www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


giovedì 15 giugno 2006

L'architettura per la città interetnica

Fonte: http://www.unipa.it/dispa/pubblicazioni/culottasciascia_interetnica.htm



I temi della sperimentazione didattica divengono spesso occasione per considerazioni ampie, per approfondimenti che trovano nei lavori degli studenti soltanto un incipit. Un avvio, quindi, ma anche un supporto per ulteriori tappe di studio. Questo libro, che mette a fuoco il tema della città interetnica, trae spunto dagli esiti di cinque Laboratori di Progettazione Architettonica tenutisi presso la Facoltà di Architettura di Palermo, ma pensiamo proceda oltre includendo riflessioni che, in alcuni casi, sembrano del tutto indipendenti dai risultati della didattica. Infatti, i saggi e i lavori degli studenti stanno insieme in un rapporto che è, al contempo, di forte connessione ma anche di totale autonomia. Per certi versi la città interetnica – affrontata didatticamente prima dal punto di vista delle abitazioni e poi da quello delle attrezzature per stranieri nel centro storico di Palermo – sembra essere l'occasione offerta dalla contemporaneità per riflettere, da una prospettiva nuova, su noti argomenti disciplinari, quali il costruire nel costruito, il rapporto con le preesistenze, la morfologia, la tipologia, l'abitazione e la struttura urbana, che trovano nel centro storico di questa città una loro specifica e rinnovata attualità.Ma in questa prospettiva critica emerge con chiarezza una nuova centralità data all'abitazione nella (ri)costruzione della struttura urbana. Forse un altro sottotitolo del libro avrebbe potuto essere La casa: dalla cellula abitativa all'abitazione. Infatti, nel rispetto delle trame urbane, ma eliminando a volte alcuni non sense planimetrici, memoria di una miseria certamente non meritata e tanto meno voluta, i progetti delle abitazioni hanno tenuto conto delle richieste avanzate dalle singole etnie, chiamate in causa in una forma misurata di partecipazione, includendole in una spazialità che la casa dei ceti meno abbienti non ha mai avuto. Piante e sezioni, ancora una volta su un piano parallelo a quello relativo ai contenuti etnici, propongono un nuovo modo di guardare all'abitazione. La lezione dell' existenz minimum e, in generale, quella derivante dalla ricerca sulla casa del Movimento Moderno, restano sullo sfondo come innovazioni ormai da tempo divenute tradizione. Le abitazioni per stranieri sembrano un anello successivo che ha saputo tenere conto del passaggio epocale avvenuto negli ultimi decenni del XX secolo quando la città, pur accogliendo nuove comunità, iniziava a costruire su se stessa. La casa è lontana dall'essere soltanto "spazio minimo per vivere": è anche luogo dove ci si può raccogliere a pregare, a giocare, a riflettere o a lavorare senza mai dimenticare le funzioni di base del nutrirsi e del riposare. In questo gioco del costruire nel costruito, determinato non per velleità didattica ma per una scelta reale che porta i nuovi immigrati ad insediarsi laddove gli affitti sono più bassi, cioè nel centro storico, l'abitazione torna ad essere protagonista e gli spazi domestici dei nuovi palermitani, suggeriti dagli studenti, aprono una traccia di ricerca innovativa che questa pubblicazione cerca di documentare e approfondire.