassi».
Chinatown, in questa parte della città è alla fine di via Maqueda. I negozi vendono soprattutto abbigliamento e bijoux ma i loro proprietari dagli occhi a mandorla sono restii a parlare. Vicino alla stazione, tra le lanterne rosse, c´è anche un ristorante, Yong Feng Yuan. Ma se alcuni sbarcano, altri si preparano a fare le tende. «Tra un mese vado via - dice una mauritiana che vende collane e orecchini fatti a mano - l´affitto costa 300 euro e non ce la faccio più a pagarlo. Lascio dopo 10 anni, dovrò andare a lavorare come donna delle pulizie presso qualche famiglia».

La Repubblica Palermo
(31 ottobre 2006)